Archivio mensile:Mag 2013

Spatzle con pancetta e asparagi

Tempo di asparagi e quindi sotto con le ricette per utilizzarli al meglio.

Con l’aiuto di lui, visto il perdurare del torcicollo, ho preparato questi spatzle, che a noi piacciono molto, sono veloci, molto versatili perchè si possono fare anche con altri ingredienti. Quindi lui il braccio e io la mente……

Ma cosa sono gli spatzle?

Gli spätzle (termine originario dal dialetto svevo che significa piccolo passero) sono gnocchetti di forma irregolare a base di farina di grano tenero, uova e acqua, originari della  Svevia e della Baviera, e sono diffusi anche in Alto Adige.

A volte si usa la birra al posto dell’acqua.

Normalmente vengono serviti come contorno a piatti di cacciagione e carni ricche di intingolo, ma sono ottimi anche come primo piatto, gratinati, conditi con panna fresca o burro fuso. Oppure preparati con altri ingredienti, tipo spinaci, erbe o altre farine, integrali, di frumento.Per prepararli c’è un apposito strumento, io ho usato questo di TPW.

Ce ne sono anche altri modelli, in acciaio,che fanno la stessa funzione.

Questo si appoggia sulla pentola con l’acqua in ebollizione e si mette l’impasto sopra e poi con la spatolina si preme per far uscire come delle gocce che, a contatto dell’acqua bollente, si rapprendono subito.

INGREDIENTI:

  • 2 uova
  • 1 cucchiaio di olio d’oliva
  • 120 gr di acqua
  • 250 gr di farina OO
  • 1 cucchiaino di sale

per il condimento:

  • un mazzo di asparagi
  • due fette tagliate spesse di pancetta
  • 100 gr di panna
  • una pentola di brodo

Mescolare bene le uova, la farina, aggiungere poi l’olio, l’acqua e il sale fino ad ottenere quasi una pastella. Nel frattempo ho fatto cuocere gli asparagi nel microonde per cinque minuti.

Poi ho messo in una padella larga la pancetta, quando si è rosolata ho aggiunto gli asparagi tagliati a pezzetti ed un poco di sale.

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Li ho lasciati cuocere adagio e alla fine ho aggiunto la panna.

Ho preparato gli spatzle facendo scendere l’impasto dal mio attrezzo nella pentola di brodo bollente, li ho poi raccolti e messi nella padella con il condimento, li ho lasciati insaporire e quindi spolverizzati con abbondante parmigiano.

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Non ho fatto in tempo a fare la fotografia come si deve del piatto perchè è sparito subito, quindi molto graditi, sarà perchè ci ha messo mano lui???

Montedison si lava la coda…..

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Siccome mi devo lavare la coda ho deciso di mettermi comoda…

 

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Più di così…..

Cucina chiusa per violento torcicollo da 8 giorni, cucina lui……(ecco il modo per mettersi a dieta), spero di tornare presto.

Torta di ricotta e amaretti

La RICOTTA, parliamo un po’ di questo “formaggio” che non si può definire tale in quanto è un latticino. E’ prodotta non dal latte, ma dal suo siero, che è un residuo della lavorazione del formaggio. Il nome ricotta deriva dal fatto che il trattamento termico del siero è una seconda cottura, per cui il siero viene appunto ri-cotto.

La storia della ricotta è molto antica, sembra che venisse già prodotta ai tempi dei Sumeri e degli Egizi, era molto usata ai tempi dei Greci e dei Romani, ma la sua massima espansione ci fu nel Medioevo.

In commercio si possono trovare molti tipi di ricotta , con caratteristiche  molto diverse. A seconda del tipo di siero utilizzato infatti, c’è la ricotta di pecora, di vacca o di capra. Anche la consistenza può essere diversa. In Sardegna ad esempio, oltre alla ricotta fresca, si produce anche quella stagionata, molto compatta e consistente tanto da poterla grattugiare. Di consistenza molto simile è quella romana, asciutta e a forma di cono; ancora diverse sono quella toscana e quella calabrese dal gusto più delicato.

Viene prodotta in Sardegna, Sicilia, Basilicata, Abruzzo,Puglia, Calabria e Campania ed è usata grattugiata sulla pasta asciutta ed in particolare sulla ricetta siciliana della pasta alla Norma. La ricetta abruzzese tradizionale degli anellini alla pecorara, prevedeva l’utilizzo di ricotta essiccata. Infatti era una ricetta che i pastori preparano durante la transumanza quando cioè non era possibile reperire prodotti freschi. Nelle valli valdesi, in provincia di Torino, viene prodotto un particolare tipo di ricotta stagionata nel fieno che si chiama saras del fen.

Fuori dall’Italia si produce ricotta nei paesi mediterranei europei: Francia (sérac, brocciu corso), Grecia (myzíthra, anthótyros), Spagna (requeson) e Malta (rikotta). (Wikipedia)

A Buscemi in provincia di Siracusa la prima domenica di aprile si svolge la Sagra della ricotta. La mattina all’alba i produttori preparano il latte in enormi pentole di rame,iniziando così la preparazione della ricotta. Il tutto si svolge nel quartiere medievale del paese, proprio per rendere più caratteristica la sagra e ritrovarsi immersi in un tempo che ormai non ci appartiene più.

Con la ricotta si possono preparare tanti gustosi piatti, dolci o salati, naturalmente deve essere freschissima. Ogni regione italiana ha la sua specialità, sia preparata con la ricotta dolce, salata, fresca o secca, dai primi ai dolci.

Io ho preparato questa torta ed ho aggiunto degli amaretti, tanto per cambiare…

Ingredienti:

  • 500 gr. di ricotta
  • 150 gr di zucchero
  • 50 gr di farina
  • 50 gr di latte
  • 1 uovo
  • 1 pizzico di sale
  • buccia di limone grattugiata (io ho usato un poco della mia seccata)
  • 1 bustina di lievito in polvere.
  • 5 amaretti, sbriciolati a mano

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Mescolare bene la farina con la ricotta, lo zucchero, il latte, l’uovo, il sale e la buccia di limone. Poi aggiungere il lievito e amalgamare molto bene il tutto. Sbriciolare sopra degli amaretti, facendone penetrare un po’ nell’impasto. Versare il composto in una teglia e cuocere in forno statico, già caldo, a 160/180° per 45 minuti.

Era bella gonfia e dorata, ma ho avuto l’inavvertenza di aprire un pochino il forno e….la mia torta si è seduta……ma era buona lo stesso, infatti l’abbiamo mangiata in un bel pomeriggio….piovoso e ventoso……..tra una partita di carte e l’altra.

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Pasta e fagioli all’antica, ma…

Pasta e fagioli all’antica, ma…cucinata con il Bimby. L’ho sempre preparata nella pentola di coccio, ma ero curiosa di seguire la ricetta del libro e vi assicuro che ancora una volta Bimby si è dimostrato un fedele alleato.

Ho trovato questo simpatico articolo da “Agriturismo San Benedetto al vigneto in provincia di Rieti” e ve lo copio:

La storia della pasta e fagioli inizia oltre duemila anni
fa: il fagiolo e il grano duro, amanti per contrasto sia per il
contenuto dei nutrienti sia per forma che per colore si dettero
appuntamento in Italia, alcuni dicono a Roma altri ipotizzano Napoli,per
consumare una notte di passione. Il letto di nozze avrebbe dovuto
essere appunto una pasta e fagioli. Il grano duro fu il primo ad
arrivare sul luogo dell’appuntamento: arrivò intorno al primo secolo a.C..

Il fagiolo invece non fu puntuale: viveva in America e fu costretto ad
aspettare Cristoforo Colombo che finalmente arrivò esattamente nel 1492.
Il fagiolo, grazie alle scoperte geografiche di quell’epoca ed alle
imprese dei navigatori spagnoli e portoghesi, riuscì ad imbarcarsi per
il vecchio continente solo intorno al 1530 insieme ad altre colture come
i pomodori e i peperoni. Nel XVI secolo, infatti, giunsero in Europa.
Nel frattempo il grano duro si consumava in un’estenuante attesa
cercando invano di abbellire la mensa degli uomini di potere.”

Nella cucina napoletana una particolarità della pasta e fagioli, così come per la pasta cotta con altri legumi, è che la pasta viene cotta direttamente insieme ai legumi, invece che essere cotta in acqua salata a parte, prima di essere aggiunta ai fagioli. Con questa preparazione tutto l’amido della pasta, che andrebbe invece perso scolando la pasta, viene conservato.

Questo, insieme alla mantecatura della pasta conferisce alla pasta e fagioli un sugo più denso e cremoso (azzeccato, in napoletano).

Molto popolare, nella cucina napoletana, è anche l’uso delle cotiche o delle cozze nella pasta e fagioli.

A questo punto la mia ricetta si avvicina molto a quella napoletana, poichè in quella emiliana ci sono le patate che non ho messo.

INGREDIENTI:

  • i gambi della cipolla di Tropea (quella che ho usato per le frittatine)
  • due pezzi di cotica di maiale (sgrassata e bollita)
  • un rametto di rosmarino
  • una crosta di formaggio parmigiano
  • 40 gr di olio
  • 450 gr di fagioli borlotti lessati
  • 100 gr di passata di pomodoro (quella fatta da me questa estate)
  • 1000 gr di acqua
  • un cucchiaio di dado Bimby
  • 200 pasta ditalini
  • sale/pepe/parmigiano q.b.

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Mettere nel boccale i gambi delle cipolle, la cotica, la crosta di formaggio e il rosmarino, tritare 5 sec. vel 7; unire l’olio, metà dei fagioli e la passata , frullare 5 sec. vel 5.

Versare l’acqua e il dado, cuocere 20 min. 100° vel 1. Aggiungere poi la pasta, aggiustare di sale e pepe e cuocere il tempo indicato sulla confezione a 100°, funzione antiorario, vel soft. Cinque minuti prima del termine della cottura aggiungere i fagioli interi rimasti.

Servire con un filo d’olio e una generosa spolverata di parmigiano, ma Mauro ha anche aggiunto, come facevano i vecchi, anche mezzo bicchiere di vino rosso. 011

Con questa ricetta partecipo al contest – scambiamoci una ricetta, la pasta –

del blog: “Io testo positivo”

Seconda edizione di Scambiamoci una ricetta

 

 

Frittatine Tropea

Si potrebbe dire, ma sì è solo una frittata, ma state a sentire:

– uova del pollaio del mio vicino, cipolle di Tropea fresche che vengono da là sicuro, pancetta fatta in casa e olio piccante fatto da me. Cioè tutto genuino.

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Ingredienti:

  • tre uova,
  • due cipolle di Tropea,
  • pancetta stesa tagliata a dadini
  • olio piccante
  • poco sale.

Ho messo in una padella dell’olio piccante,  la pancetta e la cipolla tagliata sottile, fino a che non siano ben dorate entrambe, poi ho sbattuto le uova con il sale e le ho sparse nella padella, mescolando adagio.

Ho tagliato la frittata a forma di cuore e l’ho messa nel piatto. sì’, magari si intuisce che sono dei cuori, però le mie frittatine sono carine e buone.

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Asparagi….in risotto

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L’ASPARAGO:   asparagus officinalis

Il termine asparago o asparagio (dal greco aspharagos, che è dal persiano asparag, ossia germoglio) può designare sia l’intera pianta che i germogli.

Nel caso di coltura forzata il turione si presenta di colore bianco mentre in pieno campo a causa della fotosintesi clorofilliana assume una colorazione verde. Diversamente da molte verdure, dove i germogli più piccoli e fini sono anche più teneri, gli steli più grossi dell’asparago hanno una maggiore polpa rispetto allo spessore della pelle, risultando quindi più teneri.

L’asparago fu coltivato e utilizzato nel Mediterraneo e dagli Egizi 2000 anni fa, così come in Spagna. Mentre i Greci non sembra che coltivassero gli asparagi, i Romani già nel 200 a.c. avevano dei manuali in cui minuziosamente  ne esponevano la coltivazione.  Agli imperatori romani gli asparagi piacevano così tanto, che sembra  abbiano fatto costruire delle navi apposite per andarli a raccogliere e che si chiamavano proprio come l’asparago (“asparagus”). Dal XV sec. è iniziata la coltivazione in Francia poi, nel XVI sec.anche in Inghilterra; solo successivamente fu introdotto inNord America.

Della stessa famiglia dell’aglio e della cipolla, l’asparago condivide con essi anche alcune proprietà positive (grazie all’effetto diuretico è un coadiuvante contro gotta, calcoli renali,reumatismi e idropisia). In particolare esso ha un ruolo attivo nella diminuzione di casi di eczema.

L’asparago per essere consumato viene prima lessato con acqua salata per breve tempo oppure cotto a vapore. Inoltre si può preparare per risotti, zuppe, ecc. Per preservarne il colore vivo gli asparagi verdi (cosi come per quasi tutte le verdure verdi) si possono raffreddare in acqua molto fredda immediatamente dopo la cottura.   (da Wikipedia)

Questo è il mio risotto, preparato con il Bimby TM31, ma, come sempre, si può fare anche in padella.

INGREDIENTI:

  • 250 gr di riso
  • 200 gr di asparagi
  • 1 pezzetto di cipolla
  • 20 gr di olio
  • mezzo misurino di vino bianco
  • 500 gr di acqua calda
  • burro – parmigiano – sale

Tagliare le punte degli asparagi e metterle da parte. Nel boccale olio, cipolla e i gambi degli asparagi, 2 min. 100° vel 3.

Aggiungere le punte degli asparagi, il riso e il vino, senza misurino 3 min. 100° vel 1, pulsante modalità antiorario.

Aggiungere l’acqua calda, aggiustare di sale e cuocere, senza misurino, 14/15 min. 100° vel 1, sempre antiorario, ultimata la cottura versarlo in una zuppiera, mantecare con il burro e il parmigiano, servire con lo stesso vino bianco usato per la cottura.

Buon appetito e speriamo che arrivi la primavera.

…se si ferma il computer?

Però, il mio computer ha fatto i capricci, si è fermato per qualche tempo, mi ha lasciata in silenzio, lontana da tutto e tutti, e io?

Io sono stata costretta a riflettere, dopo un attimo di “panico” (si fa per dire), ho pensato a quante cose faccio con lui, con chi mi mette in contatto, quante cose scopro (io che amo fare le ricerche, come a scuola), come faccio presto a scrivere una lettera ed a ricevere la risposta, alle volte in tempo reale.

Posso parlare (!!!) con il Giappone, l’America, posso immediatamente avere le notizie del giorno, se cerco una ricetta con le melanzane,  ne trovo mille, ecc. Poi, continuando a riflettere, mi sono detta, ma vuoi mettere scrivere un biglietto di auguri, scelto specialmente per la persona, scriverlo e spedirlo, oppure sfogliare i miei libri di cucina, toccare la carta (io adoro i libri non virtuali, ma che ti frusciano in mano), e alla fine, traendo le conclusioni, mi sono detta che non è male che ogni tanto il computer si fermi. Ti permette di riappropiarti del tuo tempo, di andare più adagio e questo aiuta a riscoprire ciò che hai intorno e il tempo che va un po’ più piano.

Addirittura ora il computer c’è nei vari i-pad/i-pod, nei cellulari e sembra che non si possa vivere senza. Invece si può, poi quando me lo hanno aggiustato, ho potuto riprendere ad andare a spasso per il mondo, ma con la consapevolezza che il mio mondo non finisce nello schermo.

Buona giornata

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