Conclusione del mio 5° contest

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– G R A Z I E E E E   a tutti i partecipanti –

….e così ieri siamo arrivati alla conclusione del mio quinto contest -Fresche insalate, germogli, semi – sempre con un po’ di tristezza, quando si conclude qualcosa, ma con una enorme soddisfazione perchè mi avete inviato ben 46 ricette. E’ incredibile, solo di fresche insalate; questo dimostra anche la ritrovata voglia di freschezza, di naturale, di fare di una semplice insalata un piatto completo.

Sicuramente ne farò un pdf, così se lo vorrete scaricare vi troverete tra le mani un vero libro da cui attingere per preparare delle insalate sempre diverse.

Ora inizia, veramente continua, la visione delle vostre insalate per proclamare “la vincitrice”, anche se per me lo siete tutti, ma è prassi che io ne scelga una alla quale regalare questo bellissimo e molto utile libro di Lisa Casali: “Azzerare gli sprechi, risparmiare ed essere felici”

ecocucina per contest

Mi è sembrato adatto per questo contest, perchè preparando le insalate, a volte, senza saperlo, si genera una grande quantità di scarti alimentari: si eliminano bucce, foglie, gambi che non solo sono commestibili, ma spesso sono anche più saporiti e ricchi di nutrienti delle parti considerate “nobili”. Consiglio a tutti di leggerlo, è molto istruttivo e si scoprirà anche come risparmiare in cucina.

Presto comunicherò a chi andrà questo regalo che, spero sia ben accetto.

A presto e un grande grazie a tutte le persone che mi seguono, che apprezzano i temi dei miei contest, con le quali riesco a creare qualcosa che resta.

 

La mia caprese

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Voglia d’estate? Sarà perchè la primavera salta un po’ qui e un po’ là, oggi sole caldo, domani pioggia, ma non era marzo pazzerello? Comunque una fresca insalata con i pomodori ci sta sempre bene.

caprese

Ingredienti:

  • 4 pomodori rotondi maturi
  • 2 mozzarelle
  •  basilico fresco
  • un misto di semi di papavero, lino, canapa, sesamo
  • origano
  • sale profumato e pepe
  • olio di oliva.

Tagliare a fettine i pomodori ed accomodarli in un piatto da portata, così per la mozzarella mettendola un po’ sparsa.

Spezzettare le foglie di basilico e metterle sull’insieme, poi emulsionare in una ciotola l’olio con il sale, il pepe, l’origano e i semi e spargerlo sui pomodori. Non ho aggiunto aceto perchè non tutti lo gradiscono, volendo ci sta bene dell’aceto balsamico.

Servire come antipasto o secondo, buona  e di effetto, quasi quasi partecipo al contest – fresche insalate ecc.

 

Le mie crescentine

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Intanto che Montedison risposa,

monty dorme

ho velocemente preparato le crescentine,

Ingredienti:

  • 150 gr di latte
  • 150 gr di vino bianco frizzante
  • 30 gr di olio
  • 500 gr di farina semi integrale
  • 1 bustina di lievito per salati
  • un poco di sale
  • olio di semi

Impastare nella farina gli altri ingredienti, aggiungendoli un poco alla volta, per ultimo il lievito sciolto in un po’ di latte tiepido. Tirare la sfoglia e tagliare a losanghe:

cresc crude

friggerle in olio di semi bollente, scolare su carta da fritti e servire con affettati.

crescentine

si possono lasciar lievitare un po’ di tempo, così gonfiano meglio, ma l’uomo aveva fretta….. Ma ha detto che erano ottime, sarà stata la fame????

 

 

Cremona, città

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gruppo

…ed ecco ancora il gruppo dei superstiti del pranzo in visita di gruppo a Cremona. (abbiamo continuato a divertirci…)

CREMONA –  è nota come la città delle tre T –  turòon, Turàs, tetàs (torrone, Torrazzo, tettone). Altra versione più edulcorata è “turòon, Turàs, Tugnàs”, “torrone, Torrazzo, Tognazzi” (vi è nato Ugo Tognazzi).

Cremona fu fortificata dai Romani nel 218 a.C. da 6.000 coloni come castrum avanzato in riva al Po. Era sede di porto fluviale e attraversata dalla via Postumia che collegava Aquileia a Genova attraversando il Po.

La sua vita politica fu sempre travagliata, con alternanze di periodi di benessere al dominio  anche da parte di potenze straniere, Spagna, Francia, Austria. Fu colpita da carestia (1628) e dalla peste (1630), ma Cremona, pur rassegnata alle scorribande e ai cambiamenti  non perse l’interesse per l’abbellimento artistico della città. Un esempio ne è la costruzione della loggia realizzata, in stile bramantesco, sul porticato posto in facciata al Duomo, ad opera di Lorenzo Trotti.

 

stemma cremona

Lo STEMMA DELLA CITTA’ riporta un braccio che tiene in mano una palla a ricordo  del leggendario scontro tra il principe Enrico IV e Giovanni Baldesio (Zanén de la Bàla) gonfaloniere maggiore della città. Tradizione vuole che Zanén riuscì a disarcionare il principe, risparmiando alla città il pagamento della palla d’oro (la “bàla”) di circa tre chili che tutti gli anni la città doveva all’imperatore e che per quell’anno fu donata a Berta, la fidanzata del cavaliere, come dote per il suo matrimonio.  Lo stemma cittadino ricorda questo episodio, col braccio di Baldesio che sorregge la palla d’oro del tributo, con il motto riportante la frase “la mia forza sta nel braccio” in lingua tardo-latina (fortitudo mea in brachio).

IL DUOMO

La cattedrale è un vasto tempio romanico continuamente riadattato con elementi gotici, rinascimentali e barocchi. Fu eretta nel 1107 ,un  periodo di grande prestigio della città, collegato a una serie di successi in campo militare e a condizioni di benessere economico. Il luogo scelto per la costruzione era il punto più alto della città medioevale, non lontano dal centro dell’originario castrum romano, al riparo dalle alluvioni del Po che all’epoca scorreva molto più vicino al centro storico rispetto ad oggi.

Un devastante terremoto del 3 gennaio 1117 sconvolse il Nord Italia e danneggiò gravemente anche la nuova cattedrale che venne ricostruita quasi completamente. Un affresco all’interno è curioso, se si può dire, perchè è raffigurato un “Compianto” in cui, vedendo il Cristo da due angolazioni diverse  sembra che si sposti.

cristo    cristo2

di fianco alla Cattedrale c’è Il famoso “TORRAZZO”  che è il simbolo della città lombarda. Si tratta del secondo campanile storico più alto d’Italia, dopo il Campanile di Mortegliano (prov. di Udine).

Da una lapide murata alla base del Torrazzo  si legge quella che per molto tempo è stata ritenuta l’altezza del medesimo (250 braccia e due once cremonesi, che corrispondono a circa 110 metri). Secondo misurazioni successive l’altezza è risultata pari a 112 m. I gradini del Torrazzo sono 502. La tradizione popolare vuole la sua prima edificazione nel 754. Al quarto piano delTorrazzo,  è stato in seguito incastonato uno degli orologi astronomici più grandi del mondo. Costruito da Francesco e Giovan Battista Divizioli (padre e figlio) tra gli anni 15831588, l’orologio rappresenta la volta celeste con le costellazioni zodiacali attraversate dal moto del Sole e della Luna.

cartolina 

torri

Nella piazza c’è anche il BATTISTERO che fu iniziato nel 1167 in muratura di laterizi, a pianta ottagonale. Nelle chiese paleocristiane il battistero veniva costruito a parte, perché i non battezzati non potevano entrare in chiesa. Spesso il battistero era di forma ottagonale perché ricordava l’ottavo giorno della creazione, giorno della Resurrezione di Cristo e quindi l’inizio di una nuova era nel mondo.

Una curiosità: nell’angolo esterno sud-est sono incise nella pietra le forme e le misure del mattone e della tegola che dovevano rispettare quelli fabbricati dalle fornaci cremonesi.

CREMONA, città della musica e del violino, è la capitale mondiale della liuteria, un primato di cui la Città va orgogliosa.

La liuteria tradizionale cremonese è un’antica arte di costruzione di strumenti ad arco: violini, viole, violoncelli, contrabbassi. Gli strumenti ad arco possono essere realizzati con metodi diversi, ma quello sviluppato a Cremona è considerato il migliore del mondo.
L’arte liutaria è nata nella città nel XVI secolo con Andrea Amati, ed è proseguita con i liutai della sua stessa famiglia, con i Guarneri, e con il più importante di tutti, Antonio Stradivari nel XVIII sec., e infine, sino ad oggi, con i liutai che hanno continuato a coltivarla, con oltre duecento botteghe. Mentre una prestigiosa Scuola internazionale di liuteria accoglie e forma ogni anno studenti provenienti da ogni parte del mondo. Tutto in città parla di violino e di musica.

liuteria

violino di Stradivari

 

In città c’è Museo del violino. Questo è il monumento fatto di ferro riproducente note musicali, posto nel cortile del Museo.

museo violino

Cremona annovera musicisti come Monteverdi e Ponchielli, che hanno contribuito a dare origine ad una importante tradizione nel campo della musica classica e concertistica.

Ma anche il torrone è una parte importante dell’industria di Cremona. Il termine “torrone” deriverebbe dal latino torreo,  che significa “abbrustolire”, con riferimento alla tostatura delle nocciole e delle mandorle.
Secondo la tradizione, il primo torrone venne realizzato nel 1441, in occasione del banchetto nuziale di Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza a Cremona. Fu modellato riproducendo la forma del Torrazzo.


ricetta tradizionale: miele, zucchero e albume montato a neve, miscelati e cotti per diventare un impasto cremoso da unire a mandorle o nocciole tostate.

La più importante azienda che produce il torrone (da 175 anni) è la ditta Sperlari che in occasione della tradizionale Festa del Torrone, dà vita a sculture realizzate con il  prodotto. Nel 1998 hanno creato una stecca di torrone di oltre 112 metri, nel 2003 hanno riprodotto con il torrone l’orologio astronomico del Torrazzo, impiegando 2000 kg e oltre 90 metri quadrati di prodotto.
Nel 2010 hanno realizzato un immenso spartito musicale di torrone, (dimensioni circa 2,40 metri per 1,50 metri), completo di pentagramma, chiave di violino e note musicali, accompagnato da un violino gigante (di oltre 6 metri).

Abbiamo detto Cremona città delle tre T, spiegato il Torrazzo e il torrone, per quanto riguarda la terza T….dicono che le donne cremonesi siano formose….ma non ho notizie al riguardo……neppure su Wikipedia, della quale mi sono avvalsa per qualche informazione.

Grazie a tutti della bella giornata e …alla prossima.

 

 

Raduno a Cremona, il pranzo

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regalo

Primo “raduno” organizzato a Cremona da Graziella Maria, che ringraziamo per la perfetta riuscita dell’incontro; qui le sue scarpe nuove, per l’occasione

scarpe graziella  oh..guardate le scarpe e non le gambe…

Arriviamo alla trattoria “Secondo Baracchino” a Castelvetro Piacentino,locale informale, in mezzo ai pioppi e vicino al grande fiume, il Po.

Siamo all’aperitivo…..è alcoolico? Ma no, acc….subito tutti allegri, cominciamo bene..

aperitivo

questo è il menù:

  • affettati, gorgonzola, crescenza, torta fritta
  • bis di primi – pisarei e tortelli
  • secondi – amboline, pesce persico, rane
  • dolce, caffè, vino e acqua

ma.. si mangia o no? Luba

si mangia o no

eccoci qua allora

torta fritta veramente buona, asciutta, vanto del locale.

pisarei pisarei e tortelli

I pisarei e faṡö  sono un piatto di pasta tipico tra i più conosciuti della cucina piacentina. Si tratta di gnocchetti di farina e pangrattato conditi con un sugo a base di fagioli, lardo, cipolla e pomodoro.

Una tradizione narra che la ricetta  dei pisarei e fasö sia originaria del Medioevo, utilizzata nei conventi del piacentino per sfamare, con ingredienti poveri ma nutrienti, i pellegrini di passaggio sulla Via Francigena verso Roma. Un tempo venivano usati i fagioli dolci, anziché i borlotti e la ricetta non prevedeva la passata di pomodoro; questo perché borlotti e pomodori furono introdotti in Europa dalle Americhe, allora ancora sconosciute.

L’origine del nome pisarel si fa risalire o al termine dialettale bissa, biscia in dialetto, riferendosi alla biscia di farina da formare e tagliare a tocchetti per ottenere gli gnocchetti o al termine spagnolo pisar facendo riferimento al gesto dello schiacciarli col pollice, arrotolandoli leggermente su se stessi, per donargli la forma che li caratterizza.

I tortelli invece erano verdi, per gli spinaci e ripieni di ricotta.

Ed ecco le “amboline”, sono pesciolini come le acquadelle, ma di fiume e con un sapore caratteristico.

pesciolini

e poi le rane fritte

rane

sembra siano state gradite…

si mangia

Gilberto è in pausa, ma Gianni e, di spalle, Mario, se le stanno mangiando di gusto

buoni Gilberto ci ha ripensato…..evvai

posso mentre la mano di Wally si allunga furtiva…

tre piatti Gianni ha fatto incetta di piatti..

no il dolce no, noi il dolce no..(hanno fatto il bis)

e ora, a fine pranzo, possiamo vedere le facce soddisfatte

le due

coppia

va bè

ma, dopo i liquori, fatti in casa va bene, però…. attaccooo..

attacco

e ora, dai, andiamo a visitare Cremona, siamo venuti per questo (anche)….no, andiamo a vedere i fiume, io sto qui, io devo andare via, io ho da fare (?) e tutti “stravaccati” sulle poltroncine in giardino….alla fine si sono smossi, non tutti però, e questo è il gruppo superstite che è finalmente approdato a Cremona., qui, sotto alla statua di Stradivari.

gruppo

ed ora andiamo a fare il giro della città……….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Visita ai luoghi verdiani

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Ritrovo, dei radunisti bolognesi, al mattino per visitare le zone verdiane, in occasione del primo raduno a Cremona, poi raggiungeremo la trattoria dove si troveranno gli altri della compagnia. (la visita a Cremona verrà dopo pranzo)

Giuseppe Verdi, chi non lo conosce? E’ uno dei geni della musica dell’800 e il massimo operista italiano del suo tempo.  Noi siamo andati a vedere dove è nato e dove ha vissuto.

Giuseppe Verdi ritratto nel 1886 da Giovanni Boldini

Giuseppe Verdi nacque a Le Roncole (divenuta in seguito Roncole Verdi), frazione di Busseto, il 10 ottobre 1813 da Carlo Verdi (1784-1867), oste e rivenditore di generi alimentari, e Luigia Uttini, filatrice. Carlo,dopo aver messo da parte un po’ di denaro, aveva ereditata dai genitori la gestione di una modesta ma ben avviata osteria in Roncole, la cui conduzione alternava al lavoro dei campi. Il registro dei battesimi, all’11 ottobre di quell’anno, indica Giuseppe come “nato ieri”. Il giorno successivo Giuseppe venne battezzato nella chiesa locale di San Michele e gli vennero apposti i nomi di Giuseppe Francesco Fortunino. Il terzo giorno della sua nascita il padre di Verdi raggiunse Busseto per notificare la nascita alle autorità locali e venne indicato nel registro comunale coi nomi di Joseph Fortunin François. L’atto di nascita fu redatto in francese, appartenendo in quegli anni Busseto e il suo territorio all’Impero francese creato da Napoleone.” (Wikipedia)

Alcune delle opere :

Interno della casa

interno verdi

doppia luce verdi

finestrina verdi

Verdi bambino e la filatrice (immagini come lanterne cinesi)

verdi e filatrice

sala da pranzo della casa di Verdi e dove si sono fermati i visitatori??? L’intellettuale scrive e gli altri mangiano e bevono…

casa verdi

tavolo da lavoro del padre di Verdi

lavoro verdi

lo scrittorio di Verdi da giovane

scrittoio verdi

camera da letto dove nacque Giuseppe Verdi

letto verdi vi dirò, che qui c’è una certa emozione nel vedere la sua culla in una camera semplice e pensare che poi diventerà un grande della musica.

monumento nel giardino della sua casa.

monum verdi

Villa Verdi  – nel 1848 Verdi acquistò dai signori Merli la villa di Sant’Agata, una frazione di Villanova sull’Arda (provincia di Piacenza),  Qui si stabilì tre anni più tardi, insieme alla sua nuova compagna, il soprano Giuseppina Strepponi, che sposò nel 1859. E qui visse per quasi 50 anni. Verdi morì a Milano il 27/1/1901

villa verdi

Non si può conoscere veramente come sia stata la vita di Giuseppe Verdi se non si visita questa villa, cosa che abbiamo rimandato ad un’altra volta, con più tempo e calma.

Ed ora partiamo per raggiungere gli amici alla trattoria, dove ci aspetta (come al solito) un signor pranzo. A dopo.

 

 

 

 

Visita al borgo e oltre…

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Sì, ma prima di affrontare la visita, bisogna ristorarci, in un luogo che è il tempio del Culatello.

LA CULATELLERIA del Salumificio Rossi a Sanguinaro di Fontanellato (Parma)

i tre alla culatelleria

“Il culatello  è un salume a denominazione di origine protetta tipico della provincia di Parma. È inoltre catalogato tra i Presidi di Slow Food dell’Emilia-Romagna.

 

Il Culatello, citato con certezza per la prima volta in un documento del 1735, è prodotto a partire dalla coscia di maiale. Il Consorzio del Culatello di Zibello (Pr) ha stabilito che la lavorazione può avvenire solo in una determinata e circoscritta zona ed esclusivamente nel periodo tra ottobre e febbraio, quando la Bassa è avvolta dalla nebbia e dal freddo. La stagionatura in cantina accompagna il Culatello dalle nebbie invernali all’afa estiva, per arrivare sulle nostre tavole l’inverno successivo nel pieno delle sue più originali qualità di sapore. (Wikipedia)”

focaccia con culatello, saporito, unico, accompagnato da un Lambrusco Doc.

focaccia con culatello

Dopo di che siamo andati a visitare il Borgo di Vigoleno, in provincia di Piacenza in cui sorge l’omonimo castello, pervenutoci intatto in tutte le sue parti ed è un esempio di borgo fortificato medievale di particolare bellezza. Fa parte del circuito dei Castelli del ducato di Parma e Piacenza, del club de I borghi più belli d’Italia.

vigoleno

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