Vacanza di un giorno

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Chi ha detto che per fare vacanza bisogna andare via una, due settimane, prenotare, girare per i soliti posti, si può benissimo fare vacanza anche di un solo giorno. Ed è quello che abbiamo fatto noi, una giornata piena,  brevi percorsi e dentro ci sono stati una gita ad un bellissimo piccolo laghetto, di Mergozzo, una scoperta delle cave di Candoglia, dove scavano il marmo per il duomo di Milano, una salita al Santuario della Madonna del Boden, naturalmente una sosta in un ristorante vicino e poi il percorso della linea Cadorna e rientro.

Tutto questo alle spalle del lago Maggiore, con calma, scoprendo posti nuovi e tanta pace nella sosta al Santuario.

Ma andiamo con ordine. Eravamo sul lago Maggiore ed ho programmato questa gita, breve, non stancante per Mauro (reduce da problemi alle ginocchia) e soprattutto per ritornare al Santuario del Boden dove ero stata già da piccolissima, quando facevo le vacanze al lago, dalla nonna e mio zio mi portava a spasso.

La prima tappa è stata il Lago di Mergozzo, in  tempi antichi il lago rappresentava l’estrema punta del braccio occidentale del lago Maggiore. In passato, tuttavia, il lago era più esteso ed elevato. Da circa cinque secoli, le continue inondazioni e alluvioni del fiume Toce hanno formato un lembo di terra che ha diviso i due bacini e sul quale è nata la frazione di Verbania Fondotoce.

Le acque di questo piccolo lago risultano essere tra le più pure e pulite d’Italia  vista la mancanza di industrie sulle rive,  il divieto d’uso di barche a motore e una rete fognaria che – con dei sofisticati filtri – non scarica nel bacino ma nel fiume Toce .

a destra il Montorfano, come si vede si eleva tutto solo.

Il paesino di Mergozzo è delizioso, abbastanza tranquillo, con alberghi e ristoranti, ha un nucleo storico con piccoli vicoli.

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Nella piazza c’ è un olmo che ha 500 anni ed è il simbolo incontrastato di Mergozzo, è  una pianta secolare che si trova sulla riva del lago ed è annoverato tra gli “alberi monumentali” del Piemonte.

Attualmente l’albero è completamente cavo e sostenuto da “stampelle” di metallo, ma ancora verde e rigoglioso.

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L’Olmo era già presente a Mergozzo dal 1600 come testimonia la più antica raffigurazione del paese conosciuta: la pala d’altare della Madonna del Rosario, dipinta nel 1623 da Carolus Canis, e conservata nella chiesa parrocchiale.

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Anticamente sotto di esso le autorità locali  si riunivano per le decisioni riguardanti la comunità e per amministrare la giustizia.

Ora invece troviamo due pellegrini……

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Risultati immagini per olmo di mergozzo

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Salendo per i vicoli incontriamo la chiesa romanica di Santa Marta risalente al XII secolo. Qui c’è una leggenda che riguarda Santa Marta ed uno strano drago, Tarasque,  che  tormentava le paludi vicino a Tarascon ,( comune francese situato nella zona della Provenza-Alpi-Costa Azzurra) distruggendo ogni cosa sul suo cammino e terrorizzando la popolazione. Tarascon è ancora associato a storie e leggende che risalgono agli inizi della nostra era. Secondo la tradizione, Marta di Betania , venuta dalla Giudea , arrivò a Tarascon dove c’era allora Tarasque, e la Santa con coraggio  miracolosamente domò la bestia. Infatti sulla lunetta della chiesa è raffigurata Santa Marta che sconfigge il drago Tarasque.

Durante la festa di Santa Marta il portale viene decorato con le ortensie, che fioriscono proprio nel periodo.

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e un’altra tradizione vuole che, sempre durante la festa, venga servito a tutti un mega risotto.

Ma non siamo riusciti a sapere come mai questa santa e il suo drago siano finiti in questo paesino sul lago.

Invece abbiamo scoperto una specialità del lago di Mergozzo, la “Fugascina”  o focaccia dolce, è una pasta frolla stesa sottilmente e cotta in teglia in un quadrato unico e tagliata poi appena sfornata; della focaccia ha solo il nome perchè non è un lievitato. E’ molto gustosa e l’abbiamo acquistata e mangiata subito….

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Proseguiamo per Candoglia che è nota per le cave di marmo, da cui, a partire dal 1387, per concessione del duca Gian Galeazzo Visconti, la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano estrae il materiale per la cattedrale lombarda.

Il marmo, contrassegnato con la sigla Aufa (ad usum fabricae ambrosianae) veniva imbarcato sul Toce e trasportato a Milano attraverso il Lago Maggiore ed il Naviglio Grande senza dover pagare dazi o gabelle. Dall’acronimo A.U.F. tradizionalmente viene fatto derivare il modo di dire mangiare a ufo , variante del mangiare a sbafo, ovvero “senza pagare”.

Una legge del 1927, in seguito confermata da una legge regionale piemontese, rinnova il diritto esclusivo dell’ente della Fabbrica del Duomo ad utilizzare i marmi di Candoglia.

ingresso alla cava

 

Un angolo del tetto del Duomo di Milano, tutto in marmo di Candoglia, mostrante le varietà cromatiche di questa pietra

Un angolo del tetto del Duomo di Milano, tutto in marmo di Candoglia che mostra le varietà cromatiche di questa pietra.

Poi siamo ripartiti per raggiungere il Santuario del Boden, non lontano, un piccolo Santuario con una venerata Madonna sin dal 1500.

Ma la prossima volta farò dettagliato questo racconto.

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  1. Che bella lezione di storia e geografia con grande arte! E che una grande vacanza! Grazie per aver condiviso questo, Marika. Ero molto felice e più ricca in Italia! Miriam

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