Archivio mensile:febbraio 2020

Festa del gatto

Oggi è la mia festa e io voglio fare quello che mi pare – cioè niente, riposare ed essere servita – (Montedison)

La Festa Nazionale del Gatto ricorre il 17 febbraio ed è nata nel 1990.

Il GATTO, già addomesticato dagli antichi Egizi oltre seimila anni fa per difendere le granaglie dai topi, divenne subito anche una divinità: la dea Bastet con corpo da donna e viso da gatto.

La storia dell’uomo e quella del gatto corrono parallele da sempre, dalle mummie di gatti degli egiziani, che li amavano fino a portarli nell’oltretomba, ai mosaici di Pompei, che testimoniano la loro importante presenza anche nella società romana. Li troviamo anche nell’Islam: fu la gatta Muezza a salvare Maometto dal morso di un serpente.

Ma non sempre il rapporto con l’uomo fu positivo: nel Medio Evo,in Europa, ci fu il momento più grigio per il felino domestico, demonizzato e associato alla stregoneria. La riabilitazione arrivò poi col Rinascimento, e sempre grazie alla sua indispensabile e utile presenza nelle campagne contro i topi, ai tempi terribili portatori di malattie.

Giusto festeggiare anche i gatti, sono parte integrante della nostra vita (per chi li ama),

In occasione della Giornata Nazionale del Gatto l’Ente Nazionale Protezione Animali ha pubblicato una guida pratica per imparare a prendersi cura dei gattiche amiamo. “Adotta un gatto” ci spiega cosa fare prima dell’arrivo di un gattino in casa, come capire i suoi bisogni, come prenderci cura di lui. A partire dalla decisione di adottare un animale domestico, che non deve essere un capriccio, ma un atto d’amore,una decisione che implica prendersi cura di lui per tutto il resto della sua vita, nel bene e nel male.

Quello che abbiamo fatto noi con Montedison, la nostra bellisima gatta, buttata come uno straccio nei capannoni della Montedison a Ferrara e salvata da un uomo buono che, dopo essere riuscito a catturarla l’ha portata al gattile, dove noi eravamo andati proprio quel giorno per adottare un gatto. Circa tre mesi, femmina, denutrita e spaventata, ma quando l’ho presa in braccio non si è più spostata facendo ron ron, per dirmi, ok ti ho scelta.

Ed ora fa veramente parte della famiglia da ben 12 anni.

ed è anche un po’ viziata, ama bere un piattino di latte alla sera…..

 

ma cosa non si fa per ripagarla di tutto l’amore che ci dà, del suo essere in simbiosi soprattutto con me, del suo musetto riconoscente quando l’accarezzo.

Ci sono tanti gattini che aspettano di essere adottati, avrete vicino a voi un gattile, e se non potete adottatene almeno uno a distanza. Io l’ho fatto

con l’associazione “Una zampa per la vita”.

E voglio ricordare anche i gatti che hanno attraversato il Ponte dell’Arcobaleno, Miciola, Briciola, Agata ed altri che, comunque restano nel cuore di ciascuno di noi che ha avuto il privilegio di averli accanto.

 

 

 

 

 

 

Riso e patate

Minestra di riso e patate,  ricetta della tradizione povera napoletana, ma buonissima in inverno per scaldarsi un po’.  Infatti in questo inverno, dei 18 gradi, di margherite fiorite, di gemme che premono per uscire dai rami, di sole caldo, cosa c’è di meglio di una buona minestra corroborante.

Non posso certo preparare una caprese o una pasta fredda, e questa estate cosa faccio, la polenta e ragu’. Pazzesco le stagioni si sono capovolte, il corpo reagisce in maniera strana, non fa freddo e quindi accelera e il metabolismo va a farsi friggere. Dicono che non ci sia nulla da fare, ma non credo, l’uomo ha combinato il disastro e l’uomo deve rimediare.  La Natura non è una cosa astratta, ma qualcosa che fa parte di noi e dovremmo trattarla bene per stare bene anche noi.

Torniamo alla mia minestra invernale, ma tiepida è ottima.

INGREDIENTI: (molto semplici perchè già le patate non sono leggere)

  • riso
  • patate
  • prezzemolo
  • acqua
  • dado granulare di verdure (il mio) o dado di verdure
  • sale
  • parmigiano reggiano

In una pentola di acqua mettere il sale e il dado granulare. Inserire le patate tagliate a pezzettoni e far bollire. Quando le patate sono quasi cotte, frullarle con un minipiper lasciando però qualche pezzo intero.

Unire il riso  e, coperto, lasciar cuocere il tempo necessario perchè resti del brodo e non diventi un risotto. Unire poi alla fine il prezzemolo.

Impiattare e cospargere con il parmigiano reggiano. E se avanza, il giorno dopo sarà più compatta quindi adatta per farne delle gustose frittelle.

Spatzle di spinaci e ricotta

Gli Spätzle – termine del dialetto svevo che significa piccoli passeri, sono gnocchetti di forma irregolare  a base di farina di grano tenerouova e acqua, originari della Germania meridionale, diffusissimi anche in TiroloAlsazia e SvizzeraTrentinoAlto Adige. 

In Germania vengono serviti come contorno a piatti di cacciagione e carni ricche di intingolo, in Italia invece sono un primo piatto spesso conditi con panna fresca o burro fuso oppure serviti in brodo.

Stasera li ho preparati seguendo il metodo  e gli ingredienti tradizionali e fatti cadere in acqua con l’apposito attrezzo, tipo grattugia.

INGREDIENTI:

  • spinaci
  • 200 gr ricotta
  • 2 uova
  • 100 gr di farina (di farro)
  • parmigiano grattugiato
  • burro
  • sale

Ho fatto saltare in una padella gli spinaci crudi con il burro,poi, tolti dal fuoco, ho aggiunto la ricotta, le uova,  la farina e il sale.

Ho amalgamato bene, nel frattempo ho messo a bollire l’acqua, poi salata. Quindi con l’attrezzo ho fatto cadere il composto nella pentola. Non appena sono venuti a galla li ho raccolti con la schiumarola e messi nel piatto, condendoli con abbondante burro fuso e parmigiano reggiano.

 

Volendo con lo stesso impasto si possono fare dei malfatti , formando delle crocchettine e cuocendoli allo stesso modo e condendoli oltre che con il burro anche del pomodoro.