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I “Sassi” di Matera

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Per parlare dei ” Sassi ”  ci vuole un articolo apposito essendo un argomento molto importante che merita uno spazio tutto suo.

Ci siamo aggregati ad un gruppo con una guida, perchè non puoi solo guardare i Sassi, bisogna anche vedere tutto quello che c’è per capire meglio cosa significhi questa città straordinaria ed unica.

i Sassi costituiscono il centro storico di Matera; il “Sasso Caveoso” e il “Sasso Barisano”insieme al rione “Civita”, formano un complesso nucleo urbano. Costituiscono un esempio eccezionale di accurata utilizzazione nel tempo delle risorse fornite dalla natura: acqua, suolo, energia.

Essi sono stati iscritti nella lista dei patrimoni dell’umanità dall’Unesco nel 1993 ed è il primo sito iscritto dell’Italia meridionale.

I Sassi si dispongono intorno e sul fondo della gravina, di due solchi vallivi, plasmati dal passaggio dell’acqua sul fondo del burrone. Ecco un ponticello che unisce i due solchi vallivi.

Il Sasso Barisano girato a nord-ovest sulla strada che porta a Bari e il Sasso Caveoso guarda a  sud, verso Montescaglioso con le case grotta disposte a gradoni.

Questo degradare delle case e il sovrapporsi delle stesse è solo apparentemente caotico, perchè risulta poi costruito con molti accorgimenti. Ma la discesa nei Sassi è una sorpresa continua, tra viottoli e gradini si arriva in formidabili complessi di abitazioni e chiese rupestri.

A dividere le due valli sorge la rupe Civita che ospita la bellissima  cattedrale della Madonna della Bruna e di Sant’Eustachio.  Fu costruita in stile romanico pugliese nel XIII sec. sullo sperone più alto della Civita che divide i due Sassi.

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in un altare tutto intarsiato di marmi policromi c’è l’affresco originale della Madonna della Bruna

La festa patronale a lei dedicata si festeggia il due luglio di ogni anno da più di 600 anni, quando papa Urbano VI la istituì nel 1389.

Al margine superiore dei Sassi c’è il Piano, centro storico post-medievale oltre il quale si estende la Matera contemporanea.

I Sassi e il Parco delle chiese rupestri costituiscono un’eccezionale testimonianza di una civiltà scomparsa, abitata già nel Paleolitico, alcuni reperti trovati risalgono al XIII millennio A.C. e molte delle case che scendono in profondità nel calcare spesso e dolce (calcarenite) della gravina, sono state vissute senza interruzione dall’età del bronzo ( a parte lo sfollamento forzato degli anni 1950).

Le chiese rupestri  fondate principalmente nell’Alto Medioevo, sono edifici scavati nella roccia. Inizialmente nate come strutture religiose, nel corso del tempo hanno subito diverse trasformazioni d’uso, diventando abitazioni o ricoveri per animali. Sono un’importante testimonianza della presenza di comunità di monaci benedettini, longobardi e bizantini. Le chiese rupestri contengono spesso affreschi ed elementi scultorei.

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Chiesa Santa Maria di Idris

è situata nella parte alta del Monterrone, una grossa rupe calcarea che si erge nel mezzo del Sasso Caveoso sulla sommità dell’omonima rupe, risale al Tre-Quattrocento e fa parte di un complesso rupestre che comprende anche la più antica cripta, dedicata a San Giovanni in Monterrone. Il nome del tempio – Idris – deriva quasi sicuramente dal greco Odigitria (guida della via, o dell’acqua). A Costantinopoli veniva così chiamata e venerata la Vergine Maria, il cui culto fu introdotto in Italia meridionale dai monaci bizantini.

  

San Pietro Caveoso con facciata e campanile in muratura ed interno quasi completamente scavato nella roccia, antica parrocchia della città, situata a picco sullo strapiombo della Gravina.

una suggestiva immagine di Santa Maria di Idris, in alto e, a sinistra, San Pietro Caveoso

(wikipedia.org/)

I VICINATI

Matera, 1951 (Henry Cartier-Bresson). Vicinato nel Sasso Caveoso.

costituiti da un insieme di abitazioni che si affacciano sullo stesso spiazzo, spesso con il pozzo al centro, erano il modello della vita sociale, della solidarietà e della collaborazione tra la gente. Il pozzo comune dove lavavano i panni, il forno dove cuocevano il pane facevano del vicinato la cellula fondamentale dell’organizzazione comunitaria.

Un modo di vivere che gli abitanti dei Sassi hanno portato con sé anche nei nuovi quartieri disegnati per loro negli anni ’50 e che non hanno mai smesso di tentare di ricreare, anche quando “camminano la piazza” o fanno “lo struscio in mezzo al corso”, fermandosi ogni due passi a salutare e a chiacchierare, nonostante le comodità moderne (acqua, luce, gas), nei nuovi appartamenti i materani si sentivano “appartati”: invece nei Sassi quonda chiòcchj-r! (quante chiacchiere) si facevano.

dal libro di Carlo Levi “Cristo si è fermato a Eboli”

“Arrivai a Matera verso le undici del mattino. Avevo letto nella guida che è una città pittoresca, che merita di essere visitata, che c’è un museo di arte antica e delle curiose abitazioni trogloditiche (cioè scavate nella roccia)……arrivai in una strada che costeggiava un precipizio, in quel precipizio c’è Matera. La forma del burrone era strana; come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso da un apice comune, dove si vedeva, di lassù una chiesa bianca, Santa Maria de Idris, che pareva ficcata nella terra. Questi coni rovesciati si chiamano Sassi. Hanno la forma con cui, a scuola, immaginavamo l’Inferno di Dante, in quello stretto spazio tra le facciate e il declivio passano le strade e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e di tetti per quelle di sotto……”

Carlo Levi, spedito al confine in Lucania dal regime fascista, visitò i Sassi quando questi erano all’apice di un collasso demografico che era iniziato quattro secoli prima. Gli abitanti erano aumentati in maniera esponenziale, sulle case nella roccia erano stati sopraelevati più piani, erano spariti gli orti e i giardini pensili, le cisterne erano state riadattate a monolocali in cui intere famiglie convivevano in promiscuità con muli e pecore in condizioni igieniche estremamente precarie.

ricostruzione di una casa nei Sassi

nello stesso locale: l’angolo con il letto e la cassettiera e, a destra la culla.

l’angolo del focolare

l’angolo per il ricovero del mulo

Risultati immagini per casa nei sassi matera

u’ cessu

le olle per l’acqua

Ma quelli che allo scrittore in esilio erano sembrati i gironi  di Dante, in realtà facevano parte di un sistema complesso ed efficiente. Si scende nei Sassi per delle arcate, che sembrano dei passaggi occulti. Le calate erano affiancate da canali d’irrigazione che rifornivano cisterne a goccia, in alcune case ci sono fino a sette cisterne.

Orti e giardini pensili si affacciavano dai tetti. I tetti a volte servivano da cimiteri: i vivi sottoterra, i defunti in superficie. Così, dice il cronista Verricelli nella sua Cronica de la città di Matera 1595-1596, «in Matera li morti stanno sopra li vivi». All’imbrunire gli abitanti accendevano i loro lumi al di fuori delle loro abitazioni, così allo spettatore che guardava dall’alto, i Sassi si illuminavano come un cielo stellato.

Sassi_di_Matera al tramonto

L’opera di sensibilizzazione del libro di Carlo Levi portò diversi uomini di cultura e politici a visitare la città, tra cui  Alcide De Gasperi che firmò la prima Legge Speciale per lo sfollamento dei Sassi che avvenne a partire dal 1952 , tale operazione fu resa necessaria dalle cattive condizioni in cui viveva la popolazione, si pensi che la mortalità infantile era quattro volte superiore la media nazionale.

famiglia nella casa grotta

Immagine correlata foto di thedustbinofhistory.wordpress.com

Il libro narrava espressamente le precarie situazioni igieniche in cui versavano i Sassi dove vivevano oltre quindicimila abitanti (più della metà dell’intera popolazione cittadina che ammontava a trentamila abitanti) e la mancanza di fognature aumentava il rischio di epidemie nella zona. L’abbandono forzato delle loro vecchie abitazioni fu molto doloroso da parte di molti cittadini, per quanto i nuovi quartieri fossero più confortevoli. Alcuni di loro tentarono poi di rientrare nelle case nella roccia, ma queste vennero murate per impedirlo.

Il recupero delle case però iniziò a partire del 1986 ed ora ci sono parecchi B&B, abitazioni ristrutturate, negozietti, ristoranti.

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Una delle tecniche più ingegnose per risolvere il problema della raccolta dell’acqua piovana è stata utilizzata dagli abitanti dei Sassi fino ai primi anni del 1900: il sistema dei vasi comunicanti. Sui tetti delle abitazioni furono ricavati tanti piccoli canali che permettevano all’acqua di scorrere in una cisterna posta al centro di un cortile, comune a più famiglie. In caso di piogge abbondanti, la cisterna troppo piena cominciava a traboccare e l’acqua defluiva attraverso un canaletto nelle cisterne delle case sottostanti o attigue. In questo modo l’acqua superflua non veniva mai dispersa ma conservata nelle varie riserve dei due rioni.

canalina per la raccolta acqua piovana dal tetto

E così è terminata la visita ai “Sassi” di Matera. Esperienza unica, affascinante che fa riflettere.

Si riflette su quante bellezze ci siano in Italia e forse non vengono sfruttate al massimo, su come doveva essere la vita nelle case grotta, quanta miseria, ma tanta solidarietà, cosa oggi difficile da trovare.

Si riflette su come l’uomo dai tempi dei tempi si sia ingegnato sempre per cercare di sopravvivere e quante testimonianze ci ha lasciato.

Si riflette sulla bellezza della natura selvaggia di questi posti, e si spera che essi vengano conservati al meglio.

 

 

 

Puglia – Altamura

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Continuando il nostro viaggio in Puglia, da Castel del Monte siamo arrivati ad Altamura, passando per Gravina in Puglia.

GRAVINA:

Il toponimo “Gravina” proviene dalle gravine: spaccature della crosta terrestre simili a canyon. Sul motto riportato sul gonfalone cittadino vi è scritto “Grana dat et vina” (trad. “offre grano e vino”), attribuito alla città da Federico II di Svevia, il quale amava questa città tanto da definirla “giardino di delizie”. Egli, infatti, fece realizzare un castello, che aveva la funzione di ospitare lui ed i suoi uomini, prima e dopo le battute di caccia svolte nel territorio murgiano.

Parte della città si estende sulle sponde di un crepaccio profondo, molto simile ai canyon, scavato nella roccia calcarea dal  torrente Gravina,da cui prendono il nome le famose gravine della Murgia.

Come si vede i pini al centro della foto sono sui versanti ripidi della gravina.

Splendida è la cattedrale, che fu costruita nel 1092  in stile romanico a tre navate. Questa chiesa andò distrutta tra il 1447 ed il 1456, dapprima a causa di un incendio e poi per il terremoto che sconvolse l’intera regione. Si attese trent’anni per la sua ricostruzione, tra il XVII ed il XVIII secolo ha subito all’interno vari interventi barocchi. Oggi la chiesa si presenta come una sintesi di diversi stili architettonici: il tardoromanico, il rinascimentale ed il barocco.

 

ALTAMURA

Qui vi è prodotto il pane , tipico nella sua forma (in gergo sckuanéte, trad. alto). Ha come un riporto in alto che lo differenzia dal Pane di Matera, altrettanto famoso. Nel luglio 2003, al pane di Altamura è stato riconosciuto il marchio denominazione di origine protetta (DOP). È ottenuto dall’impiego di semole (molto ricca di glutine) rimacinate di varietà di grano duro coltivato nei territori dei comuni della Murgia.

Il monumento principale di Altamura è la cattedrale di Santa Maria Assunta, esempio di Romanico pugliese, stile gotico (secolo XIII); da aggiungersi l’Uomo di Altamura, scheletro integro di Homo neanderthalensis, e cava dei dinosauri, giacimento risalente al Cretacico con impronte di dinosauri.

Andiamo con ordine:

La città di Altamura fu ripopolata dall’imperatore Federico II nella prima metà del XIII secolo. In questo stesso periodo, tra il 1232 ed il 1254, fu eretta, per volere dello stesso imperatore, la cattedrale dedicata all’Assunta, primo e più antico monumento cittadino, con la facciata rivolta originariamente verso la città di Gravina. E’  una delle più belle e maestose cattedrali pugliesi.

Risultati immagini per cattedrale di altamura

particolare del presepe in pietra.

 

CAVA DEI DINOSAURI

Nel 1999 sono state rinvenute in una cava abbandonata, 30.000 orme di dinosauri, su un’area di 12.000 m.q. La grande importanza del  ritrovamento (è il sito più ricco e importante d’Europa e forse del mondo) sta nell’elevatissima biodiversità che caratterizza i dinosauri contemporaneamente presenti nello stesso luogo.

Le dimensioni delle impronte variano dai 5/6 cm fino ai 40/45 cm, facendo supporre di dinosauri alti fino a 10 mt. Le impronte risalgono tra i 70/80 milioni di anni fa, quando il clima in Puglia era tropicale.

Ben felice di andare a vedere i nostri antenati mi informo e qui scopro che non solo la cava è totalmente abbandonata, recintata ma con le reti divelte,  lasciata a se stessa,  in modo che le persone possano entrare e calpestare o cercare di rimuovere quello che dovrebbe essere un patrimonio dell’umanità.

E’ abbandonata dal giorno della sua scoperta, per niente valorizzata, a causa di un lunghissimo contenzioso tra i proprietari della cava e la pubblica amministrazione.

 Un posto del genere avrebbe tutti i requisiti per diventare un parco visitato da decine di migliaia di persone, diventando un luogo di cultura e conoscenza e al tempo stesso portando ricchezza al territorio. Diciotto anni di abbandono hanno invece per sempre deteriorato le impronte.

Allora abbiamo deciso di non andare a vedere questo scempio di un patrimonio che il mondo ci invidierebbe.

foto dal web

   

Cerco di consolarmi e andiamo a vedere un’altra scoperta importantissima :

l’Uomo di Altamura,

scheletro integro di Homo neanderthalensis – perfettamente ricostruito ed esposto in un museo. E’ stato scoperto il 3/10/1993 nella grotta di Lamalunga ed è datato tra i 128.000 e i 187.000 anni fa.

La grotta ha un ingresso, praticamente un pozzo detritico con vari cunicoli, spesso questi pozzi carsici si trasformavano in trappole naturali per animali ed uomini. Questo sembra essere accaduto anche in questo caso a giudicare dai resti degli animali sparsi sul fondo della grotta e dallo scheletro dell’Uomo di Altamura che sembra essersi trascinato con il radio e una scapola fratturata fino al fondo di uno stretto cunicolo, forse alla ricerca di una via di uscita.

E’ una perfetta ricostruzione di come doveva essere “Luciano”, lo abbiamo chiamato così per caso….. con quegli occhietti che ti osservano tra le ciglia e il sorriso enigmatico.

…Ieri e oggi….

Sempre nel museo c’era una mostra sul “Pane”con antichi reperti e siamo andati a curiosare.

Alcuni modi per mangiare il pane di Altamura.

dopo di che siamo finiti, come al solito, con le gambe sotto ad un tavolo per gustare ancora dei piatti tipici.

Dopo, il resoconto del pranzo in una carinissima trattoria gestito da una signora estremamente cordiale.

Trattoria “I tre archi”. Altamura.

 

 

Puglia – Castel del Monte

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Castel del Monte è una costruzione misteriosa, che si erge su una collina dominante la pianura, costellata di ulivi, mandorli, querce e masserie. Fatta costruire nel XIII secolo da Federico II di Svevia nell’altopiano delle Murge.

E’ ottagonale, con otto torri e il numero otto si ripete sempre e l’ottagono, su cui è basata la pianta del complesso e dei suoi elementi è una forma geometrica fortemente simbolica. La sua posizione è studiata in modo che nei giorni di solstizio ed equinozio, le ombre gettate dalle pareti abbiano una particolare direzione.

L’edificio è, appunto, a pianta ottagonale e ad ogni spigolo si innesta una torretta a sua volta ottagonale. Lo spazio interno è suddiviso in due piani e nelle torri ci sono delle scale a chiocciola. Un elemento scarta l’ipotesi di fortezza, cioè le scale a chiocciola nelle torri sono disposte in senso antiorario ( a differenza di altre costruzioni difensive dell’epoca) situazione che mette in svantaggio gli occupanti del castello contro eventuali assalitori, perchè sarebbero stati costretti ad impugnare l’arma con la mano sinistra.

A livello del primo piano forse un tempo vi era un ballatoio in legno, oggi scomparso.

Così come sono scomparsi i marmi ed i mosaici che ricoprivano le stanze, evidentemente trafugati.

Ci sono, tra le altre, due ipotesi, una che fosse una specie di centro benessere, su modello dell’hamman arabo, per via delle canalizzazioni e di cisterne per la raccolta di acqua, la presenza di una vasca ottagonale al centro della costruzione e delle più antiche stanze da bagno della storia.

L’altra che, a causa dei forti simbolismi di cui è intrisa,  la costruzione potesse essere una sorta di tempio, o forse una sorta di tempio del sapere, in cui dedicarsi indisturbati allo studio delle scienze. Dal momento che Federico II era un uomo illuminato e molto colto ed amava circondarsi da persone di varie culture e religioni. Inoltre le alte pareti da cui è formato il cortile interno danno l’idea di trovarsi all’interno di un pozzo, che nella simbologia medioevale rappresentava la conoscenza.

Castel del Monte è raffigurato sulla moneta da un centesimo

ed è stato inserito tra i patrimoni dell’Umanità dall’Unesco nel 1996. Inoltre è stato notato come l’edificio, visto da lontano, appaia molto simile ad una corona e, in particolare, quella con cui fu incoronato Federico II stesso (anch’essa ottagonale).

 

finalmente ho visto il mio Castello…ooppss…fotografo indiscreto !!

Alla sera poi siamo andati nella “Masseria Torre di nebbia” dove abbiamo cenato e dormito. Sì, masseria, una volta era un ricovero per pecore, ma ora è stata ristrutturata completamente in maniera splendida, moderna e funzionale.

I salotti

vecchissimo albero di quercia bianca e un muretto a secco, caratteristico del luogo

salone interno adatto per ricevimenti, comunicante con la spianata esterna arredata.

vista di Castel del Monte in lontananza, dalla Masseria

Naturalmente abbiamo voluto cenare nella Masseria e per questo vi rimando poi alla pagina “Ristoranti sì e no”.

scelta del vino?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Toccata la terra di Puglia

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Eh, sì, letteralmente….un inciampo in un marciapiede di Gravina in Puglia e, nulla di grave, ma un signor livido lungo la gamba e battuta la testa (normale). Ma questo mi ha fatto conoscere la gentilezza dei Pugliesi, perchè Mauro e il cugino erano davanti e una signora ha urlato…la signora è cadutaaa…si sono precipitati in so quanti a tirarmi su, si è fatta male? dove le fa male? come sta? datele dell’acqua…insomma mi è passato il male nel vedere tutta questa premura.

In ogni caso la Puglia è splendida e i Pugliesi sono delle persone gentilissime, disponibili e non invadenti, nei negozi per esempio, entri, guardi, nessuno che ti pressa per venderti qualunque cosa. E negli alimentari? Siamo entrati in un panificio ad Altamura per acquistare il famoso pane e, oltre ad avercelo fatto assaggiare, ci hanno dato biscotti, dolcetti, taralli,  insomma di tutto e di più, così abbiamo potuto scegliere quello che più ci piaceva.

E’ stato un giro cultural-eno-gastronomico, l’ho preparato leggendo, informandomi, cercando i posti più interessanti (ma quale è in Puglia che non lo sia), gli alberghi e programmando i giorni di viaggio.

Noi ed anche la coppia di cugini che era con noi, siamo stati molto soddisfatti, è stato molto piacevole, rilassante direi e divertente. Ci siamo trovati molto bene e ci siamo affiatati, abbiamo avuto un “autista” eccezionale che ci ha portato dappertutto e stiamo già programmando altre gite insieme. Pensiamo in Italia prima di tutto, perchè non si è mai finito di scoprire quanti posti meravigliosi ci siano qui.

Il nostro giro è partito da Bologna a Castel del Monte, sotto Andria, poi Altamura, Matera, Noci, Alberobello, rientro a Noci. Il mattino dopo Grotte di Castellana, Ostuni e ritorno a Noci.  Siamo poi partiti da Noci, toccato Monopoli e fermata per pranzare a Trani, quindi rientro a casa.

Ora per addormentarci non conteremo più le pecore, ma gli ulivi…splendidi, quelli centenari poi, a migliaia.

Farò un resoconto delle varie tappe, per me come ricordo e per chi mi legge, se vuole, per condividere la mia esperienza.

Vivaio di ulivi, che bello pensare che avranno vita lunga.

Linea Cadorna e Grotta Babbo Natale

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Siamo sempre nella stessa giornata della “vacanza di un giorno” ed ora, dopo aver ben pranzato all’Antica trattoria del Boden, abbiamo deciso di fare due passi. Ma sì, qui c’è la linea Cadorna, è un sentiero facile, molto interessante e pieno di storia.

Partendo dal Santuario del Boden prima di immettersi sul sentiero della linea Cadorna, troviamo una vecchia cava abbandonata nella quale hanno realizzato la “Grotta di Babbo Natale”, una vera cava di marmo rosa – sotterranea – con una galleria di accesso in pietra lunga 200 metri e un grande salone con il pavimento e le pareti in marmo rosa. E’ un luogo davvero prezioso, da qui – circa 700 anni fa – hanno iniziato ad estrarre il marmo per il Duomo di Milano.

Nel periodo natalizio la galleria si anima di luci, musiche natalizie,animazioni con i twergi, gli gnomi dei boschi di Ornavasso, fino all’incontro con il vero babbo Natale, all’interno del grande salone.

Ingresso alla grotta

proiezioni sulle pareti di marmo rosa

poi fuori parco giochi, mercatini, gastronomia ecc.

ottovolante con le renne

renna vera che si può ammirare fuori dalla Grotta

grotta di babbo natale renna

questo è il piazzale davanti alla grotta, non tutti si possono permettere fuori sulla strada, un pavimento così in marmo…

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e sempre sul piazzale personaggi fantastici, in legno e non.

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sì lo so, mi sono dilungata per parlare di Babbo Natale, ma io lo adoro, ora torniamo alla nostra passeggiata sul sentiero della linea Cadorna.

Luigi Cadorna (Pallanza, 4 settembre 1850Bordighera, 21 dicembre 1928) è stato un generale e politico italiano.  E’ molto interessante leggere ” https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Cadorna” per conoscere di più questo personaggio controverso.

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La Frontiera Nord o, per esteso, il sistema difensivo italiano alla Frontiera Nord verso la Svizzera, popolarmente nota come Linea Cadorna è un complesso di opere di difesa permanenti posto a protezione della Pianura Padana e dei suoi principali poli economici e produttivi: Torino, Milano e Brescia. Il sistema fu progettato e realizzato tra il 1899 e il 1918 con lo scopo dichiarato di proteggere il territorio italiano da un possibile attacco proveniente d’oltralpe condotto dalla Francia, dalla Germania o dall’Austria-Ungheria violando la neutralità del territorio svizzero o, ipotesi meno probabile, da una possibile invasione della Pianura Padana da parte della stessa Confederazione Svizzera. La Linea Cadorna si estendeva dall’Ossola alla Valtellina; con un sistema di trincee, postazioni di artiglieria, di cui alcune in caverne scavate nella roccia, e centinaia di km di strade e mulattiere.

Praticamente la partenza è a Ornavasso, considerata la porta d’ingresso della val d’Ossola punto in cui la valle, con i suoi valichi per la Svizzera, si fa più stretta e quindi più facilmente difendibile. Il percorso è ad anello, ma noi ne abbiamo fatto una buona parte fino al forte di Bara.  Mano a mano che si prende quota s’incontrano trincee, camminamenti e postazioni in caverna. Il sistema difensivo era completato dalle fortificazioni di Candoglia sul versante opposto della valle e dai bunker per mortai realizzati nei pressi del Santuario della Guardia.

Nonostante il notevole impegno finanziario per la sua costruzione, e l’impegno degli oltre 20.000 operai, la linea non ebbe mai un impiego bellico, anche se alcune opere furono teatro di scontri tra i partigiani e reparti nazi-fascisti durante l’ultima guerra.

In mezzo al bosco, sul sentiero largo e facile, incontriamo alberi che, nonostante i tagli, continuano a vivere e freschi torrentelli

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Arriviamo, con calma, ammirando il paesaggio che sbuca tra gli alberi. Nella piana, Ornavasso, poi il lago di Mergozzo e sullo sfondo il lago Maggiore.

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arriviamo quindi al forte di Bara dove ci sono le postazioni militari

saranno pericolosi???

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E così dopo aver passato una giornata intensa, con calma, visto cose nuove e mangiato benissimo prendiamo la strada del ritorno, ripromettendoci di ripetere un’esperienza così.

Non occorre andare in capo al mondo per scoprire e vivere tante emozioni, l’Italia è ricchissima di posti meravigliosi, di storia, di paesaggi, magari appena sotto casa. E quindi viviamoli.

Finisce così il nostro “giorno di vacanza” o è passata una settimana?

 

 

 

 

Santuario della Madonna del Boden

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Proseguendo la vacanza di un giorno, ecco che siamo arrivati al Santuario della Madonna del Boden, sopra Ornavasso e vicino al lago Maggiore.

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Sulla strada prima si incontra la chiesa della Madonna della Guardia, il Santuario venne edificato a ricordo di un evento che la tradizione  popolare vuole miracoloso e racconta di una ragazzina muta obbligata dalla matrigna ad andare tutti i giorni a pascolare le pecore. Ogni giorno davanti alla immagine della Vergine trovava il pane per la giornata, finché un giorno ricevette il dono della parola.  La prima pietra della chiesa fu posta nel 1674,  ma per l’imponenza della costruzione non venne mai portata a compimento secondo il disegno originario. Nel 1965 la chiesa viene chiusa e abbandonata a causa del degrado. E nel 1991 iniziarono i lavori per il restauro conservativo.

Di fronte alla chiesa si trova la Torre di Guardia

La torre di Ornavasso (foto Carlo Nigra).

Antica Torre di segnalazione, edificata nei primi anni del XIV secolo dalla famiglia dei Barbavara d’Ornavasso, feudatari di tutta la Valle d’Ossola, per potere avvertire, mediante l’accensione di fuochi, tutte le popolazioni ossolane, evitando in tal modo la sorpresa nel caso di eventuali attacchi da parte degli Svizzeri che imperversavano in tutta la valle. È situata nel piazzale di fronte al Santuario a cui ha dato il nome e svolge ora la funzione di campanile.

Proseguendo sulla strada si vede, dall’altra parte della montagna, l’ingresso alle cave di marmo di Candoglia, la cui parte storica è visitabile.

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Arriviamo al Santuario della Madonna del Boden, in posizione dominante sul paese di Ornavasso e sul fiume Toce, su una fascia pianeggiante circondato da fitti boschi di castagno. E’ una costruzione non molto grande, semplice, immersa nei boschi e con un piccolo piazzale davanti con le panchine; tutto concorre a creare una sensazione di tranquillità.

“Boden” significa pianoro in dialetto walser.

Spiego perchè a Ornavasso (Val d’Ossola) sopravvive il dialetto walser.

I Walser (contrazione del tedesco Walliser, cioè vallesano, abitante del canton Vallese) sono una popolazione di origine germanica ed appartengono al ceppo degli Alemanni, e sono giunti attorno all’VIII secolo nell’alto Vallese; durante il XIIXIII secolo, coloni Walser provenienti dall’alto Vallese si stabilirono in diverse località dell’arco alpino in Italia, Svizzera, Liechtenstein e Austria e Francia.  In Italia  comunità Walser sono presenti in Piemonte (in Valsesia e nell’Ossola) e in Val d’Aosta (nella valle del Lys).

Il luogo dell’attuale Santuario, fino al XV secolo, era noto per l’immagine della Vergine dipinta sul muro che veniva venerata dagli abitanti della zona. Il dipinto della cappelletta originaria, in seguito agli effetti deterioranti del tempo, venne in seguito sostituito da una statuetta, alta 30 cm, raffigurante la Madonna Incoronata.

Ora è posta all’interno della chiesa, dietro l’altare.

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Ecco il Santuario e i due fratelli cresciutelli vi tornano dopo…qualche anno.

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per prima cosa vediamo due belle colombe bianche nel prato ed è il primo segnale di pace che si prova arrivando lì.

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La leggenda dice che la notte del 7 settembre 1528 una pastorella di Ornavasso, dopo aver portato al pascolo le sue pecore, si addormentò. Al suo risveglio tutte le pecore erano scappate. Messasi, nel buio, alla loro ricerca cadde in un dirupo; spaventata chiese aiuto alla Madonna. Una luce, proveniente dalla cappelletta del Boden, le permise di ritrovare la via e il suo gregge che si era radunato presso l’Oratorio. Dopo di che venne edificata la chiesa.

l’affresco del miracolo.

l’altare con il quadro della Madonna

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il pavimento della chiesa fatto con i marmi della zona.

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La Madonna del Boden è considerata una Madonna dei miracoli e, sistemati ora nella sagrestia, ci sono circa duemila ex-voto, per grazia ricevuta dalle persone che in particolari momenti hanno invocato la Madonna. Il più antico risale alla fine del 1700.

classico ex-voto a forma di cuore in argento, GR = Grazia Ricevuta

quadretti dipinti più o meno ingenuamente.

“Un artigliere dell’esercito sardo piemontese, in alta tenuta, ringrazia la Madonna del Boden, al ritorno dalla campagna del 1859,

siamo nel 1877, il cavallo imbizzarrito scalpita e il conducente cade, ma si salva e da qui l’ex-voto alla Madonna”

e ora i due pellegrini si riposano al fresco e nella serenità del luogo.

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Fuori sul piazzale c’è una fontana ed in cima una Madonnina in marmo

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ma vale la pena di raccontare perchè l’acqua che sgorga è considerata una grande fonte di energia.

Il santuario è stato oggetto di vari studi da parte di molti radioestesisti, riassunti nel libro di Giampiero Quadrelli “L’Energia di un Santuario” (Macro Edizioni).  La chiesa è situata alla confluenza di tre fiumi sotterranei, che si incrociano sotto l’altare.
Come per le cattedrali di Chartres e di San Giacomo di Compostela, a questi fiumi naturali sono stati aggiunti, a circa un metro di profondità, sette canali circolari, concentrici, nei quali l’acqua scorre in senso orario.
Il risultato di questi corsi d’acqua sotterranei è sorprendente: in un punto dietro l’altare, ai margini dei sette canali circolari e in corrispondenza dell’intersezione di due dei tre fiumi, le misurazioni effettuate con vari strumenti hanno rilevato un livello di energia pari a circa 19.600 unità Bovis (nel centro del Labirinto di Chartres il valore rilevato è di 18.000 unità Bovis) (La scala Bovis, dal nome dell’ingegnere francese Andrè Bovis  è un tipo di misurazione utilizzata per quantificare le vibrazioni sottili che nell’ambito dell’esoterismo e della rabdomanzia si ritengono emanate da luoghi, oggetti o esseri viventi, in base al valore delle radiazioni emesse).

Sin dai tempi antichi l’uomo ha costruito su terreni che avevano particolari vibrazioni positive e molte chiese hanno dei corsi d’acqua sotto di esse perchè l’acqua è influenzata dalle vibrazioni con le quali entra in contatto.

Quindi anche il santuario del Boden segue queste regole, è stato costruito sopra le sorgenti di tre fiumi, le cui acque sono state convogliate in canali circolari, nei quali l’acqua scorre a ritmo sostenuto e così crea energia, raccogliendo le vibrazioni del suolo e quindi trasformando l’acqua che sgorga nella fontana in un’acqua pura e molto energetica. Sono molte le persone che vengono qui per raccogliere l’acqua e usarla poi a casa.

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..e proviamo a bere quest’acqua…

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l’acqua è talmente pura e fresca che ha quasi gelato la bottiglietta che abbiamo riempito. Ora che abbiamo bevuto l’acqua…possiamo andare a mangiare.

Lì vicino si trova “L’antica trattoria del Boden”, con una bella terrazza coperta tra gli alberi ed anche lì scorre sicuramente l’energia positiva perchè i gestori sono molto gentili, il posto tranquillo e dopo aver letto il menù… non c’è che da scegliere.

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ma non mischiamo il sacro con il profano e quindi per la recensione del ristorante vi rimando al prossimo articolo.

 

 

 

 

 

 

Vacanza di un giorno

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Chi ha detto che per fare vacanza bisogna andare via una, due settimane, prenotare, girare per i soliti posti, si può benissimo fare vacanza anche di un solo giorno. Ed è quello che abbiamo fatto noi, una giornata piena,  brevi percorsi e dentro ci sono stati una gita ad un bellissimo piccolo laghetto, di Mergozzo, una scoperta delle cave di Candoglia, dove scavano il marmo per il duomo di Milano, una salita al Santuario della Madonna del Boden, naturalmente una sosta in un ristorante vicino e poi il percorso della linea Cadorna e rientro.

Tutto questo alle spalle del lago Maggiore, con calma, scoprendo posti nuovi e tanta pace nella sosta al Santuario.

Ma andiamo con ordine. Eravamo sul lago Maggiore ed ho programmato questa gita, breve, non stancante per Mauro (reduce da problemi alle ginocchia) e soprattutto per ritornare al Santuario del Boden dove ero stata già da piccolissima, quando facevo le vacanze al lago, dalla nonna e mio zio mi portava a spasso.

La prima tappa è stata il Lago di Mergozzo, in  tempi antichi il lago rappresentava l’estrema punta del braccio occidentale del lago Maggiore. In passato, tuttavia, il lago era più esteso ed elevato. Da circa cinque secoli, le continue inondazioni e alluvioni del fiume Toce hanno formato un lembo di terra che ha diviso i due bacini e sul quale è nata la frazione di Verbania Fondotoce.

Le acque di questo piccolo lago risultano essere tra le più pure e pulite d’Italia  vista la mancanza di industrie sulle rive,  il divieto d’uso di barche a motore e una rete fognaria che – con dei sofisticati filtri – non scarica nel bacino ma nel fiume Toce .

a destra il Montorfano, come si vede si eleva tutto solo.

Il paesino di Mergozzo è delizioso, abbastanza tranquillo, con alberghi e ristoranti, ha un nucleo storico con piccoli vicoli.

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Nella piazza c’ è un olmo che ha 500 anni ed è il simbolo incontrastato di Mergozzo, è  una pianta secolare che si trova sulla riva del lago ed è annoverato tra gli “alberi monumentali” del Piemonte.

Attualmente l’albero è completamente cavo e sostenuto da “stampelle” di metallo, ma ancora verde e rigoglioso.

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L’Olmo era già presente a Mergozzo dal 1600 come testimonia la più antica raffigurazione del paese conosciuta: la pala d’altare della Madonna del Rosario, dipinta nel 1623 da Carolus Canis, e conservata nella chiesa parrocchiale.

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Anticamente sotto di esso le autorità locali  si riunivano per le decisioni riguardanti la comunità e per amministrare la giustizia.

Ora invece troviamo due pellegrini……

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Risultati immagini per olmo di mergozzo

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Salendo per i vicoli incontriamo la chiesa romanica di Santa Marta risalente al XII secolo. Qui c’è una leggenda che riguarda Santa Marta ed uno strano drago, Tarasque,  che  tormentava le paludi vicino a Tarascon ,( comune francese situato nella zona della Provenza-Alpi-Costa Azzurra) distruggendo ogni cosa sul suo cammino e terrorizzando la popolazione. Tarascon è ancora associato a storie e leggende che risalgono agli inizi della nostra era. Secondo la tradizione, Marta di Betania , venuta dalla Giudea , arrivò a Tarascon dove c’era allora Tarasque, e la Santa con coraggio  miracolosamente domò la bestia. Infatti sulla lunetta della chiesa è raffigurata Santa Marta che sconfigge il drago Tarasque.

Durante la festa di Santa Marta il portale viene decorato con le ortensie, che fioriscono proprio nel periodo.

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e un’altra tradizione vuole che, sempre durante la festa, venga servito a tutti un mega risotto.

Ma non siamo riusciti a sapere come mai questa santa e il suo drago siano finiti in questo paesino sul lago.

Invece abbiamo scoperto una specialità del lago di Mergozzo, la “Fugascina”  o focaccia dolce, è una pasta frolla stesa sottilmente e cotta in teglia in un quadrato unico e tagliata poi appena sfornata; della focaccia ha solo il nome perchè non è un lievitato. E’ molto gustosa e l’abbiamo acquistata e mangiata subito….

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Proseguiamo per Candoglia che è nota per le cave di marmo, da cui, a partire dal 1387, per concessione del duca Gian Galeazzo Visconti, la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano estrae il materiale per la cattedrale lombarda.

Il marmo, contrassegnato con la sigla Aufa (ad usum fabricae ambrosianae) veniva imbarcato sul Toce e trasportato a Milano attraverso il Lago Maggiore ed il Naviglio Grande senza dover pagare dazi o gabelle. Dall’acronimo A.U.F. tradizionalmente viene fatto derivare il modo di dire mangiare a ufo , variante del mangiare a sbafo, ovvero “senza pagare”.

Una legge del 1927, in seguito confermata da una legge regionale piemontese, rinnova il diritto esclusivo dell’ente della Fabbrica del Duomo ad utilizzare i marmi di Candoglia.

ingresso alla cava

 

Un angolo del tetto del Duomo di Milano, tutto in marmo di Candoglia, mostrante le varietà cromatiche di questa pietra

Un angolo del tetto del Duomo di Milano, tutto in marmo di Candoglia che mostra le varietà cromatiche di questa pietra.

Poi siamo ripartiti per raggiungere il Santuario del Boden, non lontano, un piccolo Santuario con una venerata Madonna sin dal 1500.

Ma la prossima volta farò dettagliato questo racconto.