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Tortina con bozzo in friggitrice ad aria

La friggitrice ad aria è una bella invenzione, comoda, soprattutto d’estate, così non si accende il forno.

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Oggi, dopo aver preparato le coscette di pollo arrosto, cercavo la ricetta di qualche dolce.  Ho trovato un bel blog – Il filo di Ariannas –   e lì ho copiato una torta. La ricetta originale prevede le mele, ma io avevo delle albicocche ed ho usato quelle.

Naturalmente la torta risulta piccolina perchè il cestello della friggitrice è di circa cm. 20/22, ma basta per la colazione e la merenda.

INGREDIENTI:

  • 2 uova
  • 50 gr di zucchero
  • 1 cucchiaio olio di arachidi
  • 50 gr latte
  • 90 gr. farina 1
  • pizzico di sale
  •  cannella in polvere
  • 1/2 bustina lievito per dolci
  • 4 albicocche
  • zucchero a velo

Prima di tutto accendere la friggitrice ad aria e riscaldare a 180 gradi per 5 minuti, poi abbassare la temperatura a 160 gradi , inserire la torta e cuocere per 25 minuti.

Lavorare le uova con lo zucchero, la cannella e il sale, aggiungere un cucchiaio di olio di arachidi e continuare a mescolare, unire il lievito alla farina e mescolare anche questi. Aggiungere poi il latte  ed ottenere un impasto semimorbido al quale aggiungere le albicocche. Versare nel cestello con una base di carta forno. Inserire nella friggitrice, a cottura ultimata spolverare con zucchero a velo.

Alla mia, cresciuta e cotta bene, è venuto su un bozzo…mah. Però è buonissima, veloce e da rifare anche con altra frutta, aggiunta di cacao ecc.

 

questa è l’unica foto perchè, portata in tavola dopo cena, è sparita…altro che prima colazione.

 

 

Frittata ripiena

La frittata è una preparazione semplice a base di uova che può essere arricchita con una varietà di ingredienti, dalle verdure alla  pasta, dalle patate a quella con formaggio, per non tralasciare quella fatta con gli “scarti” delle verdure, per esempio quella con la “sgarbaza”qui la ricetta.

Stasera ne ho preparata una con un procedimento molto particolare, cioè a strati. Va bene non avrò inventato l’acqua calda, ma a noi è piaciuta molto.

Ingredienti:

  • 4 uova
  • alcune fette di salame
  • parmigiano grattugiato
  • burro
  • sale

Si incomincia con il mescolare le uova con il parmigiano e il sale, poi, dopo aver scaldato una padellina e messo il burro, se ne versa un mestolo, come per fare le crepes, quando si è rappresa si mette su una metà una fetta di salame, poi la si chiude a libro e la si sposta di fianco.

Si versa un altro mestolo di uova e non appena si è rappreso anche quello si aggiunge un’altra fetta di salame,poi la si chiude come prima.

Si procede così fino al termine delle uova e del salame, poi la si gira per far prendere colore da entrambe le parti.

Io ho messo il salame per dare un sapore più deciso, ma si può mettere qualunque altro ingrediente, dai formaggi alle verdure.

 

 

 

Fuorifrigo

Fa freddo, ma c’è il sole, però questo non invoglia ad uscire ed allora facciamo come quelli che vivono negli igloo e consumano quello che hanno “in casa”.

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Aperto il frigo ho messo insieme, delle fette di pan carrè, finocchi, avanzi di prosciutto cotto, mozzarelline  tre uova….

Ho fatto bollire i finocchi, o meglio le parti esterne e qualche pezzetto avanzato, poi in una teglia, in fondo, dopo averla imburrata bene, ho messo delle fette di pan carrè, sopra i finocchi, listerelle di prosciutto cotto, mozzarelline a pezzi (così sembravano di più…), ho sbattuto le uova e condito il tutto con la mia salamoia e qualche fiocchetto di burro. In forno a 180° giusto il tempo per rosolare il tutto.

 

questo è il piatto finito, con una bella insalata prima, ecco pronto il mio piatto (gourmet) per la cena.

Consumato in casa al caldo e non in un albergo on ice come ci sono nel Nord Europa.

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Arrosto rivisitato

Chissà perchè quando preparo un arrosto (che tra l’altro non amo molto…) ne avanza sempre un pezzo che staziona per due giorni nel frigo, senza trovare soluzione. Che barba riscaldarlo, propinarlo al marito che, pazientemente, mangia di tutto.

Per questa volta ho trovato una soluzione, non avrò inventato l’acqua calda, ma almeno l’ho mangiato anch’io e, soprattutto, terminato.

L’ho tagliato a fettine sottili, con l’ affettatrice, e poi ho preparato una maionese,

  • 300 di olio
  • 1 uovo intero
  • un tuorlo
  • succo di mezzo limone
  • un poco di sale

per la decorazione:

cipolline casalinghe e maggiorana del balcone.

Ho mescolato bene le uova, il sale e il limone e fatto scendere a filo l’olio, fino a raggiungere la giusta consistenza.

Ho disposto le fettine in un piatto, ho aggiunto la maionese e decorato con le cipolline e la maggiorana.

 

Pasticcio pane e asparagi

Gli asparagi:

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ASPARAGUS OFFICINALIS

Fu coltivato e utilizzato nel Mediterraneo dagli Egizi e in Asia Minore 2000 anni fa, così come in Spagna. Mentre non sembra che gli antichi Greci coltivassero gli asparagi, i Romani già dal 200 a.C. avevano dei manuali in cui ne esponevano la coltivazione.  Agli imperatori romani gli asparagi piacevano così tanto, che sembra abbiano fatto costruire delle navi apposite per andarli a raccogliere, navi che avevano come denominazione proprio quella dell’asparago (“asparagus”).

Dal XV secolo è iniziata la coltivazione in Francia, per poi, nel XVI secolo, giungere all’apice della popolarità anche in Inghilterra; solo successivamente fu introdotto in Nord America. I nativi americani essiccavano gli asparagi per successivi usi officinali.

Della stessa famiglia dell’aglio e della cipolla, l’asparago condivide con essi anche alcune proprietà positive (grazie all’effetto diuretico è un coadiuvante contro gotta, calcoli renali, reumatismi e idropisia). In particolare esso ha un ruolo attivo nella diminuzione di casi di eczema.

si distinguono:

  • L’asparago bianco, che germogliando interamente sotto terra (e quindi in assenza di luce) ha un sapore delicato.
  • L’asparago violetto, dal sapore molto fruttato, è in realtà un asparago bianco che riesce a fuoriuscire dal suo sito e, vedendo la luce,quindi a sua volta attuando la fotosintesi,acquista un colore lilla abbastanza uniforme. Ha un leggero gusto amaro.
  • L’asparago verde che germoglia alla luce del sole come quello violetto, ha però un sapore marcato e il suo germoglio possiede un gusto dolciastro.

Lisa Casali di Ecocucina insegna come tagliare gli asparagi: occorre prendere in mano le due estremità, flettere l’asparago e dove si spezza arriva la parte fibrosa, quindi il resto si può mangiare tutto.

Visto che ora è iniziata la stagione, ho acquistato degli asparagi in campagna, appena raccolti e quindi molto profumati. Ne ho preparati alcuni lessati, poi sopra ho aggiunto del burro fuso, delle uova al tegamino e parmigiano reggiano. Con altri asparagi ho cucinato questo pasticcio:

Ingredienti:

  • un mazzo di asparagi
  • del pane raffermo
  • 2 uova
  • 300 ml di latte
  • 150 gr di pecorino
  • 1 cipolla
  • sale pepe
  • olio – burro

tritare la cipolla e soffriggerla in una padella con olio, dopo aver ben pulito gli asparagi unirli al soffritto, bagnare con un mestolino di acqua calda e far cuocere 5/6 minuti. In una terrina sbattere le uova con il latte, il sale e pepe. Inzuppare il pane tagliato a tocchetti. Grattugiare con i fori grossi il pecorino.

In una teglia da forno fare uno strato di pane inzuppato, poi coprire con gli asparagi e infine il formaggio. Mettere dei fiocchetti di burro e cuocere in forno caldo a 200° per 15 minuti.

 

ecco il risultato, gli asparagi sopra sono per decorazione, insieme ad altri li ho poi usati per un risotto.

 

è venuto gustoso e nutriente, quello avanzato, il giorno dopo, era buono anche tiepido.

E prima una bella insalata mista, con tarassaco, cipollotti e radicchio. “il pranzo è servito”.

Risveglio della natura

Ecco da un albero ancora spoglio spuntare delle gemme su dei piccoli rametti, la speranza di un risveglio.

 

siamo stati ancora dai nostri amici in campagna, dove avevamo passato un Natale magico

Ora lì spuntano le gemme dagli alberi, fioriscono le camelie

che, passato il vento, formano un tappeto sul prato.

Altre bellissime piantine dai colori incredibili danno il benvenuto

così come dei bottoni rossi spuntano dalle foglie

 

e poi la raccolta dell’insalatina nell’orto e dei tarassaco nel prato.

Mauro pronto

ed io con il raccolto completato

una splendida quercia centenaria, cresciuta troppo e quindi pericolosa per la casa, è stata tagliata. Ha finito la sua vita, ma il suo legno continuerà a vivere da un falegname.

Ma vi racconto l’avventura del pulcino Calimero, unico soprvvissuto di una covata. La sua mamma chioccia aveva nascosto le uova in una siepe, ma evidentemente sono arrivate volpi e donnole. Quindi lei con il primo pulcino nato è scappata in un altro posto e le uova sono state alla mercè degli altri animali, d’altronde è la legge della vita, tutti devono mangiare. Questa mattina l’abbiamo vista con il suo piccolo pulcino nero, come lei, e nel tentativo di prenderla per metterla al sicuro si è scatenato l’inferno. Ha aggredito la nostra amica, si è messa a fare dei versacci…coccodè…cooocccodè….urlando come non mai, tutto per proteggere il suo piccolo che in un angolino pigolava spaventato. La mia amica è riuscito a prenderlo e la gallina le correva dietro urlando. Le galline animali stupidi? No davvero. La reazione della chioccia per proteggere il pulcino è stata incredibile.

Finalmente, messo Calimero nella stia preparata apposta siamo riusciti in tre  a far entrare anche lei.

Ma il comico sono state le galline del pollaio che, alle urla di una di loro, si sono radunate  vicino alla porta per vedere cosa succedeva, tipo pettegole che si spingono per vedere meglio.

Dall’esterno campagnolo passiamo all’interno dove si vede la raffinatezza di un gancio per appendere il cordone che tiene unita una tenda……

 

Grazie ancora ai nostri amici per il bellissimo e rigenerante fine settimana che ci hanno offerto.

 

Il mio tiramisù

Il tiramisù è un dolce al cucchiaio, uno dei più conosciuti nel mondo della pasticceria, ma la sua ricetta non è presente nei libri di cucina precedenti gli anni ’60 del XX secolo, quindi è un dolce abbastanza recente.

L’Accademia italiana della cucina ne identifica l’origine veneta, dibattuta se Trevigiana o Friulana. Il nome del dolce in veneto è “tiramesù”, poi italianizzato in “tiramisù”, e sarebbe stato adottato per le sue capacità nutrizionali e ristoratrici, anche se altri affermano che il nome sia dovuto a presunti effetti afrodisiaci.

Questo è l’originale:

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preparato con savoiardi, mascarpone, uova, zucchero, cacao e caffè.

Io invece ho fatto a modo mio, cioè forse non è proprio un tiramisù, però ne è venuto un dolce al cucchiaio servito in un bicchiere, gradito perchè fresco. Dopo la cassoeula non potevo presentare qualcosa di più pesante, per cui ho inventato sfruttando un panettone, dell’albume ecc. qui gli ingredienti:

  • panettone
  • albumi
  • mascarpone
  • crema
  • granella di pistacchio

Per prima cosa ho preparato la crema, ricetta del Bimby, classica, e l’ho lasciata raffreddare. Poi ho separato gli albumi dai tuorli di quattro uova e li ho montati a neve con un poco di zucchero. Piano piano ho inserito del mascarpone, mescolando dal basso verso l’alto, così fa formare un’ulteriore crema morbida.

Ho tagliato a pezzetti del panettone (acquitato ancora in promozione) e l’ho messo sul fondo dei bicchieri, poi sopra della crema e infine sopra la crema di mascarpone, completato con granella di vero pistacchio di Bronte, che una mia carissima amica mi ha inviato dalla Sicilia. Così oltre che di sapore, perchè quello vero SA di pistacchio, anche un piccolo tocco di colore.

Parliamo un attimo del pistacchio, chiamato anche ” Oro verde” per il suo alto valore commerciale. Il Pistacchio verde di Bronte è a Denominazione di origine protetta ed anche Presidio Slow Food,

 

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In siciliano il frutto è chiamato frastuca e frastucara la pianta, mentre a Bronte, la pianta di pistacchio è chiamata “scornabecco” che deriva dallo spagnolo “cornicabra” (corno di capra).

La pianta di pistacchio fu introdotta in Sicilia dagli Arabi durante il periodo della loro dominazione, nei secoli VIII e IX.

Nel territorio di Bronte, in oltre 2600 Ettari di terreno, c’è l’80 % della produzione Siciliana (2500 tonnellate nel 2012) e rappresenta lo 0,25 % della quantità prodotta nel mondo. La mia amica dice che se tutti i pistacchi che ci sono in giro fossero di Bronte, come normalmente viene detto, tutta la Sicilia dovrebbe esssere sommersa dalle piante di pistacchio…. Il pistacchio di Bronte viene coltivato ad un’altitudine dai 300 ai 900 mt in terreni vulcanici (le sciare) e deve avere, nel disciplinare DOP, colore verde intenso e sapore aromatico forte.

Ha numerose proprietà nutrizionali: contiene vitamina A ed è ricco di ferro, fosforo ed elementi che favoriscono il potenziamento delle difese e il benessere dell’organismo.

A Bronte si producono un’infinita varietà di prodotti derivati dalla lavorazione del pistacchio, come il famoso “pesto di pistacchio” per il condimento della pasta, il gelato al pistacchio, i biscotti di pistacchio, la crema di pistacchio, il cioccolato al pistacchio e molti altri.

Quindi attenzione, leggere bene l’etichetta quando si acquista il pistacchio ed anche se quello originale di Bronte costa di più, ne vale la pena, perchè oltre ad avere un prodotto autentico aiutiamo la produzione  di un’altra eccellenza italiana.

 

 

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