Archivio mensile:agosto 2015

La nostra prima vera escursione

Siamo andati in vacanza in montagna convinti di fare qualche giretto o sostare sotto ad un pino a leggere un libro. Invece, in val Venosta, abbiamo cominciato a fare un giro alle sorgenti dell’Adige, poi a spasso in macchina, ma un giorno il nostro albergatore Robert ci ha proposto di andare con lui ed altri ospiti a fare un’escursione. Ma veramente non siamo allenati, poi io ce la farò? Poi ..poi….nulla, Robert mi ha dato fiducia e siamo partiti. Siamo arrivati in auto fino a Prato dello Stelvio, un paese della Val Trafoi e, lasciate le macchine, abbiamo proseguito a piedi, fino ad un certo punto tutti insieme, poi Robert, generosamente, ha detto a noi due di proseguire su un sentiero che è una vecchia strada militare e quindi facile e larga e loro su per un sentierino che si inerpicava tra il bosco. Ci troviamo al rifugio Forcola, va bene, Robert, ma quanto ci vuole? Ma circa due ore…sì le sue, lui che è abituato….va bene, partiamo e prima vediamo un recinto con dei cervi, raccolti feriti, curati e poi rimessi in libertà, bella la femmina che fa capolino dietro ad un albero.

cervi (foto di Robert S.)

e naturalmente sul sentiero incontriamo le mucche,

mucche su sentiero

ma anche un bellissimo panorama sulla valle

val venosta

quando arriviamo al rifugio Forcola (m. 2153) troviamo comodamente seduti gli altri partecipanti all’escursione, i quali, gentilmente, ci dicono di essere lì da cinque minuti….

rif forcola

da sinistra Mauro, due giovani ospiti, il nostro albergatore Robert e altri due ospiti. Dopo aver bevuto un the loro hanno proseguito per un giro alle malghe e noi siamo rimasti lì, avevamo fatto già abbastanza, e ci saremmo ritrovati poi giù dove eravamo partiti. Ma dopo aver ammirato il panorama cosa si fa? Si mangia naturalmente….lui ha preso wursteln e patatine fritte (ahi..ahi) ed io, ligia agli insegnamenti di Robert, invece un’insalata mista con i canederli, buonissima.

insalata e canederli

Poi dopo aver sostato ancora in vista dell’Ortles e del suo ghiacciaio, sempre meraviglioso, da qualunque parte lo si guardi…

bella la luce sul ghiacciaio

ortles

gruppo ortles

abbiamo preso con calma la via del ritorno e stavolta veramente siamo arrivati insieme.

(le mie foto sono azzurrate perchè ho sbagliato qualcosa ma…si vedono lo stesso)

Da qui in poi, queste foto sono state fatte e gentilmente concesse da Robert Sagmeister dell’hotel Greif di Malles.

partenza di gruppo

partenza

panorama

panorama

cascatella tra i rododendri

cascatella

le caprette di Heidi

capre

indicazioni stradali

indicazioni stradali

temerari in bicicletta

in bici

e loro a piedi

ospiti a piedi

bellissima composizione (naturale) di  fiorellini rosa, tra rametti grigi con i licheni.

fiori rosaq

in montagna chi si incontra, si saluta sempre…….fate ciao

fate ciao

sarà piccola, con dei bellissimi disegni e colori…ma è pur sempre una vipera … pronta all’attacco

vipera

no, me ne vado, siete in troppi….

vipera2

ed infine il gruppo si ricompone, per tornare in albergo per la cena.

gruppo

Bellissima giornata, bellissima escursione, bellissima compagnia, grazie a tutti.

 

 

 

 

 

 

 

 

Succo di pomodoro da scarti

Si sa che il pomodoro fa bene, il frutto maturo è ricco di principi nutritivi seppure a basso contenuto calorico. Il succo o il centrifugato di pomodoro, assunti come bevanda rendono disponibile all’organismo una quantità significativa di licopene, un antiossidante che ha attività di prevenzione dei tumori e  nel combattere l’invecchiamento e  le malattie cardiovascolari.

Mentre i semi aiutano la motilità intestinale e fluidificano il sangue. Quindi usiamo tutto del pomodoro, polpa, bucce e semi per approfittare al massimo delle sue proprietà e così ho fatto. Ho messo ad essiccare nel mio essiccatore i pomodori, tagliati a metà e privati dei semi e del liquido. Per finire l’essiccazione li ho messi al sole, da brava siciliana ad honorem, ma ho conservato il resto.

INGREDIENTI:

  • semi di pomodoro,
  • acqua del pomodoro
  • qualche buccia
  • parte di qualche pomodoro ammaccato

Ho frullato il tutto, omogeneizzandolo e poi ho inserito il succo nelle bottigliette, che ho sterilizzato per circa 20 min. Naturalmente non può essere limpido, ma basterà filtrarlo ed ecco pronto un succo di pomodoro, da recupero, pronto per essere aperto, magari a Natale per preparare un aperitivo, tipo Bloody Mary (con l’aggiunta di vodka, tabasco, limone, sale e pepe) oppure il Virgin Mary la versione analcolica dello stesso cocktail, che si riduce a succo di pomodoro condito come sopra, ma senza vodka.

O ancora per essere bevuto tale e quale o da aggiungere a qualche salsa, in modo da riscoprire l’effetto estate.

succo recupero

 

 

 

 

 

La mia panzanella

Sono sommersa dai pomodori perchè devo fare le “conserve”, li ho acquistati dall’Azienda Agricola Nonna Nella di Montorsello vicino a Guiglia (Mo). Sono i “Roma” belli, rossi, maturi, profumati e polposi e allora via di ricette.

Stasera sempre con quei pomodori in mano ho preparato la Panzanella, lo so ci vorrebbero quelli da insalata, ma questi sono talmente belli e succosi che li ho usati per questo piatto. Piatto fresco, estivo, allegro, giusto per tentare di combattere questo caldo che non accenna a placarsi, nonostante un notte di pioggia.

panzanella

Ingredienti:

  • pomodori maturi
  • pane raffermo
  •  un peperone rosso
  •  un cetriolo
  • una cipolla rossa
  • sale alle erbe
  • acqua q.b.
  • quattro foglie di basilico
  • olio d’oliva
  • aceto balsamico

Ho messo a bagno in un po’ d’acqua del pane raffermo a pezzetti, intanto ho tagliato i pomodori e affettato sottile la cipolla. Poi ho affettato il cetriolo e tagliato a pezzetti piccoli il peperone.

Quando il pane si è abbastanza inzuppato, l’ho strizzato e messo nella ciotola dove avevo già messo gli altri ingredienti. Ho aggiunto il sale e condito con olio e aceto balsamico. Tenuto in frigo fino alla cena e poi….è sparita tutta.

Semplice da fare, veloce e molto invitante come piatto, anche se si hanno persone a cena, la si può preparare in anticipo.

Campanile nel lago

Sì, il campanile del vecchio paese di Curon in val Venosta, svetta da solo nel lago di Resia.

campanile lago2

Il lago di Resia è un bacino artificiale della Val Venosta situato a 1.498 metri s.l.m. ed è  il lago più grande dell’Alto Adige, si trova  nel comune di Curon. La sua storia in realtà è legata a un triste ricordo.

Un tempo presso il Passo Resia si trovavano tre laghi naturali: il lago di Resia, il lago di Curon (anche detto lago di Mezzo) e il lago di San Valentino alla Muta. Con la costruzione di una grande diga nel 1950 i tre laghi vennero unificati provocando la completa sommersione dell’antico centro abitato di Curon, parte dell’abitato di Resia e di molti meleti. Curon venne trasferito più a monte. I lavori di costruzione iniziarono già nel ’39 con l’intento di sfruttare i tre laghi per la produzione di energia idroelettrica. Le attività furono sospese solo durante il conflitto mondiale per poi riprendere nel ’46, nonostante le difficoltà economiche e la mancanza di materie prime. Grazie ad alcuni investimenti svizzeri fu possibile importare alcuni materiali dall’Argentina, dalla Sila (Calabria) e dal resto del Nord Italia e dare seguito quindi ai lavori. Le acque dei tre laghi presto sommersero 163 case e 523 ettari di terreni coltivati. Fra questi vi era anche un’antica chiesa del ‘300, a testimoniarlo è il suo campanile che ancora oggi emerge dalle acque del lago di Resia. Solo d’inverno, quando il lago diventa ghiacciato, il campanile può ancora essere raggiunto a piedi.

  (foto Nikon club.it)

Purtroppo, numerose infiltrazioni d’acqua minacciano la sua integrità, ecco perché nel 2009 sono stati eseguiti alcuni lavori di restauro.

Oggi il campanile di Curon rappresenta uno dei punti più affascinanti del lago di Resia, capace di attirare un ampio numero di fotografi. Il particolare affetto della gente del posto ancora lo ricorda vivo nel cuore grazie a una leggenda che sente ancora le campane suonare durante le rigide notti invernali. (tratto da Sudtirol com.)

(foto di BLS Sudtirol AltoAdige)

Questo è il campanile di notte, visione inquietante che fa da monito alla tragedia vissuta dagli abitanti di Curon, che hanno dovuto abbandonare le loro case, i terreni coltivati per far posto ad un unico lago. Il campanile è diventato meta di turisti, hanno aperto vicino alberghi, ristoranti, negozi, ma io credo che questo non possa far dimenticare quello che la generazione precedente abbia vissuto.

ma resia

turisti in posa.

mk resia

E’ impressionante vedere questo campanile che, nonostante l’acqua che lo consuma, il ghiaccio d’inverno, continua imperterrito a ergersi dal lago; i suoi orologi sono senza lancette, quasi a significare che il tempo si è fermato nel momento in cui hanno distrutto il paese.

Rimane a questo punto solo un desiderio: che tutti quelli che si fanno fotografare o che scattano fotografie si fermino un attimo per ricordare della tragedia del Lago di Resia e non considerino il campanile solo un soggetto da cartolina.