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Il mio tiramisù

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Il tiramisù è un dolce al cucchiaio, uno dei più conosciuti nel mondo della pasticceria, ma la sua ricetta non è presente nei libri di cucina precedenti gli anni ’60 del XX secolo, quindi è un dolce abbastanza recente.

L’Accademia italiana della cucina ne identifica l’origine veneta, dibattuta se Trevigiana o Friulana. Il nome del dolce in veneto è “tiramesù”, poi italianizzato in “tiramisù”, e sarebbe stato adottato per le sue capacità nutrizionali e ristoratrici, anche se altri affermano che il nome sia dovuto a presunti effetti afrodisiaci.

Questo è l’originale:

Risultati immagini per tiramisu origine del nome

preparato con savoiardi, mascarpone, uova, zucchero, cacao e caffè.

Io invece ho fatto a modo mio, cioè forse non è proprio un tiramisù, però ne è venuto un dolce al cucchiaio servito in un bicchiere, gradito perchè fresco. Dopo la cassoeula non potevo presentare qualcosa di più pesante, per cui ho inventato sfruttando un panettone, dell’albume ecc. qui gli ingredienti:

  • panettone
  • albumi
  • mascarpone
  • crema
  • granella di pistacchio

Per prima cosa ho preparato la crema, ricetta del Bimby, classica, e l’ho lasciata raffreddare. Poi ho separato gli albumi dai tuorli di quattro uova e li ho montati a neve con un poco di zucchero. Piano piano ho inserito del mascarpone, mescolando dal basso verso l’alto, così fa formare un’ulteriore crema morbida.

Ho tagliato a pezzetti del panettone (acquitato ancora in promozione) e l’ho messo sul fondo dei bicchieri, poi sopra della crema e infine sopra la crema di mascarpone, completato con granella di vero pistacchio di Bronte, che una mia carissima amica mi ha inviato dalla Sicilia. Così oltre che di sapore, perchè quello vero SA di pistacchio, anche un piccolo tocco di colore.

Parliamo un attimo del pistacchio, chiamato anche ” Oro verde” per il suo alto valore commerciale. Il Pistacchio verde di Bronte è a Denominazione di origine protetta ed anche Presidio Slow Food,

 

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In siciliano il frutto è chiamato frastuca e frastucara la pianta, mentre a Bronte, la pianta di pistacchio è chiamata “scornabecco” che deriva dallo spagnolo “cornicabra” (corno di capra).

La pianta di pistacchio fu introdotta in Sicilia dagli Arabi durante il periodo della loro dominazione, nei secoli VIII e IX.

Nel territorio di Bronte, in oltre 2600 Ettari di terreno, c’è l’80 % della produzione Siciliana (2500 tonnellate nel 2012) e rappresenta lo 0,25 % della quantità prodotta nel mondo. La mia amica dice che se tutti i pistacchi che ci sono in giro fossero di Bronte, come normalmente viene detto, tutta la Sicilia dovrebbe esssere sommersa dalle piante di pistacchio…. Il pistacchio di Bronte viene coltivato ad un’altitudine dai 300 ai 900 mt in terreni vulcanici (le sciare) e deve avere, nel disciplinare DOP, colore verde intenso e sapore aromatico forte.

Ha numerose proprietà nutrizionali: contiene vitamina A ed è ricco di ferro, fosforo ed elementi che favoriscono il potenziamento delle difese e il benessere dell’organismo.

A Bronte si producono un’infinita varietà di prodotti derivati dalla lavorazione del pistacchio, come il famoso “pesto di pistacchio” per il condimento della pasta, il gelato al pistacchio, i biscotti di pistacchio, la crema di pistacchio, il cioccolato al pistacchio e molti altri.

Quindi attenzione, leggere bene l’etichetta quando si acquista il pistacchio ed anche se quello originale di Bronte costa di più, ne vale la pena, perchè oltre ad avere un prodotto autentico aiutiamo la produzione  di un’altra eccellenza italiana.

 

 

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Le raviole

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Le raviole sì, non i ravioli perchè in Emilia queste sono dei dolci.

E una divertente leggenda che ci riferisce il noto enogastronomo bolognese Alessandro Molinari Pradelli riguarda proprio l’origine della raviola.

” Nel Tomo I, capitolo IV della Istoria delle celeberrime glorie di Messer Viscardi viene raccontata e fortemente “personalizzata” così: fuggendo dalla Palestina verso l’Egitto, San Giuseppe venne inseguito dai carabinieri. L’itinerario iniziale cambiò poiché il povero perseguitato continuava a fuggire per terre diverse, finchè approdò a Bologna e i carabinieri finalmente lo raggiunsero. Nella lotta disperata per liberarsi, il santo venne aiutato dall’intervento divino e riuscì a disarmare e a disperdere gli inseguitori. Durante le fasi concitate della rissa, il cappello di un carabiniere (raviola) rimase tra le mani di San Giuseppe. Il popolo bolognese esultante, volle ricordare l’avvenimento e venne dunque creato questo ottimo dolce, che richiama – appunto – la forma del cappello del carabiniere.”

 

Le raviole bolognesi sono nate molti anni fa in occasione del giorno di San Giuseppe, il 19 marzo.
Anche se oggi in questa data si celebra la festa del papà, un tempo il giorno di San Giuseppe segnava l’arrivo della primavera e, quindi, l’inizio del lavoro nei campi. Siccome la ripresa del lavoro implicava nuove entrate economiche per le famiglie contadine più povere, per celebrare l’occasione si organizzavano grandi feste e balli nell’aia e tutte le siepi venivano adornate proprio con le tipiche raviole, che restavano appese a disposizione di coloro che passavano a piedi o in bicicletta.

Però essendo un dolce semplice, buono da inzuppare nel latte, nel the o per una gustosa merenda per bambini (e grandi) si prepara anche per Natale, da regalare in una bella scatola di latta.

Praticamente è una pasta frolla ripiena di mostarda bolognese, che non è come la mostarda mantovana o cremonese, ma è una marmellata preparata con mele cotogne, mele, pere, arance. Richiede una lunga e lenta cottura per assumere il classico colore nero, ma quella che si acquista ha in aggiunta del caramello per conferire appunto il colore scuro. Buona lo stesso.

Ingredienti:

  • farina 1 gr. 400
  • zucchero gr 200
  • burro gr 100
  • 2 uova
  • latte q.b.
  • 1 bustina lievito per dolci
  • mostarda bolognese per il ripieno
  • sciogliere il burro in un pentolino, in una ciotola mettere le uova con lo zucchero e mescolare bene, poi unire la farina e il lievito setacciati e quindi il burro fuso. Mescolare bene e se occorre aggiungere un po’ di latte, per poter stendere l’impasto sul piano di lavoro e stenderlo con il matterello.
  • Tagliare delle forme rotonde che andranno riempite con la mostarda, quindi chiuderle a metà e premere i rebbi di una forchetta su tutto il bordo.
  • Infornare a 180° per 10/15 minuti.

 

Ecco il risultato, buonissime, sono un po’ più rustiche perchè io non uso le farine zero e doppio zero, ma dalla 1 in poi.

 

 

Quenelles con bottarga e salsa di peperoni

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Le ho preparate per un’altra cena con cugini, sono molto delicate e si sposano benissimo con la salsa di peperoni, anche lei delicata.

La quenelle, in italiano canederli, grossi gnocchi è una pietanza d’origine francese, il termine può anche essere riferito a preparazioni modellate a forma ovale.
Per preparare una quenelle perfetta bisogna prendere un po’ di manualità, il procedimento in apparenza è molto semplice: si intingono nell’acqua calda due cucchiai da cucina, poi con uno si preleva una generosa quantità di composto e con l’altro ci si aiuta per modellare accuratamente il prodotto dandogli una forma allungata, simile a un uovo più o meno grande.

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Ecco appunto, solo che la manualità….bisogna impararla e quindi le mie sono venute sì ovali,ma non ancora perfette e poi, lo dico subito, vedrete dalla foto che sono già un po’ mangiucchiate, perchè come le hanno assaggiate non ho avuto il tempo di fare una bella fotografia al piatto. Vuol dire che erano moooolto buone…..

La Bottarga:

Viene ricavata dalle uova essiccate di tonno o muggine (la mia è di muggine). L’origine del prodotto sembra essere stata fenicia, ma il termine deriva dall’arabobatārikh uova di pesce salate”, legando il vocabolo a una radice che avrebbe acquisito perciò il significato di “conservare sotto sale”. Gli arabi erano famosi nell’area del Mediterraneo per le loro affinate tecniche culinarie, che trasmisero anche alle altre popolazioni del Mediterraneo, spesso assieme al nome dei prodotti. La bottarga è un alimento apprezzato per l’alto tenore di proteine.

Ingredienti:

– per le quenelles –

  • 600 gr di ricotta di pecora
  • 2 uova
  • 4 cucchiai di parmigiano reggiano
  • 40 gr di burro
  • 30 gr di bottarga
  • timo fresco, sale pepe, olio, noce moscata

Mescolare in una ciotola la ricotta con il timo fresco, le uova, due cucchiai di formaggio grattugiato, l’olio d’oliva, la noce moscata, il sale e il pepe.

Con due cucchiai inumiditi formare le quenelles e metterle in una pirofila imburrata, cospargerle con altro parmigiano e del burro fuso e infornare per circa 10 min. a 190°.

– per la salsa di peperoni –

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  • 2 peperoni gialli
  • mezza cipolla bianca
  • olio
  • burro
  • basilico
  • sale pepe

Lavare e tagliare a pezzetti i peperoni, far appassire in padella con olio, burro la cipolla tritata, poi aggiungere i peperoni, sale pepe e un po’ d’acqua e cuocere per circa 20 min.

Poi frullare il tutto con del basilico e dell’olio.

Sul piatto singolo mettere le quenelles sulla salsa di peperoni e cospargerli con della bottarga tritata. Non tutti l’hanno messa, infatti il piatto della foto non ce l’ha !!!

Sapete…il tempo di impiattare, portarli in sala, sentire degli oooohhh..che belli…uuuhh che buoni..come potevo fare delle foto decenti!!!! Non importa, rendono l’idea, vero?

 

 

Torta esotica

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E’ una torta preparata per un invito a cena, non volevo fare la solita crostata con frutta e allora ho pensato di fare così:

Ingredienti:

  • pan di spagna
  • kiwi
  • banane
  • polvere di cocco
  • crema pasticcera

Per prima cosa ho preparato il pan di spagna, l’ho impastato con il Bimby, ma si può fare benissimo a mano, sono le stesse dosi:

4 uova a temperatura ambiente

250 gr di farina tipo 1

250 gr di zucchero di canna

50 gr di acqua

1 bustina di lievito per dolci

Nel boccale ho messo le uova, la farina, lo zucchero, 50 sec. vel 5, passati i primi 25 sec. ho aggiunto l’acqua e  il lievito.

Ho versato l’impasto in una teglia e ho infornato (forno statico) a 160° per circa 40 min. Poi l’ho lasciata raffreddare su una gratella. Sempre con il Bimby ho preparato la crema:

una scorza di limone

100 gr di zucchero

500 gr di latte

2 uova

40 gr di farina tipo 1

Ho messo nel boccale la scorza di limone e lo zucchero e ho polverizzato 20 sec. vel 7, poi ho aggiunto il latte, le uova e la farina e ho cotto 7 min., 90°, vel 4. Ho fatto raffreddare.

Non ho tagliato il pan di spagna per bagnarlo con il liquore, perchè, prima a me non piacciono le torte con il liquore e poi c’erano dei bambini a cena. Ma si può usare o del rhum o un altro liquore a piacere.

Ho messo sopra alla torta la crema e a fettine, il kiwi e la banana, e ho sparso una coltre di polvere di cocco.

Questo è il risultato, semplice, di effetto, ma soprattutto…sparita.

 

Finiamo il panettone?

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Quest’anno, per ora, le persone che sono venute a trovarci ci hanno portato ciascuna un panettone, cosa fai, per cortesia lo apri e lo mangi insieme, magari con una tazza di the oppure dopo pranzo, anche se hai preparato già un dolce.

Ma naturalmente ne avanza e allora, con tre mezzi o quasi panettoni ho preparato un dolce. Come lo chiamo? Panetton-crem.

Intanto vediamo come è nato il panettone.

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Il panettone, è un tipico dolce milanese, associato alle tradizioni gastronomiche del Natale e ampiamente diffuso in tutta Italia. A Milano fino al 1900 erano in moltissimi tra fornai e pasticceri a produrre il panettone, oggi però le grandi ditte industriali di panettoni sono dislocate in tutta Italia, mentre a Milano rimangono ancora tanti artigiani che producono un panettone secondo la ricetta tradizionale.

Una delle leggende circa il nome del panettone è questa: Il cuoco al servizio di Ludovico il Moro fu incaricato di preparare un sontuoso pranzo di Natale a cui erano stati invitati molti nobili del circondario, ma il dolce, dimenticato nel forno, quasi si carbonizzò. Vista la disperazione del cuoco, Toni, un piccolo sguattero, propose una soluzione: «Con quanto è rimasto in dispensa – un po’ di farina, burro, uova, della scorza di cedro e qualche uvetta – stamane ho cucinato questo dolce. Se non avete altro, potete portarlo in tavola». Il cuoco acconsentì e si mise a spiare la reazione degli ospiti. Tutti furono entusiasti e al duca, che voleva conoscere il nome di quella prelibatezza, il cuoco rivelò il segreto: «L’è ‘l pan del Toni». Da allora è il “pane di Toni”, ossia il “panettone”.

Un’altra curiosità è questa: A Milano, è tradizione conservare del panettone mangiato durante il  Natale, per poi mangiarlo raffermo a digiuno il 3 febbraio, festa di san Biagio, come gesto propiziatorio contro i mali della gola e raffreddori,  In questo giorno i negozianti per smaltire l’invenduto vendono a poco prezzo i cosiddetti panettoni di san Biagio, gli ultimi rimasti dal periodo festivo.

Ed ora ecco il mio panetton-crema:

Ingredienti:

  • panettone avanzato
  • crema
  • liquore all’arancia (il mio)
  • fettine di arancia
  • zucchero a velo

per la crema: (nel Bimby)

  • 100 gr di zucchero (io di canna)
  • 500 di latte
  • 2 uova
  • 40 gr di farina n° 1
  • un cucchiaio di liquore all’arancia

Mettere nel boccale lo zucchero, il latte, le uova e la farina, cuocere per 7 min 90° vel 4. In ultimo ho aggiunto il liquore mescolando bene.

Poi ho tagliato a fette i panettoni rimasti e ne ho fatti degli strati alternati con la crema, messo dello zucchero a velo e guarnito con fettine di arancia, ecco pronto un nuovo panettone, o un panetton-crema.panettone-arancia

 

Biscotti nocciomandorle

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Questi sono dei biscottini che potrebbero andare bene per comporre una scatola da regalare a Natale. Per ora li assaggiamo e poi si vedrà.

Sono composti da mandorle e nocciole.

La mandorla è il seme commestibile del Mandorlo, e con la denominazione di mandorle è riconosciuto come un prodotto tipico siciliano, inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T) . Infatti ad Agrigento quando è il momento della fioritura degli alberi è veramente uno spettacolo, a febbraio quando la natura altrove è ancora ferma, nella valle dei Templi sembra sia nevicato tanti sono i mandorli fioriti.

Secondo la leggenda la fioritura del mandorlo, sarebbe da ricondurre all’amore fra Acamante, figlio del celebre Teseo, e Fillide, giovane principessa Tracia. Acamante  combatté la guerra di Troia al fianco di Ulisse, la guerra durò dieci lunghi anni, durante i quali Fillide attese l’amato Acamante. Conquistata e distrutta la città di Troia, i greci cominciarono a fare finalmente ritorno in patria. Man mano però che i superstiti ritornavano alle proprie case e alle proprie donne, non vedendo fra essi Acamante, Fillide pensò che l’amato fosse caduto in guerra  e per la disperazione ne morì.

La dea Atena, mossa a pietà per la fine tragica della giovane principessa, trasformò Fillide in un albero di Mandorlo. Acamante quando giunse e seppe della morte di Fillide e della sua trasformazione, andò verso l’albero di Mandorlo e lo abbracciò amorevolmente. Fu così, che all’improvviso, i nudi rami del mandorlo si ricoprirono di fiori anzichè di foglie, quasi a voler ricambiare il tenero abbraccio di Acamante.

Ancora oggi, nella Valle dei Templi, questo miracolo a Febbraio si rinnova ricordando a tutti i popoli il valore dell’amore e della pace. (tratto da Consorzio Turistico valle dei Templi).

Risultati immagini per valle dei templi in fiore

La nocciola è il frutto del nocciolo, pianta coltivata dall’uomo già nell’antichità. Dopo le mandorle sono il frutto più ricco di vitamina E . Le nocciole contengono, inoltre, grassi monoinsaturi in grado di abbassare il livello del colesterolo LDL e dei trigliceridi.

Con le nocciole si prepara, oltre ai vari dolci e alla cioccolata spalmabile, anche un liquore,il frangelico che ha origine in Piemonte, dove tre secoli fa vivevano dei monaci cristiani . Il nome deriva infatti dal monaco eremita Fra Angelico, che secondo la leggenda visse sulle colline piemontesi nel XVII secolo. Le nocciole una volta tostate danno origine ad un infuso che dopo essere stato distillato viene arricchito da alcuni aromi tra cui cacao e vaniglia.

Risultati immagini per nocciolo pianta  Risultati immagini per liquore alla nocciola frangelico

Invece io con le mandorle e le nocciole ho preparato questi biscotti, molto energetici per la prima colazione e deliziosi con una tazza di the. Li ho preparati con il Bimby portando delle modifiche alla ricetta del blog – ricette Bimby – “pasta frolla alle nocciole” –

Ingredienti:

  • 60 gr di zucchero
  • 50 gr di nocciole non pelate
  • 50 gr di mandorle
  • 160 gr di farina di grano tenero
  • un uovo
  • un tuorlo
  • 80 gr di burro

Ho messo nel boccale le nocciole e le mandorle e lo zucchero, tritato 10 sec vel 7, ho aggiunto la farina e ho frullato 10 sec vel 6, poi ho unito l’uovo intero e il tuorlo e ancora ho frullato 10 sec vel 6. Poi ho aggiunto il burro freddo a pezzetti e ancora 10 sec vel 6. Ho fatto un panetto, avvolto nella pellicola e in frigo per 40 min.. Poi l’ho steso sul tagliere e ne ho ricavato dei biscotti.

Li ho cotti in padella con il mio coperchio New Wonder Cooker, e lo spargifiamma, prima fuoco alto per pochi secondi e poi fuoco bassissimo per circa 18 minuti. (in forno 20/30 min a 160°).

biscotti-noccio-cottura

Poi li ho tolti e fatti raffreddare su una gratella, quindi ho messo dello zucchero a velo ed eccoli qui,

biscotti-nocciomandorle

Volendo si possono decorare con della glassa bianca e dei confettini colorati.

Frittata nei pomodori

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Mi hanno dato in regalo dei bei pomodori maturi, appena colti e ho voluto provare a farli ripieni, ma non delle solite cose, ma con la frittata.

E’ stata una buona idea, perchè sono piaciuti molto e non erano pesanti.

Ingredienti:

  • quattro pomodori tondi
  • quattro uova
  • pangrattato
  • olive nere
  • semi di sesamo
  • sale pepe
  • olio e burro

Per prima cosa ho preparato la frittata, scaldato il burro e quindi messo le uova fruallate, le ho fatte cuocere bene e le ho tolte a raffreddare.

Poi ho tagliato a metà i pomodori, svuotati (l’interno messa da parte per un sughetto) e ho messo la frittata a pezzetti all’interno. Ho messo sopra del pangrattato, dell’olio e dei semi di sesamo. Messi in padella con dell’olio e le olive, chiuso con il mio coperchio New Wonder Cooker, funzione forno, e in circa 10 minuti si sono cotti.

Come se li avessi cotti al forno, sono molto semplici e leggeri e veloci da preparare.

pomodori e frittata