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auguri MMM

Otto maggio 2016, mia figlia, mamma anche lei, ci invita a festeggiare assieme e quale sorpresa migliore di quella di una figlia che, presa da mille impegni, almeno quel giorno si ferma per trascorrere la giornata assieme e coccolarmi?

Arrivati a casa sua mi fa vedere la sua terrazza, eh sì ha proprio il pollice verde lei, al contrario di me che o Montedison mi mangia le mie piante o che io faccio morire anche quelle di plastica.

Esplosione di rododendro

rododendro Ro

Clematis (l’anno scorso era rimasto solo un rametto)

clematis Ro

fiori sulla terrazza

balcone Ro

Ed ecco il bellissimo regalo per la mia festa, dei segnaposto che sembrano fatti di zucchero, lei conosce i miei gusti…

regalo Ro

e poi, per completare la giornata ci ha offerto il pranzo in un ristorante bellissimo, raffinato, dove abbiamo mangiato del pesce preparato in maniera molto particolare.

Il ristorante è a Vigodarzere in provincia di Padova e si chiama “Da Dorio”, per la recensione vi rimando alla pagina – Ristoranti sì e no – vale la pena di leggere e guardare le foto, vi verrà voglia di andarci.

Grazie Bimba per la bellissima giornata e sicuramente le tue “Bimbe” faranno lo stesso con te, così come tu hai fatto con me.

 

 

La nostra prima vera escursione

Siamo andati in vacanza in montagna convinti di fare qualche giretto o sostare sotto ad un pino a leggere un libro. Invece, in val Venosta, abbiamo cominciato a fare un giro alle sorgenti dell’Adige, poi a spasso in macchina, ma un giorno il nostro albergatore Robert ci ha proposto di andare con lui ed altri ospiti a fare un’escursione. Ma veramente non siamo allenati, poi io ce la farò? Poi ..poi….nulla, Robert mi ha dato fiducia e siamo partiti. Siamo arrivati in auto fino a Prato dello Stelvio, un paese della Val Trafoi e, lasciate le macchine, abbiamo proseguito a piedi, fino ad un certo punto tutti insieme, poi Robert, generosamente, ha detto a noi due di proseguire su un sentiero che è una vecchia strada militare e quindi facile e larga e loro su per un sentierino che si inerpicava tra il bosco. Ci troviamo al rifugio Forcola, va bene, Robert, ma quanto ci vuole? Ma circa due ore…sì le sue, lui che è abituato….va bene, partiamo e prima vediamo un recinto con dei cervi, raccolti feriti, curati e poi rimessi in libertà, bella la femmina che fa capolino dietro ad un albero.

cervi (foto di Robert S.)

e naturalmente sul sentiero incontriamo le mucche,

mucche su sentiero

ma anche un bellissimo panorama sulla valle

val venosta

quando arriviamo al rifugio Forcola (m. 2153) troviamo comodamente seduti gli altri partecipanti all’escursione, i quali, gentilmente, ci dicono di essere lì da cinque minuti….

rif forcola

da sinistra Mauro, due giovani ospiti, il nostro albergatore Robert e altri due ospiti. Dopo aver bevuto un the loro hanno proseguito per un giro alle malghe e noi siamo rimasti lì, avevamo fatto già abbastanza, e ci saremmo ritrovati poi giù dove eravamo partiti. Ma dopo aver ammirato il panorama cosa si fa? Si mangia naturalmente….lui ha preso wursteln e patatine fritte (ahi..ahi) ed io, ligia agli insegnamenti di Robert, invece un’insalata mista con i canederli, buonissima.

insalata e canederli

Poi dopo aver sostato ancora in vista dell’Ortles e del suo ghiacciaio, sempre meraviglioso, da qualunque parte lo si guardi…

bella la luce sul ghiacciaio

ortles

gruppo ortles

abbiamo preso con calma la via del ritorno e stavolta veramente siamo arrivati insieme.

(le mie foto sono azzurrate perchè ho sbagliato qualcosa ma…si vedono lo stesso)

Da qui in poi, queste foto sono state fatte e gentilmente concesse da Robert Sagmeister dell’hotel Greif di Malles.

partenza di gruppo

partenza

panorama

panorama

cascatella tra i rododendri

cascatella

le caprette di Heidi

capre

indicazioni stradali

indicazioni stradali

temerari in bicicletta

in bici

e loro a piedi

ospiti a piedi

bellissima composizione (naturale) di  fiorellini rosa, tra rametti grigi con i licheni.

fiori rosaq

in montagna chi si incontra, si saluta sempre…….fate ciao

fate ciao

sarà piccola, con dei bellissimi disegni e colori…ma è pur sempre una vipera … pronta all’attacco

vipera

no, me ne vado, siete in troppi….

vipera2

ed infine il gruppo si ricompone, per tornare in albergo per la cena.

gruppo

Bellissima giornata, bellissima escursione, bellissima compagnia, grazie a tutti.

 

 

 

 

 

 

 

 

Fiori di montagna e casette degli Elfi

Ho riscoperto i fiori della montagna, altro che serre dei fiorai, altro che composizioni floreali, in natura nulla è fuori posto (tranne l’uomo) e nel mese di giugno ci sono dei prati ricoperti da una moltitudine di fiori colorati che sembrano dei quadri

sfido qualunque vivaista a coltivare delle felci così splendide:

ed eccolo, il cardo sulla strada dello Stelvio:

un giardino roccioso

un prato pieno di genziane

genziane

genziane 2

genzianelle e margherite

ranuncoli selvatici

rododendri

violette del pensiero gialle

questo bel fiorellino, nato vicino ad un nevaio, non so come si chiami….bucaneve?

questa bordura di fiori intervallati da ciuffi di erbe, non sembra creata da un giardiniere?

piccole pigne crescono

e questa è una bellissima pianta (sembra una da appartamento) di  veratro (Veratrum album) è una pianta tossica, sia per l’uomo che per gli animali, ma viene usata però anche nei medicinali omeopatici. Le foglie basali della genziana lutea sono opposte, mentre il veratro ha  larghe foglie alterne, e questa è la differenza tra le due piante.”Due grammi per sbaglio nell’insalata ed è andata “…così dice Robert, anche perchè si confonde con la pianta della genziana, dalla quale si ricavano le radici. Quindi prestare molta attenzione prima di prenderla.

LE  CASETTE  DEGLI  “ELFI”

L’elfo  è uno spirito genio della mitologia norrena e non solo. (con la parola mitologia norrena, mitologia nordica o mitologia scandinava ci si riferisce all’insieme dei miti appartenenti alla religione tradizionale pre-cristiana dei popoli scandinavi).  Gli elfi sono simboli delle forze dell’aria, del fuoco, della terra, dell’acqua e dei fenomeni atmosferici in generale. Abitano principalmente sugli alberi o in alcune foreste nascoste. Non danneggiano mai e in nessun modo la natura perché per loro è parte essenziale della loro vita ed esistenza. Nutrono una grande considerazione per la natura, concepita come una entità, un gran spirito eterico, madre di tutti gli esseri.

Molteplici sono le leggende legate a questa figura mitologica ed anche Shakespeare, nei suoi pezzi teatrali, ha parlato molto spesso degli elfi, come nella commedia Sogno di una notte di mezza estate.

In Sicilia nel contesto delle donas de fuera (streghe dalle sembianze di fate) sono presenti gli elfi, unica presenza in Italia e in Europa meridionale che accomuna la Sicilia al folclore e alla mitologia nordica delle isole britanniche.

Sembra che nell’Appenino tosco-emiliano nei pressi di Bagno di Romagna ci siano stati anni fa degli avvistamenti di elfi o gnomi, registrati in un dossier del Corpo Forestale,  e che proprio sulla scia di queste tradizioni si è aperto a Bagno di Romagna un fortunato e simpatico filone turistico. Qui si trova un “sentiero degli gnomi”, una passeggiata tematica per i bambini e non solo, molto frequentata. Lo gnomo “Mentino” dà poi il nome ad un’altra area naturalistica in cui si mischia l’escursione naturalistica con le favole collegate agli gnomi. Insomma, la valle è stata capace di “valorizzare turisticamente” queste vicende, tutto sommato innocue.

Agli inizi del XX secolo, con il nascere della letteratura fantasy, gli elfi diventano perfetti protagonisti di racconti e romanzi. Un esempio di questo fenomeno sono gli scritti di John  Tolkien, autore de Il Signore degli Anelli.

Dicono anche gli elfi siano dotati di telepatia ed io ci credo, non è la prima volta che mi capita di avvertire, nel silenzio di un bosco, qualcosa di misterioso che mi porta a scoprire certi particolari che io riferisco a loro. Mi è successo in Trentino ed ora lungo un sentiero in un bosco in val Venosta. Suggestione, fantasia, l’incanto del bosco? Forse, ma mi piace avere queste sensazioni che mi mettono serenità ed allora ho fotografato quelle che a me sembrano essere gli ingressi di alcune loro casette.

Qui hanno addirittura una “pianta” davanti all’ingresso

coincidenza se anche qui c’è una “pianta” davanti?

anche qui, una felce…

qui l’ingresso è nascosto in un tronco, protetto da due funghi

e per ultimo, questo mi sembra un “condominio”, protetto dalle radici meravigliose di questo tronco d’ albero. Non sembra che i ciuffi di fiori siano stati piantati apposta?

Se è solo fantasia non importa, abbiamo bisogno anche di questo, per vivere.

(notizie tratte da Wikipedia

fotografie di proprietà  – lastufaeconomica – )

 

 

 

 

 

Ultimo giorno a Malles

Eh sì, anche le vacanze in montagna sono finite, ma proprio per chiudere in bellezza abbiamo fatto una gita in Val Mazia, una delle valli che si aprono sulla val Venosta.

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Il centro della località di Mazia si trova a quasi 1.600 m di altitudine che, insieme ai piccoli paesini circostanti, conta poco più di 500 abitanti. E’ un piccolo paese in una valle completamente verde, pochissimi insediamenti e pochissima gente, salvo trovare a 1824 m. un moderno albergo dotato di ristorante, zona welness, terrazza, fiori e fiori in una posizione di partenza per tante escursioni.

L’hotel si chiama “Glieshof” e lì, nel piazzale abbiamo conosciuto due ragazzi con uno splendido bambino, abbiamo fatto subito conoscenza e deciso di pranzare insieme.

Fam Camoscio (1)

Il ristorante è stata una piacevole scoperta, ampio, pulito e dei piatti veramente ben preparati. Recensione a parte con le foto dei piatti, veramente invitanti. Questi lavori, invece, si trovano all’esterno dell’hotel, tutti  intagliati in tronchi di legno, bellissimi.

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seggiolino con poggiapiedi a fungo e Mauro che aspetta l’aperitivo…

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benvenuti…

 

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piccola chiesetta  con un curioso tetto e pareti a scaglie

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Nell’albergo c’è uno spazio molto ben attrezzato con saune, idromassaggi ecc.

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Dopo pranzo siamo andati, con i ragazzi, a fare una bella escursione fino ad una malga, e questi sono i cartelli che si trovano lungo i sentieri. Mi sembra una cosa intelligente ricordare come ci si deve comportare in montagna.

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gli escursionisti

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e il piccolo Paolino tranquillo nel suo passeggino

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l’Ortles si vede in lontanaza

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classica cascatella di montagna, bellissima

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ingegnoso incrocio di tronchi per far convogliare l’acqua

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Arrivati alla malga ci siamo fermati per bere un buonissimo sciroppo di sambuco, melissa e cirmolo

Fam Camoscio (3)

Ho sentito poi, delle campanone suonare e in alto, vicino alla stalla, ferme davanti ad un cancello di legno, c’era una fila di mucche…stai a vedere che quello che mi ha raccontato Robert, dell’albergo dove eravamo, è vero.

Mi ero domandata come facevano le mucche sparse all’alpeggio, nei prati, ad essere munte, sì va bè sono domande che ci si fa in vacanza. Non mi vedevo il malgaro andare a mungerle nei prati portandosi dietro il secchio, e neppure fare un fischio per radunarle e allora? Allora, dopo la mungitura delle quattro del mattino, le mucche vengono lasciate libere a vagare nei prati e per i sentieri…..

194 (foto di mucca debitamente lontana….ehm…)

verso le quattro, quattro e mezza del pomeriggio, la mucca capobranco, quando si sente gonfia di latte, scende verso la stalla e tutte le altre dietro. E in effetti fuori dalla stalla c’era una mucca grande e grigia davanti e tutte le altre dietro, poi hanno aperto e tutte piano piano si sono infilate nella stalla per farsi mungere. Rivalutazione della mucca, considerato…”pio bove”…un po’ tonto.

Tornando, sulla strada abbiamo visto le coltivazioni di fragole, bellissime, grandi e molto buone. Pensate che buona aria c’è là, se a quell’altezza crescono anche le fragole…

fragole

e con questa foto di amore di mamma, siamo rientrati, dopo aver salutato i nostri nuovi amici, augurandoci di ritrovarci là l’anno prossimo.

Fam Camoscio (5)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fior di lavanda nei biscotti

In giardino c’è un bellissimo cespuglio di lavanda, ora in fiore e gironzolando nelle ricette del Kenwood ho trovato questi profumati biscotti. Mi piacciono molto le preparazioni con i fiori e la lavanda è un classico.

lavanda

Il nome generico “lavanda” con il quale siamo abituati a chiamare queste piante è stato recepito nella lingua italiana dal gerundio latino “lavare” (che deve essere lavato) per alludere al fatto che questa specie era molto utilizzata nell’antichità (soprattutto nel Medioevo) per detergere il corpo. La pianta è tipica della Provenza.

La lavanda è conosciuta fin dai tempi più antichi per le sue proprietà antiemetiche, antisettiche, analgesiche, battericide, vasodilatatorie, antinevralgiche, per i dolori muscolari ed è considerata un blando sedativo. L’olio essenziale di lavanda è l’olio  più utilizzato in profumeria.

In aromaterapia, viene utilizzata come antidepressivo, tranquillizzante, equilibrante del sistema nervoso, come decongestionante contro i raffreddori e l’influenza. Inoltre viene ritenuta efficace per abbassare la pressione arteriosa, per ridurre i problemi digestivi ed se miscelata con altre sostanza omeopatiche, per curare il mal di schiena e il mal d’orecchie.

Qualche goccia di olio essenziale, aggiunta nell’acqua del bagno, aiuta a rilassare. Per uso cosmetico, se utilizzata nell’ultimo risciacquo, quando si lavano i capelli, oltre che dare un profumo delizioso, aiuta a combattere i capelli grassi.

I fiori di lavanda, contrariamente a tante altre specie, conservano a lungo il loro aroma anche se secchi. È infatti consuetudine mettere dei sacchetti di tela nei cassetti per profumare la biancheria.  Se ci sono problemi di sonno, spruzzate un po’ di acqua di lavanda sul cuscino e  aiuterà a rilassarsi durante la notte.

foto MotoHotel

Invece io ho usato i fiori di lavanda per farne dei biscotti:

  – Biscotti digestivi alla lavanda – da: Fantasia gastronomica di Kenwood

con le mie modifiche

Ingredienti:

  • 400 gr di farina (semi integrale)
  • 200 gr. (170 gr. di burro)
  • 100 gr di miele millefiori
  • 3 tuorli d’uovo
  • buccia grattugiata di un limone
  • fiori di lavanda

Prima si fa ammorbidire il burro, poi si incorpora il miele, quando sarà ben amalgamato con il burro aggiungere, nell’ordine, i tuorli, la buccia di limone, i fiori di lavanda. Poi si incorpora la farina, mescolando bene per ottenere un impasto liscio.

Mettere poi l’impasto in frigorifero per circa mezz’ora, mettere della carta da forno su una teglia e quindi confezionare i biscotti  come si preferisce. Avendo io delle formine a farfalla, mi è sembrato carino prepararli così. Poi infornare a 160° per circa 15/20 minuti.

biscotti lavanda

Si spargerà per la casa un dolce profumo di lavanda ed i biscotti sono molto buoni, delicati.

 

Eccomi di ritorno…..

….perchè siamo stati una settimana in vacanza in montagna, a Malles in Val Venosta. Deciso quasi all’ultimo e soprattutto avevamo bisogno di rigenerarci e così è stato, complice la valle bellissima, il clima favorevole, le belle e limpide giornate, le scoperte fatte facendo escursioni che neppure avremmo pensato di fare, ma, non ultimo, lo splendido soggiorno presso l’albergo “Grief”, in centro, zona pedonale.

Avrò modo di spiegare meglio il tutto, perchè ho un sacco di informazioni, di foto, di ricette, di pensieri, di recensioni sui ristoranti da scrivere sul mio blog e per chi li vorrà leggere.

176  ORTLES

L’Ortles è una delle montagne più imponenti delle Alpi Retiche meridionali e rappresenta il punto culminante del massiccio. Con i suoi 3905 metri di quota, risulta essere la più alta vetta del gruppo Ortles-Cevedale. In passato, prima che l’Alto Adige/Südtirol venisse accorpato al territorio italiano nel 1919, era anche la più alta vetta dell’Impero Austroungarico (oggi la montagna più alta dell’Austria è il Grossglockner).

E’ stata una settimana priva di tv, in albergo non c’è una sala TV, ma solo nelle camere ed è una delle cose intelligenti perchè le persone possono così socializzare; poi senza computer, il telefono un optional e così la connessione internet, ma sapete che nessuno là gira, neppure al ristorante, con il telefono in mano, ma con il naso per aria per vedere cosa c’è intorno? Direte, grazie siete in montagna….no, lo si può fare anche in città.

Siamo partiti (lui) con maglioni, scarpe pesanti (ma che farebbe in inverno?), praticamente il suo guardaroba appresso, per poi usare pantaloni corti e magliette. Il tempo è stato magnifico, lo vedete dalla foto sopra dell’Ortles, una sera solo, appena tornati in albergo da un’escursione , ha piovuto per un quarto d’ora, poi il vento ha spazzato via le nubi, regalandoci il giorno dopo un cielo cristallino.

Ora  metto le idee e le foto in ordine e poi racconto tutto, a dopo.

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Ciliegie e gelsomino

 

 

(foto La Grande mela)

E’ tempo di ciliegie e noi abbiamo la fortuna di avere degli amici che hanno qualche pianta, sane e non trattate. Quando è il momento ci chiamano e noi andiamo a prenderle (ce le raccolgono persino…), subito, anche perchè quando le hanno raccolte tutte, per ri-mangiarle dobbiamo aspettare l’anno prossimo.

Il nome ciliegia deriva dal greco κέρασος (kérasos) e da qui al nome della città di Cerasunte (o meglio Giresun), nel Ponto (l’attuale Turchia) da cui, secondo Plinio il Vecchio, furono importati a Roma nel 72 a.C. da Lucio Licinio Lucullo i primi alberi di ciliegie. Il frutto può nascere da due diverse specie botaniche. Da una parte il ciliegio dolce , che produce le ciliegie che siamo abituati a consumare come frutta fresca. Dall’altra il ciliegio visciolo  che produce le amarene e le marasche, genericamente definite come ciliegie acide.

Il frutto può assumere  la forma a cuore o di sfera leggermente allungata. Il colore, normalmente rosso, può spaziare, a seconda della varietà, dal giallo chiaro del graffione bianco piemontese al rosso quasi nero del durone nero di Vignola.

E allora non solo ne abbiamo fatto una scorpacciata, ma ho preparato anche della confettura e siccome in giardino abbiamo  anche una bellissima pianta di gelsomino, che corre lungo tutta la cancellata ed è in piena fioritura, ne ho approfittato per aggiungere i suoi fiori profumati alle ciliegie.

Ingredienti:

  • ciliegie sane e mature 1 kg.
  • 350 gr di zucchero
  • 1 busta di Fruttapec 3:1
  • fiori di gelsomino

Per ora ho usato il Fruttapec per velocizzare la preparazione, quindi ho mescolato a freddo una busta con lo zucchero, poi ho aggiunto il tutto alla frutta, e mescolando ho portato ad ebollizione. Ho fatto bollire per tre minuti a fuoco vivace, mescolando, poi ho unito dei fiori di gelsomino e ho invasato (i vasetti devono essere sterilizzati) ancora bollente, Ho aggiunto qualche fiore sopra e ho chiuso con il coperchio ermeticamente. Poi ho capovolto i vasetti fino a raffreddamento.

ciliegie gelsomino

Mi piace l’idea di aggiungere alla solita frutta qualche elemento diverso, dà un sapore nuovo.  E’ venuta una confettura con un deciso sapore di ciliegia e un profumo di gelsomino che si sprigiona non appena si apre il vasetto.