Passeggiando per Ferrara

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A Pasquetta…bella giornata anche se fredda e allora via a fare i turisti a Ferrara, per scoprire qualche curiosità. Prima in una zona poco frequentata e poi nella folla del centro. La città di Ferrara sorge sulle sponde del Po di Volano, che separa la città medioevale dal primitivo borgo di San Giorgio e delimita il confine con i nuovi insediamenti contemporanei a sud delle mura. Ferrara gode di un periodo aureo quando nel Basso Medioevo e nel Rinascimento, sotto il governo della famiglia degli Este, viene trasformata in un centro artistico di grande importanza non solo italiano ma anche europeo, arrivando ad ospitare personalità come Ludovico Ariosto e Torquato Tasso, Niccolò Copernico e Paracelso, Andrea Mantegna e Tiziano, Giovanni Pico della Mirandola e Pietro Bembo. L’UNESCO le conferisce il titolo di patrimonio mondiale dell’umanità per la prima volta nel 1995 come città del Rinascimento e successivamente, nel 1999, riceve un ulteriore riconoscimento per il delta del Po e per le delizie estensi. Ferrara inoltre è una dei 4 capoluoghi di provincia (assieme a Bergamo, Lucca e Grosseto), il cui centro storico è rimasto quasi completamente circondato dalle mura che, a loro volta, hanno mantenuto pressoché intatto il loro aspetto originario nel corso dei secoli. Il centro storico della città rappresenta uno degli esempi meglio conservati di città medioevali, caratterizzato perciò da un vasto numero di monumenti, palazzi, chiese e strade storiche, ad iniziare dal Castello Estense, edificio in mattoni a pianta quadrata dotato di quattro torri difensive con altane e circondato da un fossato colmo d’acqua che lo rende, a tutt’oggi, uno degli ultimi castelli europei circondato da un fossato. Le Mura di Ferrara sono lunghe all’incirca 9 km giungendo ai giorni nostri come si presentavano in epoca medievale. Dotate di numerosi baluardi difensivi, specialmente nella parte sud, in tempi antichi erano interamente circondate da un fossato e ornate da importanti varchi di accesso.  Altrettanto importanti sono le Delizie estensi ovvero un insieme di 19 ville presenti nel territorio ferrarese e nella sua provincia. Rappresentavano i luoghi di ritiro estivi e di svago degli Este, collegati alla città tramite canali navigabili.  Le più conosciute e meglio conservate sono quelle di Schifanoia a Ferrara, di Belriguardo a Voghiera e quella di Copparo. Da ricordare anche lo splendido Castello di Mesola, residenza di caccia degli Este. Ferrara  è uno dei pochi siti italiani in cui si faccia uso dell’energia geotermica per la produzione di acqua calda e calore che va ad alimentare la rete di teleriscaldamento della città. (Wikipedia)

Abbiamo cominciato a salire sulle mura

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Un baluardo difensivo delle mura ??????????

per poi arrivare alla isolata Chiesa di Sant’Antonio in Polesine, il sito è uno dei più suggestivi della vecchia Ferrara. Il monastero fondato nell’alto medioevo dagli agostiniani  nel 1297 passò alle monache benedettine della beata Beatrice II d’Este, figlia del marchese Azzo VII. Da allora il monastero fu sempre protetto e patrocinato dagli Estensi Il toponimo “in Polesine” non si riferisce al Polesine, territorio identificato tra i fiumi Adige e Po, ma alla sua antica ubicazione, un terreno rialzato circondato dalle acque del Po. Qui è nata la “Persicata”, tra le mura del monastero di Sant’Antonio in Polesine, dalle mani sapienti di quelle suore benedettine – che al tempo degli Estensi si erano distinte per il canto – che si mostrarono abilissime nel preparare le pesche caramellate per i forestieri e per gli ammalati. L’ingresso al Monastero ?????????? Il portone principale ed in secondo piano la chiesa.

Un chiostro

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Praticamente all’interno ci sono due chiese, separate da una grata, una per il pubblico ed un’altra per i religiosi, quella pubblica  è in stile barocco, con un bel soffitto affrescato nel Seicento da Andrea Ferreri. La chiesa interna,  possiede invece tre cappelle affrescate in diverse epoche.

grata che separa le due chiesette ??????????

passeggiando per le vie

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si incontrano anche i famosi voltoni ??????????

oppure delle lapidi sulle case, ??????????

o  un oleandro che, rompendo il  vaso per far penetrare le sue radici nel terreno insiste nel crescere abbracciato ad un muro

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poi si arriva alla chiesa di Santa Maria in Vado. Il nome deriva da un guado (vado) del Po, che si trovava nelle vicinanze. La chiesetta è documentata fin dal X secolo. Nel 1171 fu sede di un miracolo eucaristico: spezzando l’ostia consacrata durante una funzione religiosa, a Pasqua, da essa zampillò sangue bagnando la volta che copriva l’altare. ??????????

la volta antica sulla quale si scorgono ancora delle macchie di sangue. ??????????

Non dimentichiamo poi la sua gastronomia, prime fra tutti le famose “crocette ferraresi” o ” ciupèta”

un pane fatto a mano, si può mangiare anche altrove, ma non sarà mai come quello prodotto a Ferrara, dicono che sia l’acqua, l’aria, fatto sta che è unico. Poi tra i primi piatti, le Tagliatelle, il 29 maggio 1503, presso la Delizia Belriguardo, in occasione del matrimonio tra Alfonso II d’Este e Lucrezia Borgia per merito dello scalco (cuoco) Cristoforo da Zeffirano, furono create a ricordo dei capelli biondi di Lucrezia al suo arrivo a Ferrara; ricetta poi tramandata da Messisbugo. Cappellacci (capplàzz): grossi tortelli pieni di zucca. Le origini di questo piatto risalgono al tempo degli estensi, tra l’altro ricetta del 1584 di Giambattista Rossetti, scalco di Lucreazia d’Este. Cappelletti ferraresi: si differenziano da quelli bolognesi (i “tortellini”) e da quelli romagnoli per il loro ripieno meno grasso, ovvero con la goletta di maiale fresca. Lasagne: specie quelle pasticciate, hanno origine prettamente ferrarese; più larghe e servite cosparse di grana e ragù, servite anche verdi se impastate con spinaci tritati. Pasticcio di maccheroni: sontuoso piatto tipico di Ferrara del periodo di Carnevale, composto da maccheroni conditi con ragù di carni miste, funghi, tartufo e besciamella contenuti in un involucro di pasta frolla indorato al forno. Definita come un capolavoro di talento gastronomico, un piatto che è insieme dolce e salato, gustoso e sostanzioso; la forma può essere paragonata al cappello di un prete. Nei secondi piatti troviamo: La salamina da sugo :bandiera gastronomica e tipico piatto natalizio di Ferrara; è un isaccato di carni suine macinate e condite con vino, aglio e spezie. Stagionata dai 6 ai 12 mesi, richiede una preparazione particolare e una lunga bollitura prima di consumarla a cucchiaiate sul classico letto di purè di patate. Le prime notizie di questo succulento piatto risalgono al XV secolo. Salame all’aglio: ha origini ataviche ed è un tipico prodotto ferrarese, risale al 1383. Gli ingredienti principali sono le parti migliori del maiale (lombi, prosciutti); sale; pepe; aglio e vino. Il dolce per eccellenza è il Pampepato: fa parte dei dolci “ricchi” ed è il dolce tipico di Natale. E’ apparso nel corso del 1600 e pare sia stato prodotto dalle monache di clausura del convento del Corpus Domini. Viene preparato con farina, zucchero, cacao, canditi, caffè e mandorle. Dopo la cottura in forno viene bagnato con un liquore particolare e poi ricoperto di cioccolato fondente.  La sua forma  ricorda senza dubbio la forma della papalina.

Ci sono tante altre specialità che potrete gustare visitando questa citta affascinante, vivibile, con angoli silenziosi e ricca di storia. Vi invito a visitarla, sarà una sorpresa.

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    • Grazie a te Fiamma, mi fa sempre piacere condividere le mie esperienze di viaggio e di ricette. Felice che ti sia piaciuto l’articolo, Ferrara è sempre una scoperta, anche se poco menzionata. Mi piacerebbe che tu tornassi a farmi visita, grazie, ciao

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