NON DIMENTICHIAMO LE “GIUGGIOLE”

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Anche le giuggiole fanno parte dei “frutti  dimenticati”,  una volta, soprattutto in Romagna, piantavano gli alberi vicino alle case coloniche perché dicevano che portassero fortuna.

I frutti appartengono da sempre alla tradizione contadina ,un tempo venivano conservati per l’inverno e consumati principalmente dalle donne a “filò”. Nelle lunghe veglie invernali le filatrici abbisognavano di continua saliva per umettare le dita e tirare il filo da avvolgere. Una giuggiola in bocca era quel che serviva.

Il giuggiolo è noto anche come dattero cinese. Si ritiene che il giuggiolo sia originario dell’Africa settentrionale e della Siria, e che sia stato successivamente esportato in  Cina e in India dove viene coltivato da oltre 4000 anni. I romani lo importarono per primi in Italia, e la chiamarono Zizyphus.

Se colto quando non ancora maturo (colore verde uniforme), il frutto, la giuggiola, ha un sapore simile a quello di una mela. Con il procedere della maturazione tuttavia, il colore si scurisce, e il sapore diviene sempre più dolce, fino ad assomigliare a quello di un dattero.

Narra Omero nell’Odissea che Ulisse e i suoi uomini, portati fuori rotta da una tempesta, approdarono all’isola dei Lotofagi, nel nord dell’Africa. Alcuni dei suoi uomini, una volta sbarcati per esplorare l’isola, si lasciarono tentare dal frutto del loto che fece loro dimenticare mogli, famiglie e la nostalgia di casa. È probabile che il loto di cui parla Omero sia proprio lo Zizyphus, un giuggiolo selvatico, e che l’incantesimo dei Lotofagi non fosse provocato da narcotici ma soltanto dalla bevanda alcolica che si può preparare coi frutti del giuggiolo.

Pare che per gli antichi Romani il giuggiolo fosse il simbolo del silenzio, e come tale adornasse i templi della dea Prudenza e le giuggiole erano usate, dopo aver fermentato, per produrre un vino, le cui più antiche preparazioni risalgono a Egizi e Fenici.

Ad Arquà Petrarca comune veneto dove i giuggioli sono ancora piantati nei giardini di molte abitazioni, le giuggiole sono utilizzate per realizzare ottime confetture, sciroppi, e il famoso “brodo di giuggiole”  un antico liquore, inoltre sempre in quella cittadina, esiste ancora una festa, in ottobre,completamente dedicata alle giuggiole.

Ma la giuggiola, oltre ad essere tanto stuzzicante per il palato, ha anche ottime proprietà medicinali. Contiene soprattutto vitamina C. Infatti 10 giuggiole equivalgono a 2 arance. Alcune delle sue principali proprietà terapeutiche sono epatoprotettive, antinfiammatorie, emollienti ed espettoranti. Nella medicina popolare è considerata uno dei quattro frutti “pettorali” con fichi, datteri e uvetta. Viene usata in infuso o in decotto per prevenire e curare i sintomi da raffreddamento e le infiammazioni alle vie respiratorie, e contro la tosse.

 

Ho provato a preparare dei muffins alle giuggiole, ed ho utilizzato il Bimby, ma siccome l’impasto è semplice si può anche eseguire a mano.

Ingredienti:

Per l’impasto

  • 100 gr di giuggiole denocciolate,
  • 150 gr di latte
  • 100 gr di burro
  • 60 gr di zucchero
  • 2 uova
  • 300 gr di farina tipo 00
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • un pizzico di sale

Per la glassa reale:

  • 250 gr di zucchero
  • 1 albume
  • 1 cucchiaio di succo di limone

Preparazione dell’impasto:

Mettere le giuggiole nel boccale e tritarle per 15 sec. a vel.9, aggiungere il latte e scaldarlo per 2 min, 37°, vel 1.

Io ho lasciato le giuggiole tritate dentro, così si sono ammorbidite. Poi aggiungere il burro, lo zucchero e le uova, frullare per 20 sec. vel 4.

Unire la farina, il lievito e in un angolo il sale e impastare per 15 sec. vel 5.

Versare l’impasto in pirottini di stagnola, poi infornare in forno caldo a 180° per circa 20 min.

Lasciar raffreddare e poi coprirli con la glassa.

Preparazione della glassa:

Inserire nel boccale lo zucchero e farlo a velo (io ho usato quello già preparato da me e aromatizzato di vaniglia) vel. da 0 a turbo per 30 sec.

Unire l’albume e il succo di limone, 40 sec. vel.6

Poi li ho decorati con una giuggiola e qualche codette colorata.

Mentre ero intenta a fotografarli, nell’attimo dello scatto, si è inserita Montedison, curiosa come sempre.

 

 

 

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