Le stelle cadenti

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In cielo c’è una stella per ognuno di noi, sufficientemente lontana perché i nostri dolori non possano mai offuscarla.
(Christian Bobin)

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Una “stella cadente” non ha niente a che fare con una vera stella ! Queste sorprendenti scie luminose che talvolta si possono vedere nel cielo sono causate da minuscoli pezzettini di polvere e roccia detti meteoridi, che cadono dallo spazio nella nostra atmosfera e qui bruciano per attrito. L’effimera traccia di luce della meteoride che brucia produce quella che viene detta una “meteora”. Le meteore vengono chiamate comunemente “stelle cadenti”.

Ecco, questo è quello che dice la fredda scienza, grazie, ma io preferisco pensare che siano vere stelle che cadono per farsi vedere da noi, per permetterci di guardare in alto, una volta tanto.

Una delle migliori e più conosciute piogge meteoriche, o meglio quando si vedono meglio le STELLE CADENTI o le Perseidi, avviene in agosto  fra il 9 e il 12 agosto circa. Per cui stasera, 12/8, tutti fuori, senza cellulare, tablet ecc. ma con il naso all’insù, possibilmente in una zona scarsamente illuminata, per ammirare lo spettacolo che la natura, testardamente continua ad offrirci.

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ciao Tiziana

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Te ne sei andata dopo due anni di sofferenze, di lotta per cercare di sopravvivere pensando alla tua ultima figlia, ma sei riuscita a sconfiggere, per un poco, la tua terribile malattia e vederla così laureata e fidanzata.

Quante volte abbiamo giocato assieme ai giochi di società o a carte, facendo le nottate, ridendo e mangiando pasticci, quante volte sei venuta a casa nostra e dicevi – qui ci metto una crocetta – perchè un oggetto che ti piaceva te lo dovevo poi lasciare.

E l’ultima volta che sei venuta da noi, già mangiavi pochissimo, ti eri portata un pacchetto di patatine perchè era l’unica cosa che ti andava e giocando a scala quaranta te lo sei sgranocchiato tutto. Ti piaceva anche mangiare bene e abbiamo messo a posto assieme tutte le ricette che ritagliavi e mettevi da parte, te le ho ordinate e tu ti sei divertita.

Ora quando andremo a casa tua non troveremo più le “ciabattine” che preparavi così, come in Oriente, dovevamo toglierci le scarpe.

Quante cose vengono confusamente alla mente e quanti bei ricordi ci hai lasciato.

Ciao Tiziana, amica di una vita.

 

 

Siamo ancora qui…….

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Ciao, siamo ancora qui, dopo aver passato una breve vacanza al mare, dopo che il computer ha esalato definitivamente l’ultimo respiro,

e quindi è arrivato quello nuovo, portatile.

naturalmente tutto da imparare e il mio tecnico sta cercando di salvare quello che può e di trsportarlo qui.

Va bè, e allora? Allora????  Non solo non ho ancora il computer in piena forma, ma ho alcuni problemi da disbrigare che mi impegnano il tempo e la mente. Poi prendiamo la scusa dell’estate e quindi io latito ancora per un po’.

Ma ci sono, ci resto e torno, naturalmente poi con tante novità.

La mia cucina in questo periodo è, diciamo, chiusa, cioè non è che non preparo da mangiare, ma sono talmente cose ovvie e semplici che non vale la pena di pubblicarle.

BUONA ESTATE A TUTTI

Puglia, ultimo atto

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E così siamo arrivati alla fine del nostro viaggio nel nord della Puglia, bellissima terra, persone gentilissime, ottima eno-gastronomia e il desiderio di ritornare è molto forte.

Ci siamo fermati a NOCI, paesino la  cui caratteristica sono “Le gnostre” (da claustrum etimo di chiostro) che sono dei piccoli spazi che si aprono nelle viuzze del centro antico, un tempo vere e proprie strade poi richiuse per far posto alla costruzione di nuove abitazioni in seguito all’incremento demografico registrato durante il XVIII secolo. Buon ristorante “L’Antica locanda”.

Da lì siamo passati da ALBEROBELLO,

di cui tralascio il racconto, perchè è un paesone molto turistico e conosciutissimo, parlerò in un altro articolo solo del ristorante “Evo” uno dei migliori dove siamo stati.

Tralascio anche il racconto delle GROTTE DI CASTELLANA, solo perchè molto conosciute anche loro, però con passaggi molto stretti per cui dopo mezzo percorso io ed un’altra signora abbiamo dovuto uscire, accompagnati da una gentile guida, perchè eravamo senza fiato, poco ossigeno e troppa anidride carbonica. Comunque per me sono molto più belle ed interessanti le Grotte di Frasassi.

L’ingresso naturale alle grotte è un’enorme voragine profonda 60 mt. denominata “Le Grave”. Unica foto del mio percorso….

Da lì siamo arrivati ad OSTUNI, dove mi fermo, perchè ne vale la pena.

Detta anche Città Bianca, per via della caratteristica  peculiare del centro storico, che era l’imbiancatura a calce delle case fino ai tetti. L’uso, attestato sin dal Medioevo, deriva, oltre che dalla facile reperibilità della calce come materia prima, dalla necessità di assicurare alle viuzze e agli ambienti ristretti di impianto medievale una maggiore luminosità, data dalla luce sia diretta che riflessa. Questo costume ha rivestito anche un ruolo importante storicamente nel XVII secolo quando l’imbiancatura a calce fu l’unico modo per evitare che la peste dilagasse nella cittadina ed il contagio aumentasse sino a portarne la distruzione.

Dopo aver pranzato in piazza, all’ombra della Guglia di Sant’Oronzo, alta m 20.75, dall’esuberante decorazione barocca e dopo aver visto che per girare il centro storico (in salita)  occorrevano buone gambe, fiato e…….voglia, abbiamo optato per… l’Ape car,

che ci ha permesso di visitare tutti gli angoli di questa città.

 

Ma una delle cose straordinarie di questa città è stato il ritrovamento di uno scheletro di donna gravida, in una grotta  di Santa Maria di Agnano, un luogo di straordinaria ricchezza archeologica a pochi chilometri da Ostuni.

Delia (nome datole dal professor Coppola) aveva una ventina d’ anni, era alta, slanciata e nell’ aspetto identica alle sue attuali discendenti. Apparteneva a un clan di cacciatori e come loro aveva gambe lunghe e robuste per inseguire i cavalli che pascolavano bradi nella prateria. Morì nel tentativo di dare alla luce un figlio. Il corpo gravido venne trasportato nell’ ampia caverna che durante la brutta stagione offriva riparo ai cacciatori. La mano destra, adorna di un bracciale, le venne adagiata sul grembo, come a simulare un gesto di materna dolcezza. Dopo la scoperta il blocco di pietra contenente lo scheletro fu trasportato nel Museo di Ostuni e lì venne separato dal resto della pietra. Una volta individuato lo scheletro raggomitolato di Delia, all’ altezza del bacino, comincia a prendere forma anche il feto, di cui si riconoscono tutte le ossa tenere del cranio, la mandibola, le braccine ripiegate, la minuta gabbia toracica. “Sebbene le sepolture paleolitiche siano piuttosto rare in Italia, l’ enorme valore scientifico del ritrovamento è essenzialmente dovuto alla presenza del feto: finora unico al mondo per il periodo Pleistocenico”,spiega il paleoetnologo Donato Coppola, autore del ritrovamento. Il reperto ha 24.410 anni. Con misure antropometriche del feto,  si è potuto stabilire che, quando morì, la donna era incinta di oltre otto mesi.

( da: archivio/repubblica/1992/10/29/delia-donna-infelice-di-24-mila-anni.)

La donna presenta anche un braccialetto di conchiglie forate e un copricapo  costituito da circa seicento conchiglie  impastate con ocra rossa (materiale a quei tempi prezioso e difficile da trovare). Il che fa suppore una cura particolare nella sepoltura. Nel museo è stata riprodotta così come è stato ritrovato lo scheletro e deve essere emozionante vedere un reperto così antico e misterioso.

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Non abbiamo potuto andare a visitarla perchè il museo era chiuso, allora è un buon motivo per ritornare.

Poi abbiamo visto da lontano LOCOROTONDO, altra cittadina interessante da visitare.

Ci siamo trasferiti poi verso il mare, sulla strada del ritorno a casa. Prima ci siamo fermati a MONOPOLI, che rappresenta, sull’Adriatico uno dei porti più attivi e popolosi della regione. Il suo caratteristico centro storico di origine alto-medievale, sovrapposto ai resti di un abitato messapico fortificato già nel V secolo a.C., si affaccia sul mare circondato da alte mura.

Notevole anche la Concattedrale della Madonna della Madia,

 

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In una cappella della chiesa ci sono le travi di una zattera sulla quale, secondo la tradizione, l’icona della Madonna arrivò nel 1117 nel porto di Monopoli.

Proseguendo siamo arrivati a TRANI,  conosciuta anche come “la perla dell’Adriatico“, è famosa per la Cattedrale romanica che si affaccia direttamente sul mare,ed è inserita nella lista delle “meraviglie italiane“, oltre che per la produzione di un particolare tipo di marmo (la pietra di Trani) e di vinoMoscato.

Il castello svevo è stato edificato nel 1233 sotto il regno di Federico II. Nel castello soggiornò spesso il figlio di Federico, Manfredi.

Il porto

Cattedrale –

Classico esempio diarchitettura romanica pugliese la Cattedrale venne costruita durante la dominazione  normanna, iniziata nel 1099 e ultimata nel 1143 ed è dedicata a San Nicola Pellegrino. La costruzione è stata realizzata usando il materiale di tufo calcareo tipico della zona: si tratta della pietra di Trani estratta dalle cave della città, caratterizzata da un colore roseo chiarissimo, quasi bianco.

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Dopo aver pranzato nel ristorante “L’altro molo” sul quale stendo un velo pietoso e non ve lo consiglio, siamo ripartiti verso casa, un po’ cupi come il cielo, ma felici di aver trascorso una settimana alla scoperta di posti meravigliosi, ricchi di storia, alcuni addirittura poco conosciuti,

In un autogrill dell’autostrada c’è un cartello che dice: “Siete in un paese meraviglioso”, cerchiamo di far sì che continui ad essere vero.

 

 

                                               

 

Ciao dal mio blog……

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Sì, perchè proviamo ad andare al mare per qualche giorno.

A causa della mia dermatite e a sentire vari dermatologi che mi proibivano di espormi al sole….. ho vissuto anni rasentando i muri e sempre sperando che, ogni volta che andavo a spasso, il cielo fosse coperto !

Poi ho trovato un dermatologo che invece mi ha spiegato molto bene tutto e mi ha consigliato di espormi al sole, con cautela, non nelle ore centrali del giorno. Così ho fatto e sto molto meglio, quindi se mai andati al mare, quest’anno proviamo.

Per cui il mio blog vi saluta e quando torneremo racconterò tutto, gite, ristoranti, anche perchè noi non siamo tipi da “spiaggia”, cioè il giusto per prendere un po’ di sole, bagnarci i piedi e poi via.

Avrei voluto portare anche Montedison, ma Mauro ha detto di no e allora la lascerò a casa dietro alle sbarre !!!!

Lei ha però la sua cat-sitter che se ne prende cura a domicilio…..

Allora ciao a tutti e a presto.

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Residence “Frammenti” a Matera

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A Matera siamo stati in un graziosissimo Residence – “Frammenti”, poche stanze, la saletta della prima colazione sempre apparecchiata, quindi se al pomeriggio, tornando, avevamo voglia di un caffè, una bevanda o una fetta di torta erano pronti lì ad aspettarci, sempre freschi, che la Signora Anna, gentilissima, preparava.

Non abbiamo mai visto una “prima colazione” così ricca ed abbondante, di tutto, dolce e salato, con le torte e i biscotti fatti in casa, con una vasta scelta di the o tisane ecc., oltre al pane materano e in frigorifero, salumi e formaggi.

sullo sfondo il disegno che riproduce i Sassi, cambiava continuamente di colore.

Ogni camera è ispirata ad un materiale legato alla Città ed è sintesi, in modo duplice, di un “frammento di Materia e di Matera”.  – La Pietra – Il Tufo – La Terracotta – La Cartapesta.

La Pietra che ricorda i Sassi, il Tufo per il materiale di cui sono fatti i Sassi, la Terracotta per il “Cucù” particolare fischietto di argilla, a forma di gallina, lavorato a mano e molto colorato, considerato oggetto portafortuna e di prosperità. La cartapesta che ricorda il Carro su cui viene portata in processione la Madonna della Bruna.

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Noi eravamo appunto nella camera “Terracotta”, una bellissima camera con dei colori tenui, curata nei minimi particolari.

 

 

 

 

 

 

 

 

un caso del destino che ci sia stata assegnata una camera riproducente il “Cucù” di terracotta, simbolo di buona fortuna e prosperità? Speriamo…io ci credo.

La signora Anna ci ha poi consigliato il tour guidato dei Sassi e non abbiamo neppure avuto l’incomodo di procurarci i biglietti e gli orari, ha pensato a tutto lei. Ed è stata una meravigliosa esperienza.

Il residence è in pieno centro di Matera, a due passi dai “Sassi, quindi comodissimo per girare la città.

Penso che questo sia stato uno dei posti in cui, nel nostro giro in Puglia, ci siamo trovati al meglio e che consiglio quando passerete da qui.

Se dovessi dare un voto, come per la pagina – ristoranti sì e no – darei assolutamente  5/5, anzi di più.

Grazie signora Anna, alla prossima volta che ritorneremo a Matera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I “Sassi” di Matera

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Per parlare dei ” Sassi ”  ci vuole un articolo apposito essendo un argomento molto importante che merita uno spazio tutto suo.

Ci siamo aggregati ad un gruppo con una guida, perchè non puoi solo guardare i Sassi, bisogna anche vedere tutto quello che c’è per capire meglio cosa significhi questa città straordinaria ed unica.

i Sassi costituiscono il centro storico di Matera; il “Sasso Caveoso” e il “Sasso Barisano”insieme al rione “Civita”, formano un complesso nucleo urbano. Costituiscono un esempio eccezionale di accurata utilizzazione nel tempo delle risorse fornite dalla natura: acqua, suolo, energia.

Essi sono stati iscritti nella lista dei patrimoni dell’umanità dall’Unesco nel 1993 ed è il primo sito iscritto dell’Italia meridionale.

I Sassi si dispongono intorno e sul fondo della gravina, di due solchi vallivi, plasmati dal passaggio dell’acqua sul fondo del burrone. Ecco un ponticello che unisce i due solchi vallivi.

Il Sasso Barisano girato a nord-ovest sulla strada che porta a Bari e il Sasso Caveoso guarda a  sud, verso Montescaglioso con le case grotta disposte a gradoni.

Questo degradare delle case e il sovrapporsi delle stesse è solo apparentemente caotico, perchè risulta poi costruito con molti accorgimenti. Ma la discesa nei Sassi è una sorpresa continua, tra viottoli e gradini si arriva in formidabili complessi di abitazioni e chiese rupestri.

A dividere le due valli sorge la rupe Civita che ospita la bellissima  cattedrale della Madonna della Bruna e di Sant’Eustachio.  Fu costruita in stile romanico pugliese nel XIII sec. sullo sperone più alto della Civita che divide i due Sassi.

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in un altare tutto intarsiato di marmi policromi c’è l’affresco originale della Madonna della Bruna

La festa patronale a lei dedicata si festeggia il due luglio di ogni anno da più di 600 anni, quando papa Urbano VI la istituì nel 1389.

Al margine superiore dei Sassi c’è il Piano, centro storico post-medievale oltre il quale si estende la Matera contemporanea.

I Sassi e il Parco delle chiese rupestri costituiscono un’eccezionale testimonianza di una civiltà scomparsa, abitata già nel Paleolitico, alcuni reperti trovati risalgono al XIII millennio A.C. e molte delle case che scendono in profondità nel calcare spesso e dolce (calcarenite) della gravina, sono state vissute senza interruzione dall’età del bronzo ( a parte lo sfollamento forzato degli anni 1950).

Le chiese rupestri  fondate principalmente nell’Alto Medioevo, sono edifici scavati nella roccia. Inizialmente nate come strutture religiose, nel corso del tempo hanno subito diverse trasformazioni d’uso, diventando abitazioni o ricoveri per animali. Sono un’importante testimonianza della presenza di comunità di monaci benedettini, longobardi e bizantini. Le chiese rupestri contengono spesso affreschi ed elementi scultorei.

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Chiesa Santa Maria di Idris

è situata nella parte alta del Monterrone, una grossa rupe calcarea che si erge nel mezzo del Sasso Caveoso sulla sommità dell’omonima rupe, risale al Tre-Quattrocento e fa parte di un complesso rupestre che comprende anche la più antica cripta, dedicata a San Giovanni in Monterrone. Il nome del tempio – Idris – deriva quasi sicuramente dal greco Odigitria (guida della via, o dell’acqua). A Costantinopoli veniva così chiamata e venerata la Vergine Maria, il cui culto fu introdotto in Italia meridionale dai monaci bizantini.

  

San Pietro Caveoso con facciata e campanile in muratura ed interno quasi completamente scavato nella roccia, antica parrocchia della città, situata a picco sullo strapiombo della Gravina.

una suggestiva immagine di Santa Maria di Idris, in alto e, a sinistra, San Pietro Caveoso

(wikipedia.org/)

I VICINATI

Matera, 1951 (Henry Cartier-Bresson). Vicinato nel Sasso Caveoso.

costituiti da un insieme di abitazioni che si affacciano sullo stesso spiazzo, spesso con il pozzo al centro, erano il modello della vita sociale, della solidarietà e della collaborazione tra la gente. Il pozzo comune dove lavavano i panni, il forno dove cuocevano il pane facevano del vicinato la cellula fondamentale dell’organizzazione comunitaria.

Un modo di vivere che gli abitanti dei Sassi hanno portato con sé anche nei nuovi quartieri disegnati per loro negli anni ’50 e che non hanno mai smesso di tentare di ricreare, anche quando “camminano la piazza” o fanno “lo struscio in mezzo al corso”, fermandosi ogni due passi a salutare e a chiacchierare, nonostante le comodità moderne (acqua, luce, gas), nei nuovi appartamenti i materani si sentivano “appartati”: invece nei Sassi quonda chiòcchj-r! (quante chiacchiere) si facevano.

dal libro di Carlo Levi “Cristo si è fermato a Eboli”

“Arrivai a Matera verso le undici del mattino. Avevo letto nella guida che è una città pittoresca, che merita di essere visitata, che c’è un museo di arte antica e delle curiose abitazioni trogloditiche (cioè scavate nella roccia)……arrivai in una strada che costeggiava un precipizio, in quel precipizio c’è Matera. La forma del burrone era strana; come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso da un apice comune, dove si vedeva, di lassù una chiesa bianca, Santa Maria de Idris, che pareva ficcata nella terra. Questi coni rovesciati si chiamano Sassi. Hanno la forma con cui, a scuola, immaginavamo l’Inferno di Dante, in quello stretto spazio tra le facciate e il declivio passano le strade e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e di tetti per quelle di sotto……”

Carlo Levi, spedito al confine in Lucania dal regime fascista, visitò i Sassi quando questi erano all’apice di un collasso demografico che era iniziato quattro secoli prima. Gli abitanti erano aumentati in maniera esponenziale, sulle case nella roccia erano stati sopraelevati più piani, erano spariti gli orti e i giardini pensili, le cisterne erano state riadattate a monolocali in cui intere famiglie convivevano in promiscuità con muli e pecore in condizioni igieniche estremamente precarie.

ricostruzione di una casa nei Sassi

nello stesso locale: l’angolo con il letto e la cassettiera e, a destra la culla.

l’angolo del focolare

l’angolo per il ricovero del mulo

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u’ cessu

le olle per l’acqua

Ma quelli che allo scrittore in esilio erano sembrati i gironi  di Dante, in realtà facevano parte di un sistema complesso ed efficiente. Si scende nei Sassi per delle arcate, che sembrano dei passaggi occulti. Le calate erano affiancate da canali d’irrigazione che rifornivano cisterne a goccia, in alcune case ci sono fino a sette cisterne.

Orti e giardini pensili si affacciavano dai tetti. I tetti a volte servivano da cimiteri: i vivi sottoterra, i defunti in superficie. Così, dice il cronista Verricelli nella sua Cronica de la città di Matera 1595-1596, «in Matera li morti stanno sopra li vivi». All’imbrunire gli abitanti accendevano i loro lumi al di fuori delle loro abitazioni, così allo spettatore che guardava dall’alto, i Sassi si illuminavano come un cielo stellato.

Sassi_di_Matera al tramonto

L’opera di sensibilizzazione del libro di Carlo Levi portò diversi uomini di cultura e politici a visitare la città, tra cui  Alcide De Gasperi che firmò la prima Legge Speciale per lo sfollamento dei Sassi che avvenne a partire dal 1952 , tale operazione fu resa necessaria dalle cattive condizioni in cui viveva la popolazione, si pensi che la mortalità infantile era quattro volte superiore la media nazionale.

famiglia nella casa grotta

Immagine correlata foto di thedustbinofhistory.wordpress.com

Il libro narrava espressamente le precarie situazioni igieniche in cui versavano i Sassi dove vivevano oltre quindicimila abitanti (più della metà dell’intera popolazione cittadina che ammontava a trentamila abitanti) e la mancanza di fognature aumentava il rischio di epidemie nella zona. L’abbandono forzato delle loro vecchie abitazioni fu molto doloroso da parte di molti cittadini, per quanto i nuovi quartieri fossero più confortevoli. Alcuni di loro tentarono poi di rientrare nelle case nella roccia, ma queste vennero murate per impedirlo.

Il recupero delle case però iniziò a partire del 1986 ed ora ci sono parecchi B&B, abitazioni ristrutturate, negozietti, ristoranti.

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Una delle tecniche più ingegnose per risolvere il problema della raccolta dell’acqua piovana è stata utilizzata dagli abitanti dei Sassi fino ai primi anni del 1900: il sistema dei vasi comunicanti. Sui tetti delle abitazioni furono ricavati tanti piccoli canali che permettevano all’acqua di scorrere in una cisterna posta al centro di un cortile, comune a più famiglie. In caso di piogge abbondanti, la cisterna troppo piena cominciava a traboccare e l’acqua defluiva attraverso un canaletto nelle cisterne delle case sottostanti o attigue. In questo modo l’acqua superflua non veniva mai dispersa ma conservata nelle varie riserve dei due rioni.

canalina per la raccolta acqua piovana dal tetto

E così è terminata la visita ai “Sassi” di Matera. Esperienza unica, affascinante che fa riflettere.

Si riflette su quante bellezze ci siano in Italia e forse non vengono sfruttate al massimo, su come doveva essere la vita nelle case grotta, quanta miseria, ma tanta solidarietà, cosa oggi difficile da trovare.

Si riflette su come l’uomo dai tempi dei tempi si sia ingegnato sempre per cercare di sopravvivere e quante testimonianze ci ha lasciato.

Si riflette sulla bellezza della natura selvaggia di questi posti, e si spera che essi vengano conservati al meglio.