Tutti gli articoli di lastufaeconomica

Le mie crescentine

Crescentina è un prodotto agroalimentare tipico dell’Emilia, ed è conosciuta anche con altri nomi.

Ad esempio: si chiama crescentina quella di Bologna,  torta fritta a Parma, gnocco fritto a Modena e Reggio Emilia, pinzino a Ferrara e chisolino a Piacenza. Più o meno sono simili, ed è una pasta lievitata e fritta.

Mi sono cimentata nella preparazione, semplice, ma va curata sia nell’impasto che nella cottura. Non essendo emiliana, temevo di non esserne in grado, vista la faccia del marito, emiliano doc e quindi fervente custode delle tradizioni . Ma sono riuscite mooooolto bene, a detta anche degli amici e quindi ora sono emiliana anch’io a tutti gli effetti.

Usb Pubblico Impiego: Soddisfazione e …. una punta di preoccupazione

Ed ecco le mie crescentine: (ricetta tratta da un libro di tradizioni emiliane)

INGREDIENTI:

  • 500 gr di farina
  • 50 gr lievito di birra
  • un cucchiaio di olio di oliva
  • 1 cucchiaino di sale
  • mezzo bicchiere di latte
  • per friggere
  • 50 gr di strutto
  • 1 litro di olio di semi di arachide

Mescolare la farina, il sale, l’olio, il lievito e il latte fino ad ottenere un impasto consistente. Farlo riposare per un’oretta in una ciotola coperta, poi con il matterello tirare una sfoglia alta circa 5 millimetri.

Tagliarla a rombi, o come vi pare…

e dopo aver messo in una padella bassa lo strutto e l’olio, friggere la crescentina, e quando assume un colore dorato e si gonfia, girarla delicatamente sull’altro lato.

Quindi metterla su carta da cucina o quella apposita per i fritti in modo da assorbire l’unto eccessivo.

Usando una piccola parte di strutto le crescentine non saranno nè unte nè pesanti, ma assumeranno il loro gusto caratteristico.

Si accompagnano bene con i salumi, il parmigiano reggiano e i formaggi freschi, e….naturalmente con un bicchiere di Lambrusco.

E sono come le  ciliegie, una tira l’altra.

 

 

 

 

Caponata catanese

Caponata catanese per distinguerla da tutti gli altri tipi di caponata presenti in Sicilia.

La caponata  è un prodotto tipico della cucina siciliana. Si tratta di un insieme di ortaggi fritti (per lo più melanzane), conditi con sugo di pomodoro, sedano, cipolla, olive e capperi, in salsa agrodolce.

La Caponata da piatto conosciuto e consumato solo localmente nel territorio siciliano è diventata conosciuta nel mondo grazie all’attività industriale iniziata nel 1869 dalla famiglia Pensabene ed a seguire dalla Fratelli Contorno, un’antica famiglia di conservieri di Palermo. Veniva prodotta industrialmente nell’antico opificio in Corso Tukory a Palermo (ancora oggi visibile ma in disuso), inscatolata in lattine realizzate e saldate a mano, e da lì diffusa, commercializzata e apprezzata dai consumatori di varie parti del mondo, in particolare negli USA dove gli emigrati siciliani ritrovavano il sapore della loro cucina.

Il nome sembra derivi dal pesce Capone (Lampuga) servito in salsa agrodolce nelle tavole dei signori, il popolo, non potendo permetterselo, lo sostituivano con le melanzane ed ecco, grazie alla loro inventiva è nata la Caponata.

Troviamo quasi 30 ricette della caponata, ogni città, ogni provincia, quasi ogni famiglia  ha la propria ricetta, che varia solamente per l’aggiunta di altri ingredienti.

E questa ricetta mi è stata gentilmente data da una mia amica catanese che l’ha avuta da sua mamma e prima da sua nonna. Quindi  con un certo timore mi sono messa a prepararla.

INGREDIENTI:

  • melanzane
  • peperoni
  • patata
  • cipolla
  • sedano (omesso perchè allergica)
  • carota
  • polpa di pomodoro un barattolo
  • uva passa, mandorle, capperi
  • olive bianche denocciolate, (non quelle da aperitivo, ma olive schiacciate e tolto il nocciolo)
  • mezzo bicchiere di aceto
  • mezzo bicchiere di zucchero
  • sale pepe
  • due foglie di alloro

Tagliare a cubetti le melanzane, i peperoni, la patata e friggerli separatamente. Mettere da parte le verdure fritte in una ciotola.

Nel frattempo soffriggere in una padella capiente cipolla, carote, olive, uva passa (precedentemente ammollata) i capperi e le mandorle.

Far rosolare bene e poi aggiungere la polpa di pomodoro, sale e pepe. Aggiungere le verdure fritte e far insaporire. Preparare mezzo bicchiere di aceto e mezzo di zucchero, mescolare bene e versare il liquido nella padella con le verdure, aggiungere due foglie di alloro e far cuocere altri 10 minuti.

 

E’ ottima calda, fredda o tiepida.

Rotolo fiori di zucca

Possiamo anche chiamarlo strudel, ma siccome io “spikko itagliano” lo chiamo rotolo.

Lo strudel (dal tedesco Strudel, “vortice”) è una pasta arrotolata o ripiena che può essere dolce o salata, ma nella sua versione più conosciuta è dolce a base di melepinoliuvetta e cannella.

Lo strudel ha una ricetta che parte addirittura dall’VIII secolo a.C., ovvero al tempo degli Assiri; simili dolci si ritrovano anche nell’Antica Grecia del III secolo a.C.. Probabilmente, anche grazie alla via della seta la ricetta si è così tanto diffusa andando però a modificare quella originale in diverse varianti.

Dal 1526 il sultano Solimano il Magnifico avrebbe diffuso la sua ricetta nei territori conquistati, ovvero fino all’Ungheria. I continui contatti tra l’impero ottomano e quello austriaco fecero sì che anche la ricetta dello strudel passasse nell’impero austriaco, di cui entrò a far parte nel 1699 l’Ungheria, e dal 1867, in cui nacque l’impero austro-ungarico, arrivò in Trentino, Sudtirolo e nel Litorale.

E’ sempre affascinante scoprire le origini dei vari cibi, magari si è sempre pensato, come in questo caso, che lo strudel fosse appannaggio dell’Austria, invece no, arriva da lontano nel tempo e nei luoghi.

Il mio rotolo, salato, è così composto:

la pasta sfoglia già pronta, comoda per quando non si ha molto tempo.

per il ripieno:

  • 4  uova
  • 1 noce di burro
  • parmigiano reggiano grattugiato
  • fiori di zucca
  • formaggio a fette
  • sale

tuorlo d’uovo e acqua per spennellare.

Preparare il ripieno. Fare una bella frittata con una noce di burro e le uova ben sbattute, con il sale e il parmigiano reggiano. Aggiungere poi i fiori di zucca.

Stendere la pasta sfoglia e sopra mettere la frittata e del formaggio a fette.

 

Arrotolare bene tutta la pasta. Spennellarla con tuorlo e un goccio di acqua, ben sbattuti.

 

Ed ecco il risultato, ottimo anche freddo per un pic nic.

Carpaccio di barbabietola rossa

La barbabietola ( o rapa rossa) è la  radice della pianta di barbabietola,(oh, si chiama così)….

Barbabietola rossa, come cucinarla - Cure-Naturali.it

Oltre ad essere usate come cibo, le barbabietole rosse sono usate come  colorante alimentare rosso , per migliorare il colore e il sapore di concentrato di pomodoro , salse, dessert, marmellate e gelatine, gelati , caramelle e cereali per la colazione ( !!!!! ) e come  pianta medicinale

Di solito le radici viola scuro delle barbabietole vengono consumate bollite, arrostite o crude  da sole o combinate con qualsiasi insalata di verdure. Inoltre consumarne il succo aiuta a ridurre la pressione sanguigna nelle persone ipertensive. Una grande parte della produzione commerciale viene trasformata in barbabietole bollite e sterilizzate e vendute sottovuoto nei supermercati, oppure  in sottaceti . Nell’Europa orientale  è molto usata e la zuppa di barbabietola, come il borscht , è un piatto popolare. Nella cucina indiana , la barbabietola tritata, cotta e speziata è un contorno comune. Anche la parte verde  della barbabietola è commestibile. Le foglie giovani possono essere aggiunte crude alle insalate, mentre le foglie mature sono più comunemente  bollite o al vapore, nel qual caso hanno un gusto e una consistenza simili agli spinaci. Io le uso cotte al vapore e tritate anche per le frittate.

Un tradizionale piatto olandese della Pennsylvania è l’ uovo di barbabietola sott’aceto . Le uova sode vengono lasciate marinare nel liquido lasciato dalle barbabietole sottaceto  fino a quando le uova diventano di un colore rosso-rosa intenso.

Io acquisto le barbabietole rosse dal contadino e quindi le trovo freschissime e con tutte le foglie verdi, vi assicuro che il sapore è totalmente diverso da quelle del supermercato. Cercatele quindi anche nei negozi di frutta e verdura, così anche da riscoprire le “botteghe”.

Normalmente le cuocio o a vapore o nella pentola a pressione, ma questa volte ho preparato un carpaccio, tagliandole crude a fette sottili.

INGREDIENTI:

  • 2 barbabietole rosse crude
  • scaglie di parmigiano reggiano
  • rucola
  • noci
  • olio di oliva
  • sale
  • aceto balsamico

 

Tagliare a fette sottili le barbabietole, metterle su un piatto da portata, spargere della rucola spezzettata e dei gherigli di noci.

Sopra mettere delle scaglie di parmigiano reggiano, preparare una vinaigrette con olio, aceto balsamico e sale, quindi condire bene il tutto.

Ma non sembra un carpaccio di bresaola?

E’ una ricetta semplice, facile e, se presentata ad un pranzo come antipasto, stupirà i vostri ospiti.

 

 

Maccheroni pancetta e fiori di zucca

Un primo piatto veramente sfizioso e di stagione, questi maccheroni con pancetta e fiori di zucca; fiori di zucca arrivati freschissimi, appena colti …….dalla Calabria all’Emilia.  Quando si dice i prodotti dell’orto, coltivati in modo naturale così da essere trasportati senza problemi.

Ma fiori di zucca o di zucchina?

Siamo abituati a chiamarli genericamente fiori di zucca ma sarebbe lecito fare una distinzione, dal momento che sia la pianta della zucca che quella delle zucchina produce fiori commestibili, molto simili. La differenza infatti è minima, i fiori di zucchina sono tendenzialmente più grossi, presentano petali appuntiti di un giallo acceso tendente all’arancio, ma hanno una profumazione quasi nulla. I fiori di zucca invece hanno dimensioni minori, petali arrotondati giallo tenue e una profumazione più accentuata.  Troviamo di solito in commercio i fiori di zucchina, grossi e capienti, sono sicuramente più appaganti alla vista e al palato, per questo supermercati e fruttivendoli tengono i fiori di zucchina e raramente quelli di zucca.

Facciamo un’ulteriore distinzione tra fiori maschili e femminili. Questi ultimi sono quelli attaccati alla zucca o alla zucchina, e permette al frutto di crescere, quando ha raggiunto la completa maturazione il fiore muore e cade. I fiori maschili invece crescono attaccati al proprio stelo, detto peduncolo, e non portano a fruttificazione, ma contribuiscono all’impollinazione della pianta, visto che il polline contenuto nello stame dei fiori maschili raggiunge il pistillo dei fiori femminili.

INGREDIENTI:

  • 350 gr di maccheroni
  • 100 gr di panna
  • 100 gr pancetta a pezzettini
  • 10 fiori di zucca
  • sale e pepe

In una padella versare dell’olio, aggiungere la pancetta e facciamola saltare qualche minuto. Aggiungere la panna un poco di sale e lasciar addensare.

Intanto far cuocere i maccheroni, scolarli un po’ al dente e metterli nella padella del condimento, mantecare la pasta fuori dal fuoco per qualche minuto, aggiungendo i fiori di zucca, puliti e senza pistillo, (i miei erano già pronti, puliti, perfetti) sfilacciandoli sulla pasta. Se dovesse asciugare troppo aggiungere un mestolino di acqua di cottura.

Finire con un bella spolverata di pepe bianco e una grattugiata di buon parmigiano.

Mancando i fiori di zucca, si possono usare altri fiori edibili, ce ne sono tantissimi. Naturalmente con alcune accortezze. Ma di questo ne parleremo prossimamente.

 

 

Crostata di ricotta e limone

Ebbene sì, un’altra torta, avevo acquistato della ricotta in un  piccolo caseificio vicino a noi, e metà l’ho usata per questa buonissima torta.

La ricotta è un prodotto caseario, più precisamente un latticinio. La ricotta, pur essendo un prodotto caseario, non è, per legge, formaggio ma va classificata semplicemente come latticinio: non viene ottenuta infatti attraverso la coagulazione della caseina, ma delle proteine del siero di latte, cioè la parte liquida che si separa dalla cagliata durante la caseificazione.

Sabelli SPA | Ricotta - Sabelli SPA

Un ottimo profumo che non si trova in quelle inscatolate nella plastica dei supermercati. Ma se uno abita in città, fa come può. O meglio dovrebbe cercare dei caseifici non troppo lontano oppure  ci sono i gruppi GAS, attraverso i quali è possibile trovare cibi più genuini. Oggi ho preparato questa crostata al limone.

La crostata è un dolce tipico italiano composto da una base di pasta frolla ricoperto con confettura, crema o frutta fresca, con l’aggiunta di sottili strisce di pasta frolla intrecciate.  Dolci simili sono diffusi in tutta Europa. Può essere anche salata con un ripieno di verdure o altro. Luogo di origineItalia

INGREDIENTI della mia crostata:

per la frolla:

  • due uova
  • 100 gr di zucchero
  • 90 gr di olio di semi
  • 350 gr di farina
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci

per il ripieno:

  • 250 gr di ricotta
  • 2 cucchiai di zucchero
  • buccia di un limone
  • succo di un limone
  • zucchero a velo

Rompere le uova in una ciotola e aggiungere lo zucchero, l’olio di semi e il lievito, mescolare bene ed aggiungere la farina poco per volta sempre mescolando.

Quando l’impasto diventa più solido lavorarlo sul piano di lavoro.

In una ciotola mescolare la ricotta e lo zucchero, aggiungere la buccia di limone grattugiata e il succo di limone. Mescolare fino ad ottenere un composto cremoso.

Tagliare in due pezzi l’impasto, su un foglio di carta da forno stendere la pasta con il matterello, rovesciare la pasta sulla tortiera. rimuovere piano la carta e tagliare i bordi. A questo punto riempire la teglia con l’impasto di ricotta.

Preparare un altro disco di pasta frolla su un foglio di carta forno, rovesciarlo sulla crostata, per coprire l’impasto, togliere il foglio e spingere bene i bordi con una forchetta.

Mettere in forno a 180° per 35/40 minuti, quando è pronta spolverare con zucchero a velo.

La quantità di ricotta è giusta, altrimenti la crostata diventa troppo pesante.

E’ veramente deliziosa, delicata, profumata al punto giusto.

 

Torta soffice mascarpone e cioccolato

Da fare e rifare, sofficissima, sapore delicato, quasi finita in un attimo.

Provate a rifarla e sappiatemi dire se è piaciuta anche a voi come a noi.

Intanto cos’è il mascarpone?

Il mascarpone è un formaggio ricavato dalla lavorazione di panna e acido citrico. È tipico di alcune zone della Lombardia (in particolare Lodi e Abbiategrasso).

Il nome deriva dal termine lombardo mascherpa o mascarpia, che indica la ricotta.

Le origini precise di questo derivato del latte non sono note, ma la sua produzione ed il suo consumo risalgono sicuramente a diversi secoli fa. Secondo il giornalista Gianni Brera il nome esatto del prodotto dovrebbe piuttosto essere mascherpone, derivando da Cascina Mascherpa, una cascina non meglio individuata che si trova, o si trovava, nella Bassa al confine tra le province di Milano e Pavia.

Il mascarpone ha l’aspetto di una crema morbida, consistente, di colore bianco – giallo chiaro, con sapore molto dolce, altamente calorica. Si tratta di un prodotto da consumare fresco, visto che tende ad irrancidire rapidamente.

Unito a liquore, caffè, biscotti, zucchero, crema di latte (detta anche panna liquida) e uova è alla base della preparazione di molte creme dolci. È uno degli ingredienti fondamentali nella preparazione del tiramisù. La crema di mascarpone è molto diffusa in Emilia-Romagna come dolce da servire in coppa. (Wiki).

Ora che sappiamo tutto o quasi sul mascarpone passiamo agli ingredienti di questa torta.

  • 4 uova
  • 200 gr di zucchero
  • 250 gr di mascarpone
  • 150 gr di farina
  • 50 gr di cacao amaro
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • zucchero a velo

In una ciotola rompere le uova ed iniziare a mescolare, aggiungere lo zucchero e il mascarpone sempre continuando a mescolare. Aggiungere poi il cacao amaro, la farina un poco per volta e il lievito-

Mescolare bene per ottenere un impasto liscio e senza grumi, versarlo in una tortiera con il fondo coperto da carta da forno. Cuocere in forno ventilato a 170° per 45 minuti.

Lasciarla poi raffreddare completamente prima di toglierla dallo stampo e decorarla con lo zucchero a velo.

Si può dire buona per colazione, per merenda o…..per ogni momento.