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Tagliatelle pasticciate

 

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Le tagliatelle sono una pasta all’uovo tipica del centro e nord Italia. Il loro nome deriva dal verbo “tagliare” o “affettare”, dato che si ottengono stendendo la pasta in sfoglia sottile e tagliandola, dopo averla arrotolata.
Una variante sono le tagliatelle verdi, nel cui impasto entra la bietola o lo spinacio, particolarmente gustose e delicate sono poi le tagliatelle verdi all’ortica (con cime tenere delle ortiche al posto degli spinaci).

Secondo una leggenda bolognese le tagliatelle sarebbero state inventate nel 1487 dal bolognese mastro Zefirano, cuoco personale di Giovanni II Bentivoglio, in occasione del matrimonio di suo figlio Annibale II Bentivoglio con Lucrezia, figlia naturale di Ercole I d’Este, duca di Ferrara, riferendosi ai suoi lunghi capelli biondi. In realtà è soltanto una storiella inventata dall’illustratore e umorista bolognese Augusto Majani nel 1931.

Il 16 aprile 1972 la Confraternita del tortellino e l’Accademia italiana della cucina depositarono presso la Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Bologna la ricetta e la misura della vera tagliatella di Bologna. Un campione di tagliatella in oro è esposto in bacheca presso la Camera di Commercio. Le misure della tagliatella cotta stabilite corrispondono a 8 millimetri di larghezza (pari alla 12.270a parte della Torre degli Asinelli) equivalenti a circa 7 mm da cruda. Lo spessore deve essere tra i 6 e gli 8 decimi di millimetro.

In Emilia-Romagna il tipico condimento da abbinare a questo tipo di pasta è il ragù bolognese, ma puo’ essere utilizzato anche un ragu’ con prosciutto, 

Nel Lazio, in particolare a Roma e provincia, questo tipo di pasta si chiama Fettuccine ed è di formato più stretto rispetto alle tagliatelle; vengono condite solitamente con ragù di manzo.

In Toscana, il condimento privilegiato è con i funghi porcini o con il ragù di cinghiale.

Nelle Marche le tagliatelle si condiscono con vari tipi di ragù, tra cui quello preparato con carne d’anatra .

A Belluno e diverse altre parti del Veneto sono usate per la preparazione della Pasta e fasoi, variante locale della pasta e fagioli.

Nella provincia di Verona vengono chiamate lasagne, sebbene altrove indichi un diverso formato di pasta.

E adesso che finalmente sappiamo tutto delle tagliatelle, passiamo alla mia ricetta: Tagliatelle pasticciate. Non volevo preparare le solite lasagne e allora ho optato per questo pasticcio, ma alla cui base c’è sempre il condimento con ragù bolognese.

INGREDIENTI:

  • tagliatelle all’uovo fatte in casa
  • ragù bolognese, qui la ricetta
  • /ragu-alla-bolognese/
  • besciamella
  • parmigiano reggiano

Ho preparato le tagliatelle,  farina , acqua e uova fresche a temperatura ambiente, seguendo la regola tradizionale di mettere un uovo ogni 100 g di farina. Io non uso la farina bianca troppo raffinata, ma la 1 o la 2. Le ho poi distese sulle retine fatte da Mauro Mastro Geppetto.

Poi ho preparato la besciamella. Il ragù era già pronto, perchè occorre il suo tempo per farlo.

Ho fatto bollire l’acqua e cotto al dente le tagliatelle, le ho condite con il ragù e ho rivestito la teglia con un primo strato di besciamella, poi uno di tagliatelle , alternando sempre così fino alla fine. Spolverizzate poi con abbondante parmigiano.

Messe in forno per formare una bella crosticina croccante.

 

Ne avevo preparato due teglie, una la volevo mettere in congelatore, ma arrivata la truppa, sono sparite entrambe.

 

 

Ristorante “Le Corderie”

Il ristorane “Le Corderie” si trova a Crocetta del Montello provincia di Treviso. E’ un bel locale moderno totalmente ristrutturato da un antico Canapificio.

Queste sono le vicende del celebre opificio di Crocetta del Montello. 

L’avventura industriale era cominciata nel 1883 con l’inaugurazione dello stabilimento di 7000 mq, costruito a tempo di record, in poco più di un anno, e con un investimento di 1.500.000 vecchie lire.

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ANTICA STRUTTURA

I terreni erano incolti, il canale Brentella, già derivato dal Piave nel 1400 per opera della Serenissima, sarebbe stato fonte di energia a sufficienza, la rete ferroviaria stava arrivando lì vicino. Quanto a manodopera, l’area del Montello pullulava di disoccupati, i bisnenti, due volte privi di ogni mezzo (né arte, né parte) e, paradossalmente la prima meccanizzazione dell’agricoltura stava alimentando questa schiera di salariati precari. Alcuni di loro erano già sulla via dell’emigrazione. I risultati non mancarono: furono centinaia le persone assunte e la produzione di filati di canapa e cordami di ogni tipo raggiunse i 120 q.li giornalieri. 
 Nella corderia si producevano corde e cordami impiegate soprattutto in marina.
Le operaie e gli operai vennero anche da altri paesi e per risolvere il problema dell’alloggio, della mensa e di tutte le altre necessità del mondo dei lavoratori si provvide con la costruzione della casa operaia (dormitorio per le ragazze) e successivamente con delle vere case a schiera (140 abitazioni circa), tutte dotate di energia elettrica. Si delineò così il villaggio operaio, tipico di molte realtà tessili dell’alta Italia. Il “padrone” costruì l’asilo per i figli dei dipendenti, la cooperativa per i generi di prima necessità, il forno per il pane, le villette per i dirigenti, il campo sportivo, il circolo culturale, la chiesetta di S. Teresa in onore della moglie e allo scopo di consentire l’assolvimento del precetto domenicale alle maestranze; fece coltivare l’orto per dare la verdura a tutti i suoi dipendenti. 
Poco lontano sorse magnifica ed austera la villa del padre padrone. 

Il lavoro crebbe, aumentarono i dipendenti fino alla soglia dei tremila e nel novembre del 1908 venne celebrato il XXV° del Canapificio in concomitanza con la nomina a Cavaliere del Regno di Andrea Antonini. Poi le vicende della guerra e l’avvento della plastica fecero crollare la produzione. L’ultimo atto è del dicembre 1968. A Milano viene deliberata l’incorporazione del Canapificio Veneto Antonini & Ceresa Spa nel Linificio & Canapificio Nazionale. La collaborazione col Linificio Nazionale risaliva agli anni 20. Gli impianti verranno smantellati e lo stabile sarà venduto a pezzi. 

Tiziano Biasi, l’autore dell’articolo, scrive :

” Recentemente ho incontrato un’anziana signora che entrò in Canapificio nel 1937. La madre l’aveva scortata alla portineria sussurrandole: “…sei fortunata, perché avrai da vivere per sempre…” Poco lontano un grammofono diffondeva la canzone “se potessi avere mille lire al mese”.
La giovinetta aveva 15 anni ed era felice delle sue tre lire al giorno
.”

Ora al  posto del canapificio c’è uno stabile moderno, al piano terreno appunto il ristorante “Le  Corderie” in ricordo del canapificio. Al primo piano un auditorium e di fronte un museo molto interessante, la Tipoteca che racchiude molte interessanti macchine da tipografia e dei pezzi da composizione.

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una parete del ristorante adornata con i vecchi cassetti per le composizioni tipografiche.

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Siamo stati accolti nel ristorante molto gentilmente, da una cameriera di sala, cordiale e per nulla invadente, così come il proprietario. Ci siamo lasciati consigliare e per antipasto abbiamo preso della porchetta trattata e condita da loro e per gli amici vegetariani dell’insalata mista.

il pane di grano duro, fatto da loro e i grissini naturalmente con la farina di canapa.

uno dei primi: gnocchi ripieni di baccalà con broccoletti, un connubio perfetto

i bigoli con il sugo di anatra muta, delicati. I bigoli sono un tipo di pasta lunga, simili agli spaghetti, ma ruvidi per cui trattengono bene i vari sughi.

 

e gli arancini (il proprietario è di origine siciliana) ma preparati con il miglio, strepitosi.

 

e poi dei dolci (mangiati no foto…) decisamente belli a vedersi e ottimi.

Torneremo per gustare altre specialità.

Il mio voto quindi è senza dubbio 5/5, per il locale, l’accoglienza e il cibo.

 

 

Torta con barbabietole rosse

La barbabietola rossa

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La barbabietola comune (Beta vulgaris), conosciuta anche come barbabietola rossa , è una pianta erbacea biennale, riconoscibile per la presenza di foglie cuoriformi, di piccoli fiori di colore verde o rossastro, da cui si originano dei frutti duri, detti noci. Non sono questi frutti ad essere utilizzati per l’alimentazione umana, bensì le foglie e soprattutto le radici a tubero, caratterizzate da forma arrotondata e da un colore rosso brillante.

Una barbabietola rossa contiene sali minerali quali sodio, calcio, potassio, ferro, magnesio e fosforo. Poi la  vitamina A, vitamina C e vitamine del gruppo B. Sia il tubero che le sue foglie sono ricchi di antiossidanti e di flavonoidi, utili per proteggere l’organismo dall’azione dei radicali liberi. Il contenuto di vitamina A, essenziale per la protezione della vista, è superiore nelle foglie rispetto ai tuberi.

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La barbabietola può essere consumata cruda, grattugiata o affettata sottilmente e semplicemente condita con del succo di limone, al fine di favorire l’assorbimento del ferro oppure lessata, cotta al forno o in padella. Non sempre è facile trovarla cruda, ma si trova nei supermercati già cotta e sottovuoto. Vi assicuro che la differenza tra quella già cotta e quella cruda e cotta in casa è notevole. Ho la fortuna di trovare le verdure a km . meno di zero vicino a casa e di trovare le barbabietole crude appena raccolte.

Quindi le foglie, lessate, si possono trattare come gli spinaci, mentre ho cotto le barbabietole in pentola a pressione e le ho utilizzate per preparare una torta salata.

Ingredienti :

per la pasta brisè (volendo si può acquistare già pronta), io l’ho preparata con il Bimby:

  • 25o gr di farina integrale
  • 1oo gr di burro morbido a pezzetti
  • 1 pizzico di sale
  • 7o gr di acqua fredda

Versare nel boccale prima la farina e poi gli altri ingredienti, impastare 2o sec. vel.4/5, avvolgere l’impasto in pellicola e lasciarlo riposare in frigo per 15 min.

Ho cotto le barbabietole e, fredde, le ho affettate. Poi ho steso la pasta in una pirofila come da foto

poi ho aggiunto le barbabietole affettate e un poco di sale e pepe, ricoperte e, dopo aver spennellato con il tuorlo d’uovo, le ho infornate a 18o° per circa 3o min.

Volendo si può aggiungere del prosciutto o del formaggio, ma, questa volta, ho preferito sentire il sapore delle barbabietole. Questo è il risultato:

 

Buonissimo come antipasto, secondo oppure con una bella insalata  mista e del formaggio, piatto unico.

Vital Hotel Flora – Comano

Questo è l’albergo che abbiamo scelto per la nostra vacanza/cura a Comano terme, in provincia di Trento.

/https://www.hotelfloracomano.it/

 

e questa vista dalla camera non è forse rilassante?

Questo moderno hotel ci ha garantito un soggiorno piacevole e rilassante grazie alla camere spaziosa e confortevole e ai numerosi servizi. Il ristorante tradizionale  ha proposto squisite ricette della cucina regionale e italiana.

E a proposito ecco Marilena e lo chef, autori di ricette indimenticabili. Per non dimenticare il Maitre, o ( egr. sig. Direttore di sala…..) Davide, sempre presente e disponibile. Naturalmente ricordiamo anche lo staff di sala, simpatici, molto professionali, la reception sempre pronti a consigliarci.

Galleria immagini di questa struttura

Una sera hanno preparato una cena tipica, mi dispiace non ho le foto perchè abbiamo avuto due ospiti, amici conosciuti alle terme, e poi ero impegnata a gustare la cena.

Hanno preparato: antipasto con crostino di polenta di Storo con lardo, speck, cetrioli; poi strozzapreti con speck e zucchine, zuppa di fagioli, polenta e capriolo (troppo buonooo), e naturalmente strudel. Era senza le noci per un’attenzione particolare per le persone allergiche e questo in una cucina fa la differenza.

Poi hanno fatto una “cena romantica” e li è stata una profusione di cuoricini e candela sui tavoli…..

entrèe con crostino di polenta e capriolo, il primo un orzetto con speck

e un’ottima zuppa di zucchine. Credo che mettano anche delle patate per rendere queste zuppe così cremose.

poi, sì saranno poco romantici come piatti, ma le salsicce con un sughino favoloso e il purè a forma di cuore con freccia…….

 

e gli affettati misti con il formaggio con il cumino sono sempre ottimi.

il dolce…una torta di carote con il biscotto a cuoricino fatto con la farina gialla di Storo, direi da fare il bis. Mentre Mauro ha scelto l’ananas, preparato con arte.

Direi quindi che per questo albergo e per il suo ristorante il mio voto è un 5/5 pieno.

Trattoria del Borlengo

Tornando da Monteveglio siamo andati alla “Trattoria del borlengo“a Mercatello, paesino nei pressi di Castello di Serravalle nel Comune di Valsamoggia in provincia di Bologna.

E qui abbiamo mangiato i famosi borlenghi.

Cosa sarà mai il “borlengo”?

Il borlengo è una specie di crêpe molto sottile e croccante preparata a partire da un impasto liquido estremamente semplice (è un tipico cibo povero), a base di acqua (o latte), farina, sale e talvolta anche uova: questo impasto è detto colla. Il ripieno tradizionale, detto cunza, consiste in un battuto di lardo, aglio e rosmarino, oltre ad una spolverata di Parmigiano Reggiano. Il borlengo si serve molto caldo e ripiegato in quattro parti. Molti paesi della zona di produzione rivendicano la paternità di questo alimento, la cui origine è decisamente antica: i primi documenti certi risalgono al 1266, ma c’è chi ne situa la data di nascita addirittura nel Neolitico. “

 

Questi sono estremamente sottili e friabili, gustosissimi e tutti ne facevano il bis, ma noi naturalmente prima non ci siamo fatti mancare dei buonissimi tortelloni “vecchia Modena”, cioè tortelloni di ricotta (freschissima) e prezzemolo conditi con burro fuso, guanciale saltato, scaglie di parmigiano e aceto balsamico. Che dire, proverò a rifarli (!) oppure torneremo a gustarli là.

 

Dopo abbiamo preso le tigelle con affettati misti, formaggi e sott’aceti.

Due parole sulle tigelle:

La  crescentina, o tigella è un tipo di pane caratteristico dell’Appennino modenese e vengono consumate tagliandole a metà e imbottendole con un pesto formato da un trito di lardo, aglio e rosmarino e parmigiano reggiano. Inoltre vengono proposte con salumi, formaggi o salse.

La cottura tradizionale avveniva impilando la pasta in alternanza con dischi solitamente di terracotta (chiamati propriamente tigelle) già arroventati nel camino usando le foglie di castagno o di noce per separare l’impasto dalla terracotta, aromatizzarlo e tenerlo pulito dalla cenere. Questi erano rotelle di circa 15 cm di diametro ed 1,5 cm di spessore, formate tradizionalmente con terra di castagneto finemente triturata e modellata in uno stampo di legno con incisioni in bassorilievo (decorazioni geometriche che poi rimanevano stampate sulla pasta durante la cottura) e poi essiccati e cotti.

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Attualmente la cottura, in ambito casalingo è solitamente effettuata in maniera più veloce ponendo i dischi di pasta in uno stampo in alluminio che può contenere dalle 4 alle 7 crescentine da apporre direttamente sulla fiamma come una padella; questo stampo è chiamato tigelliera.

Bene noi abbiamo mangiato delle “tigelle” veramente particolari, un po’ croccanti, ma con l’interno morbido, per cui il pesto  (cunza) di lardo si scioglieva benissimo.

 

 

Naturalmente il tutto innaffiato da un ottimo Pignoletto locale, un bianco frizzante che io, astemia, ho comunque gradito.

No, il dolce non ci stava più, anche se ho visto passare della panna cotta ai futti di bosco veramente invitante.

Vogliamo anche ringraziare Yas, che ci ha servito con competenza e gentilezza.

Quindi il mio voto non può essere che 5/5, siamo stati molto bene e torneremo.

 

Anche quest’anno parte il mio contest……

Sì, come tutti gli anni anche quest’anno voglio festeggiare il compleanno del mio blogghino, il 13 marzo, con un contest, e già perchè quest’anno compirà sei anni….

Pensa e ripensa ho deciso che il titolo del nuovo contest sia:

” LE FARINE “,

(e le ricette sono pubblicate in fondo all’articolo)

Risultati immagini per grano e farina

foto di  ciboecibo.it

ma tutte tutte, bianche, gialle, integrali, farro, kamut, orzo ecc. perchè nella farina c’è la vita, basta osservare il tempo che occorre al seme  per crescere, per maturare e quindi essere trasformato in farina.

Se solo ci soffermiamo a pensare appunto al tempo che intercorre tra la semina e la raccolta ci rendiamo conto che la natura non ha fretta, sopporta le intemperie, il caldo, il vento pronta poi a darci un elemento che è sempre stato alla base di ogni alimentazione.

Di farine ce ne sono un’infinità, , ma quella più utilizzata è quella di grano, meglio conosciute come farina di frumento. Generalmente con il termine farina di frumento indichiamo la farina di grano duro, in realtà il mondo della farina è molto più complesso.  Esistono tantissime varietà e specie di grano, ma le più conosciute ed utilizzate per l’alimentazione umana sono il grano duro (triticum durum) e il grano tenero (triticum aestivum).

Farina veramente integrale e farina ricostruita. Si è aperto ultimamente un dibattito sulla farina veramente integrale magari ottenuta con la macinazione a pietra e quella ricostruita per esempio unendo farina “Tipo 0” alla crusca. La differenza sostanziale tra i due prodotti che all’apparenza sono simili si può verificare dall’analisi chimica, se la farina ricostruita contiene fibra in quantità molto simile alla farina integrale. Non è lo stesso per le vitamine i minerali gli enzimi i grassi, ovvero le sostanze più preziose del grano dal punto di vista nutrizionale che sono contenute nel germe, il germe nella farina ricostruita è in alcuni casi assente.

La proprietà più importante della farina è la sua forza, cioè la capacità di resistere nell’arco del tempo alla lavorazione. La forza della farina deriva dalla qualità del grano macinato per produrla, e il fattore di panificabilità è indicato con la lettera W.

Un alto valore di W indica un alto contenuto di glutine; questo vuol dire che la farina assorbirà molta acqua e che l’impasto sarà resistente e tenace, e che lieviterà lentamente perché le maglie del reticolo di glutine saranno fitte e resistenti. Viceversa, un W basso indica una farina che ha bisogno di poca acqua e che lievita in fretta, ma che darà un impasto (e un pane) leggero e poco consistente.

Ecco un indice di massima:

  • Fino a W 170 (deboli): per biscotti, cialde e dolci friabili; anche per besciamella e per rapprendere salse.
  • Da W 180 a W 260 (medie): pane francese, panini all’olio, pizza, pasta: assorbono dal 55% al 65% del loro peso in acqua.
  • Da W 280 a W 350 (forti): pane classico, pizza, pasta all’uovo, pasticceria a lunga lievitazione: babà, brioche. Assorbono dal 65% al 75% del loro peso in acqua.
  • Oltre i W 350: in genere fatte con particolari tipi di grano, vengono usate per “rinforzare” farine più deboli, mescolandovele, oppure per prodotti particolari. Possono assorbire fino al 100% del loro peso in acqua.  Ad es la farina manitoba.

Lo sfarinato proveniente dal grano duro viene denominato semola. Essa si distingue da quella di grano tenero sia per la granulometria più accentuata che per il suo caratteristico colore giallo ambrato, colore che si ripercuote anche sui prodotti con essa ottenuti. Questa farina si utilizza prevalentemente per la produzione di pane e pasta (sia casereccio che industriale) ma anche per dolci tipici.

Macinando ulteriormente la semola si ottiene la “semola rimacinata” o “rimacinato“. Questo prodotto è contraddistinto dal caratteristico colore giallo ambrato proprio della semola ma con una granulometria meno accentuata rispetto alla materia d’origine. Il rimacinato viene prevalentemente impiegato per la panificazione puro o mescolato con farine di grano tenero, il prodotto che si ottiene è un pane a pasta gialla molto saporito e a lunga conservazione.

Risultati immagini per campo di grano

Ed ora passiamo al REGOLAMENTO:

Possono partecipare tutte le ricette dolci o salate che abbiano come ingrediente la farina, di qualunque tipo, anzi più saranno diverse meglio si svilupperà il contest, e che saranno pubblicate dal 30 gennaio 2018 al 30 marzo 2018.

Il contest terminerà alle ore 24 del giorno 30 marzo 2018, data ultima per poter partecipare.

Le ricette dovranno essere corredate di almeno una foto fatta da voi e da una descrizione sul procedimento di preparazione delle stesse e si può partecipare con tutte le ricette che volete, dolci o salate.

Le ricette possono comprendere tutta la gamma delle preparazioni dall’antipasto al dolce, al pane, insomma tutto ciò che si può preparare con i vari tipi di farina.

Mi piacerebbe ricevere anche un racconto sulle ricette, dove è nata, se è di famiglia ecc. e se è per celiaci o vegana.

Il contest è aperto a tutti coloro che hanno piacere di partecipare, con o senza blog.

– PER CHI HA UN BLOG: prelevate il banner che trovate in questo post e inseritelo nella vostra home e nel post della ricetta con cui partecipate , pubblicate la ricetta sul vostro blog con la frase ”con questa ricetta partecipo al contest “LE  FARINE” del blog  Lastufaeconomica “ linkando alla mia home. Poi mettete un commento con il link della ricetta sotto questo post, ed io provvederò a farne l’elenco.

-CHI NON HA UN BLOG, può inviare le ricette al mio indirizzo: marikanadali@alice.it. e saranno  pubblicate su questo post.

Naturalmente ci sarà un riconoscimento per la ricetta più originale.

Quindi vi aspetto numerosi per scoprire quante ricette di possono preparare con la farina.

Grazie e a presto.

Ecco il banner da prelevare:

foto di Francesca Gattuso

RICETTE :

https://ifeelbetta.com/2018/01/26/due-ricette-oggi-per-la-memoria-sempre/

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/01/muffins-ai-crauti-e-gruviera.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/01/torta-frullata-all-arancia.html

http://atuttacucina.blogspot.it/2018/01/crostata-di-ricotta-e-kiwi.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/pane-in-cassetta-alla-canapa.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/pastine-ai-mirtilli.html

https://maninpastaqb.blogspot.it/2018/02/cuori-di-grano-saraceno

http://www.unafettadiparadiso.it/2018/02/pane-bianco-con-cipolla-rossa-fresca.

https://cucinoeracconto.blogspot.it/2018/02/pane-allolio-integrale.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/pizza-di-cavolfiore-con-farina-di-piselli

https://gwendyricettecollaudate.blogspot.it/2018/02/muffin-con-farina-di-quinoia

https://ibiscottidellazia.blogspot.it/2018/02/gnocchetti-tricolore-al-burro-nocciolato e pepe

https://petalidirosarossa.blogspot.it/2018/02/ciambelle-colorate.htm

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/biscotti-con-farina-di-piselli.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/pane-provenzale-al-pomodoro.html

http://www.unafettadiparadiso.it/2018/02/crostata-di-marmellate-bigusto-confrollasemintegrale

http://www.unafettadiparadiso.it/2018/02/frolle-al-cacao-gluten-free-con.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/graffe-di-ricotta-all-arancia.html

https://ibiscottidellazia.blogspot.it/2018/02/pane-leggero-alla-semola-con-prefermento

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/pizza-semintegrale-al-cavolo-viola.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/salsiccia-e-porri-con-polenta.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/pappardelle-al-ragu-di-cotechino.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/ciambelle-con-crema-gianduia.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/pastine-ai-mirtilli.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/pagnotta-di-grano-duro.html

https://atuttacucina.blogspot.it/2018/02/pizza-di-cavolfiore-con-farina-di

https://gwendyricettecollaudate.blogspot.it/2018/03/crostata-di-frolla-al mais con pere

http://ibiscottidellazia.blogspot.it/2018/03/pane-injera-con-lievito-madre.

http://blog.giallozafferano.it/sugarqueen/brioche-integrali-sfogliate-al-miele/

https://cucinoeracconto.blogspot.it/2018/03/grissini-integrali.html

https://cucinoeracconto.blogspot.it/2018/02/focaccine-soffici-focaccelle.

 

Pane con la zucca e i suoi semi

 

zucca benefici

La zucca, questo ortaggio che con il suo colore giallo ravviva le giornate autunnali ed invernali, versatile, saporita e dolce allo stesso tempo. Se ne usa tutta al completo, la polpa al forno, in zuppe, per preparare i tortelli; i semi al forno e salati e dai quali si ricava un olio usato in cosmesi e in cucina; i fiori solamente quelli maschili, quelli cioè con il gambo, sottile, da friggere, dopo averli impanati, come quelli delle zucchine.  La scorza cotta a vapore, tagliata a pezzetti e condite con olio, sale e aceto, una volta veniva mangiata come condimento a modesti piatti di uova. Oppure venivano passate in farina e fritte in abbondante strutto, risultavano saporite e sembravano frittelle di carne. Oppure se ne possono fare degli invitanti snacks.

Io ho provato a fare un pane alla zucca ricoperto con i suoi semi.

Ingredienti:

 

  • 150 gr di farina n° 1
  • 150 gr di farina integrale
  • 300 gr di zucca
  • 1 panetto di lievito di birra
  • 150 gr di latte
  • 1 cucchiaio di olio e sale q.b.

Prima di tutto ho sbucciato la zucca, tenendo da parte la scorza per altri usi, e l’ho fatta cuocere al vapore dopo averla tagliata a pezzetti.

Una volta cotta e raffreddata l’ho frullata, poi l’ho unita alle farine e ho aggiunto un poco per volta il latte con il lievito disciolto. Ho aggiunto il sale e l’olio, mescolato bene fino a formare un panetto che ho messo a lievitare per circa un’ora. Poi l’ho diviso in due filoncini, ho messo sopra dei semi di zucca e li ho lasciati lievitare ancora per un’oretta già sul piano del forno.

Quindi ho acceso il forno e li ho cotti a 180° per circa 20 min, o a doratura.

Tagliati a fette sono molto buoni sia con i salumi che con una confettura.