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SUCCO DI PRUGNOLE

L’ ho preparato con il Bimby (TM31), prezioso alleato in cucina, insuperabile per preparare i succhi di frutta, veloci e sani.

Sono sempre le prugnole della prima spedizione e le dosi per circa 6/7 bottigliette sono queste:

  • acqua 800 gr
  • zucchero 100 gr
  • frutta 300 gr se lo si vuole più leggero, ma io ne metto 400 gr.
  • limone 60 gr. (circa uno)

Mettere nel boccale l’acqua e lo zucchero – 10 min. 100° vel 2 –

Poi aggiungere il succo di limone e la frutta tagliata a pezzetti, privata del nocciolo ma non della buccia, perchè contiene molte vitamine che andrebbero perse togliendola.

Impostare 1 minuto, vel. da 2 a vel 10, gradatamente fino ad omogeneizzare il tutto.

Togliere dal boccale e versare il succo nelle bottigliette, piccole o grandi a scelta.

Io uso quelle monoporzioni (abbondanti) che, gentilmente, una mia amica proprietaria di un bar mi mette da parte, le lavo, le sterilizzo e poi le riempio, le metto in una capace pentola ricoperta di acqua e dall’ebollizione calcolo 20/25 minuti.

Le lascio raffreddare, le etichetto sul tappo con la sigla del frutto ( PS pesche, PR prugne, PE pere, A albicocche ecc.) , hanno un buonissimo gusto non troppo dolce nè asprigno e fanno molto bene.

Metto le mie bottigliette  nella dispensa delle conserve pronte per questo inverno, quando davanti al suo grigio e alla sua nebbia ci daranno un tocco di colore.

LE PRUGNOLE DEL MACERO

Oggi siamo andati al macero di Fiorino (quello dei pesci gatto) ed abbiamo trovato degli alberelli pieni pieni di questi deliziosi frutti, azzurro/violaceo, a grappolo addirittura.

Sono “ LE PRUGNOLE” un “frutto dimenticato”.

“ per frutti dimenticati si intendono quelli che un tempo erano invece importantissimi sia perché fornivano sostentamento in periodi di carestia alimentare, sia perché venivano utilizzati in medicina per curarsi ed alleviare i malanni. “Tutti gli alberi ed arbusti che i nostri contadini piantavano in prossimità delle case coloniche avevano prima di tutto una funzione pratica: ogni pianta non veniva messa a dimora casualmente, ma per fornire cibo o cure, oppure alimenti e riparo al bestiame, o per mitigare gli eccessi del clima. La funzione estetica era solamente un aspetto secondario.” ricorda Luciano Pallotti, sulla rivista “Romagna, ieri,oggi e domani”.

“Frutto piccolo, poco commerciabile, deperibile, dal sapore particolare”

questi sono gli aspetti negativi che fanno sì che questi frutti siano rimasti ai margini del mercato, sebbene ricchi di sapore e prodotti da piante robustissime, resistenti alle malattie. Le piante sono state abbandonate ed ora rischiano l’estinzione. Con loro si perderanno migliaia di “fole”(favole), detti, indovinelli o soltanto modi di dire, che i nonni tramandavano ai più piccini, raccontandoli davanti al focolare o durante le veglie nella stalla. Queste piante rappresentavano durante tutto l’arco dell’anno una continuità alimentare. Una tradizione legata al modo di raccogliere la frutta descrive così la sua ritualità: “Il contadino lasciava almeno tre frutti sulla pianta, uno per il sole, uno per la terra e infine uno per la pianta che aveva lavorato duramente e si meritava un premio”. Nei lunghi inverni del passato, le popolazioni contadine hanno ingannato la fame cibandosi di frutti che venivano essiccati e conservati nel “fruttaio” perché maturassero. Quelli che non si prestavano al consumo immediato, venivano cotti per ottenere ottime marmellate, gelatine e salse o impiegati per la preparazione di bevande leggermente alcoliche. Negli ultimi anni molti Comuni, Associazioni e Enti, con la collaborazione di alcuni agricoltori organizzano iniziative, mostre e sagre paesane che mantengono in vita la coltivazione di questi frutti e le tradizioni ad essi collegate.

( tratto da – Manuale sui frutti dimenticati di Katia Agide – 2007)

Abbiamo potuto raccoglierne quante ne volevamo e così abbiamo fatto.

Poi si è posto il problema di come usarle, come? Ma a confettura, sciroppate, nel liquore, in preparazioni dolci/salate, negli gnocchi friulani, addirittura ho trovato una ricetta per fare un sugo per la pasta, ma sinceramente l’ho scartata. E poi cercherò di inventarmi qualche cosa.

Man mano presenterò le varie preparazioni. Ora partiamo dalla più semplice:

LE PRUGNOLE SCIROPPATE

  • Tante prugnole quanto ne bastano per riempire un vaso da 1 kg,
  • Due cucchiai di zucchero

Mettere le prugnole nei vasi, unire lo zucchero (io ho usato per un vaso quello alla cannella e per un altro quello alla vaniglia, preparati da me), batterli per uniformare tutto e farli sterilizzare per circa 25 min. Lasciarli raffreddare nella pentola, ma se occorresse questa per altri vasi, si possono togliere e coprirli con un panno.

Non ho preparato prima lo sciroppo perché preferisco che si formi da solo, senza aggiungere acqua, durante la bollitura dei vasi.

ed eccole qui, pronte per essere gustate questo inverno e per farci ricordare l’estate.