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Ristorante “Antica trattoria del Boden”

Alts Wirtschhuus z’ Boden nel dialetto Walser, cioè Antica trattoria del Boden provincia di Verbania.

Dopo aver visitato la chiesa siamo stati in questa trattoria, una bella veranda tra gli alberi, persone gentilissime e un menù che non ti aspetteresti di trovare in un posto abbastanza fuori dai percorsi turistici, se non percorsi devozionali.

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La cucina è una vera sorpresa: oltre ad alcuni piatti tipici della zona, come gli gnocchi all’ossolana fatti con farina di castagne, formaggi e salumi rigorosamente a km zero e qualche excursus nella cucina svizzera e il piatto walser: Pfifulti e Tafulti.

Si può mangiare anche con un menù a prezzo fisso di euro 10,50 che comprende primo, secondo, contorno, bevande incluse. Siccome i piatti sono invitanti Mauro e Sergio hanno optato per quello. Io invece, bastian contrario come diceva mia nonna, ho voluto assaggiare delle specialità del locale.

Per loro, risotto rosso ai frutti di bosco, filetto di trota salmonata alla piastra con fagiolini e patate fritte, torta soffice di mele.

Risotto rosso, ben combinati i due sapori del riso e dell’acidulo dei frutti di bosco, niente parmigiano, altererebbe il sapore.

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filetto di trota salmonata alla piastra con fagiolini e patate, cottura perfetta

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torta soffice alle mele, si scioglieva in bocca, deliziosa (l’ho assaggiata anch’io…)

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Invece io ho preso dei piatti da menù, uno mi incuriosiva particolarmente e cioè:

PFIFULTI e TAFULTI  ( ??? )
Innanzitutto, lo si può gustare solo all’Antica Trattoria: lo chef Davide si è preso la briga di recuperare e rivisitare due antiche ricette. Ma prima io ho mangiato:

una tartare di manzo su germogli con senape al miele, cipolla e pomodori secchi, non si può andare in Piemonte e non mangiare la tartare. Semplicemente meravigliosa, anche per me che non amo molto la carne, ma questa era veramente unica, la finezza di appoggiarla su un letto di germogli le dava un gusto particolare.

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poi questi sconosciuti Pfifulti e Tafulti, in pratica uno è un grande e lungo gnocco ripieno di prosciutto crudo della Val Vigezzo, leggermente affumicato e toma e l’altro sono dei ritagli di pasta di pane, reimpastati con il pangrattato e ripresi al burro, salvia e aglio orsino (aglio selvatico, di cui si nutrono gli orsi al risveglio) . Ne avrei mangiati ancora tanto è stata una buonissima scoperta, preparazioni semplici, ma nulla da invidiare all’alta cucina.

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e per finire una crostata agli amaretti. Ho fatto dei complimenti al cuoco…. per farmi dare la ricetta, gentilissimo me l’ha spiegata, omettendo sono sicura e comprensibilmente, quel particolare che ha reso una frolla mai assaggiata e irripetibile. La base è di pasta frolla, poi la crema pasticcera e infine gli amaretti interi velocemente intinti nell’Amaretto di Saronno. Ripeto, mai assaggiata una frolla così.

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Qui abbiamo un’alta qualità dei cibi ed un prezzo tutto sommato contenuto; dimenticavo l’acqua, opportunamente filtrata, è quella della fontana, quindi piena di energia positiva.

Sicuramente torneremo, non solo per ritrovare la mia Madonnina, ma anche per assaggiare altre specialità.

E il mio voto per questo ristorante è un 5/5 pieno.

 

 

 

 

 

 

Fegato e peperonata

Ho provato a cucinare il fegato del coniglio, ma di un coniglio allevato in campagna, sicuro. Ho smesso di comperare conigli nei negozi, dopo aver visto come vengono allevati e macellati.

Scusate la foto, ma è la meno crudele che ho trovato.

Non avevo mai usato il fegato perchè in esso si possono accumulare le tossine e, visto come vengono maltratti gli animali da macello, sicuramente i loro fegati ne sono pieni.

Ora compro, qualche volta perchè a Mauro piace, un coniglio, ma da conoscenti che li allevano nel pieno rispetto dell’animale. E così ho provato a cucinare il fegato.

Ingredienti:

  • fegato di coniglio
  • cipolla bianca
  • burro olio
  • latte
  • farina
  • sale profumato

Ho fatto imbiondire la cipolla in burro e olio, poi ho infarinato i pezzi di fegato e li ho messi in padella. A fuoco vivo li ho girati un paio di volte, poi ho aggiunto del latte, quasi coperti e ho messo il coperchio. A fuoco medio li ho fatti cuocere per circa mezz’ora e ho aggiunto il sale alla fine.

Come contorno ho preparato una peperonata semplice:

Ingredienti:

  • peperoni gialli e rossi
  • dado (mio)
  • acqua
  • burro olio
  • pesto (mio)
  • aceto balsamico

Ho pulito e lavato i peperoni, togliendo bene la parte bianca, responsabile dell’eventuale pizzicore, poi a pezzetti li ho fatti rosolare a fuoco alto, nella padella con burro e olio.

Gordon Ramsey dice che prima di cucinare occorre far scaldare bene la padella, poi aggiungere i condimenti. Fatto!

Quindi ho aggiunto il mio dado (preparato con il Bimby) e dell’acqua calda, poi del pesto che occhieggiava in un barattolino, ultimo rimasto della mia produzione. Ho coperto e lasciato cuocere a fuoco medio per circa un quarto d’ora. Quando l’ho impiattato ho aggiunto un po’ di aceto balsamico che ha dato un tocco particolare.

fegato peperonata

Controllate sempre la provenienza degli animali, cercate di capire il viaggio che fanno per arrivare alla vostra tavola.

Qui c’è la normativa europea sull’abbattimento degli animali, è un pdf, un po’ lungo, ma ci sono i regolamenti che spesso vengono disattesi. Ci sono poi anche altre normative sul trasporto e l’allevamento degli animali da macello (brutta parola).

Comunque a me è piaciuta molto la peperonata…..

“REGOLAMENTO (CE) N. 1099/2009 DEL CONSIGLIO
del 24 settembre 2009
relativo alla protezione degli animali durante l’abbattimento”

 

 

 

 

 

Ristorante “La Tentazione” -Verbania Pallanza

 

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Qui siamo a Verbania Pallanza, una bella cittadina sul Lago Maggiore.

Il Lago Maggiore o Verbano è un lago prealpino di origine fluvioglaciale, il secondo per superficie in Italia. Il suo nome “Maggiore” deriva dal fatto che era il più esteso dei laghi prealpini. Le sue rive sono condivise tra Svizzera e Italia.

E’ il lago delle mie vacanze da bambina, quando andavo a casa della nonna e lì passavo tutte le estati, con tanti bei ricordi vissuti in un ambiente sereno e in un luogo che a tutt’oggi, dopo anni, ha conservato quell’aria un po’ demodè, tranquilla. Davanti ci sono le isole Borromee, una più bella dell’altra e poi Stresa, bella cittadina con una splendida vista, ma diventata molto turistica e commerciale.

……e questo è un ristorante dove abbiamo mangiato più di una volta, veramente bene, davanti al lago, con un ambiente familiare e il cuoco ha, oltre all’abilità, molta fantasia.

ristorante-la-tentazione

Il menù è vario, con pesce fresco appena pescato, il pane e i dolci fatti in casa e il personale sempre pronto a soddisfare ogni desiderio e pronto a consigliare il menù migliore.

Ecco qualche piatto che abbiamo gustato

Lasagnette aperte con gamberi, zucchine e pecorino”

lasagnetta aperta gamberi zucchine e pecorino

ripieni di patate viola, crema di latte di bufala, confit essiccati, pinoli e parmigiano”,

semplicemente deliziosi, delicati e allo stesso tempo saporiti

ripieni di patate crema di latte confit essiccati pinoli eparmigiano

“spaghetti allo scoglio – La Tentazione” , gli spaghetti sono sotto….

spaghetti allo scoglio La Tentazione

misticanza pomodori, ceci, farro e salmone affumicato”, sapori perfettamente equilibrati e piatto unico.

misticanza pomodori ceci farro salmone affumicato

ombrina”

ombrina

“ombrina impiattata”, delicata e cottura perfetta.

ombrina sfilettata

pesce persico del lago” – specialità

pesce persico del lago

“filetto di scottona alla brace e al sale rosa” – cottura perfetta

filetto di scottona alla brace e sale rosa himalaya

crème caramel al vapore” – troppo buona

creme caramel al vapore

“panini della casa”

panini della casa

…e ci sarebbero tante altre ricette, ma vi invito ad andare in questo ristorante a provare tutte le altre specialità.

Vale la pena di andare a fare una gita sul lago Maggiore a Verbania Pallanza per godere di questo meraviglioso lago, fare una gita in battello e rilassarsi, mettendo i piedi sotto ad un tavolo del ristorante “la Tentazione” sotto all’Hotel Novara.

 

 

Carciofi a modo mio

CARCIOFO

La pianta chiamata Cynara era già conosciuta dai greci e dai romani, ma sicuramente si trattava di selvatico. 

Nel secolo XV il carciofo era già consumato in Italia. Venuto dalla Sicilia, appare in Toscana verso il 1466.

La tradizione dice che fu introdotto in Francia da Caterina de’ Medici, la quale gustava volentieri i cuori di carciofo. Sarebbe stata costei che lo portò dall’Italia alla Francia quando si sposò con il re Enrico II di Francia. Luigi XIV era pure un gran consumatore di carciofi. Gli olandesi introdussero i carciofi in Inghilterra: abbiamo notizie che nel 1530 venivano coltivati nel Newhall nell’orto di Enrico VIII. I colonizzatori spagnoli e francesi dell’America introdussero il carciofo in questo continente nel secolo XVIII, rispettivamente in California e in Louisiana.

L’Italia detiene il primato mondiale nella produzione di questo ortaggio (pari a circa il 30%). Le zone di maggiore produzione sono la Sicilia (Piana di Gela e Piana di Catania), Sardegna e Puglia.

Dopo l’acqua, il componente principale dei carciofi sono i carboidrati, i minerali principali sono il sodio, il potassio, il fosforo e il calcio, e tra le vitamine prevale la presenza di B1, B3, e piccole quantità di vitamina C. Il basso contenuto calorico del carciofo fa sì che sia specialmente indicato nelle diete dimagranti.

E stasera avendo due bellissimi carciofi ho provato a cucinarli a modo mio,

Ingredienti:

  • due carciofi senza spine
  •  carota cipolla
  •  pangrattato
  • quattro alici
  • due spicchi di aglio
  • sale profumato

Dopo aver pulito i carciofi ed aver messo da parte le foglie esterne e i gambi per altre preparazioni, li ho aperti ed ho inserito dentro le carote e la cipolla tritati fine, salati, e messi a testa in giù in una pentola con un poco di acqua. Ho chiuso il coperchio della pentola a pressione e li ho fatti cuocere per circa 15 minuti.

Intnto ho messo in un padellino le alici sott’olio e parte dell’olio del vasetto, l’aglio e quando le alici si sono disfatte ho aggiunto il pangrattato a rosolare.

pangrattato per carciofi

Poi ho tolto i carciofi dalla pentola e ho messo questo misto di alici e pangrattato sopra ai carciofi stessi.

carciofi con pangrattato

Devo dire che si è sparso un buon profumo e il gusto era ottimo. Esperimento riuscito.

 

Patate al forno di Giò

Patate al forno , ma non cotte nel forno, ma con il mio fantastico coperchio New Wonder Cooker.

La ricetta è della mia amica Giovanna del blog – Wondergio ricette – ed è semplicissima.

Ingredienti:

  • patate (il numero dipende da quante se ne vuole fare)
  • cipolla
  • rosmarino
  • sale pepe
  • olio extravergine d’oliva

Prima di tutto mettere le patate pulite e tagliate a tocchetti in una ciotola con tre cucchiai di olio, il sale, il pepe, il rosmarino e la cipolla a pezzetti, mescolare e lasciar riposare un po’ in modo che si profumino bene.

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Poi travasare il tutto in una padella, mettere il coperchio e lasciar cuocere a fuoco medio/alto per 10 minuti.

Mescolare delicatamente e far finire di cuocere sempre con il coperchio per altri 10 minuti.

E…sorpresa, avremo delle patate cotte come nel forno tradizionale.

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e qui qualcuno, amante delle patate al forno, non ha aspettato che facessi la foto.

Veramente buone, brava Giò.

Lasagnette di foglie esterne di finocchio in curcuma

Quando si scopre che ogni parte dei vegetali è commestibile, anche quelle cosiddette di scarto, ecco che la fantasia galoppa, in questo caso aiutata dalla mitica Lisa Casali, autrice tra l’altro del libro Ecocucina.

Avevo dei bellissimi finocchi, ma si sa che la parte esterna e soprattutto i gambetti con le foglioline sono piuttosto duri, quindi si consuma la parte interna e del resto che si fa? Non si buttano via, ma o si aggiungono ad un minestrone o si fanno bollire, ma che tristezza, quei pezzetti bianchicchi ed allora, seguendo Lisa, ho preparato queste lasagnette.

Ingredienti:

  • foglie esterne di finocchio e parti apicali
  • sale/pepe
  • curcuma
  • parmigiano grattuggiato

per la besciamella:

  • mezzo litro di latte
  • 50 gr di farina
  • 25 gr di burro
  • un po’ di sale e noce moscata
  • curcuma

Far bollire al vapore i pezzi di finocchio e intanto preparare la besciamella, quando questa sarà intiepidita versarne un po’ sul fondo di una pirofila e fare uno strato di pezzi di finocchio

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Proseguire con la besciamella e poi i finocchi , quindi coperti di besciamella, una bella spolverata di parmigiano e qualche spruzzata di curcuma, tanto per dare un po’ di colore.

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In forno a 180° per circa 25/30 min per fare una bella crosticina.

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Così si mangiano più volentieri, non si butta via nulla e ….vissero felici e contenti…….

Wurstel e crauti…ovvio

wurstel e crauti

La ricetta non è di questi giorni, ma siccome ho avuto il computer fermo per quattro giorni e non mi sono più fatta vedere, ora pubblico questa ricetta che si adatta perfettamente al “bel” tempo (lampi, tuoni e pioggia, oltre al freddo) che abbiamo in questo periodo. Noi abbiamo acquistato entrambi sulla strada del ritorno in Val Venosta. Noi non comperiamo i “ricordi” tipo, quadretti, oggettini che quando sei a casa non sai dove mettere, ma solo prodotti gastronomici tipici del posto. Infatti ci siamo fermati in una macelleria che ci ispirava e, dal momento che producono tutto loro, abbiamo acquistato speck, wurstel, pane di segale, formaggi.

Wursteln e crauti, a noi piacciono molto le verze, quindi li ho cucinati così:

Ingredienti:

  • due wursteln grandi
  • 300 gr di crauti già pronti ( i miei sono crauti venostani)
  • cipolla
  • aglio
  • brodo
  • ginepro, alloro, cumino.

Ho fatto rosolare un po’ d’aglio e di cipolla, poi ho aggiunto i crauti e un poco di brodo e le spezie. Ho fatto cuocere a fuoco lento per circa 15 minuti, quasi alla fine ho aggiunto i due wursteln a riscaldare.

Con il pane di segale e un po’ di senape ci è sembrato di essere ancora in montagna……..

pane di segale

Nulla di speciale, ma un piatto speciale.