Orzetto e carote

Orzo, L’Hordeum vulgare era già coltivato in Medio Oriente nel VII millennio a.C. e poi fu diffuso, grazie ai commerci, in tutto il mondo. Quindi oggi che viene riscoperto…..nulla di nuovo sotto al sole.

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(foto GreenMe)

L’utilizzo dell’orzo abbraccia diversi settori:

  • La granella è impiegata previa decorticazione o brillatura per preparazione di zuppe da solo o con altri cereali e/o legumi.
  • È utilizzato trasformato in farine, nella panificazione, da solo o miscelato con altre farine ma anche per piatti tipici e dolci.
  • Macinato grosso si ottengono delle semole grosse adatte a piatti tipici nordafricani simili al cuscus.
  • Previa tostatura e macinazione l’orzo è impiegato per preparare il caffè d’orzo
  • Dalla tostatura dell’ orzo si ottengono anche farine fini tostate utilizzate nella preparazione di dolci o pasticcini.
  • Tostato e liofilizzato, Tostato in forno a temperature sui 170-180 °C e macinato molto finemente, fino ad ottenere una polvere simile alla farina. Si usa per preparare velocemente delle bevande aggiungendo acqua o latte caldi. Le bevande vengono anche usate come sostitutivi del caffè.
  • Previa trasformazione in malto, l’orzo è impiegato come materia prima nei birrifici per la produzione della birra, e nelle distillerie per la produzione di liquori ad alta gradazione alcolica.
  • L’orzata è una bevanda analcolica composta da acqua e Orzo.
  • (Wikipedia)

L’orzo ha proprietà antinfiammatorie ed emollienti, svolge una discreta azione mineralizzante, contiene potassio, magnesio, ferro e calcio.
Avevo un piatto di orzo semplicemente cotto, delle carote in frigo e la fine di un pezzo di pancetta….che fare? Un buon piatto per pranzo.

Ingredienti:

  • orzo (nel mio caso già bollito)
  • carote
  •  pancetta
  • olio
  • cipolla
  • aglio
  • salamoia, la mia  (vedi)

Ho fatto soffriggere nell’olio la cipolla e l’aglio, poi ho aggiunto la pancetta a pezzetti e quando il tutto è stato ben rosolato ho aggiunto le carote a rondelle. Ho aggiunto anche un poco di brodo per evitare che il tutto attaccasse. Quando tutti gli ingredienti si sono cotti ho aggiunto l’orzo (già bollito) e un poco di salamoia per insaporire.

Sullo sfondo c’è “un’americanata”, cioè su una pentolina contenente il brodo, c’è un maialino in silicone che tiene sollevato il coperchio, così che non fuoriesca il liquido, me lo ha portato mio figlio da N.Y….!!!

 

 

Così ho preparato un piatto allegro, colorato e molto buono, oltre che aver  utilizzato degli avanzi….

 

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Rimpatriata

Ebbene sì, posso proprio dire “rimpatriata” avendo avuto i miei figli assieme, perchè quello che vive a New York è venuto in Italia per lavoro.

Ed allora abbiamo deciso di trovarci tutti a Borghetto sul Mincio, uno dei borghi più belli. perchè  uno era a Verona (per lavoro) l’altra a Padova e l’altro a Milano e noi a Bologna. Giusto per passare insieme una bella giornata. (ma quanto sono cresciuti…..!!!)

Borghetto sul Mincio, frazione di Valeggio sul Mincio,  risale al periodo longobardo e deve il suo nome alllingua del popolo germanico che gettò le basi di un “insediamento fortificato” (questo il significato in longobardo). Ed è situato nel punto in cui fin dall’antichità (e poi in epoca longobarda) si trovava un guado sul Mincio. Il ponte visconteo, il castello scaligero sono stati costruiti appunto in epoche scaligera e poi viscontea.

Oltre al ponte visconteo a Borghetto sono presenti i caratteristici edifici con mulini ad acqua, alcune ruote dei quali sono state rimesse in funzione.

rocca del ponte visconteo

parliamo un po’ di questo ponte visconteo,  è stato costruito nel 1393 e ultimato nel 1395 per volere di Gian Galeazzo Viscontiduca di Milano.   È lungo 650 m e largo circa 21 m, con il piano stradale a 8 metri di altezza sopra il livello del fiume. 

E’ molto imponente, formato da tre rocche che attraversano il fiume, solo che nel suo camminamento, molto largo, passa una strada asfaltata, le rocche sono disastrate, pericolanti, alcune parti delle mura e dei merli sono ricoperti da edere e rampicanti vari, il che significa maggior deterioramento. Una parte del ponte, crollata, è stata ricostruita con un ponte di ferro…..

mi domando il perchè di tanta incuria, ma non sono capaci di salvare delle opere importanti, uniche al mondo; tanto vale buttare giù tutto e chiamare Calatrava che costruisca un ponte moderno come a Venezia. Ma che importa, i turisti arrivano lo stesso, dicono oh che bello, e si fanno pelare nei vari ristoranti, infatti ci sono più bar e ristoranti che pesci nel Mincio….E pensare che nel 2007 il ponte è stato inserito nella lista dei cento monumenti da salvare a livello mondiale, perché in grave pericolo, a cura del World Monuments Fund (Wmf).

“World Monuments Fund (WMF) è un’organizzazione non profit privata con sede a New York. Il suo fine è la preservazione di manufatti architettonici storici e di siti con rilevanza storico-culturale in tutto il mondo, attraverso il lavoro sul campo, la promozione, la concessione di borse di studio e fondi per l’educazione e l’addestramento di esperti in loco.” (Wikipedia)

APPUNTO…….

Parliamo d’altro, casa in vendita, gatti compresi.

glicine ormai defunto, ma bellissimo

curiosità, San Giovanni Nepomuceno, patrono dei fiumi e dei ponti

 

Poi siamo andati in un ristorante a pranzo, ma mi rifiuto di farne la recensione, mangiato male e spennati…..io ho preso i tortelli mantovani, cavoli siamo in zona vuoi che non li sappiano fare? Appunto non li sanno fare, almeno lì. Dovrebbero essere di zucca con amaretti e mostarda mantovana. Il ripieno di zucca…dura, vago, molto vago sentore di amaretto e la mostarda è rimasta nel barattolo. Poi, per il resto, stendiamo un velo pietoso. Se devo spendere dei soldi almeno che si mangi bene…..

I veri tortelli alla mantovana, che hanno origine medioevale, sono tortelli di zucca  di sfoglia all’uovo, solitamente di forma rettangolare della dimensione chiusa di circa 60 x 35 mm, farciti con un impasto di zucca cotta al forno o bollita, amarettimostarda di mele campanine,  formaggio grana e noce moscata.

Ma la cosa importante è stata la “rimpatriata” con i miei figli, abbiamo passato una giornata allegra e indimenticabile.

Pasta e ceci

A noi piacciono i legumi e, mangiando poca carne, fanno parte della nostra alimentazione.

A me piacciono particolarmente i ceci, hanno un buon sapore e sono molto versatili.

Il cece (Cicer arietinum ) il nome deriva dal latino cicer. È noto che il cognome di Cicerone discendeva da un suo antenato che aveva una caratteristica verruca a forma di cece sul naso. Il nome specifico arietinum si riferisce invece alla somiglianza che hanno i semi con il profilo della testa di un ariete. Le prime testimonianze archeologiche della coltivazione del cece risalgono all’età del bronzo e sono state rinvenute in Iraq; i ceci si diffusero in tutto il mondo antico: antico EgittoGrecia anticaImpero romano.

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Il cece è la terza leguminosa per produzione mondiale, dopo la soia e il fagiolo; la coltivazione avviene principalmente in India e Pakistan. In Italia la coltivazione non è molto diffusa a causa delle basse rese e della scarsa richiesta; viene consumato principalmente in Liguria, dove piatti tipici a base di ceci sono la farinata e la panissa, nelle regioni centrali come minestra e nelle regioni meridionali insieme con la pasta.

Questa mia è una pasta e ceci e pomodorini,  Ingredienti:

  • ceci cotti
  • rosmarino
  • aglio
  • pomodorini
  • pasta conchigliette
  • salamoia bolognese
  • olio

Ho cotto i ceci nella pentola a pressione solo con acqua, naturalmente dopo averli lasciati a mollo per tutta la notte con del bicarbonato, poi ho messo in una padella l’olio, l’aglio e quando si è rosolato, ho aggiunto i ceci e del rosmarino. Li ho lasciati stufare un po’ e poi ho aggiunto i pomodorini, gli ultimi dell’orto del mio vicino.

Intanto ho cotto la pasta e, dopo averla scolata, l’ho fatta saltare in padella con i ceci.

Ecco il risultato, per i non vegani si può aggiungere un po’ di formaggio pecorino grattugiato.

E con un bel piatto di insalata mista ecco preparato il pranzo. Abbiamo i carboidrati della pasta e le proteine dei ceci.

Sagra del tortellino centese

Settembre, continuano le sagre qui in Emilia, soprattutto gastronomiche per presentare i prodotti tipici. Una di queste è la:

“Sagra del tortellino centese” a Reno Centese  in provincia di Ferrara. Dal 13 al 30 settembre 2018 con un ricco menù che ci ha invogliati ad andare a provare.

 

Tutti i tortellini e tortelloni sono fatti  a mano dalle “sfogline”.

La sfoglina è la donna, chiamata ‘zdoura’, solitamente di mezza età, che tira la sfoglia rigorosamente a mano, con il matterello. E’ una tradizione delle famiglie di una volta, quella di fare la sfoglia per le tagliatelle e i tortellini. Tuttora troviamo sfogline che lavorano presso ristoranti e trattorie, che sanno creare una sfoglia a regola d’arte, senza dislivelli o rotture.

Qui gli ingredienti per gli impasti sono quasi tutti a km zero, acquistati da produttori locali, e così per il resto del menù. Ben tredici piatti di tortellini, tortelloni e cappellacci tra cui scegliere. e per secondo, tra gli altri, salama da sugo, cotechino, stinco di maiale al forno (visto passare ad un tavolo, sicuramente da assaggiare), poi ci sono anche piatti al tartufo, contorni ed infine i dolci caratteristici della sagra. Non so esattamente quanti tortellini facciano, ma parlano di un migliaio di uova, seicento coperti per volta e una decina di sfogline per preparare tutti i tortellini e tortelloni. Ammirevole !!!!!!!

“La “sagra” –  è unfesta popolare di carattere locale e cadenza annuale; le sagre nascono tradizionalmente da una festa religiosa,  per commemorare un santo (in genere il santo patrono), ma sono anche sfruttate per festeggiare il raccolto o promuovere un prodotto gastronomico locale.

Le feste popolari e le sagre dell’antichità venivano celebrate davanti ai templi o, in epoca cristiana, alle chiese (da cui deriva il termine sagrato delle chiese). I vari momenti dell’anno (l’inverno, la primavera, la mietitura, la vendemmia) venivano celebrati con feste religiose, ad esempio, per ringraziare la divinità o per propiziarsi la bella stagione.

Durante le feste dell’antichità venivano spesso effettuati sacrifici animali, oppure offerte di prodotti della terra, che venivano poi consumati dalla comunità intera. Questo rito simbolico originario rimane come traccia anche oggi nelle diverse sagre gastronomiche che ruotano attorno a un piatto tradizionale regionale o locale. (da Wikipedia)”

Oggi si chiamano sagre tutte le occasioni per fare festa, di paese, politiche, mercatini ecc. Questa di Reno centese è un’occasione (un’altra!) per andare a mangiare assieme, però non si può più chiamare sagra nel termine festa popolare, perchè è praticamente come andare al ristorante. Locale molto pulito, ben areato, tovaglie di stoffa e runner di stoffa/carta, curati i tavoli, posate nelle buste, il servizio effettuato dai ragazzi della Polisportiva, molto disponibili, sorridenti e veloci. Che bello vedere dei giovani che occupano delle sere e la domenica per fare questo servizio, ci fosse così in tanti ristoranti.

Questo è stato il nostro menù:

Tortelloni con gorgonzola e noci, con un ripieno di ricotta che scoppiava, il formaggio che naturalmente li deve imbiancare è parmigiano di qualità, non da tutti. E le noci? finalmente un piatto che se dice con noci le noci ci sono.

naturalmente tortellini in brodo, con il parmigiano in bustina (molto igienico), in un brodo “con gli occhi” come il vero tortellino comanda. Faccia felice vero? Lui ama i tortellini…. il vino, in una simpatica brocca con il logo della festa e dietro una ragazzina addetta al “servizio”, gentilissima.

 

Poi per lui, “salama da sugo con purè”- Non se la lascia mai scappare….

La salama da sugo è un insaccato di carni di maiale tipico della provincia di Ferrara,   preparazioni casalinghe del prodotto a volte prevedono, anche se raramente, l’aggiunta di  spezie come chiodi di garofano e cannella, come richiamo alla prima ricetta della salamina che si conosce, quella risalente al Settecento di Don Domenico Chendi parroco di Tresigallo.La concia dell’impasto termina con l’aggiunta abbondante di vino rosso robusto,  che, oltre ad aromatizzare l’insaccato, caratterizza in modo determinante la stagionatura, l’impasto così ottenuto viene insaccato nella vescica del maiale stesso, in una caratteristica forma rotondeggiante. Dopo qualche giorno d’iniziale essiccatura, la stagionatura continua per circa un anno in adeguati ambienti con un clima da cantina. (da Wikipedia)

Pensare che c’è anche un “Campionato mondiale della salama da sugo” che si tiene nella seconda metà di febbraio a Fiscaglia  (Fe) e c’è pure  un monumento alla salama da sugo, a Madonna Boschi (Fe)

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torniamo a noi, al nostro menù, ecco la salama con il purè, ha detto…ottima….e se lo dice lui…

 

ed arriviamo ai dolci, anche qui, finalmente Mauro ha potuto gustare la zuppa inglese con la menta. Storia anche per lei……Questo dolce al cucchiaio è presente nella tradizione pasticcera di varie regioni italiane, ma nel caso specifico lo scenario è la corte degli Estensi, che nel Cinquecento intrattenevano rapporti diplomatici con l’Inghilterra elisabettiana. Fu proprio un ambasciatore, di ritorno da Londra, a intessere le lodi del ‘trifle’, un dolce di tradizione popolare composto da una base di pasta molto soffice, inzuppata di vino dolce e quindi farcita con panna, confettura e amaretti. Seguendo questo esempio nasceva la zuppa inglese in chiave padana, con il pandispagna o i savoiardi bagnati di alchermes e rum, alternati a strati di crema pasticcera, semplice e al cioccolato. Tra le tante le varianti locali, Finale Emilia ne vanta una ‘risorgimentale’, – bianca, rossa e verde, – ideata all’indomani dell’Unità d’Italia, ma tuttora in auge soprattutto a livello familiare.( Trattoria La Fefa, Finale Emilia)

Piaciuta tanto, anche perchè io non la preparo mai, se non quando vengono amici che, dopo averla mangiata, si portano via il resto…

io invece una coppa di crema chantilly con sfogliata e frutti di bosco, delicatissima e leggera.

 

Dopo questo lungo racconto, per me indispensabile per far comprendere a chi non è emiliano, le eccellenze e le specialità di questa regione, non resta che fare i complimenti a tutti quelli della “sagra”, organizzatori, preparatori, ragazzi e non,  per il lavoro che svolgono. Ci rivediamo presto.

Naturalmente riporto tutto nella mia pagina – Ristoranti sì e no – per dare il mio voto che non può essere che 5/5.

 

Gita alle piattaforme

Siamo stati qualche giorno al mare e un pomeriggio ci siamo recati, con una nave a vedere da vicino le piattaforme petrolifere che ci sono in mezzo al mare, nella zona del ravennate.

 

Preoccupata, meno male che il mare è tranquillo….

Una piattaforma petrolifera è un’imponente struttura utilizzata per l’esplorazione di aree marine in cui sono locati potenziali giacimenti di idrocarburi. Allo stesso tempo le piattaforme vengono utilizzate anche per la perforazione di pozzi petroliferi, nel caso sia stata provata l’esistenza del giacimento. Una volta terminato il pozzo, la piattaforma può essere usata per estrarre idrocarburi dallo stesso, oppure può essere spostata in un’altra località per eseguire una nuova perforazione. Oppure possono essere affondate e quindi creare un “santuario” per la fauna e la flora marina. Ma nello stesso tempo possono creare dei gravi incidenti  come nel caso della piattaforma “Paguro”. A metà del 1965 la piattaforma fu posizionata nell’Alto Adriatico , a 11 miglia dal porto di Marina di Ravenna  su di un fondale di 25 metri. Quando ebbe finito l’estrazione e stava per essere dismessa, un giacimento di metano posto sotto al livello dell’estrazione e non previsto, provocò una eruzione di gas che causò l’incendio della piattaforma e quindi il suo affondamento.

         

Dopo i tentativi iniziali di domare l’eruzione, la piattaforma venne abbandonata. La parte più alta della struttura attualmente si trova a 10 metri sotto il livello del mare, ed il cratere formatosi sul fondo marino, raggiunge i 35 metri di profondità ed ha raggiunto una tale quantità di flora e fauna marina , tanto che oggi è diventato meta di subacquei. 

Ma la più vecchia, quella che abbiamo visitato dal mare, è la piattaforma Angelina,

PAOLO CRECCHI – La Stampa Italia – 
INVIATO A RAVENNA

“La piattaforma Angelina ha un nome da signora e otto gambe come un polpo, affondate nella sabbia a un chilometro e 800 metri dalle spiagge del Lido di Dante. E’ la più vecchia di tutte e sembra che abbia il soffio al cuore, un sibilo al modulo di processo dove il gas si separa dall’acqua: il cuore, appunto. Ma non è nulla di patologico, dice il medico curante che qui è un ingegnere dell’Eni, solo la pressione del metano. La trivella che è andata a stanarlo 3000 metri sotto il mare è stata smantellata. Restano i 24 tubi che lo portano a galla, una piastra dove atterrano gli elicotteri, la gru per imbarcare i pezzi di ricambio, la cabina con l’infermeria, il serbatoio raccolta drenaggi, gli alloggi per i tecnici che ogni tanto salgono per la manutenzione.  “

La si intravede da lontano, su un mare liscio come l’olio, con un allevamento di cozze, il più grande dell’Adriatico, che le fa la guardia.

Gli addetti ai lavori  si fermano per 15 giorni sulla piattaforma, devono imparare a convivere, giorno e notte. Con qualunque tempo, estate e inverno.

E’ impressionante vedere in avvicinamento questi mostri metallici marini. Poi quando gli sei sotto ci si rende conto di quanto lavoro ci sia stato per costruirla, per mantenerla e tenerla in sicurezza.

 

Ci avevano detto che avremmo potuto vedere anche dei delfini……ma gli unici che ci siano in zona sono nell’acquario di Cesenatico…, peccato, io non amo gli zoo, nè di terra nè di mare e quindi lascerei liberi tutti di nuotare nel mare. In compenso abbiamo visto delle meduse grandi come cavoli

Al ritorno abbiamo percorso tutta la costa e lì abbiamo potuto notare come le pinete, negli anni, abbiano ceduto il posto ad una miriade di alberghi, spiagge, ville ecc. Ma il turismo è il motore della Romagna……

Rientrati felicemente, per me, sulla terraferma ci siamo soffermati a guardare alcuni di quei puntini lontani che, di notte, quando sono illuminate hanno un certo fascino.

Essiccazione compulsiva….

Veramente avessi avuto prima il mio essiccatore non mi sarei ridotta a preparare tutto, un barattolo dietro l’altro, ma siccome ora ci sono molti prodotti e sto imparando, mi diverto anche a provare, diciamo a sperimentare.

Comunque questi sono i primi barattoli, zucca, zucchine e minestrone

 

e poi mele, pomodori, prugne

 

e tutto il resto…pesche, salamoia, alloro,cipolla….ora sto preparando l’aglio che, dopo averlo essiccato, lo ridurrò in polvere per averlo sempre pronto.

…fermatemiiiii…..

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ma in attesa di essere riempiti…..

 

Melanzane, pomodorini in….burrata

Ora che ho il mio nuovo essiccatore , dopo aver essiccato i pomodori, provo a preparare qualche ricetta.

Con i pomodori essiccati ho preparato questa crema, qui la ricetta

 https://lastufaeconomica.wordpress.com/2018/08/30/primo-esperimento/

 

Questi gli ingredienti per questa ricetta, molto semplice:

  • crema di pomodori essiccati
  • melanzane
  • burrata
  • salamoia bolognese
  • olio

Ho grigliato delle melanzane a fette, le ho messe in un piatto, sopra un po’ d’olio e della salamoia, poi sopra ancora la crema di pomodorini e infine la burrata.

Ecco il risultato, molto gustoso per via della crema di pomodorini.