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Risotto con “scarti”

Una volta era normale non buttare via nulla, utilizzare anche le parti meno nobili delle verdure, poi c’è stato il periodo…butta via non serve….ora invece, o per una nuova coscienza o perchè è di moda si cerca di utilizzare al meglio il tutto.

A me è sempre piaciuto cercare di utilizzare il più possibile,inventando anche qualche cosa nuova.Oggi ho preparato un risotto con i gambi dei carciofi e le foglie verdi dei cipollotti di Tropea.

Ingredienti:

  • gambi di carciofi
  • parti verdi dei cipollotti di Tropea
  • riso
  • vino bianco
  • brodo
  • sale
  • burro e olio

Dopo aver raschiato bene i gambi dei carciofi, li ho tagliati a pezzetti e messi in padella dove stavano già rosolando, nel burro e olio, le parti verdi dei cipollotti. Poi ho aggiunto la salsiccia a pezzetti.

Ho lasciato colorire il tutto, poi ho aggiunto il riso. A fuoco alto  ho aggiunto mezzo bicchiere di vino bianco, sfumato e ho aggiunto, a coprire il tutto, del brodo caldo. Ho coperto la pentola con il coperchio New Wonder, appena usciva il vapore ho abbassato al minimo.

Dopo circa 15 minuti è risultato tutto pronto, e con una bella spolverata di parmigiano il pranzo è servito…..

Orzetto e carote

Orzo, L’Hordeum vulgare era già coltivato in Medio Oriente nel VII millennio a.C. e poi fu diffuso, grazie ai commerci, in tutto il mondo. Quindi oggi che viene riscoperto…..nulla di nuovo sotto al sole.

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(foto GreenMe)

L’utilizzo dell’orzo abbraccia diversi settori:

  • La granella è impiegata previa decorticazione o brillatura per preparazione di zuppe da solo o con altri cereali e/o legumi.
  • È utilizzato trasformato in farine, nella panificazione, da solo o miscelato con altre farine ma anche per piatti tipici e dolci.
  • Macinato grosso si ottengono delle semole grosse adatte a piatti tipici nordafricani simili al cuscus.
  • Previa tostatura e macinazione l’orzo è impiegato per preparare il caffè d’orzo
  • Dalla tostatura dell’ orzo si ottengono anche farine fini tostate utilizzate nella preparazione di dolci o pasticcini.
  • Tostato e liofilizzato, Tostato in forno a temperature sui 170-180 °C e macinato molto finemente, fino ad ottenere una polvere simile alla farina. Si usa per preparare velocemente delle bevande aggiungendo acqua o latte caldi. Le bevande vengono anche usate come sostitutivi del caffè.
  • Previa trasformazione in malto, l’orzo è impiegato come materia prima nei birrifici per la produzione della birra, e nelle distillerie per la produzione di liquori ad alta gradazione alcolica.
  • L’orzata è una bevanda analcolica composta da acqua e Orzo.
  • (Wikipedia)

L’orzo ha proprietà antinfiammatorie ed emollienti, svolge una discreta azione mineralizzante, contiene potassio, magnesio, ferro e calcio.
Avevo un piatto di orzo semplicemente cotto, delle carote in frigo e la fine di un pezzo di pancetta….che fare? Un buon piatto per pranzo.

Ingredienti:

  • orzo (nel mio caso già bollito)
  • carote
  •  pancetta
  • olio
  • cipolla
  • aglio
  • salamoia, la mia  (vedi)

Ho fatto soffriggere nell’olio la cipolla e l’aglio, poi ho aggiunto la pancetta a pezzetti e quando il tutto è stato ben rosolato ho aggiunto le carote a rondelle. Ho aggiunto anche un poco di brodo per evitare che il tutto attaccasse. Quando tutti gli ingredienti si sono cotti ho aggiunto l’orzo (già bollito) e un poco di salamoia per insaporire.

Sullo sfondo c’è “un’americanata”, cioè su una pentolina contenente il brodo, c’è un maialino in silicone che tiene sollevato il coperchio, così che non fuoriesca il liquido, me lo ha portato mio figlio da N.Y….!!!

 

 

Così ho preparato un piatto allegro, colorato e molto buono, oltre che aver  utilizzato degli avanzi….

 

Peperonata per l’inverno

L’estate  è un’esplosione di colori, che vorremmo catturare per il grigio inverno.

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Uno dei modi per farlo e conservare le verdure.

 

Per esempio io ho preparato la peperonata, con i suoi peperoni rossi verdi e gialli, belli carnosi e poi l’ho messa nei vasetti. Così quest’inverno quando l’aprirò so già che ricorderò l’estate.

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Il PEPERONE o CAPSICUM.  Il nome latinoCapsicum” deriva da “capsa“, che significa scatola, e deve il nome alla particolare forma del frutto, una bacca, che ricorda proprio una scatola con dentro i semiAltri invece lo fanno derivare dal greco kapto che significa mordere, con evidente riferimento al piccante che “morde” la lingua quando si mangia, questo riguarda i peperoncini.

I miei sono peperoni non sono piccanti, anche perchè per evitare la piccantezza basta togliere la parte bianca all’interno del peperone stesso.

ingredienti :

  • peperoni rossi gialli verdi
  • cipolla
  • sale pepe
  • salsa di pomodoro
  • aglio
  • olio
  • un pizzico di zucchero
  • basilico

Far soffriggere la cipolla tritata fine e l’aglio in poco olio e un goccio di acqua, poi aggiungere le falde di peperone, lasciar soffriggere un po’ e poi aggiungere la salsa di pomodoro, il sale il pepe e lo zucchero.

Lasciar cuocere cinque minuti a fuoco basso e far poi far raffreddare. Inserire nei vasetti e sterilizzare per circa mezz’ora ed ecco pronta la mia peperonata .

 

 

 

Ristorante Osteria Nova Este (Pd)

Proprio vicino al Castello Carrarese di Este si trova questa Osteria Bottega,

http://www.ostarianovaeste.it/

in una strada laterale e tranquilla. Noi abbiamo pranzato fuori, il tempo era bello e abbiamo scelto:

come antipasti il tris veneziano – baccalà mantecato, sarde in saor e alici marinate

e il crunch dell’Ostaria: pane sfogliato all’olio con erbette selvatiche, pancetta affumicata e formaggio morbido

Come primi oltre ai bigoli alla carbonara di asparagi, molto originali

i cappellacci con mazzancolle e asparagi di mare (salicornia)

ma soprattutto io e Mauro abbiamo voluto assaggiare gli gnocchi alla veneta conditi con parmigiano, burro chiarificato fuso, cannella, zucchero e uvetta, condimento tipicamente Rinascimentale.

per me sono stati una scoperta fantastica, dolci, con un ottimo condimento. Chiaramente è un piatto che dopo non richiede null’altro, ma dopo un buon antipasto il pranzo può dirsi concluso.

Tutto ben preparato, ben dosato e nulla da invidiare ai piatti dei ristoranti blasonati.

Solo un appunto per il caffè, va bene nel bicchierino, ma….il bastoncino di plastica tipo sagra, quello no. Non è una bella presentazione e poi così si butta via altra plastica e bisogna invece limitarla.

Il mio voto è 4/5 per via del bastoncino per il caffè, anche se come detto nel loro sito -“ La nostra cucina utilizza materie prime fornite da produttori e agricoltori locali e segue il ritmo delle stagioni.” e questo non è facile da trovare. I piatti comunque sono molto ben preparati.

 

 

Arrosto rivisitato

Chissà perchè quando preparo un arrosto (che tra l’altro non amo molto…) ne avanza sempre un pezzo che staziona per due giorni nel frigo, senza trovare soluzione. Che barba riscaldarlo, propinarlo al marito che, pazientemente, mangia di tutto.

Per questa volta ho trovato una soluzione, non avrò inventato l’acqua calda, ma almeno l’ho mangiato anch’io e, soprattutto, terminato.

L’ho tagliato a fettine sottili, con l’ affettatrice, e poi ho preparato una maionese,

  • 300 di olio
  • 1 uovo intero
  • un tuorlo
  • succo di mezzo limone
  • un poco di sale

per la decorazione:

cipolline casalinghe e maggiorana del balcone.

Ho mescolato bene le uova, il sale e il limone e fatto scendere a filo l’olio, fino a raggiungere la giusta consistenza.

Ho disposto le fettine in un piatto, ho aggiunto la maionese e decorato con le cipolline e la maggiorana.

 

Pasticcio pane e asparagi

Gli asparagi:

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ASPARAGUS OFFICINALIS

Fu coltivato e utilizzato nel Mediterraneo dagli Egizi e in Asia Minore 2000 anni fa, così come in Spagna. Mentre non sembra che gli antichi Greci coltivassero gli asparagi, i Romani già dal 200 a.C. avevano dei manuali in cui ne esponevano la coltivazione.  Agli imperatori romani gli asparagi piacevano così tanto, che sembra abbiano fatto costruire delle navi apposite per andarli a raccogliere, navi che avevano come denominazione proprio quella dell’asparago (“asparagus”).

Dal XV secolo è iniziata la coltivazione in Francia, per poi, nel XVI secolo, giungere all’apice della popolarità anche in Inghilterra; solo successivamente fu introdotto in Nord America. I nativi americani essiccavano gli asparagi per successivi usi officinali.

Della stessa famiglia dell’aglio e della cipolla, l’asparago condivide con essi anche alcune proprietà positive (grazie all’effetto diuretico è un coadiuvante contro gotta, calcoli renali, reumatismi e idropisia). In particolare esso ha un ruolo attivo nella diminuzione di casi di eczema.

si distinguono:

  • L’asparago bianco, che germogliando interamente sotto terra (e quindi in assenza di luce) ha un sapore delicato.
  • L’asparago violetto, dal sapore molto fruttato, è in realtà un asparago bianco che riesce a fuoriuscire dal suo sito e, vedendo la luce,quindi a sua volta attuando la fotosintesi,acquista un colore lilla abbastanza uniforme. Ha un leggero gusto amaro.
  • L’asparago verde che germoglia alla luce del sole come quello violetto, ha però un sapore marcato e il suo germoglio possiede un gusto dolciastro.

Lisa Casali di Ecocucina insegna come tagliare gli asparagi: occorre prendere in mano le due estremità, flettere l’asparago e dove si spezza arriva la parte fibrosa, quindi il resto si può mangiare tutto.

Visto che ora è iniziata la stagione, ho acquistato degli asparagi in campagna, appena raccolti e quindi molto profumati. Ne ho preparati alcuni lessati, poi sopra ho aggiunto del burro fuso, delle uova al tegamino e parmigiano reggiano. Con altri asparagi ho cucinato questo pasticcio:

Ingredienti:

  • un mazzo di asparagi
  • del pane raffermo
  • 2 uova
  • 300 ml di latte
  • 150 gr di pecorino
  • 1 cipolla
  • sale pepe
  • olio – burro

tritare la cipolla e soffriggerla in una padella con olio, dopo aver ben pulito gli asparagi unirli al soffritto, bagnare con un mestolino di acqua calda e far cuocere 5/6 minuti. In una terrina sbattere le uova con il latte, il sale e pepe. Inzuppare il pane tagliato a tocchetti. Grattugiare con i fori grossi il pecorino.

In una teglia da forno fare uno strato di pane inzuppato, poi coprire con gli asparagi e infine il formaggio. Mettere dei fiocchetti di burro e cuocere in forno caldo a 200° per 15 minuti.

 

ecco il risultato, gli asparagi sopra sono per decorazione, insieme ad altri li ho poi usati per un risotto.

 

è venuto gustoso e nutriente, quello avanzato, il giorno dopo, era buono anche tiepido.

E prima una bella insalata mista, con tarassaco, cipollotti e radicchio. “il pranzo è servito”.

La mia cassoeula

La cassoeula è un piatto lombardo tipico invernale, preparato con la verza (che deve essere raccolta dopo le prime gelate) e i cosiddetti scarti del maiale (piedini, orecchie, cotenne).

Era tanto tempo che avevo promesso ad una mia amica emiliana di farle assaggiare questo piatto tipicamente milanese ed è arrivata l’occasione, abbiamo invitato altri amici, perchè la cassoeula è un piatto che non si può preparare per due o quattro persone essendo  un piatto conviviale.

“Il piatto, così come viene preparato, nasce all’inizio del XX secolo, ma le sue varianti più antiche sono di origine incerta e controversa. Probabilmente, il piatto è legato alla ritualità del culto popolare di Sant’Antonio abate, festeggiato il 17 gennaio. Veniva preparato perchè segnava la fine della macellazione dei maiali.

Secondo la leggenda, la notte del 17 gennaio gli animali avranno facoltà di parola. Se solo fosse vero, chissà quali frasi ci rivolgerebbero e cosa ci racconterebbero delle loro vite. In passato, durante la notte degli animali parlanti, i contadini si tenevano lontani dalle stalle, perché udire gli animali conversare era segno di cattivo auspicio.

sant antonio abate animali

Nella tradizione culinaria popolare europea vi sono altri piatti con ingredienti simili, come le diverse forme di “potée” francesi (minestre a base di cavolo e maiale) o la Choucroute alsaziana, a sua volta derivata dal Sauerkraut tedesco

Il nome deriva probabilmente dal cucchiaio con cui si mescola (casseou) o dalla pentola in cui si prepara (casseruola).

Al di là delle leggende, gli storici individuano nel ricettario di Ruperto da Nola la prima ricetta riconducibile alla pietanza. Questo autore, originario di Nola, e che viene considerato uno dei padri della gastronomia spagnola, fu al servizio della corte Aragonese di Napoli, nel corso del XV secolo. Nella sua opera più importante, Il Libre del Coch, ci propone una ricetta di “Cassola de carn” in cui molti elementi riconducono alla Cassoeula.” (tratto da Wikipedia).

Come tutti i piatti tradizionali, anche la Cassoeula è stata tramandata con leggere modifiche.  In Brianza,  la Cassoeula è più asciutta rispetto a quella milanese. Nel comasco non si mettono i piedini ma si usa la testa del maiale, mentre nella provincia di Pavia si usano solo le puntine. La differenza più marcata, però, si registra nel novarese dove la carne di maiale può essere sostituita con quella d’oca.

Ed ecco la tavola pronta in attesa degli ospiti

Ed ecco gli ingredienti (ricetta originale tratta dal libro – La cucina lombarda – di A. Molinari Pradelli con alcune mie varianti), la sua preparazione è un po’ laboriosa, ma alla fine il risultato premia.

  • gr 600  di costine di maiale tagliate a piccoli pezzi
  • gr 300 di salsiccia
  • gr 200 di cotenne pulite
  • 2 kg di cavolo verza
  • due cipolle piccole
  • trito di sedano e carota
  • vino bianco secco q.b.
  • salsa di pomodoro
  • olio burro
  • sale e pepe

Tagliare a pezzi la verza lavata e metterla sgrondata in una capace pentola ad “asciugare” attenzione che non attacchi sul fondo.

Mettere in una pentola di acqua salata le cotenne e farle cuocere per circa un’ora per sgrassarle bene.

Intanto in una casseruola capace far soffriggere la cipolla in olio e burro, appena è dorata mettere nella pentola le costine  e la salsiccia; lasciar insaporire e poi versarvi il vino bianco secco e far asciugare a fuoco leggero. Togliere quindi le carni dalla casseruola e nel fondo rimasto mettere il trito di carote e sedano, aggiungere la salsa di pomodoro, sale e pepe, incoperchiare e far cuocere adagio mescolando ogni tanto.

Quando si è un po’ ritirato aggiungere la verza, mescolare e poi sopra aggiungere le carni e le cotenne cotte, ricoprire con il coperchio e lasciar stufare per un’ora o un’ora e mezza a fuoco basso.

La cassoeula va servita caldissima e un po’ ” tachenta” cioè un po’ collosa, ma non unta, accompagnata da una bella polenta fumante. Io  l’ho preparata con la farina ai cinque cereali. Ed il vino Bonarda dell’Oltrepo’ ha fatto da buon accompagnamento.

Ed ecco il risultato finale della mia cassoeula, molto gradita !!!!