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Pasticcio pane e asparagi

Gli asparagi:

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ASPARAGUS OFFICINALIS

Fu coltivato e utilizzato nel Mediterraneo dagli Egizi e in Asia Minore 2000 anni fa, così come in Spagna. Mentre non sembra che gli antichi Greci coltivassero gli asparagi, i Romani già dal 200 a.C. avevano dei manuali in cui ne esponevano la coltivazione.  Agli imperatori romani gli asparagi piacevano così tanto, che sembra abbiano fatto costruire delle navi apposite per andarli a raccogliere, navi che avevano come denominazione proprio quella dell’asparago (“asparagus”).

Dal XV secolo è iniziata la coltivazione in Francia, per poi, nel XVI secolo, giungere all’apice della popolarità anche in Inghilterra; solo successivamente fu introdotto in Nord America. I nativi americani essiccavano gli asparagi per successivi usi officinali.

Della stessa famiglia dell’aglio e della cipolla, l’asparago condivide con essi anche alcune proprietà positive (grazie all’effetto diuretico è un coadiuvante contro gotta, calcoli renali, reumatismi e idropisia). In particolare esso ha un ruolo attivo nella diminuzione di casi di eczema.

si distinguono:

  • L’asparago bianco, che germogliando interamente sotto terra (e quindi in assenza di luce) ha un sapore delicato.
  • L’asparago violetto, dal sapore molto fruttato, è in realtà un asparago bianco che riesce a fuoriuscire dal suo sito e, vedendo la luce,quindi a sua volta attuando la fotosintesi,acquista un colore lilla abbastanza uniforme. Ha un leggero gusto amaro.
  • L’asparago verde che germoglia alla luce del sole come quello violetto, ha però un sapore marcato e il suo germoglio possiede un gusto dolciastro.

Lisa Casali di Ecocucina insegna come tagliare gli asparagi: occorre prendere in mano le due estremità, flettere l’asparago e dove si spezza arriva la parte fibrosa, quindi il resto si può mangiare tutto.

Visto che ora è iniziata la stagione, ho acquistato degli asparagi in campagna, appena raccolti e quindi molto profumati. Ne ho preparati alcuni lessati, poi sopra ho aggiunto del burro fuso, delle uova al tegamino e parmigiano reggiano. Con altri asparagi ho cucinato questo pasticcio:

Ingredienti:

  • un mazzo di asparagi
  • del pane raffermo
  • 2 uova
  • 300 ml di latte
  • 150 gr di pecorino
  • 1 cipolla
  • sale pepe
  • olio – burro

tritare la cipolla e soffriggerla in una padella con olio, dopo aver ben pulito gli asparagi unirli al soffritto, bagnare con un mestolino di acqua calda e far cuocere 5/6 minuti. In una terrina sbattere le uova con il latte, il sale e pepe. Inzuppare il pane tagliato a tocchetti. Grattugiare con i fori grossi il pecorino.

In una teglia da forno fare uno strato di pane inzuppato, poi coprire con gli asparagi e infine il formaggio. Mettere dei fiocchetti di burro e cuocere in forno caldo a 200° per 15 minuti.

 

ecco il risultato, gli asparagi sopra sono per decorazione, insieme ad altri li ho poi usati per un risotto.

 

è venuto gustoso e nutriente, quello avanzato, il giorno dopo, era buono anche tiepido.

E prima una bella insalata mista, con tarassaco, cipollotti e radicchio. “il pranzo è servito”.

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La mia cassoeula

La cassoeula è un piatto lombardo tipico invernale, preparato con la verza (che deve essere raccolta dopo le prime gelate) e i cosiddetti scarti del maiale (piedini, orecchie, cotenne).

Era tanto tempo che avevo promesso ad una mia amica emiliana di farle assaggiare questo piatto tipicamente milanese ed è arrivata l’occasione, abbiamo invitato altri amici, perchè la cassoeula è un piatto che non si può preparare per due o quattro persone essendo  un piatto conviviale.

“Il piatto, così come viene preparato, nasce all’inizio del XX secolo, ma le sue varianti più antiche sono di origine incerta e controversa. Probabilmente, il piatto è legato alla ritualità del culto popolare di Sant’Antonio abate, festeggiato il 17 gennaio. Veniva preparato perchè segnava la fine della macellazione dei maiali.

Secondo la leggenda, la notte del 17 gennaio gli animali avranno facoltà di parola. Se solo fosse vero, chissà quali frasi ci rivolgerebbero e cosa ci racconterebbero delle loro vite. In passato, durante la notte degli animali parlanti, i contadini si tenevano lontani dalle stalle, perché udire gli animali conversare era segno di cattivo auspicio.

sant antonio abate animali

Nella tradizione culinaria popolare europea vi sono altri piatti con ingredienti simili, come le diverse forme di “potée” francesi (minestre a base di cavolo e maiale) o la Choucroute alsaziana, a sua volta derivata dal Sauerkraut tedesco

Il nome deriva probabilmente dal cucchiaio con cui si mescola (casseou) o dalla pentola in cui si prepara (casseruola).

Al di là delle leggende, gli storici individuano nel ricettario di Ruperto da Nola la prima ricetta riconducibile alla pietanza. Questo autore, originario di Nola, e che viene considerato uno dei padri della gastronomia spagnola, fu al servizio della corte Aragonese di Napoli, nel corso del XV secolo. Nella sua opera più importante, Il Libre del Coch, ci propone una ricetta di “Cassola de carn” in cui molti elementi riconducono alla Cassoeula.” (tratto da Wikipedia).

Come tutti i piatti tradizionali, anche la Cassoeula è stata tramandata con leggere modifiche.  In Brianza,  la Cassoeula è più asciutta rispetto a quella milanese. Nel comasco non si mettono i piedini ma si usa la testa del maiale, mentre nella provincia di Pavia si usano solo le puntine. La differenza più marcata, però, si registra nel novarese dove la carne di maiale può essere sostituita con quella d’oca.

Ed ecco la tavola pronta in attesa degli ospiti

Ed ecco gli ingredienti (ricetta originale tratta dal libro – La cucina lombarda – di A. Molinari Pradelli con alcune mie varianti), la sua preparazione è un po’ laboriosa, ma alla fine il risultato premia.

  • gr 600  di costine di maiale tagliate a piccoli pezzi
  • gr 300 di salsiccia
  • gr 200 di cotenne pulite
  • 2 kg di cavolo verza
  • due cipolle piccole
  • trito di sedano e carota
  • vino bianco secco q.b.
  • salsa di pomodoro
  • olio burro
  • sale e pepe

Tagliare a pezzi la verza lavata e metterla sgrondata in una capace pentola ad “asciugare” attenzione che non attacchi sul fondo.

Mettere in una pentola di acqua salata le cotenne e farle cuocere per circa un’ora per sgrassarle bene.

Intanto in una casseruola capace far soffriggere la cipolla in olio e burro, appena è dorata mettere nella pentola le costine  e la salsiccia; lasciar insaporire e poi versarvi il vino bianco secco e far asciugare a fuoco leggero. Togliere quindi le carni dalla casseruola e nel fondo rimasto mettere il trito di carote e sedano, aggiungere la salsa di pomodoro, sale e pepe, incoperchiare e far cuocere adagio mescolando ogni tanto.

Quando si è un po’ ritirato aggiungere la verza, mescolare e poi sopra aggiungere le carni e le cotenne cotte, ricoprire con il coperchio e lasciar stufare per un’ora o un’ora e mezza a fuoco basso.

La cassoeula va servita caldissima e un po’ ” tachenta” cioè un po’ collosa, ma non unta, accompagnata da una bella polenta fumante. Io  l’ho preparata con la farina ai cinque cereali. Ed il vino Bonarda dell’Oltrepo’ ha fatto da buon accompagnamento.

Ed ecco il risultato finale della mia cassoeula, molto gradita !!!!

 

 

 

 

 

Quenelles con bottarga e salsa di peperoni

Le ho preparate per un’altra cena con cugini, sono molto delicate e si sposano benissimo con la salsa di peperoni, anche lei delicata.

La quenelle, in italiano canederli, grossi gnocchi è una pietanza d’origine francese, il termine può anche essere riferito a preparazioni modellate a forma ovale.
Per preparare una quenelle perfetta bisogna prendere un po’ di manualità, il procedimento in apparenza è molto semplice: si intingono nell’acqua calda due cucchiai da cucina, poi con uno si preleva una generosa quantità di composto e con l’altro ci si aiuta per modellare accuratamente il prodotto dandogli una forma allungata, simile a un uovo più o meno grande.

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Ecco appunto, solo che la manualità….bisogna impararla e quindi le mie sono venute sì ovali,ma non ancora perfette e poi, lo dico subito, vedrete dalla foto che sono già un po’ mangiucchiate, perchè come le hanno assaggiate non ho avuto il tempo di fare una bella fotografia al piatto. Vuol dire che erano moooolto buone…..

La Bottarga:

Viene ricavata dalle uova essiccate di tonno o muggine (la mia è di muggine). L’origine del prodotto sembra essere stata fenicia, ma il termine deriva dall’arabobatārikh uova di pesce salate”, legando il vocabolo a una radice che avrebbe acquisito perciò il significato di “conservare sotto sale”. Gli arabi erano famosi nell’area del Mediterraneo per le loro affinate tecniche culinarie, che trasmisero anche alle altre popolazioni del Mediterraneo, spesso assieme al nome dei prodotti. La bottarga è un alimento apprezzato per l’alto tenore di proteine.

Ingredienti:

– per le quenelles –

  • 600 gr di ricotta di pecora
  • 2 uova
  • 4 cucchiai di parmigiano reggiano
  • 40 gr di burro
  • 30 gr di bottarga
  • timo fresco, sale pepe, olio, noce moscata

Mescolare in una ciotola la ricotta con il timo fresco, le uova, due cucchiai di formaggio grattugiato, l’olio d’oliva, la noce moscata, il sale e il pepe.

Con due cucchiai inumiditi formare le quenelles e metterle in una pirofila imburrata, cospargerle con altro parmigiano e del burro fuso e infornare per circa 10 min. a 190°.

– per la salsa di peperoni –

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  • 2 peperoni gialli
  • mezza cipolla bianca
  • olio
  • burro
  • basilico
  • sale pepe

Lavare e tagliare a pezzetti i peperoni, far appassire in padella con olio, burro la cipolla tritata, poi aggiungere i peperoni, sale pepe e un po’ d’acqua e cuocere per circa 20 min.

Poi frullare il tutto con del basilico e dell’olio.

Sul piatto singolo mettere le quenelles sulla salsa di peperoni e cospargerli con della bottarga tritata. Non tutti l’hanno messa, infatti il piatto della foto non ce l’ha !!!

Sapete…il tempo di impiattare, portarli in sala, sentire degli oooohhh..che belli…uuuhh che buoni..come potevo fare delle foto decenti!!!! Non importa, rendono l’idea, vero?

 

 

Gnocchi viola

Veramente oggi ho preparato il purè con le patate viola e ne ho avanzato, volevo fare le crocchette, ma le farò domani.  Allora ho unito un po’ di farina e mi sono detta, provo a fare dei gnocchi.

Detto fatto, al limite farò un pastone di patate, ma no, sono venuti belli e molto buoni.

La Vitelotte noire, è una varietà di patata che ha la particolarità di avere la buccia e la polpa di colore violetto ed un sapore dolciastro, molto simile alla castagna, con retrogusto di nocciola. Si tratta di una varietà originaria del Perù.  Trattandosi di una qualità molto antica, la patata viola non ha subito alcuna modificazione dal punto di vista genetico, perciò conserva intatte tutte le sue proprietà organolettiche. In particolare, il colore viola di queste patate è associato alla forte presenza di antiossidanti, che hanno un ruolo fondamentale per mantenere in salute il nostro organismo.

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Sono poco caloriche,  e zero grassi. Tre patate viola contengono inoltre il 55% della dose giornaliera raccomandata di vitamina C e il 7% di ferro. Esse sono, inoltre, molto ricche di potassio, minerale fondamentale per regolare la pressione sanguigna e mantenere in salute muscoli ed ossa.

INGREDIENTI

  • patate viola ridotte a purè
  • farina 1
  • poco sale

per il condimento:

  • cipolla e radicchio viola
  • burro
  • parmigiano reggiano

Ho impastato il purè e la farina sul ripiano leggermente infarinato, ho fatto il solito salamino e tagliato a tocchetti, e dopo averli passati sull’apposito attrezzino, li ho messi a riposare sulle retine.

Mentre bolliva l’acqua ho preparato il condimento, facendo sciogliere il burro in una padella, poi ho aggiunto la cipolla e l’ho fatta stufare con l’aggiunta di un poco di acqua calda, appena ammorbidita ho aggiunto il radicchio e ho finito la cottura.

Ho fatto cuocere gli gnocchi e, in trepida attesa, appena sono venuti a galla li ho tolti con la schiumarola e messi in padella con il condimento.

Nel piatto, con una spolverata di parmigiano eccoli pronti per darci la nostra razione di preziose proprietà per la nostra salute.

Immagine correlata foto: www.perledellatuscia.it

Ecco questa foto è di questo sito, gentilmente concessami, e sono uguali a quelli fatti da me. Solo che, come spesso accade, la foto finita è finita chissà dove…..e allora ne approfitto della cortesia degli altri.

 

 

Cena di pesce: il secondo piatto e dessert.

Come secondo piatto ho preparato lo:

Xiphias gladius”  cioè “Bocconcini di pesce spada con purè”

“Il pesce spada è uno dei più grandi pesci ossei, con una lunghezza massima di oltre 4,5 m e un peso che supera abbondantemente i 400 kg (il pesce spada più pesante venne pescato in Cile nel 1953, pesava 655 kg). La taglia media si aggira sui 3 metri.Nuotatore velocissimo, effettua migrazioni anche su distanze oceaniche.

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Si tratta di un predatore estremamente versatile e caccia colpendo le prede con la spada. La riproduzione avviene nella stagione calda. La femmina depone fino a 800.000 uova ( però….) di meno di 2 mm di grandezza e dotate di una goccia d’olio per favorire il galleggiamento. L’accrescimento è molto veloce, le femmine si accrescono più velocemente ………dei maschi.

Nello stretto di Messina viene effettuato un caratteristico e antico tipo di pesca con l’arpione utilizzando particolari imbarcazioni denominate feluche, dotate di un alto albero centrale munito alla sommità di una coffa per l’avvistamento del pesce e, a prua, di una lunga passerella in cima alla quale staziona l’arpioniere che così è in grado di trovarsi sulla verticale della preda prima che questa possa avvertire il rumore dei motori.

Immagine correlata

Il pesce spada è un pregiato piatto tipico siciliano e calabrese, noto come pesce spada alla ghiotta. Ottima come carne, ma attenzione…….contiene alti livelli di metalli pesanti , tra cui il mercurio. Di conseguenza ne viene sconsigliato il consumo frequente e soprattutto devono evitarne il consumo i bambini e le donne incinte.”

Però, se mi fossi ricordata della canzone di Domenico Modugno “Lu pisci spada” forse avrei cambiato tipo di pesce……(ascoltatela su youtube).

Ingredienti:

  • pesce spada
  • olive nere
  • cipolla
  • farina
  • succo di arancia
  • olio
  • sale pepe

Ho messo in una padella un po’ d’olio e la cipolla a rondelle a soffriggere, ho aggiunto anche un poco di acqua per renderla morbida.

Nel frattempo ho tagliato il pesce a tocchetti, l’ho infarinato e messo a cuocere nella padella, l’ho rivoltato solo una volta perchè è delicato,  poi ho aggiunto delle olive nere e alla fine del succo d’arancia, sale e pepe.

E’ una preparazione semplice, ma delicata e veramente buona. Anche perchè dopo un antipasto (la tartare) e il primo (gnocchetti con sugo di pesce) non potevo presentare un piatto di pesce pesante.

L’ho servito con un semplice purè di patate al quale ho aggiunto della curcuma per renderlo brillante.

bocconcini-pesce-spada

Come dessert ho servito delle coppette di sorbetto al limone con sopra delle fettine di mandarino siciliano profumatissimo e qualche scaglietta di mandorle. (la Sicilia colpisce sempre…..) Gradite e non ho fatto in tempo a fotografare.

E così si è conclusa la mia cena di tutto pesce, ospiti soddisfatti ed io di più.

 

 

Gnocchetti di semola, verza e salsiccia

Questa sera ho voluto replicare una ricetta che mi è piaciuta molto, del blog “le ricette di Baccos”

https://lericettedibaccos.wordpress.com/2017/02/16/gnocchetti-sardi-con-verza-e-salsiccia/

Cè la verza, che a noi piace molto, e della quale bisogna approfittare perchè è ricchissima di elementi importanti per il nostro organismo.

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c’è la salsiccia.

Risultati immagini per salsiccia

La prima testimonianza storica sull’uso di insaccare nel budello di maiale la sua carne insieme a spezie e sale è dello storico romano Marco Terenzio Varrone, che ne attribuisce l’invenzione e l’uso ai Lucani: «Chiamano lucanica una carne tritata insaccata in un budello, perché i nostri soldati hanno appreso il modo di prepararla dai Lucani». Certo è un insaccato e non bisogna mangiarne tanto, ma quando si sposa benissimo con la verza e la pasta…allora evviva la salsiccia, tanto più che la nostra è proprio casalinga.

 e poi i gnocchetti sardi, perchè fatti con farina di semola e acqua.

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I miei ingredienti:

  • una verza viola
  • una cipolla viola
  • salsiccia
  • farina di semola di grano duro
  • acqua
  • olio
  • sale/pepe

Per prima cosa ho impastato la farina con l’acqua in modo da preparare una palla di pasta, abbastanza malleabile. L’ho messa a riposare un po’ e intanto in una padella ho messo dell’olio e la cipolla tagliata sottile a stufare, ho messo anche un po’ d’acqua calda. Poi ho aggiunto la salsiccia a pezzetti a rosolare. In un’altra padella ho messo sempre dell’olio e la verza tagliata a julienne, quando questa si è un po’ ammorbidita l’ho aggiunta nella padella della salsiccia, coperto e lasciato cuocere il tutto per circa mezz’ora.

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Una volta cotto il tutto, ho preparato i gnocchetti, che i miei di sardo hanno ben poco, però li ho preparati come tutti gli altri . La prossima volta li farò più piccoli, cosi cuoceranno meglio.

Ho fatto cuocere gli gnocchi e poi scolati con la schiumarola li ho messi nella padella con il sugo per condirli. Il sugo intanto aveva formato una bella cremina e dopo averli fatti girare un po’ li ho messi nei piatti.

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…dopo due piatti Mauro ha detto che erano veramente buoni!!!!!

Grazie “Ricette di Baccos”, alla prossima.

 

 

Ristorante “Panpica”

Di ritorno da una passeggiata, domenica sera, cercavamo un ristorante per mangiare una pizza e abbiamo trovato “Panpica” a San Giorgio di Piano (Bo).

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Locale nuovo, accogliente, moderno senza strafare, luminoso e con la signora che ci ha accolto gentilissima.

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Abbiamo visto il menù delle pizze e non ce ne erano molte, ma la signora ha spiegato che danno delle indicazioni e poi lasciano libero il cliente di scegliere. La signora è napoletana, il pizzaiolo anche e quindi la pizza doveva essere una garanzia.

Infatti, sono arrivate due pizze, una napoletana e una pugliese, preparate con farina 1/2 e pasta madre arrivata direttamente da Napoli, con 60 anni di età. Leggere, ben condite senza esagerazioni e quindi molto gradite.

Pugliese con cipolle, olive e burrata

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Napoletana con acciughe

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Poi abbiamo preso una zuppa inglese, molto gradita da un fan molto critico e un tiramisu, ben presentato, leggerissimo.

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Hanno anche la possibilità di preparare la pizza senza glutine, cotta naturalmente in un forno a parte per evitare contaminazioni, domanda: il forno è elettrico? Quando mai..che la voglio uccidere? Risposta spontanea della signora..

Abbiamo guardato anche il menù della cucina ed è molto invitante anche questo, o carne o pesce, sempre su consigli della signora e richieste del cliente.

Quindi torneremo sicuramente per una buona pizza e per assaggiare la cucina, con pasta fatta in casa, quella fresca, da una sfoglina e la pasta secca di Gragnano, quindi la migliore.

Per la votazione vi rimando alla pagina “Ristoranti SI e NO”