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Santuario della Madonna del Boden

Proseguendo la vacanza di un giorno, ecco che siamo arrivati al Santuario della Madonna del Boden, sopra Ornavasso e vicino al lago Maggiore.

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Sulla strada prima si incontra la chiesa della Madonna della Guardia, il Santuario venne edificato a ricordo di un evento che la tradizione  popolare vuole miracoloso e racconta di una ragazzina muta obbligata dalla matrigna ad andare tutti i giorni a pascolare le pecore. Ogni giorno davanti alla immagine della Vergine trovava il pane per la giornata, finché un giorno ricevette il dono della parola.  La prima pietra della chiesa fu posta nel 1674,  ma per l’imponenza della costruzione non venne mai portata a compimento secondo il disegno originario. Nel 1965 la chiesa viene chiusa e abbandonata a causa del degrado. E nel 1991 iniziarono i lavori per il restauro conservativo.

Di fronte alla chiesa si trova la Torre di Guardia

La torre di Ornavasso (foto Carlo Nigra).

Antica Torre di segnalazione, edificata nei primi anni del XIV secolo dalla famiglia dei Barbavara d’Ornavasso, feudatari di tutta la Valle d’Ossola, per potere avvertire, mediante l’accensione di fuochi, tutte le popolazioni ossolane, evitando in tal modo la sorpresa nel caso di eventuali attacchi da parte degli Svizzeri che imperversavano in tutta la valle. È situata nel piazzale di fronte al Santuario a cui ha dato il nome e svolge ora la funzione di campanile.

Proseguendo sulla strada si vede, dall’altra parte della montagna, l’ingresso alle cave di marmo di Candoglia, la cui parte storica è visitabile.

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Arriviamo al Santuario della Madonna del Boden, in posizione dominante sul paese di Ornavasso e sul fiume Toce, su una fascia pianeggiante circondato da fitti boschi di castagno. E’ una costruzione non molto grande, semplice, immersa nei boschi e con un piccolo piazzale davanti con le panchine; tutto concorre a creare una sensazione di tranquillità.

“Boden” significa pianoro in dialetto walser.

Spiego perchè a Ornavasso (Val d’Ossola) sopravvive il dialetto walser.

I Walser (contrazione del tedesco Walliser, cioè vallesano, abitante del canton Vallese) sono una popolazione di origine germanica ed appartengono al ceppo degli Alemanni, e sono giunti attorno all’VIII secolo nell’alto Vallese; durante il XIIXIII secolo, coloni Walser provenienti dall’alto Vallese si stabilirono in diverse località dell’arco alpino in Italia, Svizzera, Liechtenstein e Austria e Francia.  In Italia  comunità Walser sono presenti in Piemonte (in Valsesia e nell’Ossola) e in Val d’Aosta (nella valle del Lys).

Il luogo dell’attuale Santuario, fino al XV secolo, era noto per l’immagine della Vergine dipinta sul muro che veniva venerata dagli abitanti della zona. Il dipinto della cappelletta originaria, in seguito agli effetti deterioranti del tempo, venne in seguito sostituito da una statuetta, alta 30 cm, raffigurante la Madonna Incoronata.

Ora è posta all’interno della chiesa, dietro l’altare.

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Ecco il Santuario e i due fratelli cresciutelli vi tornano dopo…qualche anno.

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per prima cosa vediamo due belle colombe bianche nel prato ed è il primo segnale di pace che si prova arrivando lì.

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La leggenda dice che la notte del 7 settembre 1528 una pastorella di Ornavasso, dopo aver portato al pascolo le sue pecore, si addormentò. Al suo risveglio tutte le pecore erano scappate. Messasi, nel buio, alla loro ricerca cadde in un dirupo; spaventata chiese aiuto alla Madonna. Una luce, proveniente dalla cappelletta del Boden, le permise di ritrovare la via e il suo gregge che si era radunato presso l’Oratorio. Dopo di che venne edificata la chiesa.

l’affresco del miracolo.

l’altare con il quadro della Madonna

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il pavimento della chiesa fatto con i marmi della zona.

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La Madonna del Boden è considerata una Madonna dei miracoli e, sistemati ora nella sagrestia, ci sono circa duemila ex-voto, per grazia ricevuta dalle persone che in particolari momenti hanno invocato la Madonna. Il più antico risale alla fine del 1700.

classico ex-voto a forma di cuore in argento, GR = Grazia Ricevuta

quadretti dipinti più o meno ingenuamente.

“Un artigliere dell’esercito sardo piemontese, in alta tenuta, ringrazia la Madonna del Boden, al ritorno dalla campagna del 1859,

siamo nel 1877, il cavallo imbizzarrito scalpita e il conducente cade, ma si salva e da qui l’ex-voto alla Madonna”

e ora i due pellegrini si riposano al fresco e nella serenità del luogo.

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Fuori sul piazzale c’è una fontana ed in cima una Madonnina in marmo

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ma vale la pena di raccontare perchè l’acqua che sgorga è considerata una grande fonte di energia.

Il santuario è stato oggetto di vari studi da parte di molti radioestesisti, riassunti nel libro di Giampiero Quadrelli “L’Energia di un Santuario” (Macro Edizioni).  La chiesa è situata alla confluenza di tre fiumi sotterranei, che si incrociano sotto l’altare.
Come per le cattedrali di Chartres e di San Giacomo di Compostela, a questi fiumi naturali sono stati aggiunti, a circa un metro di profondità, sette canali circolari, concentrici, nei quali l’acqua scorre in senso orario.
Il risultato di questi corsi d’acqua sotterranei è sorprendente: in un punto dietro l’altare, ai margini dei sette canali circolari e in corrispondenza dell’intersezione di due dei tre fiumi, le misurazioni effettuate con vari strumenti hanno rilevato un livello di energia pari a circa 19.600 unità Bovis (nel centro del Labirinto di Chartres il valore rilevato è di 18.000 unità Bovis) (La scala Bovis, dal nome dell’ingegnere francese Andrè Bovis  è un tipo di misurazione utilizzata per quantificare le vibrazioni sottili che nell’ambito dell’esoterismo e della rabdomanzia si ritengono emanate da luoghi, oggetti o esseri viventi, in base al valore delle radiazioni emesse).

Sin dai tempi antichi l’uomo ha costruito su terreni che avevano particolari vibrazioni positive e molte chiese hanno dei corsi d’acqua sotto di esse perchè l’acqua è influenzata dalle vibrazioni con le quali entra in contatto.

Quindi anche il santuario del Boden segue queste regole, è stato costruito sopra le sorgenti di tre fiumi, le cui acque sono state convogliate in canali circolari, nei quali l’acqua scorre a ritmo sostenuto e così crea energia, raccogliendo le vibrazioni del suolo e quindi trasformando l’acqua che sgorga nella fontana in un’acqua pura e molto energetica. Sono molte le persone che vengono qui per raccogliere l’acqua e usarla poi a casa.

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..e proviamo a bere quest’acqua…

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l’acqua è talmente pura e fresca che ha quasi gelato la bottiglietta che abbiamo riempito. Ora che abbiamo bevuto l’acqua…possiamo andare a mangiare.

Lì vicino si trova “L’antica trattoria del Boden”, con una bella terrazza coperta tra gli alberi ed anche lì scorre sicuramente l’energia positiva perchè i gestori sono molto gentili, il posto tranquillo e dopo aver letto il menù… non c’è che da scegliere.

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ma non mischiamo il sacro con il profano e quindi per la recensione del ristorante vi rimando al prossimo articolo.

 

 

 

 

 

 

Vacanza di un giorno

Chi ha detto che per fare vacanza bisogna andare via una, due settimane, prenotare, girare per i soliti posti, si può benissimo fare vacanza anche di un solo giorno. Ed è quello che abbiamo fatto noi, una giornata piena,  brevi percorsi e dentro ci sono stati una gita ad un bellissimo piccolo laghetto, di Mergozzo, una scoperta delle cave di Candoglia, dove scavano il marmo per il duomo di Milano, una salita al Santuario della Madonna del Boden, naturalmente una sosta in un ristorante vicino e poi il percorso della linea Cadorna e rientro.

Tutto questo alle spalle del lago Maggiore, con calma, scoprendo posti nuovi e tanta pace nella sosta al Santuario.

Ma andiamo con ordine. Eravamo sul lago Maggiore ed ho programmato questa gita, breve, non stancante per Mauro (reduce da problemi alle ginocchia) e soprattutto per ritornare al Santuario del Boden dove ero stata già da piccolissima, quando facevo le vacanze al lago, dalla nonna e mio zio mi portava a spasso.

La prima tappa è stata il Lago di Mergozzo, in  tempi antichi il lago rappresentava l’estrema punta del braccio occidentale del lago Maggiore. In passato, tuttavia, il lago era più esteso ed elevato. Da circa cinque secoli, le continue inondazioni e alluvioni del fiume Toce hanno formato un lembo di terra che ha diviso i due bacini e sul quale è nata la frazione di Verbania Fondotoce.

Le acque di questo piccolo lago risultano essere tra le più pure e pulite d’Italia  vista la mancanza di industrie sulle rive,  il divieto d’uso di barche a motore e una rete fognaria che – con dei sofisticati filtri – non scarica nel bacino ma nel fiume Toce .

a destra il Montorfano, come si vede si eleva tutto solo.

Il paesino di Mergozzo è delizioso, abbastanza tranquillo, con alberghi e ristoranti, ha un nucleo storico con piccoli vicoli.

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Nella piazza c’ è un olmo che ha 500 anni ed è il simbolo incontrastato di Mergozzo, è  una pianta secolare che si trova sulla riva del lago ed è annoverato tra gli “alberi monumentali” del Piemonte.

Attualmente l’albero è completamente cavo e sostenuto da “stampelle” di metallo, ma ancora verde e rigoglioso.

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L’Olmo era già presente a Mergozzo dal 1600 come testimonia la più antica raffigurazione del paese conosciuta: la pala d’altare della Madonna del Rosario, dipinta nel 1623 da Carolus Canis, e conservata nella chiesa parrocchiale.

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Anticamente sotto di esso le autorità locali  si riunivano per le decisioni riguardanti la comunità e per amministrare la giustizia.

Ora invece troviamo due pellegrini……

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Risultati immagini per olmo di mergozzo

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Salendo per i vicoli incontriamo la chiesa romanica di Santa Marta risalente al XII secolo. Qui c’è una leggenda che riguarda Santa Marta ed uno strano drago, Tarasque,  che  tormentava le paludi vicino a Tarascon ,( comune francese situato nella zona della Provenza-Alpi-Costa Azzurra) distruggendo ogni cosa sul suo cammino e terrorizzando la popolazione. Tarascon è ancora associato a storie e leggende che risalgono agli inizi della nostra era. Secondo la tradizione, Marta di Betania , venuta dalla Giudea , arrivò a Tarascon dove c’era allora Tarasque, e la Santa con coraggio  miracolosamente domò la bestia. Infatti sulla lunetta della chiesa è raffigurata Santa Marta che sconfigge il drago Tarasque.

Durante la festa di Santa Marta il portale viene decorato con le ortensie, che fioriscono proprio nel periodo.

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e un’altra tradizione vuole che, sempre durante la festa, venga servito a tutti un mega risotto.

Ma non siamo riusciti a sapere come mai questa santa e il suo drago siano finiti in questo paesino sul lago.

Invece abbiamo scoperto una specialità del lago di Mergozzo, la “Fugascina”  o focaccia dolce, è una pasta frolla stesa sottilmente e cotta in teglia in un quadrato unico e tagliata poi appena sfornata; della focaccia ha solo il nome perchè non è un lievitato. E’ molto gustosa e l’abbiamo acquistata e mangiata subito….

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Proseguiamo per Candoglia che è nota per le cave di marmo, da cui, a partire dal 1387, per concessione del duca Gian Galeazzo Visconti, la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano estrae il materiale per la cattedrale lombarda.

Il marmo, contrassegnato con la sigla Aufa (ad usum fabricae ambrosianae) veniva imbarcato sul Toce e trasportato a Milano attraverso il Lago Maggiore ed il Naviglio Grande senza dover pagare dazi o gabelle. Dall’acronimo A.U.F. tradizionalmente viene fatto derivare il modo di dire mangiare a ufo , variante del mangiare a sbafo, ovvero “senza pagare”.

Una legge del 1927, in seguito confermata da una legge regionale piemontese, rinnova il diritto esclusivo dell’ente della Fabbrica del Duomo ad utilizzare i marmi di Candoglia.

ingresso alla cava

 

Un angolo del tetto del Duomo di Milano, tutto in marmo di Candoglia, mostrante le varietà cromatiche di questa pietra

Un angolo del tetto del Duomo di Milano, tutto in marmo di Candoglia che mostra le varietà cromatiche di questa pietra.

Poi siamo ripartiti per raggiungere il Santuario del Boden, non lontano, un piccolo Santuario con una venerata Madonna sin dal 1500.

Ma la prossima volta farò dettagliato questo racconto.

La “foresta segreta” di San Petronio

La basilica di San Petronio è la chiesa principale di Bologna: domina l’antistante piazza Maggiore e, nonostante sia ampiamente incompiuta, è la sesta chiesa più grande d’Europa, dopo San Pietro in Vaticano, Saint Paul a Londra, la cattedrale di Siviglia, il Duomo di Milano e il Duomo di Firenze. Le sue imponenti dimensioni (132 metri di lunghezza e 60 di larghezza, con un’altezza della volta di 44,27 metri, mentre sulla facciata tocca i 51 metri) ne fanno la quarta chiesa più grande d’Italia , la basilica è la chiesa gotica costruita di mattoni più grande del mondo. 

Dedicata a San Petronio, il santo patrono della città, la sua fondazione risale al 7 giugno 1390 , si tratta dell’ultima grande opera tardo gotica d’Italia, iniziata poco dopo il Duomo di Milano (1386).

Tuttavia, nel caso di Bologna, l’edificio non sarebbe stato costruito per volontà ecclesiastica come Duomo cittadino (peraltro già esistente), ma per volontà civica, come atto sia di fede religiosa che politica, per rappresentare, come un vero e proprio monumento, gli ideali comunali di libertà e autonomia.

Il 21 febbraio 1508 viene posta sulla facciata la grande statua in bronzo di papa Giulio II realizzata da Michelangelo (l’unica che fece in bronzo assieme al perduto David De Rohan). Fu un gesto politico chiaro e inequivocabile: con la statua il papa voleva sottolineare che, nonostante la basilica fosse stata creata per volontà civica la città era sotto il dominio papale. La statua venne così distrutta nel 1511 da seguaci dei Bentivoglio ( famiglia feudale insediatasi a Bologna nel XIV secolo.)

Nel 1530 la Basilica godette di un momento di grande notorietà: fu scelta da Carlo V come sede per l’incoronazione a imperatore del Sacro romano impero da parte di Clemente VII il 24 febbraio di quell’anno. A seguito del sacco dei lanzichenecchi, avvenuto nel 1527, l’ipotesi di una incoronazione a Roma era stata scartata e Bologna, che era la seconda città per importanza dello Stato Pontificio, con la magnifica (per quanto largamente incompiuta) basilica di San Petronio, era parsa la scelta più opportuna, anche se fu un modo, neanche troppo mascherato, di ribadire la dominazione papale della città.

La basilica, voluta e compiuta dal libero Comune di Bologna, fu trasferita alla diocesi solo nel 1929 e consacrata nel 1954; dal 2000 conserva le reliquie del santo patrono.

La “Porta Magna” è il portale centrale della basilica di San Petronio a Bologna. Realizzata a partire dal 1425, è decorata da statue e rilievi che sono considerati il capolavoro dello scultore senese Jacopo della Quercia.

Le opere vennero studiate attentamente da Michelangelo, soprattutto le storie della Genesi, che dimostrò di avere a mente in alcune delle composizioni della volta della Cappella Sistina. Anche la Madonna venne elogiata, e lo scultore fiorentino la definì: “la più bella Madonna del Quattrocento”.

CURIOSITA’ :

In una delle due grandi corti dei calchi (cast courts) nel Victoria and Albert Museum di Londra è presente il calco integrale in scala 1:1 della Porta Magna eseguito nel 1886 da Oronzo Lelli, acquistato poi dal museo inglese.

L’interno è magnifico, presenta sei grandiose campate a pianta quadrata e le ventidue cappelle che si aprono nelle navate laterali conservano interessati opere d’arte. In una di quelle c’è il monumento funebre con le spoglie di Elisa Bonaparte (1845), sorella di Napoleone.

All’interno si trova anche la meridiana dell’astronomo  Cassini che fu incaricato di progettarla nel 1655 . Le sue misure sono eccezionali: con una lunghezza pari a 66,8 metri, ancora oggi ne fanno la meridiana più grande al mondo.

eclissi di sole sul pavimento della basilica, in attesa di lambire a mezzogiorno la meridiana.

Lo so, mi sono persa a descrivere la Basilica, ma è tante bella, importante e carica di storia che non potevo tralasciare di parlarne.

Ma la cosa che ci ha sorpreso è stata la visita alla “Foresta di San Petronio”.
E’ possibile l’accesso, prima consentito solo alle visite guidate,  al SOTTOTETTO DELLA BASILICA : una foresta di capriate e travature che permette il passaggio dall’abside alla facciata e sembrerà di ritornare indietro nel tempo. Prima si va su una nuova terrazza panoramica e dall’abside di San Petronio, lato piazza Galvani, a 54 metri di altezza  si ha la vista sulla città e delle sue prime colline.

tetti bo

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e portiamo una nipotina che vive a Londra a visitare le bellezze d’Italia..

sui tetti di san Petronio

dopo di che ci addentriamo nel sottotetto, chiamata “La Foresta di San Petronio” perchè ci sono centinaia e centinaia di tronchi, grandissimi, qui usati per costruire le travature, miracoli di ingegneria che sostengono la basilica e ci si domanda come hanno fatto gli operai dell’epoca a costruire tutto ciò con i mezzi di cui disponevano.

“dall’abside alla luce che dà sulla facciata.”

sottotetto san petronio

“argano dell’epoca ancora in uso per calare i drappi nella chiesa”

argano san petronio

“primo esploratore, sì perchè siamo stati i primi ad entrare dopo che hanno aperto la foresta a tutto il pubblico”

esploratore san petronio

“facciamo un selfie? ”

i due esploratori

è vero sembra di ritornare nel medioevo, quando costruivano le prime chiese gotiche, ed io che ho letto Ken Follett (I pilastri della terra) mi sono ritrovata immersa in quella atmosfera magica.

Dopo siamo usciti, tornando sulla terra, nel caos della città, ma io mi sono sentita arricchita da quell’esperienza emozionante.

facciata san petronio