Archivio mensile:marzo 2021

I sopravvissuti

….cioè quelli che sono riuscita a salvare dopo l’affondo delle bimbe e dei mariti…sto parlando dei grissini che abbiamo fatto insieme nella mia “scuola di cucina”…

I GRISSINI:

“Il grissino (ghërsin in piemontese) è uno dei più celebri e diffusi prodotti della gastronomia torinese, nonché uno dei più noti della cucina italiana all’estero. Il nome “grissino” deriva dalla ghërsa, il classico pane piemontese di forma allungata.

Tradizionalmente la sua nascita si fa risalire al 1679, quando il fornaio di corte Antonio Brunero, sotto le indicazioni del medico lanzese Teobaldo Pecchio, inventò questo alimento per poter nutrire il futuro re Vittorio Amedeo II, di salute cagionevole ed incapace di digerire la mollica del pane. Re Carlo Felice li prediligeva così tanto che, in palco, al Teatro Regio, ne sgranocchiava per passatempo. Fra i grandi estimatori del grissino torinese c’è stato Napoleone Bonaparte, il quale creò, all’inizio del XIX secolo un servizio di corriera fra Torino e Parigi prevalentemente dedicato al trasporto di quelli ch’egli chiamava les petits bâtons de Turin.

La forma di grissino più antica e tradizionale è indubbiamente il robatà, che in piemontese significa “caduto” (o anche “rotolato”) di lunghezza variabile dai 40 agli 80 cm, 

L’unica altra forma di grissino tradizionale e tutelata è il “grissino stirato”. D’invenzione più recente rispetto al robatà, si distingue da questi in quanto la pasta, invece che essere lavorata manualmente per arrotolamento e leggero schiacciamento, viene allungata tendendola dai lembi per la lunghezza delle braccia del panificatore, il che conferisce maggiore friabilità al prodotto finale. Soprattutto questo tipo di lavorazione permise la produzione meccanizzata già a partire dal XVIII secolo.

Questo è un portagrissini classico, molto più elegante di quelli fatti a barattolo.

Immagine 1 - Portagrissini-porta-grissini-argentato-1000-portatovaglioli-vintage-vassoio

Curiosità: Nel duomo di Chieri, in un affresco del battistero (XV secolo), c’è un personaggio che sembra mangiare un grissino.”

Ora che abbiamo imparato cosa sia un grissino, andiamo a prepararli: (le bimbe che hanno preparato la torta Mimosa erano impazienti di provare)

INGREDIENTI:

  • 300 gr farina tipo 0
  • 100 gr di vino bianco (noi abbiamo usato 100 gr di acqua)
  • 80 gr di olio di semi
  • 1 cucchiaino di sale
  • semi vari, di papavero, sesamo…

Emulsionare il vino (l’acqua) e l’olio , unire poi la farina e il sale, impastare bene poi versarlo sulla spianatoia infarinata e fare un panetto. Dividerlo in due parti, stenderne una prima parte con il matterello, di circa 5 mm., distribuire i semi sopra all’impasto e premere con il matterello per farli aderire. Ricavare delle strisce e attorcigliarli su se stessi, mettere i grissini sulla placca del forno, distanziandoli leggermente fra loro. Infornare a 180° per circa 10 minuti o alla doratura della superficie.

Procedere con la seconda porzione di impasto, come sopra.

Era uno spasso vedere le bimbe, prima fare i conti per pesare gli ingredienti poi   infarinare per bene la spianatoia e il matterello, usarlo poi  a due mani, il mio è un po’ lungo, avanti e indietro coordinate. Poi una tagliava le strisce e l’altra la metteva sulla placca del forno. Il mio compito era solo quello di infornare e controllare ovviamente il forno.

Una volta cotti, assaggia assaggia solo rimasti solo questi….

tanto per rendere l’idea. Da rifare perchè velocissimi e ottimi.

Dopo la Dad…la Dada

Due belle bimbe ( 8.10 anni) A. e S. dopo la Dad del mattino, stanche di stare in casa sono venute da me (la Dada) per una “scuola di cucina”. E hanno voluto fare una torta mimosa da regalare alla mamma, impegnata al lavoro.

Ci siamo impegnate e loro, armate di un lungo grembiule e di tanto entusiasmo, hanno preparato gli ingredienti, mescolato la farina, unito le uova ed infine a torta completata hanno ideato la decorazione.

La base è un pan di spagna e, davanti al forno, a curiosare…guarda come cresce…..diventa un po’ più scura, sarà cotta? Quindi abbiamo preparato una crema al cioccolato per farcire l’interno.

E’ una crema classica alla quale abbiamo aggiunto del cacao. Sì, ma ci mettiamo anche la panna? Facciamo uno strato di panna, poi cioccolato, poi panna, poi la torta, poi la panna, poi….alt…non dobbiamo fare una torta di nozze…e giù a ridere.

E allora a calcolare le quantità di farina, zucchero ecc…..ma qui tu ci fai una lezione di matematica……

Poi, a pan di spagna raffreddato, l’ho tagliato a metà sotto lo sguardo serio delle bimbe…vai un po’ più in là, dai che ci sei (che fatica tagliare una torta…) dopo di che abbiamo spalmato la crema al cioccolato e messo la parte superiore. Ma è avanzata della crema, che ne fai? Pensa un po’, finirà nelle ciotoline dove due bimbe golose le gusteranno.

Poi hanno montato la panna, a turno, con un attrezzo a manovella, divertendosi un sacco, dai tocca a me, aspetta, e daiiii….ok bimbe attente a non farla diventare burro. Burro????Spiegazione “scientifica”, davanti a due bocche aperte, di come la panna montata a lungo diventi burro.

Poi abbiamo preso un nastro rosso e circondato la torta, così da nascondere anche le irregolarità (eheheh), spalmato la panna sopra, decorata con delle ciliegie sciroppate e del pan di spagna sbriciolato. Finita, evviva, loro felici e guardando sul tavolo….ma quella panna avanzata (e dai….) a cosa ti serve, la usi ancora? Vabbè, seconda ciotolina con la panna da finire, finalmente sedute sul divano, la piccola….sono distrutta.

Ehi, non abbiamo finito la lezione, dobbiamo fare i grissini, su in piedi come molle e via a preparare gli ingredienti. Questo nel prossimo articolo.

Ed ecco qui il capolavoro che ha commosso la loro mamma.

 

 

BUON OTTO MARZO A TUTTE LE DONNE GRANDI E PICCOLE.