Archivi categoria: farina

Trattoria del Borlengo

Tornando da Monteveglio siamo andati alla “Trattoria del borlengo“a Mercatello, paesino nei pressi di Castello di Serravalle nel Comune di Valsamoggia in provincia di Bologna.

E qui abbiamo mangiato i famosi borlenghi.

Cosa sarà mai il “borlengo”?

Il borlengo è una specie di crêpe molto sottile e croccante preparata a partire da un impasto liquido estremamente semplice (è un tipico cibo povero), a base di acqua (o latte), farina, sale e talvolta anche uova: questo impasto è detto colla. Il ripieno tradizionale, detto cunza, consiste in un battuto di lardo, aglio e rosmarino, oltre ad una spolverata di Parmigiano Reggiano. Il borlengo si serve molto caldo e ripiegato in quattro parti. Molti paesi della zona di produzione rivendicano la paternità di questo alimento, la cui origine è decisamente antica: i primi documenti certi risalgono al 1266, ma c’è chi ne situa la data di nascita addirittura nel Neolitico. “

 

Questi sono estremamente sottili e friabili, gustosissimi e tutti ne facevano il bis, ma noi naturalmente prima non ci siamo fatti mancare dei buonissimi tortelloni “vecchia Modena”, cioè tortelloni di ricotta (freschissima) e prezzemolo conditi con burro fuso, guanciale saltato, scaglie di parmigiano e aceto balsamico. Che dire, proverò a rifarli (!) oppure torneremo a gustarli là.

 

Dopo abbiamo preso le tigelle con affettati misti, formaggi e sott’aceti.

Due parole sulle tigelle:

La  crescentina, o tigella è un tipo di pane caratteristico dell’Appennino modenese e vengono consumate tagliandole a metà e imbottendole con un pesto formato da un trito di lardo, aglio e rosmarino e parmigiano reggiano. Inoltre vengono proposte con salumi, formaggi o salse.

La cottura tradizionale avveniva impilando la pasta in alternanza con dischi solitamente di terracotta (chiamati propriamente tigelle) già arroventati nel camino usando le foglie di castagno o di noce per separare l’impasto dalla terracotta, aromatizzarlo e tenerlo pulito dalla cenere. Questi erano rotelle di circa 15 cm di diametro ed 1,5 cm di spessore, formate tradizionalmente con terra di castagneto finemente triturata e modellata in uno stampo di legno con incisioni in bassorilievo (decorazioni geometriche che poi rimanevano stampate sulla pasta durante la cottura) e poi essiccati e cotti.

Immagine correlata

Attualmente la cottura, in ambito casalingo è solitamente effettuata in maniera più veloce ponendo i dischi di pasta in uno stampo in alluminio che può contenere dalle 4 alle 7 crescentine da apporre direttamente sulla fiamma come una padella; questo stampo è chiamato tigelliera.

Bene noi abbiamo mangiato delle “tigelle” veramente particolari, un po’ croccanti, ma con l’interno morbido, per cui il pesto  (cunza) di lardo si scioglieva benissimo.

 

 

Naturalmente il tutto innaffiato da un ottimo Pignoletto locale, un bianco frizzante che io, astemia, ho comunque gradito.

No, il dolce non ci stava più, anche se ho visto passare della panna cotta ai futti di bosco veramente invitante.

Vogliamo anche ringraziare Yas, che ci ha servito con competenza e gentilezza.

Quindi il mio voto non può essere che 5/5, siamo stati molto bene e torneremo.

 

Annunci

Anche quest’anno parte il mio contest……

Sì, come tutti gli anni anche quest’anno voglio festeggiare il compleanno del mio blogghino, il 13 marzo, con un contest, e già perchè quest’anno compirà sei anni….

Pensa e ripensa ho deciso che il titolo del nuovo contest sia:

” LE FARINE “,

(e le ricette sono pubblicate in fondo all’articolo)

Risultati immagini per grano e farina

foto di  ciboecibo.it

ma tutte tutte, bianche, gialle, integrali, farro, kamut, orzo ecc. perchè nella farina c’è la vita, basta osservare il tempo che occorre al seme  per crescere, per maturare e quindi essere trasformato in farina.

Se solo ci soffermiamo a pensare appunto al tempo che intercorre tra la semina e la raccolta ci rendiamo conto che la natura non ha fretta, sopporta le intemperie, il caldo, il vento pronta poi a darci un elemento che è sempre stato alla base di ogni alimentazione.

Di farine ce ne sono un’infinità, , ma quella più utilizzata è quella di grano, meglio conosciute come farina di frumento. Generalmente con il termine farina di frumento indichiamo la farina di grano duro, in realtà il mondo della farina è molto più complesso.  Esistono tantissime varietà e specie di grano, ma le più conosciute ed utilizzate per l’alimentazione umana sono il grano duro (triticum durum) e il grano tenero (triticum aestivum).

Farina veramente integrale e farina ricostruita. Si è aperto ultimamente un dibattito sulla farina veramente integrale magari ottenuta con la macinazione a pietra e quella ricostruita per esempio unendo farina “Tipo 0” alla crusca. La differenza sostanziale tra i due prodotti che all’apparenza sono simili si può verificare dall’analisi chimica, se la farina ricostruita contiene fibra in quantità molto simile alla farina integrale. Non è lo stesso per le vitamine i minerali gli enzimi i grassi, ovvero le sostanze più preziose del grano dal punto di vista nutrizionale che sono contenute nel germe, il germe nella farina ricostruita è in alcuni casi assente.

La proprietà più importante della farina è la sua forza, cioè la capacità di resistere nell’arco del tempo alla lavorazione. La forza della farina deriva dalla qualità del grano macinato per produrla, e il fattore di panificabilità è indicato con la lettera W.

Un alto valore di W indica un alto contenuto di glutine; questo vuol dire che la farina assorbirà molta acqua e che l’impasto sarà resistente e tenace, e che lieviterà lentamente perché le maglie del reticolo di glutine saranno fitte e resistenti. Viceversa, un W basso indica una farina che ha bisogno di poca acqua e che lievita in fretta, ma che darà un impasto (e un pane) leggero e poco consistente.

Ecco un indice di massima:

  • Fino a W 170 (deboli): per biscotti, cialde e dolci friabili; anche per besciamella e per rapprendere salse.
  • Da W 180 a W 260 (medie): pane francese, panini all’olio, pizza, pasta: assorbono dal 55% al 65% del loro peso in acqua.
  • Da W 280 a W 350 (forti): pane classico, pizza, pasta all’uovo, pasticceria a lunga lievitazione: babà, brioche. Assorbono dal 65% al 75% del loro peso in acqua.
  • Oltre i W 350: in genere fatte con particolari tipi di grano, vengono usate per “rinforzare” farine più deboli, mescolandovele, oppure per prodotti particolari. Possono assorbire fino al 100% del loro peso in acqua.  Ad es la farina manitoba.

Lo sfarinato proveniente dal grano duro viene denominato semola. Essa si distingue da quella di grano tenero sia per la granulometria più accentuata che per il suo caratteristico colore giallo ambrato, colore che si ripercuote anche sui prodotti con essa ottenuti. Questa farina si utilizza prevalentemente per la produzione di pane e pasta (sia casereccio che industriale) ma anche per dolci tipici.

Macinando ulteriormente la semola si ottiene la “semola rimacinata” o “rimacinato“. Questo prodotto è contraddistinto dal caratteristico colore giallo ambrato proprio della semola ma con una granulometria meno accentuata rispetto alla materia d’origine. Il rimacinato viene prevalentemente impiegato per la panificazione puro o mescolato con farine di grano tenero, il prodotto che si ottiene è un pane a pasta gialla molto saporito e a lunga conservazione.

Risultati immagini per campo di grano

Ed ora passiamo al REGOLAMENTO:

Possono partecipare tutte le ricette dolci o salate che abbiano come ingrediente la farina, di qualunque tipo, anzi più saranno diverse meglio si svilupperà il contest, e che saranno pubblicate dal 30 gennaio 2018 al 30 marzo 2018.

Il contest terminerà alle ore 24 del giorno 30 marzo 2018, data ultima per poter partecipare.

Le ricette dovranno essere corredate di almeno una foto fatta da voi e da una descrizione sul procedimento di preparazione delle stesse e si può partecipare con tutte le ricette che volete, dolci o salate.

Le ricette possono comprendere tutta la gamma delle preparazioni dall’antipasto al dolce, al pane, insomma tutto ciò che si può preparare con i vari tipi di farina.

Mi piacerebbe ricevere anche un racconto sulle ricette, dove è nata, se è di famiglia ecc. e se è per celiaci o vegana.

Il contest è aperto a tutti coloro che hanno piacere di partecipare, con o senza blog.

– PER CHI HA UN BLOG: prelevate il banner che trovate in questo post e inseritelo nella vostra home e nel post della ricetta con cui partecipate , pubblicate la ricetta sul vostro blog con la frase ”con questa ricetta partecipo al contest “LE  FARINE” del blog  Lastufaeconomica “ linkando alla mia home. Poi mettete un commento con il link della ricetta sotto questo post, ed io provvederò a farne l’elenco.

-CHI NON HA UN BLOG, può inviare le ricette al mio indirizzo: marikanadali@alice.it. e saranno  pubblicate su questo post.

Naturalmente ci sarà un riconoscimento per la ricetta più originale.

Quindi vi aspetto numerosi per scoprire quante ricette di possono preparare con la farina.

Grazie e a presto.

Ecco il banner da prelevare:

foto di Francesca Gattuso

RICETTE :

https://ifeelbetta.com/2018/01/26/due-ricette-oggi-per-la-memoria-sempre/

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/01/muffins-ai-crauti-e-gruviera.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/01/torta-frullata-all-arancia.html

http://atuttacucina.blogspot.it/2018/01/crostata-di-ricotta-e-kiwi.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/pane-in-cassetta-alla-canapa.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/pastine-ai-mirtilli.html

https://maninpastaqb.blogspot.it/2018/02/cuori-di-grano-saraceno

http://www.unafettadiparadiso.it/2018/02/pane-bianco-con-cipolla-rossa-fresca.

https://cucinoeracconto.blogspot.it/2018/02/pane-allolio-integrale.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/pizza-di-cavolfiore-con-farina-di-piselli

https://gwendyricettecollaudate.blogspot.it/2018/02/muffin-con-farina-di-quinoia

https://ibiscottidellazia.blogspot.it/2018/02/gnocchetti-tricolore-al-burro-nocciolato e pepe

https://petalidirosarossa.blogspot.it/2018/02/ciambelle-colorate.htm

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/biscotti-con-farina-di-piselli.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/pane-provenzale-al-pomodoro.html

http://www.unafettadiparadiso.it/2018/02/crostata-di-marmellate-bigusto-confrollasemintegrale

http://www.unafettadiparadiso.it/2018/02/frolle-al-cacao-gluten-free-con.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/graffe-di-ricotta-all-arancia.html

https://ibiscottidellazia.blogspot.it/2018/02/pane-leggero-alla-semola-con-prefermento

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/pizza-semintegrale-al-cavolo-viola.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/salsiccia-e-porri-con-polenta.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/pappardelle-al-ragu-di-cotechino.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/ciambelle-con-crema-gianduia.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/pastine-ai-mirtilli.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/pagnotta-di-grano-duro.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/pizza-di-cavolfiore-con-farina-di

https://gwendyricettecollaudate.blogspot.it/2018/03/crostata-di-frolla-al mais con pere

http://ibiscottidellazia.blogspot.it/2018/03/pane-injera-con-lievito-madre.

http://blog.giallozafferano.it/sugarqueen/brioche-integrali-sfogliate-al-miele/

https://cucinoeracconto.blogspot.it/2018/03/grissini-integrali.html

https://cucinoeracconto.blogspot.it/2018/02/focaccine-soffici-focaccelle.

 

Pane con la zucca e i suoi semi

 

zucca benefici

La zucca, questo ortaggio che con il suo colore giallo ravviva le giornate autunnali ed invernali, versatile, saporita e dolce allo stesso tempo. Se ne usa tutta al completo, la polpa al forno, in zuppe, per preparare i tortelli; i semi al forno e salati e dai quali si ricava un olio usato in cosmesi e in cucina; i fiori solamente quelli maschili, quelli cioè con il gambo, sottile, da friggere, dopo averli impanati, come quelli delle zucchine.  La scorza cotta a vapore, tagliata a pezzetti e condite con olio, sale e aceto, una volta veniva mangiata come condimento a modesti piatti di uova. Oppure venivano passate in farina e fritte in abbondante strutto, risultavano saporite e sembravano frittelle di carne. Oppure se ne possono fare degli invitanti snacks.

Io ho provato a fare un pane alla zucca ricoperto con i suoi semi.

Ingredienti:

 

  • 150 gr di farina n° 1
  • 150 gr di farina integrale
  • 300 gr di zucca
  • 1 panetto di lievito di birra
  • 150 gr di latte
  • 1 cucchiaio di olio e sale q.b.

Prima di tutto ho sbucciato la zucca, tenendo da parte la scorza per altri usi, e l’ho fatta cuocere al vapore dopo averla tagliata a pezzetti.

Una volta cotta e raffreddata l’ho frullata, poi l’ho unita alle farine e ho aggiunto un poco per volta il latte con il lievito disciolto. Ho aggiunto il sale e l’olio, mescolato bene fino a formare un panetto che ho messo a lievitare per circa un’ora. Poi l’ho diviso in due filoncini, ho messo sopra dei semi di zucca e li ho lasciati lievitare ancora per un’oretta già sul piano del forno.

Quindi ho acceso il forno e li ho cotti a 180° per circa 20 min, o a doratura.

Tagliati a fette sono molto buoni sia con i salumi che con una confettura.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le raviole

Le raviole sì, non i ravioli perchè in Emilia queste sono dei dolci.

E una divertente leggenda che ci riferisce il noto enogastronomo bolognese Alessandro Molinari Pradelli riguarda proprio l’origine della raviola.

” Nel Tomo I, capitolo IV della Istoria delle celeberrime glorie di Messer Viscardi viene raccontata e fortemente “personalizzata” così: fuggendo dalla Palestina verso l’Egitto, San Giuseppe venne inseguito dai carabinieri. L’itinerario iniziale cambiò poiché il povero perseguitato continuava a fuggire per terre diverse, finchè approdò a Bologna e i carabinieri finalmente lo raggiunsero. Nella lotta disperata per liberarsi, il santo venne aiutato dall’intervento divino e riuscì a disarmare e a disperdere gli inseguitori. Durante le fasi concitate della rissa, il cappello di un carabiniere (raviola) rimase tra le mani di San Giuseppe. Il popolo bolognese esultante, volle ricordare l’avvenimento e venne dunque creato questo ottimo dolce, che richiama – appunto – la forma del cappello del carabiniere.”

 

Le raviole bolognesi sono nate molti anni fa in occasione del giorno di San Giuseppe, il 19 marzo.
Anche se oggi in questa data si celebra la festa del papà, un tempo il giorno di San Giuseppe segnava l’arrivo della primavera e, quindi, l’inizio del lavoro nei campi. Siccome la ripresa del lavoro implicava nuove entrate economiche per le famiglie contadine più povere, per celebrare l’occasione si organizzavano grandi feste e balli nell’aia e tutte le siepi venivano adornate proprio con le tipiche raviole, che restavano appese a disposizione di coloro che passavano a piedi o in bicicletta.

Però essendo un dolce semplice, buono da inzuppare nel latte, nel the o per una gustosa merenda per bambini (e grandi) si prepara anche per Natale, da regalare in una bella scatola di latta.

Praticamente è una pasta frolla ripiena di mostarda bolognese, che non è come la mostarda mantovana o cremonese, ma è una marmellata preparata con mele cotogne, mele, pere, arance. Richiede una lunga e lenta cottura per assumere il classico colore nero, ma quella che si acquista ha in aggiunta del caramello per conferire appunto il colore scuro. Buona lo stesso.

Ingredienti:

  • farina 1 gr. 400
  • zucchero gr 200
  • burro gr 100
  • 2 uova
  • latte q.b.
  • 1 bustina lievito per dolci
  • mostarda bolognese per il ripieno
  • sciogliere il burro in un pentolino, in una ciotola mettere le uova con lo zucchero e mescolare bene, poi unire la farina e il lievito setacciati e quindi il burro fuso. Mescolare bene e se occorre aggiungere un po’ di latte, per poter stendere l’impasto sul piano di lavoro e stenderlo con il matterello.
  • Tagliare delle forme rotonde che andranno riempite con la mostarda, quindi chiuderle a metà e premere i rebbi di una forchetta su tutto il bordo.
  • Infornare a 180° per 10/15 minuti.

 

Ecco il risultato, buonissime, sono un po’ più rustiche perchè io non uso le farine zero e doppio zero, ma dalla 1 in poi.

 

 

Torta esotica

Risultati immagini per esotico

E’ una torta preparata per un invito a cena, non volevo fare la solita crostata con frutta e allora ho pensato di fare così:

Ingredienti:

  • pan di spagna
  • kiwi
  • banane
  • polvere di cocco
  • crema pasticcera

Per prima cosa ho preparato il pan di spagna, l’ho impastato con il Bimby, ma si può fare benissimo a mano, sono le stesse dosi:

4 uova a temperatura ambiente

250 gr di farina tipo 1

250 gr di zucchero di canna

50 gr di acqua

1 bustina di lievito per dolci

Nel boccale ho messo le uova, la farina, lo zucchero, 50 sec. vel 5, passati i primi 25 sec. ho aggiunto l’acqua e  il lievito.

Ho versato l’impasto in una teglia e ho infornato (forno statico) a 160° per circa 40 min. Poi l’ho lasciata raffreddare su una gratella. Sempre con il Bimby ho preparato la crema:

una scorza di limone

100 gr di zucchero

500 gr di latte

2 uova

40 gr di farina tipo 1

Ho messo nel boccale la scorza di limone e lo zucchero e ho polverizzato 20 sec. vel 7, poi ho aggiunto il latte, le uova e la farina e ho cotto 7 min., 90°, vel 4. Ho fatto raffreddare.

Non ho tagliato il pan di spagna per bagnarlo con il liquore, perchè, prima a me non piacciono le torte con il liquore e poi c’erano dei bambini a cena. Ma si può usare o del rhum o un altro liquore a piacere.

Ho messo sopra alla torta la crema e a fettine, il kiwi e la banana, e ho sparso una coltre di polvere di cocco.

Questo è il risultato, semplice, di effetto, ma soprattutto…sparita.

 

Gnocchi viola

Veramente oggi ho preparato il purè con le patate viola e ne ho avanzato, volevo fare le crocchette, ma le farò domani.  Allora ho unito un po’ di farina e mi sono detta, provo a fare dei gnocchi.

Detto fatto, al limite farò un pastone di patate, ma no, sono venuti belli e molto buoni.

La Vitelotte noire, è una varietà di patata che ha la particolarità di avere la buccia e la polpa di colore violetto ed un sapore dolciastro, molto simile alla castagna, con retrogusto di nocciola. Si tratta di una varietà originaria del Perù.  Trattandosi di una qualità molto antica, la patata viola non ha subito alcuna modificazione dal punto di vista genetico, perciò conserva intatte tutte le sue proprietà organolettiche. In particolare, il colore viola di queste patate è associato alla forte presenza di antiossidanti, che hanno un ruolo fondamentale per mantenere in salute il nostro organismo.

Risultati immagini per patate viola

Sono poco caloriche,  e zero grassi. Tre patate viola contengono inoltre il 55% della dose giornaliera raccomandata di vitamina C e il 7% di ferro. Esse sono, inoltre, molto ricche di potassio, minerale fondamentale per regolare la pressione sanguigna e mantenere in salute muscoli ed ossa.

INGREDIENTI

  • patate viola ridotte a purè
  • farina 1
  • poco sale

per il condimento:

  • cipolla e radicchio viola
  • burro
  • parmigiano reggiano

Ho impastato il purè e la farina sul ripiano leggermente infarinato, ho fatto il solito salamino e tagliato a tocchetti, e dopo averli passati sull’apposito attrezzino, li ho messi a riposare sulle retine.

Mentre bolliva l’acqua ho preparato il condimento, facendo sciogliere il burro in una padella, poi ho aggiunto la cipolla e l’ho fatta stufare con l’aggiunta di un poco di acqua calda, appena ammorbidita ho aggiunto il radicchio e ho finito la cottura.

Ho fatto cuocere gli gnocchi e, in trepida attesa, appena sono venuti a galla li ho tolti con la schiumarola e messi in padella con il condimento.

Nel piatto, con una spolverata di parmigiano eccoli pronti per darci la nostra razione di preziose proprietà per la nostra salute.

Immagine correlata foto: www.perledellatuscia.it

Ecco questa foto è di questo sito, gentilmente concessami, e sono uguali a quelli fatti da me. Solo che, come spesso accade, la foto finita è finita chissà dove…..e allora ne approfitto della cortesia degli altri.

 

 

Cena di pesce: il secondo piatto e dessert.

Come secondo piatto ho preparato lo:

Xiphias gladius”  cioè “Bocconcini di pesce spada con purè”

“Il pesce spada è uno dei più grandi pesci ossei, con una lunghezza massima di oltre 4,5 m e un peso che supera abbondantemente i 400 kg (il pesce spada più pesante venne pescato in Cile nel 1953, pesava 655 kg). La taglia media si aggira sui 3 metri.Nuotatore velocissimo, effettua migrazioni anche su distanze oceaniche.

Risultati immagini per pesce spada

Si tratta di un predatore estremamente versatile e caccia colpendo le prede con la spada. La riproduzione avviene nella stagione calda. La femmina depone fino a 800.000 uova ( però….) di meno di 2 mm di grandezza e dotate di una goccia d’olio per favorire il galleggiamento. L’accrescimento è molto veloce, le femmine si accrescono più velocemente ………dei maschi.

Nello stretto di Messina viene effettuato un caratteristico e antico tipo di pesca con l’arpione utilizzando particolari imbarcazioni denominate feluche, dotate di un alto albero centrale munito alla sommità di una coffa per l’avvistamento del pesce e, a prua, di una lunga passerella in cima alla quale staziona l’arpioniere che così è in grado di trovarsi sulla verticale della preda prima che questa possa avvertire il rumore dei motori.

Immagine correlata

Il pesce spada è un pregiato piatto tipico siciliano e calabrese, noto come pesce spada alla ghiotta. Ottima come carne, ma attenzione…….contiene alti livelli di metalli pesanti , tra cui il mercurio. Di conseguenza ne viene sconsigliato il consumo frequente e soprattutto devono evitarne il consumo i bambini e le donne incinte.”

Però, se mi fossi ricordata della canzone di Domenico Modugno “Lu pisci spada” forse avrei cambiato tipo di pesce……(ascoltatela su youtube).

Ingredienti:

  • pesce spada
  • olive nere
  • cipolla
  • farina
  • succo di arancia
  • olio
  • sale pepe

Ho messo in una padella un po’ d’olio e la cipolla a rondelle a soffriggere, ho aggiunto anche un poco di acqua per renderla morbida.

Nel frattempo ho tagliato il pesce a tocchetti, l’ho infarinato e messo a cuocere nella padella, l’ho rivoltato solo una volta perchè è delicato,  poi ho aggiunto delle olive nere e alla fine del succo d’arancia, sale e pepe.

E’ una preparazione semplice, ma delicata e veramente buona. Anche perchè dopo un antipasto (la tartare) e il primo (gnocchetti con sugo di pesce) non potevo presentare un piatto di pesce pesante.

L’ho servito con un semplice purè di patate al quale ho aggiunto della curcuma per renderlo brillante.

bocconcini-pesce-spada

Come dessert ho servito delle coppette di sorbetto al limone con sopra delle fettine di mandarino siciliano profumatissimo e qualche scaglietta di mandorle. (la Sicilia colpisce sempre…..) Gradite e non ho fatto in tempo a fotografare.

E così si è conclusa la mia cena di tutto pesce, ospiti soddisfatti ed io di più.