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Rimpatriata

Ebbene sì, posso proprio dire “rimpatriata” avendo avuto i miei figli assieme, perchè quello che vive a New York è venuto in Italia per lavoro.

Ed allora abbiamo deciso di trovarci tutti a Borghetto sul Mincio, uno dei borghi più belli. perchè  uno era a Verona (per lavoro) l’altra a Padova e l’altro a Milano e noi a Bologna. Giusto per passare insieme una bella giornata. (ma quanto sono cresciuti…..!!!)

Borghetto sul Mincio, frazione di Valeggio sul Mincio,  risale al periodo longobardo e deve il suo nome alllingua del popolo germanico che gettò le basi di un “insediamento fortificato” (questo il significato in longobardo). Ed è situato nel punto in cui fin dall’antichità (e poi in epoca longobarda) si trovava un guado sul Mincio. Il ponte visconteo, il castello scaligero sono stati costruiti appunto in epoche scaligera e poi viscontea.

Oltre al ponte visconteo a Borghetto sono presenti i caratteristici edifici con mulini ad acqua, alcune ruote dei quali sono state rimesse in funzione.

rocca del ponte visconteo

parliamo un po’ di questo ponte visconteo,  è stato costruito nel 1393 e ultimato nel 1395 per volere di Gian Galeazzo Viscontiduca di Milano.   È lungo 650 m e largo circa 21 m, con il piano stradale a 8 metri di altezza sopra il livello del fiume. 

E’ molto imponente, formato da tre rocche che attraversano il fiume, solo che nel suo camminamento, molto largo, passa una strada asfaltata, le rocche sono disastrate, pericolanti, alcune parti delle mura e dei merli sono ricoperti da edere e rampicanti vari, il che significa maggior deterioramento. Una parte del ponte, crollata, è stata ricostruita con un ponte di ferro…..

mi domando il perchè di tanta incuria, ma non sono capaci di salvare delle opere importanti, uniche al mondo; tanto vale buttare giù tutto e chiamare Calatrava che costruisca un ponte moderno come a Venezia. Ma che importa, i turisti arrivano lo stesso, dicono oh che bello, e si fanno pelare nei vari ristoranti, infatti ci sono più bar e ristoranti che pesci nel Mincio….E pensare che nel 2007 il ponte è stato inserito nella lista dei cento monumenti da salvare a livello mondiale, perché in grave pericolo, a cura del World Monuments Fund (Wmf).

“World Monuments Fund (WMF) è un’organizzazione non profit privata con sede a New York. Il suo fine è la preservazione di manufatti architettonici storici e di siti con rilevanza storico-culturale in tutto il mondo, attraverso il lavoro sul campo, la promozione, la concessione di borse di studio e fondi per l’educazione e l’addestramento di esperti in loco.” (Wikipedia)

APPUNTO…….

Parliamo d’altro, casa in vendita, gatti compresi.

glicine ormai defunto, ma bellissimo

curiosità, San Giovanni Nepomuceno, patrono dei fiumi e dei ponti

 

Poi siamo andati in un ristorante a pranzo, ma mi rifiuto di farne la recensione, mangiato male e spennati…..io ho preso i tortelli mantovani, cavoli siamo in zona vuoi che non li sappiano fare? Appunto non li sanno fare, almeno lì. Dovrebbero essere di zucca con amaretti e mostarda mantovana. Il ripieno di zucca…dura, vago, molto vago sentore di amaretto e la mostarda è rimasta nel barattolo. Poi, per il resto, stendiamo un velo pietoso. Se devo spendere dei soldi almeno che si mangi bene…..

I veri tortelli alla mantovana, che hanno origine medioevale, sono tortelli di zucca  di sfoglia all’uovo, solitamente di forma rettangolare della dimensione chiusa di circa 60 x 35 mm, farciti con un impasto di zucca cotta al forno o bollita, amarettimostarda di mele campanine,  formaggio grana e noce moscata.

Ma la cosa importante è stata la “rimpatriata” con i miei figli, abbiamo passato una giornata allegra e indimenticabile.

Cascate di Nardis

Le cascate di Nardis, altra tappa delle nostre vacanze, si trovano in val di Genova che è una valle laterale della Val Rendena in Trentino interamente compresa nel Parco naturale provinciale dell’Adamello-Brenta, la più estesa area protetta della provincia di Trento. È nota anche con il nome di “valle delle cascate”.

 

Le cascate di Nardis scendono dalla Presanella gettandosi nella valle  con un salto di oltre 130 metri. Nei mesi invernali le cascate si ghiacciano completamente e divengono luogo per possibili arrampicate sul ghiaccio.

Immagine correlata

La val di Genova è una valle molto boscosa, con parecchie cascate raggiungibili attraverso sentieri,

Immagine correlata

Risultati immagini per cascate di nardis invernali

ma per arrivare a quelle di Nardis c’ è una strada abbastanza comoda, anche se siamo in montagna e, però, bisogna pagare un pedaggio. Quando ho chiesto il motivo la risposta è stata evasiva, sa per i costi di gestione ecc.

Poi arrivati sotto alla cascata sicuramente lo spettacolo è molto bello e proprio di fronte c’è naturalmente, un albergo.

Non ne sono rimasta particolarmente entusiasta, forse camminando per i sentieri c’è un’altra atmosfera, ma lì troppa gente occupata a guardare i cellulari piuttosto che la natura, il pedaggio da pagare e questo mi dà un pò fastidio, insomma non ho provato la stessa sensazione che ho provato in altri posti.

Non saprei che altro aggiungere se non una delle leggende del posto che fa riferimento agli anni 1545-1563, quando i Padri deConcilio di Trento decisero di cacciare streghe e diavoli nella valle. Questi poi si sono incarnati in roccia granitica, andando a formare tra i più famosi: la Preda de la Luna, il Tof del mal Neò, il Tof del Diavùl. Ci sono effettivamente delle rocce nelle quali, con un poco di fantasia, si possono vedere delle forme strane.

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(foto di https://ventisqueras.wordpress.com )

Pensandoci, devo dire che la sensazione che ho provato, è stata un po’ inquietante, non di serenità come mi dà sempre la montagna, forse che effettivamente girino ancora, come dicono, queste streghe?

 

Gita del 1° maggio

Primo maggio festa dei lavoratori…..per chi ha il lavoro, gli altri comunque fanno sempre festa loro malgrado.

Noi diciamo “già dato”, però non possiamo non pensare a tutti quelli che faticano a trovare un lavoro o a mantenerlo. Sì perchè parlano di aumento dei posti di lavoro….grazie, sono tutti a tempo determinato e poi?

Il primo maggio noi siamo andati a spasso per la campagna, fuori dalle code verso il mare o i colli, fuori dai ristoranti pieni, fuori…. nel silenzio.

Questo è un viale meravigliosamente alberato da vecchie quercie, e questo è il traffico che abbiamo trovato, salvo un trattore in transito.

e questi sono i campi coltivati che si perdono all’infinito, con le vecchie cascine.

andando a spasso senza una meta siamo giunti a Malacappa, e dov’è?

Il Borgo di Malacappa - Orizzonti di Pianura

Malacappa si trova a pochi km. da Argelato, un paese della pianura bolognese ed è una piccola borgata stretta tra gli argini del fiume Reno, dove sembra che il tempo si sia fermato. Poche case, una trattoria, il bar con i vecchietti che giocano a carte…Un tuffo in un passato non così lontano che ancora ha qualcosa da insegnarci.

Malacappa è collocata vicino ad un alto argine del fiume Reno, fiume che ha avuto una storia travagliata. Il Reno è il più importante fiume dell’Emilia-Romagna dopo il Po;

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nasce in Toscana  in provincia di Pistoia e si getta nel mare Adriatico presso Casal Borsetti, frazione di Ravenna. Ma non sempre è stato così, Durante l’Alto Medioevo il Reno era un affluente del Po, nel corso del Basso Medioevo, il susseguirsi delle sue disastrose piene causò un disalveamento e un impaludamento nelle campagne ferraresi. Intorno al 1460, si iniziò a deviare il corso del Reno ad oriente,  e arrivando nel 1526 al Po. Naturalmente a quell’epoca non esistevano scavatori e quindi il lavoro venne compiuto dagli uomini.

Già da allora levavano la terra a mano e la trasportavano su rudimentali carriole. Il lavoro di arginare il fiume in varie località è continuato fino all’800 e  gli operai venivano chiamati “gli scariolanti”.

Hanno scritto una canzone popolare, che  si riferisce al reclutamento della manovalanza : la mezzanotte della domenica il caporale suonava il corno e i braccianti correvano con le carriole verso il podere. I primi ad arrivare venivano assunti per tutta la settimana, gli altri dovevano aspettare disoccupati sino alla domenica successiva.

A mezzanotte in punto, lerà,
si sente una tromba suonar:
sono gli scariolanti, lerà,
che vanno a lavorar.

Volta, rivolta
e torna a rivoltar,
noi siam gli scariolanti, lerì, lerà,
che vanno a lavorar.

A mezzanotte in punto, lerà,
si sente un gran rumor:
sono gli scariolanti, lerà,
che vanno a tribolar.”

Torniamo a Malacappa dove c’era una “festa”, qualche banchetto, bandiere e un luogo dove mangiare le “crescentine”, troppo pieno e allora siamo entrati nell’unico ristorante gestito da due sorelle gemelle: appunto il “ristorante Malacappa”. Un menù tradizionale bolognese che cela dietro le quinte una super nonna in cucina!
Tagliatelle tirate a mano freschissime e ottime, condite con il classico ragù bolognese, poi la faraona al forno, “come una volta” ricorda Mauro, patate al forno, tagliate a mano. Nulla di speciale, ma talmente buono il tutto che mi sono dimenticata di fotografare, troppo intenta a gustare dei piatti semplici, ma genuini.

e questo è quello che si vede arrivando al ristorante, una distesa di tovaglie e tovaglioli ad asciugare al sole…come “una volta…..

Santuario della Madonna del Boden

Proseguendo la vacanza di un giorno, ecco che siamo arrivati al Santuario della Madonna del Boden, sopra Ornavasso e vicino al lago Maggiore.

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Sulla strada prima si incontra la chiesa della Madonna della Guardia, il Santuario venne edificato a ricordo di un evento che la tradizione  popolare vuole miracoloso e racconta di una ragazzina muta obbligata dalla matrigna ad andare tutti i giorni a pascolare le pecore. Ogni giorno davanti alla immagine della Vergine trovava il pane per la giornata, finché un giorno ricevette il dono della parola.  La prima pietra della chiesa fu posta nel 1674,  ma per l’imponenza della costruzione non venne mai portata a compimento secondo il disegno originario. Nel 1965 la chiesa viene chiusa e abbandonata a causa del degrado. E nel 1991 iniziarono i lavori per il restauro conservativo.

Di fronte alla chiesa si trova la Torre di Guardia

La torre di Ornavasso (foto Carlo Nigra).

Antica Torre di segnalazione, edificata nei primi anni del XIV secolo dalla famiglia dei Barbavara d’Ornavasso, feudatari di tutta la Valle d’Ossola, per potere avvertire, mediante l’accensione di fuochi, tutte le popolazioni ossolane, evitando in tal modo la sorpresa nel caso di eventuali attacchi da parte degli Svizzeri che imperversavano in tutta la valle. È situata nel piazzale di fronte al Santuario a cui ha dato il nome e svolge ora la funzione di campanile.

Proseguendo sulla strada si vede, dall’altra parte della montagna, l’ingresso alle cave di marmo di Candoglia, la cui parte storica è visitabile.

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Arriviamo al Santuario della Madonna del Boden, in posizione dominante sul paese di Ornavasso e sul fiume Toce, su una fascia pianeggiante circondato da fitti boschi di castagno. E’ una costruzione non molto grande, semplice, immersa nei boschi e con un piccolo piazzale davanti con le panchine; tutto concorre a creare una sensazione di tranquillità.

“Boden” significa pianoro in dialetto walser.

Spiego perchè a Ornavasso (Val d’Ossola) sopravvive il dialetto walser.

I Walser (contrazione del tedesco Walliser, cioè vallesano, abitante del canton Vallese) sono una popolazione di origine germanica ed appartengono al ceppo degli Alemanni, e sono giunti attorno all’VIII secolo nell’alto Vallese; durante il XIIXIII secolo, coloni Walser provenienti dall’alto Vallese si stabilirono in diverse località dell’arco alpino in Italia, Svizzera, Liechtenstein e Austria e Francia.  In Italia  comunità Walser sono presenti in Piemonte (in Valsesia e nell’Ossola) e in Val d’Aosta (nella valle del Lys).

Il luogo dell’attuale Santuario, fino al XV secolo, era noto per l’immagine della Vergine dipinta sul muro che veniva venerata dagli abitanti della zona. Il dipinto della cappelletta originaria, in seguito agli effetti deterioranti del tempo, venne in seguito sostituito da una statuetta, alta 30 cm, raffigurante la Madonna Incoronata.

Ora è posta all’interno della chiesa, dietro l’altare.

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Ecco il Santuario e i due fratelli cresciutelli vi tornano dopo…qualche anno.

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per prima cosa vediamo due belle colombe bianche nel prato ed è il primo segnale di pace che si prova arrivando lì.

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La leggenda dice che la notte del 7 settembre 1528 una pastorella di Ornavasso, dopo aver portato al pascolo le sue pecore, si addormentò. Al suo risveglio tutte le pecore erano scappate. Messasi, nel buio, alla loro ricerca cadde in un dirupo; spaventata chiese aiuto alla Madonna. Una luce, proveniente dalla cappelletta del Boden, le permise di ritrovare la via e il suo gregge che si era radunato presso l’Oratorio. Dopo di che venne edificata la chiesa.

l’affresco del miracolo.

l’altare con il quadro della Madonna

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il pavimento della chiesa fatto con i marmi della zona.

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La Madonna del Boden è considerata una Madonna dei miracoli e, sistemati ora nella sagrestia, ci sono circa duemila ex-voto, per grazia ricevuta dalle persone che in particolari momenti hanno invocato la Madonna. Il più antico risale alla fine del 1700.

classico ex-voto a forma di cuore in argento, GR = Grazia Ricevuta

quadretti dipinti più o meno ingenuamente.

“Un artigliere dell’esercito sardo piemontese, in alta tenuta, ringrazia la Madonna del Boden, al ritorno dalla campagna del 1859,

siamo nel 1877, il cavallo imbizzarrito scalpita e il conducente cade, ma si salva e da qui l’ex-voto alla Madonna”

e ora i due pellegrini si riposano al fresco e nella serenità del luogo.

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Fuori sul piazzale c’è una fontana ed in cima una Madonnina in marmo

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ma vale la pena di raccontare perchè l’acqua che sgorga è considerata una grande fonte di energia.

Il santuario è stato oggetto di vari studi da parte di molti radioestesisti, riassunti nel libro di Giampiero Quadrelli “L’Energia di un Santuario” (Macro Edizioni).  La chiesa è situata alla confluenza di tre fiumi sotterranei, che si incrociano sotto l’altare.
Come per le cattedrali di Chartres e di San Giacomo di Compostela, a questi fiumi naturali sono stati aggiunti, a circa un metro di profondità, sette canali circolari, concentrici, nei quali l’acqua scorre in senso orario.
Il risultato di questi corsi d’acqua sotterranei è sorprendente: in un punto dietro l’altare, ai margini dei sette canali circolari e in corrispondenza dell’intersezione di due dei tre fiumi, le misurazioni effettuate con vari strumenti hanno rilevato un livello di energia pari a circa 19.600 unità Bovis (nel centro del Labirinto di Chartres il valore rilevato è di 18.000 unità Bovis) (La scala Bovis, dal nome dell’ingegnere francese Andrè Bovis  è un tipo di misurazione utilizzata per quantificare le vibrazioni sottili che nell’ambito dell’esoterismo e della rabdomanzia si ritengono emanate da luoghi, oggetti o esseri viventi, in base al valore delle radiazioni emesse).

Sin dai tempi antichi l’uomo ha costruito su terreni che avevano particolari vibrazioni positive e molte chiese hanno dei corsi d’acqua sotto di esse perchè l’acqua è influenzata dalle vibrazioni con le quali entra in contatto.

Quindi anche il santuario del Boden segue queste regole, è stato costruito sopra le sorgenti di tre fiumi, le cui acque sono state convogliate in canali circolari, nei quali l’acqua scorre a ritmo sostenuto e così crea energia, raccogliendo le vibrazioni del suolo e quindi trasformando l’acqua che sgorga nella fontana in un’acqua pura e molto energetica. Sono molte le persone che vengono qui per raccogliere l’acqua e usarla poi a casa.

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..e proviamo a bere quest’acqua…

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l’acqua è talmente pura e fresca che ha quasi gelato la bottiglietta che abbiamo riempito. Ora che abbiamo bevuto l’acqua…possiamo andare a mangiare.

Lì vicino si trova “L’antica trattoria del Boden”, con una bella terrazza coperta tra gli alberi ed anche lì scorre sicuramente l’energia positiva perchè i gestori sono molto gentili, il posto tranquillo e dopo aver letto il menù… non c’è che da scegliere.

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ma non mischiamo il sacro con il profano e quindi per la recensione del ristorante vi rimando al prossimo articolo.

 

 

 

 

 

 

La nostra prima vera escursione

Siamo andati in vacanza in montagna convinti di fare qualche giretto o sostare sotto ad un pino a leggere un libro. Invece, in val Venosta, abbiamo cominciato a fare un giro alle sorgenti dell’Adige, poi a spasso in macchina, ma un giorno il nostro albergatore Robert ci ha proposto di andare con lui ed altri ospiti a fare un’escursione. Ma veramente non siamo allenati, poi io ce la farò? Poi ..poi….nulla, Robert mi ha dato fiducia e siamo partiti. Siamo arrivati in auto fino a Prato dello Stelvio, un paese della Val Trafoi e, lasciate le macchine, abbiamo proseguito a piedi, fino ad un certo punto tutti insieme, poi Robert, generosamente, ha detto a noi due di proseguire su un sentiero che è una vecchia strada militare e quindi facile e larga e loro su per un sentierino che si inerpicava tra il bosco. Ci troviamo al rifugio Forcola, va bene, Robert, ma quanto ci vuole? Ma circa due ore…sì le sue, lui che è abituato….va bene, partiamo e prima vediamo un recinto con dei cervi, raccolti feriti, curati e poi rimessi in libertà, bella la femmina che fa capolino dietro ad un albero.

cervi (foto di Robert S.)

e naturalmente sul sentiero incontriamo le mucche,

mucche su sentiero

ma anche un bellissimo panorama sulla valle

val venosta

quando arriviamo al rifugio Forcola (m. 2153) troviamo comodamente seduti gli altri partecipanti all’escursione, i quali, gentilmente, ci dicono di essere lì da cinque minuti….

rif forcola

da sinistra Mauro, due giovani ospiti, il nostro albergatore Robert e altri due ospiti. Dopo aver bevuto un the loro hanno proseguito per un giro alle malghe e noi siamo rimasti lì, avevamo fatto già abbastanza, e ci saremmo ritrovati poi giù dove eravamo partiti. Ma dopo aver ammirato il panorama cosa si fa? Si mangia naturalmente….lui ha preso wursteln e patatine fritte (ahi..ahi) ed io, ligia agli insegnamenti di Robert, invece un’insalata mista con i canederli, buonissima.

insalata e canederli

Poi dopo aver sostato ancora in vista dell’Ortles e del suo ghiacciaio, sempre meraviglioso, da qualunque parte lo si guardi…

bella la luce sul ghiacciaio

ortles

gruppo ortles

abbiamo preso con calma la via del ritorno e stavolta veramente siamo arrivati insieme.

(le mie foto sono azzurrate perchè ho sbagliato qualcosa ma…si vedono lo stesso)

Da qui in poi, queste foto sono state fatte e gentilmente concesse da Robert Sagmeister dell’hotel Greif di Malles.

partenza di gruppo

partenza

panorama

panorama

cascatella tra i rododendri

cascatella

le caprette di Heidi

capre

indicazioni stradali

indicazioni stradali

temerari in bicicletta

in bici

e loro a piedi

ospiti a piedi

bellissima composizione (naturale) di  fiorellini rosa, tra rametti grigi con i licheni.

fiori rosaq

in montagna chi si incontra, si saluta sempre…….fate ciao

fate ciao

sarà piccola, con dei bellissimi disegni e colori…ma è pur sempre una vipera … pronta all’attacco

vipera

no, me ne vado, siete in troppi….

vipera2

ed infine il gruppo si ricompone, per tornare in albergo per la cena.

gruppo

Bellissima giornata, bellissima escursione, bellissima compagnia, grazie a tutti.

 

 

 

 

 

 

 

 

Là, dove nasce l’Adige

Prima escursione, dopo tanti anni……dove si va? Con calma, per acclimatarci, soprattutto per testare il mio pace maker e allora andiamo a vedere dove nasce l’Adige.

Si parte per il lago di Resia e si imbocca la strada per la nostra meta, ad un certo punto la strada termina e si prosegue nel bosco. Cambio le scarpe e metto gli scarponcini nuovi nuovi, (gli altri che avevo me li aveva dati Noè) e via tra i pini in un sentiero non difficile.

partenza..

Passando vediamo, mimetizzati nel terreno, dei bunker.

Essi facevano parte dello sbarramento Malles/Glorenza, ideato per impedire l’invasione del nemico dal passo Resia, ma anche dalla val Monastero. La sua costruzione fu ideata nel 1939, e prevedeva la costruzione di ben 24 opere difensive, rispettanti la “circolare 7000” (emanata il 3 ottobre 1938, conteneva le direttive per dare profondità al sistema difensivo mediante postazioni costituite da semplici casematte in calcestruzzo, dette “Postazioni 7000” o “Appostamenti Pariani”, dal nome del Capo di Stato Maggiore che firmò la circolare) per un totale di 55 mitragliatrici e 15 pezzi anticarro, oltre alla costruzione di un fossato anticarro posto alle pendici nord-est del Blais d’Arunda ed il paese di Malles.

(Wikipedia)

Ci sono molte casematte nella valle, alcune visitabili ed è molto interessante perchè sono testimonianze dell’ultima guerra. Questi bunker sono ben mimetizzati nel bosco ed hanno delle chiusure in ferro ricoperte in modo tale da confonderle con il terreno.

bunker chiuso

bunker chiuso

bunker aperto

bunker

Proseguiamo e finalmente arriviamo …là dove nasce l’Adige. Sarò fatta a modo mio, ma io mi emoziono sempre per qualunque cosa e così è stato, vedere  un piccolo rivolo che esce dalla montagna e che si trasformerà poi nel secondo fiume d’Italia è una sensazione bellissima.

adige sorgente

dicono che la sorgente dell’Adige vera e propria non sia quella visibile vicino al Passo Resia, indicata sulle tabelle, ma è posta qualche metro più a monte, all’interno di un bunker del Vallo Alpino in Alto Adige, presso lo Sbarramento Passo Resia, recentemente demilitarizzato.

“Sorgente Adige vera” di Llorenzi – Opera propria.

Sarà anche vero, ma è molto più affascinante la sorgente che viene dopo, hanno costruito una piattaforma di legno con tronchi tipo panchina ed è veramente incredibile vedere la nascita di un fiume.

ADIGE:

Nasce presso il Passo Resia nell’Alta Val Venosta  in Alto Adige e sfocia nel Mare Adriatico presso Sant’Anna di Chioggia, in località Isola Verde. È per lunghezza – circa 410 km – il secondo fiume italiano dopo il Po, il terzo per ampiezza di bacino dopo Po e Tevere e il quarto per volume d’acque dopo Po, Ticino e Tevere. Attraversa le città di Trento, Verona, Legnago, Cavarzere e lambisce Merano, Bolzano e Rovereto. Passa per le regioni del Trentino-Alto Adige e del Veneto. La valle in cui scorre assume vari nomi: val Venosta tra la sorgente e Merano, valle dell’Adige tra Merano e Trento, Vallagarina tra Trento e Verona, e quindi val Padana tra Verona e la foce. Il fiume Adige percorre nel suo cammino zone pianeggianti o montuose, con climi alpini, continentali e miti. Purtroppo le industrie situate vicino alle sponde hanno reso le acque del fiume sporche e inquinate, ricche di sostanze nocive che hanno conferito al fiume un colore grigiastro e hanno diminuito le possibilità di vita della fauna intorno al corso d’ acqua. (Wikipedia)

E’ meglio non commentare, pensando che nasce cristallino da una montagna e poi, grazie all’ – opera – dell’uomo viene distrutto  l’habitat che lo circonda.

adige

E’ sicuramente cristallina, ma è…gelata, ma lui temerario ha tentato di berla..

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gocce di sole sui pini

sole su pino

 una radice circonda il suo albero e lo tiene stretto

radici

scendendo si vede il lago Resia

lago re

dopo di che, visto che siamo sul lago di Resia, abbiamo deciso di fare un pic nic proprio sulle sponde.pic nic

ma…dopo una scivolata e relativo sbattimento del mio lato B sui sassi e, visto che si era al sole e sotto ai cespugli c’era un bagno a cielo aperto, visto che avevo fame e quindi nervoso, abbiamo deciso di non cercare altro e andare al ristorante. Ma sì, dai, siamo in vacanza e qui si mangia troppo bene per farci problemi. E così è stato.

faccia nei sassi (sembrava sorridesse della mia scivolata…)

faccia

Poi al pomeriggio, non contenti, siamo stati al Passo dello Stelvio, ma qui è un altro racconto.

Tornati in albergo ci aspettava un buonissimo e ristoratore the alle erbe.

the alle erbe