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Ricette senza foto

…ebbene sì, è la vigilia di ferragosto, fa caldo, ma soprattutto non ho voglia di fare le foto ai piatti…che male c’è? Però vi voglio raccontare lo stesso le due mie ultime ricette, e chi legge vada di fantasia.

GNOCCHI ALLA PANCETTA

Ingredienti:

  • gnocchi di patate
  •  pancetta dolce
  •  burro
  •  formaggio pecorino

Preparare come al solito gli gnocchi di patate. Mettere un bel pezzo di burro in un pentolino, lasciarlo sciogliere e poi aggiungere i cubetti di pancetta dolce. A fuoco basso essi devono appena rosolare, poi aggiungere il pecorino a pezzetti. Far bollire l’acqua ed appena questa sobbolle calare gli gnocchi, quando verranno a galla scolarli delicatamente, io li prelevo dalla pentola con la schiumarola e li metto nello scolapasta.

Condire gli gnocchi con questa pancetta e formaggio che nel frattempo si è un po’ sciolto. E’ un sapore diverso, molto buono, il delicato della pancetta e il piccante del pecorino.

 

ROAST BEEF  E VERDURINE

Ingredienti:

  • fette di roast beff
  • verdure miste (carote, cetriolo, zucchina, peperone giallo)
  • olio
  • limone
  • sale

Tagliare a julienne tutte le verdure e condirle con un poco di olio e sale, mettere nel piatto le fette di carne, irrorarle con olio e limone e cospargere sopra tutte le verdure preparate.

Piatto fresco, veloce, colorato.

 

 

 

 

Fegato e peperonata

Ho provato a cucinare il fegato del coniglio, ma di un coniglio allevato in campagna, sicuro. Ho smesso di comperare conigli nei negozi, dopo aver visto come vengono allevati e macellati.

Scusate la foto, ma è la meno crudele che ho trovato.

Non avevo mai usato il fegato perchè in esso si possono accumulare le tossine e, visto come vengono maltratti gli animali da macello, sicuramente i loro fegati ne sono pieni.

Ora compro, qualche volta perchè a Mauro piace, un coniglio, ma da conoscenti che li allevano nel pieno rispetto dell’animale. E così ho provato a cucinare il fegato.

Ingredienti:

  • fegato di coniglio
  • cipolla bianca
  • burro olio
  • latte
  • farina
  • sale profumato

Ho fatto imbiondire la cipolla in burro e olio, poi ho infarinato i pezzi di fegato e li ho messi in padella. A fuoco vivo li ho girati un paio di volte, poi ho aggiunto del latte, quasi coperti e ho messo il coperchio. A fuoco medio li ho fatti cuocere per circa mezz’ora e ho aggiunto il sale alla fine.

Come contorno ho preparato una peperonata semplice:

Ingredienti:

  • peperoni gialli e rossi
  • dado (mio)
  • acqua
  • burro olio
  • pesto (mio)
  • aceto balsamico

Ho pulito e lavato i peperoni, togliendo bene la parte bianca, responsabile dell’eventuale pizzicore, poi a pezzetti li ho fatti rosolare a fuoco alto, nella padella con burro e olio.

Gordon Ramsey dice che prima di cucinare occorre far scaldare bene la padella, poi aggiungere i condimenti. Fatto!

Quindi ho aggiunto il mio dado (preparato con il Bimby) e dell’acqua calda, poi del pesto che occhieggiava in un barattolino, ultimo rimasto della mia produzione. Ho coperto e lasciato cuocere a fuoco medio per circa un quarto d’ora. Quando l’ho impiattato ho aggiunto un po’ di aceto balsamico che ha dato un tocco particolare.

fegato peperonata

Controllate sempre la provenienza degli animali, cercate di capire il viaggio che fanno per arrivare alla vostra tavola.

Qui c’è la normativa europea sull’abbattimento degli animali, è un pdf, un po’ lungo, ma ci sono i regolamenti che spesso vengono disattesi. Ci sono poi anche altre normative sul trasporto e l’allevamento degli animali da macello (brutta parola).

Comunque a me è piaciuta molto la peperonata…..

“REGOLAMENTO (CE) N. 1099/2009 DEL CONSIGLIO
del 24 settembre 2009
relativo alla protezione degli animali durante l’abbattimento”

 

 

 

 

 

Ristorante “La Tentazione” -Verbania Pallanza

 

lago1

Qui siamo a Verbania Pallanza, una bella cittadina sul Lago Maggiore.

Il Lago Maggiore o Verbano è un lago prealpino di origine fluvioglaciale, il secondo per superficie in Italia. Il suo nome “Maggiore” deriva dal fatto che era il più esteso dei laghi prealpini. Le sue rive sono condivise tra Svizzera e Italia.

E’ il lago delle mie vacanze da bambina, quando andavo a casa della nonna e lì passavo tutte le estati, con tanti bei ricordi vissuti in un ambiente sereno e in un luogo che a tutt’oggi, dopo anni, ha conservato quell’aria un po’ demodè, tranquilla. Davanti ci sono le isole Borromee, una più bella dell’altra e poi Stresa, bella cittadina con una splendida vista, ma diventata molto turistica e commerciale.

……e questo è un ristorante dove abbiamo mangiato più di una volta, veramente bene, davanti al lago, con un ambiente familiare e il cuoco ha, oltre all’abilità, molta fantasia.

ristorante-la-tentazione

Il menù è vario, con pesce fresco appena pescato, il pane e i dolci fatti in casa e il personale sempre pronto a soddisfare ogni desiderio e pronto a consigliare il menù migliore.

Ecco qualche piatto che abbiamo gustato

Lasagnette aperte con gamberi, zucchine e pecorino”

lasagnetta aperta gamberi zucchine e pecorino

ripieni di patate viola, crema di latte di bufala, confit essiccati, pinoli e parmigiano”,

semplicemente deliziosi, delicati e allo stesso tempo saporiti

ripieni di patate crema di latte confit essiccati pinoli eparmigiano

“spaghetti allo scoglio – La Tentazione” , gli spaghetti sono sotto….

spaghetti allo scoglio La Tentazione

misticanza pomodori, ceci, farro e salmone affumicato”, sapori perfettamente equilibrati e piatto unico.

misticanza pomodori ceci farro salmone affumicato

ombrina”

ombrina

“ombrina impiattata”, delicata e cottura perfetta.

ombrina sfilettata

pesce persico del lago” – specialità

pesce persico del lago

“filetto di scottona alla brace e al sale rosa” – cottura perfetta

filetto di scottona alla brace e sale rosa himalaya

crème caramel al vapore” – troppo buona

creme caramel al vapore

“panini della casa”

panini della casa

…e ci sarebbero tante altre ricette, ma vi invito ad andare in questo ristorante a provare tutte le altre specialità.

Vale la pena di andare a fare una gita sul lago Maggiore a Verbania Pallanza per godere di questo meraviglioso lago, fare una gita in battello e rilassarsi, mettendo i piedi sotto ad un tavolo del ristorante “la Tentazione” sotto all’Hotel Novara.

 

 

COSCIOTTO DI AGNELLO AL FORNO E QUALCOSA IN PIU’…

L’Agnello

agnello Nella tradizione cristiana a Pasqua si mangia l’agnello, perché nella sua simbologia ci ricorda il sacrificio di Gesù in croce, la sua passione, perché fu “immolato come un agnello”.

 

Questa è una ricetta per cucinare l’agnello al forno:

Per 4 persone:

* 1 cosciotto d’agnello

* 3 bei rametti di rosmarino

* 2 limoni

* olio, sale e pepe quanto basta

Preparate una salsa con olio, sale, pepe, il succo di limone filtrato e foglie di rosmarino. Sbattete il tutto con una forchetta per far amalgamare gli ingredienti e per lasciar sciogliere il sale. Prendete il cosciotto d’agnello e mettetelo a marinare in un recipiente con la salsa per una intera notte. Mentre fate ciò, sforzatevi di non pensare al modo in cui il vostro pranzo pasquale ha raggiunto la vostra cucina. Scolatelo dalla salsa e cospargete il tutto di rosmarino, fingendo di non sapere che, fino a pochi giorni prima, l’agnello che state cucinando si trovava brutalmente stipato su un camion, in mezzo a centinaia di suoi simili terrorizzati.

Ungete una teglia da forno con un filo d’olio e posatevi il cosciotto con un rametto di rosmarino.

State cucinando il cadavere di un cucciolo, ma non fa niente. Cuocete in forno già caldo per circa 45 minuti, bagnando ogni tanto con la marinata. La bestiola che si rosola nel vostro forno è stata stordita con una scarica elettrica al cervello e appesa per le zampe posteriori, prima di essere sgozzata e lasciata morire per dissanguamento. Il cosciotto deve raggiungere la giusta doratura ma non si deve asciugare troppo.

In Italia vengono macellati, ogni anno, circa 3 milioni e 300 mila agnellini di pochi mesi di età,soprattutto nel periodo pasquale, per sopperire all’aumento di domanda, molti animali arrivano dall’Europa dell’est, dopo un allucinante viaggio dell’orrore. Nella lunga attesa davanti al macello, sono perfettamente consapevoli di ciò che li attende,le grida strazianti dei loro compagni e l’odore nauseante del sangue li accompagnano nel viaggio verso la tavola imbandita del giorno di Pasqua.

Buon appetito, se ci riuscite.

L’agnello noi tutti sappiamo essere un animale mansueto e la sua immagine ci ricorda appunto l’innocenza e simboleggia perfettamente la pazienza, la mansuetudine e l’innocenza di Cristo che viene “condotto al macello” .

Quello che dovrebbe rappresentare un momento di rinascita diventa un giorno di morte per milioni di
creature, colpevoli soltanto di incarnare un simbolo di purezza e di spiritualità.. Ma la spiritualità e il legame con la
religione oggi possono essere intesi in maniera più intima, privata e personale. Non c’è nulla di sacro, nulla
di santo, nel massacro immotivato di milioni di cuccioli. Forse è tempo che certe tradizioni vengano abbandonate, in favore di altre meno barbare e più sensate, tant’è che, se l’agnello simboleggia Cristo e la Chiesa, cucinarlo  suona quantomeno sacrilego.

 

Questo articolo è tratto da Il giornalino dell’associazione “Una zampa per la vita”,  marzo 2016, pag. 8 art. 22, che ringrazio per la sua sempre attenzione e impegno di volontariato nei confronti degli animali abbandonati e più sfortunati.

 

 

Andiamo in Val di Solda

Solda è una frazione del comune di Stelvio, Val Venosta, in provincia di Bolzano, a 1.906 m s.l.m.

Il centro di Solda

La località, nota come stazione turistica invernale ed estiva, è posizionata ai piedi del massiccio montuoso dell’Ortles-Cevedale, grazie alla sua posizione, Solda fa della sua altitudine una delle più vantaggiose caratteristiche. A cominciare dal microclima presente in questa località. Qui le Alpi Orientali (il cui massiccio più alto è proprio l’Ortles che domina il paese) bloccano le correnti d’aria provenienti dalla Pianura Padana, favorendo quindi aria asciutta e pura. Si verifica così una favorevole condizione climatica per quanti soffrono di allergie, asma bronchiale e disturbi dermatologici. 

Solda copre buona parte del fabbisogno energetico con la propria centrale idroelettrica alimentata esclusivamente dall’acqua dell’Ortles. Il 93% degli edifici a Solda sono collegati alla centrale di teleriscaldamento a biomassa, un ulteriore risparmio energetico che riduce al minimo l’inquinamento da polveri sottili.

Salendo si trova, al termine della valle, una cerchia di altissime cime – Ortles m. 3905 -Monte zebrù – Gran Zebrù m 3851 – Punta Mandriccio – Cima Vertana, e grandiosi ghiacciai

foto M.Tonelli

Una curiosità della valle è che Reinhold Messner, noto al grande pubblico per essere stato il primo alpinista al mondo ad aver scalato tutte le quattordici cime del pianeta che superano gli 8000 metri  spesso da versanti o in condizioni di eccezionale difficoltà, porta, ogni anno, all’alpeggio  la sua mandria di yak, composta da circa 18 capi adulti e 5 cuccioli oltre naturalmente al toro dominante di due anni di età circa chiamato Pirlo, dalla stazione a valle di Solda sino al Madriccio, dove gli yak trovano le condizioni più adatte alla loro natura.
Gli yak sono arrivati a Solda dal Tibet nel dicembre del 1985, quando il re degli ottomila era impegnato in una spedizione invernale sull’Himalaya durante la quale proprio gli yak venivano impiegati per portare provviste e legna al campo base. Da qui l’idea di trapiantare a Solda alcuni esemplari di questi imponenti bovini. Il loro habitat naturale è l’alta montagna dove possono raggiungere zone off limit per altri bovini. Alla prima nevicata scendono da soli a valle sino alla loro stalla.

Abbiamo trovato una giornata limpida e meravigliosa ed allora tentiamo di andare più in alto possibile….come gli yak, ma con la funivia, altro test per il mio P.M., visto che dai 1900 m. di Solda si passa ai 2573 m. del Rifugio Milano, situato vicino alla stazione di arrivo della funivia.

La funivia della val di Solda è la più grande funivia del mondo, è attrezzata con 4 cabine con posti per 110 persone ognuna.  La capacità massima è di 440 persone. E’ un miracolo di ingegneria ed è molto bella a vedersi.

stazione d’arrivo della funivia e sullo sfondo il rifugio Città di Milano.

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percorso tranquillo, sopra ai pini, in vista delle montagne sempre più vicine e la valle sempre più lontana.

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Una volta arrivati in cima, lo spettacolo che si è presentato è stato a dir poco, grandioso.

Non sembra ci sia una stella cadente?

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ali di nuvole

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ghiacciaio

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Allora abbiamo deciso di fare quattro passi, tanto il sentiero è largo e praticabile.

ma quelle montagne non sono uno spettacolo che ti riempie l’anima?

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Uomo delle nevi? No, semplicemente, con aria noncurante, si stava pulendo la suola degli scarponi, lì ci passano, nonostante l’altezza, anche le capre, le pecore e gli yak di Messner……….

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pecorelle (incredibile)

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discorso alla montagna

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Gran Zebrù (ma che cielo c’era….)

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devo trascrivere la leggenda legata a questa montagna, (Wikipedia)

La montagna, situata esattamente sul confine tra la Valtellina e il Tirolo, e quindi tra la Lombardia e l’Alto Adige, ha due nomi che si affiancano nella cartografia ufficiale, uno insubre (una varietà della lingua lombarda), poi adottato anche in italiano (Gran Zebrù) e uno tedesco (Königsspitze, che significa cima del Re).

I due nomi, che apparentemente non danno adito a nessuna correlazione tra di essi, sono in realtà legati da una leggenda che affonda le sue origini sino al medioevo, che parla appunto di un sovrano, Johannes Zebrusius, chiamato “il Gran Zebrù”, feudatario nel XII secolo della Gera d’Adda (territorio realmente esistente, oggi in provincia di Bergamo). Johannes si innamorò (ricambiato) di Armelinda, figlia di un castellano del Lario, il quale però si opponeva alla loro relazione. Al fine di fare colpo agli occhi del padre di lei e convincerlo a dargli la figlia in sposa, Johannes prese parte a una crociata in Terrasanta, rimanendovi per quattro anni.

Al suo ritorno però ebbe una sgradita sorpresa: il padre di Armelinda non solo non aveva cambiato parere, ma addirittura aveva concesso in sposa la figlia a un nobile milanese. Costernato e depresso Zebrusius decise di abbandonare il suo feudo e l’arte della guerra e recarsi in montagna, dove avrebbe vissuto da eremita, scegliendo come dimora la val Zebrù, dominata dalla montagna. Lì visse in solitudine per trent’anni  cercando di dimenticare il passato con la meditazione e la preghiera, e un giorno quando sentì che stava giungendo la sua ora si sdraiò su un tronco collegato a un congegno di sua invenzione, che fece precipitare sul suo corpo un grande masso bianco, sul quale egli aveva precedentemente inciso “Joan(nes) Zebru(sius) a.d. MCCVII”. Tale masso è visibile ancora oggi, al limite inferiore del Ghiacciaio della Miniera.

Lo spirito del sovrano, purificato dal dolore e da anni di privazioni, salì sino sulla vetta della montagna che divenne il castello degli spiriti meritevoli, del quale l’anima di Zebrusius è il re

Il rifugio Città di Milano, 2581 m. si trova al centro dell’anfiteatro naturale formato dalla testata della Valle di Solda,

Raggiunto dalla Funivia Solda, è un punto di partenza privilegiato per numerose ascensioni e traversate e soprattutto per lo scialpinismo.

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Gran Zebrù, Monte Zebrù, Ortles –

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Il Monte Zebrù è il meno frequentato e più selvaggio monte della catena Ortles – Zebrù perché di scomodo accesso dal versante sud, faticoso e lungo ghiacciai con crepacci ed ancora più lungo e difficile approccio dal versante nord lungo creste di rocce friabili e ghiacciai pensili, inoltre soffre della rivalità dei suoi due vicini. Ci sono quattro itinerari per la salita alla vetta, mentre gli altri itinerari alla montagna sono stati abbandonati a causa della friabilità della roccia e quindi degli elevati pericoli oggettivi, anche a causa della riduzione del manto glaciale degli ultimi tempi.

A destra l’arrivo della funivia Solda, a sinistra il rifugio Città di Milano.

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neppure così arrivo in cima….ma ci provo… ma che splendida giornata in montagna, difficile trovare del cielo così limpido.

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…e dopo aver camminato per un po’, è ora di mangiare qualcosa. Siccome a noi piace scoprire i sapori locali,  (diciamo così, anche, ma vogliamo stare comodi… ) ecco che mettiamo le gambe sotto al tavolo, qui nel self service dell’arrivo della funivia.

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cominciamo con la “solita insalata”, così colorata e così invitante.

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ah, questa poi….wursteln nella minestrina in brodo…curiosa, io provo, nella minestra di tagliolini e prezzemolo i wurteln ci stanno benissimo.

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si mangia tutto più volentieri con uno spettacolo così alla finestra.

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e gli immancabili canederli, che io adoro in qualunque modo siano fatti

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così come non può mancare il tagliere di speck, il formagggio di malga e i gustosi cetriolini alle erbe, tutto accompagnato dal pane di segale.

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ed ora rifocillati ci godiamo il sole, circondati dalle montagne e dai ghiacciai, respirando l’aria pulita e cristal……ma perchè quello dietro fuma? Acc. dovrebbero vietargli di essere qui.

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Poi, visto che il sole scotta, ma scotta riprendiamo la funivia, moderna, grandissima e confortevole per rientrare a valle, ripromettendoci che l’anno prossimo ci piacerebbe fare o la salita o la discesa a piedi.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ristorante Hotel Greif – Malles venosta

Questo è l’Hotel Greif , a Malles Venosta, struttura del 15° secolo, ristrutturato e a conduzione familiare,dove abbiamo soggiornato per una settimana di vacanza.

Il nostro hotel

e questo è il suo ristorante.

dove troviamo cucina altoatesina e cucina vegetariana/integrale. E’ una filosofia di vita che dura dal 1993, e i cibi sono preparati secondo le indicazioni  del dott. Max Otto Bruker che, per decenni,  fu alla guida di ospedali biologici. Fondatore della GGB, la società per la consulenza sanitaria e del centro sanitario “Dr. Max Otto Bruker Haus” a Lahnstein, vicino a Coblenza.

L’obiettivo del ristorante è quello di mantenere, se non addirittura di migliorare, il livello della cucina di Bruker e della loro raffinata cucina regionale, arricchita dai tanti influssi delle altre regioni italiane.

Ogni sera c’era un menù in duplice versione, vegetariano e con carne e questi sono i menù che ho potuto portare a casa. Ovviamente ci sono anche i menù alla carta.

menù hotel

Il primo è quello della sera del nostro arrivo, dopo una abbondante scelta di verdure a buffet, con condimenti di olio ed erbe, abbiamo scelto gnocchetti di spinaci alla panna e prosciutto, poi gulasch di vitello, tenerissimo, con canederli e verdure,

goulasch

ed infine una variazione di mousse al cioccolato e fragole, talmente deliziosa che io ho fatto il bis.

mousse fragola c.

perchè cosa dire dei canederli alla fragola? Canederli dolci in una salsina alla fragola.

canaderlo fragola

e della crema brulèe servita con i frutti di bosco? Un tocco elegante, davvero

creme brule

ero troppo intenta a gustare tutto per fotografare altro, ma vi assicuro che ogni piatto meritava un bis. Il tutto sempre accompagnato da ottimi vini, che cambiavano ogni sera.

Se passate da Malles dovete fermarvi per assaggiare questa cucina, semplice, ma ricca di ingredienti sani e genuini e scoprirete anche voi un’altra filosofia di vita.

Quindi la mia votazione è 5 su 5,  avrei voluto dare anche di più.

Ristorante – “La Provenzale”

(Ripropongo l’articolo solo perchè possiate andare a vederlo nella nuova pagina – Ristoranti sì e no -)

Sapete quando si è per strada, sono le 12.30, quindi la sottoscritta comincia a protestare per la fame e non si vede nulla all’orizzonte? Poi ad un certo punto…fermati…guarda qui, dai c’è un parcheggio grande, l’insegna dice – La Provenzale –

VENETO – Castelminio di Resana (Treviso) via Angaran 3 – tel 0423/484479

aperto tutti i giorni dalle 10 alle 24

“LA PROVENZALE” – domenica a pranzo 7/6/15

La provenzale mi ricorda lavanda, lavanda mi piace, proviamo. Anche perchè io non ho problemi se mi piace lo consiglio, se non mi piace lo dico al gestore.

Entriamo e siamo accolti dal personale molto gentile, tutti salutano, anche i camerieri che passano portando i piatti, cosa che non capita spesso; dopo averci fatto scegliere il posto, e il locale non era vuoto, mi sono sentita a mio agio in un ambiente dallo stile prettamente provenzale, con fiori di lavanda, cestini appesi colori tenui. Saletta per bambini con i giochi al primo piano, dove c’è anche un’altra sala ristorante e sotto, la sala da pranzi in compagnia, cerimonie ecc, è chiusa da una porta a vetri, quindi non c’è confusione.

Continua a leggere Ristorante – “La Provenzale”