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Ristorante “Masseria Torre di Nebbia” Castel del Monte

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Ed ecco il ristorante della Masseria di Castel del Monte dove abbiamo cenato la sera in cui siamo arrivati.

Il posto, come ho già detto, è bellissimo e si presta molto bene ai ricevimenti, matrimoni e feste varie. Noi abbiamo cenato in un’atmosfera tranquilla, con il sig. Michele che oltre a servirci la cena, ci ha intrattenuto, direi forse con un entusiasmo carico di parole e simpatia.

Ha fatto tutto lui e dopo un aperitivo con le buonissime mandorle della loro tenuta,

ci ha portato del pane fatto in casa

e un tortino di melanzane su un letto di ricotta e mandorle, buonissimo.

ecco le prime orecchiette del viaggio, fatte in casa, con verdure, olio e pecorino – delizia –

poi una grande costata, non l’ho fotografata perchè io non l’ho mangiata, ma molto ben presentata.

Serata in allegria,il cugino che si sbagliava a dire Giuseppe anzichè Michele e ad un certo punto gli dice, senta sig. Giuseppe non si è per caso offeso che l’ho chiamato Michele….e giù risate….complice il buon vino????

Il mattino dopo ci attendeva una colazione, mai vista, questo è il piatto dolci per due !!!

e una ricottina, ancora calda, con il miele, no foto perchè ero troppo intenta a gustarla, una favola !

Cappuccino bollente, scusi mi porta un po’ di latte freddo che scotta? risposta…soffia !! riprese le risate della serata.

Ce ne siamo poi andati con un po’ di nostalgia e portandoci dentro il ricordo delle poche ore passate, ma intense in un ambiente curato, piacevole. Da ritornare.

Quindi il mio voto è senz’altro 5/5.

 

 

Puglia – Castel del Monte

Castel del Monte è una costruzione misteriosa, che si erge su una collina dominante la pianura, costellata di ulivi, mandorli, querce e masserie. Fatta costruire nel XIII secolo da Federico II di Svevia nell’altopiano delle Murge.

E’ ottagonale, con otto torri e il numero otto si ripete sempre e l’ottagono, su cui è basata la pianta del complesso e dei suoi elementi è una forma geometrica fortemente simbolica. La sua posizione è studiata in modo che nei giorni di solstizio ed equinozio, le ombre gettate dalle pareti abbiano una particolare direzione.

L’edificio è, appunto, a pianta ottagonale e ad ogni spigolo si innesta una torretta a sua volta ottagonale. Lo spazio interno è suddiviso in due piani e nelle torri ci sono delle scale a chiocciola. Un elemento scarta l’ipotesi di fortezza, cioè le scale a chiocciola nelle torri sono disposte in senso antiorario ( a differenza di altre costruzioni difensive dell’epoca) situazione che mette in svantaggio gli occupanti del castello contro eventuali assalitori, perchè sarebbero stati costretti ad impugnare l’arma con la mano sinistra.

A livello del primo piano forse un tempo vi era un ballatoio in legno, oggi scomparso.

Così come sono scomparsi i marmi ed i mosaici che ricoprivano le stanze, evidentemente trafugati.

Ci sono, tra le altre, due ipotesi, una che fosse una specie di centro benessere, su modello dell’hamman arabo, per via delle canalizzazioni e di cisterne per la raccolta di acqua, la presenza di una vasca ottagonale al centro della costruzione e delle più antiche stanze da bagno della storia.

L’altra che, a causa dei forti simbolismi di cui è intrisa,  la costruzione potesse essere una sorta di tempio, o forse una sorta di tempio del sapere, in cui dedicarsi indisturbati allo studio delle scienze. Dal momento che Federico II era un uomo illuminato e molto colto ed amava circondarsi da persone di varie culture e religioni. Inoltre le alte pareti da cui è formato il cortile interno danno l’idea di trovarsi all’interno di un pozzo, che nella simbologia medioevale rappresentava la conoscenza.

Castel del Monte è raffigurato sulla moneta da un centesimo

ed è stato inserito tra i patrimoni dell’Umanità dall’Unesco nel 1996. Inoltre è stato notato come l’edificio, visto da lontano, appaia molto simile ad una corona e, in particolare, quella con cui fu incoronato Federico II stesso (anch’essa ottagonale).

 

finalmente ho visto il mio Castello…ooppss…fotografo indiscreto !!

Alla sera poi siamo andati nella “Masseria Torre di nebbia” dove abbiamo cenato e dormito. Sì, masseria, una volta era un ricovero per pecore, ma ora è stata ristrutturata completamente in maniera splendida, moderna e funzionale.

I salotti

vecchissimo albero di quercia bianca e un muretto a secco, caratteristico del luogo

salone interno adatto per ricevimenti, comunicante con la spianata esterna arredata.

vista di Castel del Monte in lontananza, dalla Masseria

Naturalmente abbiamo voluto cenare nella Masseria e per questo vi rimando poi alla pagina “Ristoranti sì e no”.

scelta del vino?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Impressioni del giro in Puglia

  ( vengo anch’io con voi….)

Da tempo pensavamo di andare a fare un giro in Puglia,  e infine ci siamo decisi. Parlando un giorno con una coppia di cugini abbiamo detto loro se volevano venire, ma lui ci ha risposto che avevano in programma un viaggio a Capo Nord, pazienza.

Dopo due giorni ci telefona per dirci che avevano la valigia pronta e noi, per Capo Nord? Nooo, per la Puglia !!! Evviva, allora programmiamo e partiamo.

Prima tappa Castel del Monte, sotto Andria,  e ci appare là isolato su una collina in tutta la sua bellezza. Visitiamo quello che ancora oggi è oggetto di dibattiti per la sua funzione. È certo che è stato costruito da Federico II di Svevia.

Alla sera andiamo in una masseria, Torre delle Nebbie, splendidamente ristrutturata e lì abbiamo cenato e  dormito in un’atmosfera così tranquilla e serena di cui avevamo bisogno.

Il giorno dopo siamo partiti per Gravina in Puglia il cui toponimo proviene dalle “gravine”, spaccature della crosta terrestre simili a canyon. Qui Federico II fece costruire un castello per le sue battute di caccia. Gravina ha una storia che risale al Paleolitico antico (2.5 milioni di anni fa). Ed è rimasta lì ad aspettare il mio scivolone…

Dopo di che siamo partiti per Altamura, bella cittadina che ha una bellissima cattedrale in romanico pugliese e il classico “pane di Altamura” grosse pagnotte, profumate e buonissime anche per bruschette. Poi, racconterò le altre cose molto interessanti della cittadina, tipo “l’uomo di Altamura”.

Da Altamura ci siamo spostati a Matera e lì ci siamo fermati due giorni, perché lei pretende una visita accurata per capire cosa siano i famosi “Sassi”. Esperienza emozionante, abbiamo imparato e capito tante cose che non vengono raccontate e che restano nascoste, fino a che gente del luogo non le spiega.

Naturalmente abbiamo sempre mangiato benissimo, le specialità della pasta, della carne, dei formaggi, le olive e…dell’ottimo vino. Abbiamo anche cenato nei ristoranti ubicati nelle grotte.

Abbiamo lasciato Matera con un po’ di nostalgia, pronti a ritornare per vedere ancora questa unicità tutta italiana che sono i “Sassi”.

Siamo giunti a Noci, uno splendido paesino, per me sconosciuto, con un centro storico tutto racchiuso da stradine strette, piene di fiori. Ma è in una posizione strategica per visitare i luoghi caratteristici della Murgia. Tipo Alberobello che abbiamo visitato il giorno dopo. Intanto tutta la Murgia è disseminata da trulli, e nella valle dell’Itri, parte meridionale dell’altipiano  ce ne sono tantissimi, vecchi, nuovi, ristrutturati, nascosti da ulivi, ulivi, ulivi… Sembrano un po’ le case dei Puffi..

La via principale di Alberobello, con un trullo attaccato all’altro è piena di negozietti di souvenir e per vedere il vero paese bisogna spostarsi nella via parallela.

La tappa del giorno dopo è stata Castellana grotte, tanto decantata, piena di gente, scolaresche e gruppi di pensionati a spasso. Sicuramente le grotte hanno un certo fascino, ma anche tanta umidità , rarefazione d’aria e alcuni percorsi in cui si passa uno alla volta , in una profondissima fenditura (Mauro doveva camminare a testa bassa, lui dall’alto del suo m e 91 per via degli speroni rocciosi) per cui dopo 3 km io ho dovuto fare dietro-front se non volevo che mi saltasse il mio P.M.

Io preferisco le grotte di Frasassi, molto più agibili.

Da Castellana, passando sempre nella piana, costellata di masserie, siamo arrivati a Ostuni, la città bianca, per via del suo caratteristico centro storico che un tempo era interamente dipinto con la calce bianca, oggi solo parzialmente.

Abbiamo preso un modernissimo mezzo per poter girare il centro, cioè un’Ape-car che ci ha portato a spasso, risparmiandoci le salite. Anche qui nel museo c’è un reperto antico molto interessante, la “donna di Ostuni”.

Alla sera siamo ritornati a Noci e il mattino dopo abbiamo preso la strada del ritorno passando da Monopoli e fermandoci a pranzo a Trani, che ha una splendida cattedrale che si affaccia sul mare.

Ho molti aneddoti da raccontare, scoperte fatte ed anche raccontare, con foto, cosa abbiamo mangiato, ecc.

Bellissima Puglia, terra piena di sorprese, penso che ritorneremo per vedere quello che ci manca.

Castel del Monte

Matera

Toccata la terra di Puglia

Eh, sì, letteralmente….un inciampo in un marciapiede di Gravina in Puglia e, nulla di grave, ma un signor livido lungo la gamba e battuta la testa (normale). Ma questo mi ha fatto conoscere la gentilezza dei Pugliesi, perchè Mauro e il cugino erano davanti e una signora ha urlato…la signora è cadutaaa…si sono precipitati in so quanti a tirarmi su, si è fatta male? dove le fa male? come sta? datele dell’acqua…insomma mi è passato il male nel vedere tutta questa premura.

In ogni caso la Puglia è splendida e i Pugliesi sono delle persone gentilissime, disponibili e non invadenti, nei negozi per esempio, entri, guardi, nessuno che ti pressa per venderti qualunque cosa. E negli alimentari? Siamo entrati in un panificio ad Altamura per acquistare il famoso pane e, oltre ad avercelo fatto assaggiare, ci hanno dato biscotti, dolcetti, taralli,  insomma di tutto e di più, così abbiamo potuto scegliere quello che più ci piaceva.

E’ stato un giro cultural-eno-gastronomico, l’ho preparato leggendo, informandomi, cercando i posti più interessanti (ma quale è in Puglia che non lo sia), gli alberghi e programmando i giorni di viaggio.

Noi ed anche la coppia di cugini che era con noi, siamo stati molto soddisfatti, è stato molto piacevole, rilassante direi e divertente. Ci siamo trovati molto bene e ci siamo affiatati, abbiamo avuto un “autista” eccezionale che ci ha portato dappertutto e stiamo già programmando altre gite insieme. Pensiamo in Italia prima di tutto, perchè non si è mai finito di scoprire quanti posti meravigliosi ci siano qui.

Il nostro giro è partito da Bologna a Castel del Monte, sotto Andria, poi Altamura, Matera, Noci, Alberobello, rientro a Noci. Il mattino dopo Grotte di Castellana, Ostuni e ritorno a Noci.  Siamo poi partiti da Noci, toccato Monopoli e fermata per pranzare a Trani, quindi rientro a casa.

Ora per addormentarci non conteremo più le pecore, ma gli ulivi…splendidi, quelli centenari poi, a migliaia.

Farò un resoconto delle varie tappe, per me come ricordo e per chi mi legge, se vuole, per condividere la mia esperienza.

Vivaio di ulivi, che bello pensare che avranno vita lunga.

Puglia…arrivooooo

Eh, già, finalmente dopo tanto aver desiderato questo viaggio, domani partiremo per un giretto nel nord della Puglia, toccando anche Matera.

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UN PO’ DI STORIA

La prima entità statale d’Italia che prese il nome di Langobardia  si trova nel sud della penisola e comprendeva principalmente la Puglia; era un territorio governato dai bizantini (thema) con capitale Bari.

La Puglia è la regione più orientale d’Italia e una di quelle con il maggiore sviluppo costiero con un’estensione delle coste di circa 865 km. Lungo la costa si alternano tratti rocciosi (come sul Gargano), falesie(coste rocciose dalle pareti a picco), ma anche litorali sabbiosi (come lungo il Golfo di Taranto). Il territorio collinare pugliese è suddiviso tra le Murge e le serre salentine. Le pianure sono costituite dal Tavoliere delle Puglie, che rappresenta la più vasta pianura d’Italia dopo la Pianura Padana.

 L’insediamento umano in Puglia risale quanto meno a 250.000 anni fa, come testimoniano i resti fossili dell’Uomo di Altamura, una forma arcaica di Homo neanderthalensis. Numerosi sono i reperti di epoca preistorica, tra i quali diversi menhir e dolmen.

Nel 1043 i Normanni fondarono la Contea di Puglia e, successivamente, il Ducato di Puglia e Calabria. Dal 1130 fece parte del Regno di Sicilia. Sia con i Normanni che con gli Svevi  la Puglia conseguì un grande progresso materiale e civile, che toccò l’apice con Federico II, a cui si deve la realizzazione di una serie di edifici laici e religiosi, alcuni di alto valore artistico, tra cui Castel del Monte ad Andria. Tra il 1282 e il 1442 la Puglia fu sotto la dominazione degli Angioini, all’interno del Regno di Napoli, a cui si sostituirono prima gli Aragonesi e poi gli Spagnoli: a partire da questo momento cominciò a radicarsi il potere dei latifondisti sul territorio.

Dopo varie prese di potere, nel 1734 la Puglia,  passò, insieme al resto del Regno di Sicilia dagli Asburgo ai Borboni, sancendo l’indipendenza del Regno. Tra il 1806 e il 1815, vi fu la dominazione francese che provvide alla modernizzazione della Puglia con l’abolizione del feudalesimo e con le riforme giudiziarie fino al ritorno dei Borbone e la nascita dal Regno delle Due Sicilie.

La regione è ricchissima di musei che testimoniano il suo passato, di feste e di fiere, prima fra tutte la Fiera del Levante, è per importanza la seconda fiera d’Italia (dopo quella di Milano) e una delle principali fiere di tutto il bacino del Mediterraneo, nata nel 1929 riprende la tradizione delle antiche “Fiere Nicolaiane” tenute dal 1100 al 1850 accanto alla basilica di San Nicola. La fiera è volta a favorire gli scambi tra Oriente e Occidente, di cui Bari costituisce, per tradizione millenaria, il più favorevole punto d’incontro.

In cucina si troveranno tutte le verdure di stagione e tutti i prodotti del mare. Tante sono le ricette che presenta questa cucina, che ha poi una particolarità che la distingue dalle altre, di offrire piatti diversi in relazione alle diverse stagioni, così che durante le stagioni più miti, cioè in primavera e in estate, viene data preferenza alle verdure e al pesce, mentre nelle altre predominano i legumi, la pasta fatta in casa condita con vari sughi, da sola o combinata alle verdure o al pesce. Il piatto più tipico è quello delle “Orecchiette al ragù di carne”, la cui ricetta è ormai diffusa in tutti i ricettari, ma non sono meno conosciute le “Orecchiette con le cime di rapa”.

Noi faremo questo itinerario:

Bologna – Castel del Monte – Altamura – Matera – Gioia del Colle – Noci – Putignano – Castellana grotte – Alberobello – Locorotondo – Cisternino – Ostuni – poi via costa mare ritorno a Bologna.

Ho studiato il percorso e ci sono tantissime cose da vedere, da scoprire, da conoscere, tanta storia e soprattutto capire come l’Italia, tanto maltrattata, sia la più bella del mondo e come andando anche nei paesini nascosti si trovino delle meraviglie uniche.

Castel del Monte

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Alberobello

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grotte di Castellana

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i Sassi di Matera

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Perciò arrivederci tra una settimana e racconterò poi tutto il nostro viaggio e le mie impressioni.

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La casa dei Walser

E’ stata una visita troppo interessante alla casa dei Walser, per non dedicarle un articolo, a Borca di Macugnaga c’è il Museo Casa Walser, visitabile, tenuto molto bene con tanti oggetti di uso comune che tutti hanno una storia, gentilmente e ben raccontata dalla Custode.

Questo museo contribuisce, senza dubbio, all’impresa culturale di ricerca, comprensione e valorizzazione della storia della civilizzazione del mondo alpino. Questo pertanto non è um “museo di montagna”, ma è stato spontaneamente creato con intento comunitario da alcuni Walser del luogo, attenti alle loro tradizioni. E ciò che va segnalato è che gli insediamenti Walser ad alta quota, anche se ai limiti della sopravvivenza umana, mostrano una elevata qualità tecnologica. Emerge dalla casa museo, sempre tramite l’architettura, l’esperienza visiva della struttura patrimoniale e familiare della popolazione Walser. (tratto dalle schede di L.Zanzi)

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A Macugnaga compare una tipologia di azienda-casa rurale organizzata per funzioni separate, da un lato l’abitazione vera e propria e dall’altra la stalla/fienile.

L’ultimo piano e gli eventuali soppalchi di legno che corrono intorno alla casa erano utilizzati per essiccare i prodotti agricoli.

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I tetti di tali case sono tradizionalmente costruiti con tegole di Ardesia, caratteristica pietra delle Alpi Occidentali.

L’abitazione vera e propria si erge su una base di pietra contenente la cantina, al piano superiore vi sono la cucina e il soggiorno collegati tra loro da una grande stufa posta a cavallo della parete divisoria, alimentata dalla cucina con la brace del focolare e irradiante calore verso il soggiorno che si chiama Die Stube.

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(questa è l’unica foto che sono riuscita a scattare prima di accorgermi che non si può fotograre l’interno…ooppss…)

Sullo sfondo si vede il muro con l’apertura che collega il focolare con la stube nell’altra stanza, unico locale riscaldato della casa. Sotto alla catena c’è una specie di caffettiera, serviva per tostare non il caffè, ovviamente, ma i semi di cicoria, di orzo e altri semi per preparare …il caffè. Il paiolo serviva per preparare il formaggio e in alto a sinistra ci sono le forme per preparare le candele.

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La presenza di panche fisse attorno alla stufa suggerisce un modo diverso di consumare i pasti rispetto all’uso del tavolo. Nello stesso locale si trovano uno o due letti addossati alla parete ed anche gli strumenti da lavoro, tipo filatoi.

Questo è un video che fa vederel’interno della casa. Vorrei farvi notare nella stanza dove c’è la stube, quindi l’unica riscaldata, c’è un letto che serviva per le persone anziane o ammalate e sotto un altro letto dove dormivano i bambini. Questo dimostra quanto rispetto avessero per gli anziani. Sulla culla ci sono dei legacci perchè normalmente essa veniva portata sulle spalle in una gerla.  Al piano di sopra dormivano i giovani, dove c’erano anche le stanze da lavoro.

(http://www.distrettolaghi.it/it/luoghi/casa-museo-walser)

E così ho raccontato la storia dei Walser, un popolo che ha superato molte difficoltà per stabilirsi ai piedi delle montagne e continuare nelle loro tradizioni che hanno tramandato fino a noi.

 

 

 

Macugnaga e i Walser

Il giorno dopo la visita alle isole Borromee siamo andati a Macugnaga, ai piedi del Monte Rosa,

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così chiamato perchè effettivamente al mattino, al sorgere del sole, si colora di rosa. E’dovuto alla rifrazione del sole su un tipo particolare di roccia brillante. E’ uno spettacolo unico, emozionante. Ma la realtà è meno romantica, perchè il nome “Monte Rosa” non deriva dalle tinte rosa che colorano il massiccio all’alba  come si potrebbe pensare, ma piuttosto dal latino rosia, attraverso il termine del patois valdostano rouése o rouja, che significa ghiacciaio.

Torniamo sulla terra e dopo aver fatto la strada (tortuosa, ma c’è solo quella) della Valle Anzasca, arriviamo al comprensorio di Macugnaga che comprende sette frazioni. Ricordi? Tanti, da piccola lo zio mi portava sempre su e giù, quante volte sono salita a piedi al Rifugio Zamboni Zappa ad ammirare il ghiacciaio.

foto storica del rifugio,certo mooolto prima di quando ci andassi io…

Il rifugio Zamboni-Zappa in una foto d'epoca

E’ nel 1925 che la SEM (Società Escursionisti Milanesi) costruisce nell’Alpe Pedriola il rifugio Zamboni. Si tratta di una costruzione molto spartana ma la frequenza e il passaggio di turisti ed escursionisti sono tali che si decide di ampliarne la struttura. Nel 1954 viene inaugurato quindi il rifugio Zappa, la cui struttura viene collegata al vecchio rifugio zamboni creando un unico rifugio, l’attuale Zamboni-Zappa

ora è così, un moderno rifugio quasi un hotel.

Il rifugio Zamboni-Zappa / Foto © Emanuele Pagani

Ora mi guardo in giro a Macugnaga e trovo un mucchio di villette, bar e ristoranti e soprattutto il ghiacciaio che si è accorciato in maniera impressionante. Per di più sono anni, dal 2001 che la morena del ghiacciaio  è in costante movimento e la montagna scarica massi, proprio per lo sciogliersi dei ghiacciai e ha addirittura cancellato il sentiero per arrivare alla Capanna Marinelli, altitudine m. 3036. Questa è la posizione della Capanna e da lì si sale nella parete Est del Monte Rosa, 3000 metri di dislivello, il cui ingresso è tra le punte Zumstein e Dufour (4634 metri).

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La Capanna Marinelli è stata inaugurata nel 1886 e dedicata a Damiano Marinelli. Il noto alpinista venne travolto nel 1881 da una valanga durante la salita del Canalone omonimo. Otto anni dopo, nel 1889, dalla Capanna Marinelli partì Don Achille Ratti (che diventò in seguito Papa Pio XI) che conquistò la Dufour dal Colle Zumstein (chiamato poi anche Colle del Papa).

Ci fermiamo in piazzetta a farci spennare per tre fette di torta e tre succhi di frutta (24 euro!!!!!) e intanto ammiriamo il luogo e la montagna. Vanno e vengono alpinisti più o meno provetti e mi fanno un po’ invidia perchè vorrei essere lì anch’io per arrampicarmi….

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Poi decidiamo di andare a piedi a Pecetto, frazione più in alto di Macugnaga, paesino tranquillo, dove c’è un tiglio secolare e alcune case della comunità Walser.

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chi ha letto il mio articolo “gita di un giorno” si ricorderà che a Mergozzo c’è un altro albero, un olmo, che ha 600 anni, questo invece è stato piantato nel 1200. Secondo una leggenda, il vecchio Tiglio di Macugnaga fu introdotto e piantato nella seconda metà del ‘200 da una donna che faceva parte dei primi pastori Walser fondatori del paese. Sarebbe stato all’epoca un minuscolo semenzale alto una spanna, portato come “trait-d’union” con la originaria Patria vallesana.

Il fusto, alto 3.5 mt. è completamente cavo dalla base, la circonferenza del fusto è di 7.80 metri, ed anche qui sotto ad esso, si riunivano gli abitanti del paese per tutte le decisioni riguardante la comunità. Anche questo è stato piantonato con pali di ferro per evitarne la caduta.

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io amo gli alberi e mi sono soffermata a guardarlo ed ho sentito che emetteva energia, nonostante tutti i suoi anni, ho detto, aspetta che ne prendo un po’…e mi sono messa tra le sue foglie, perfetto, grazie.

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poi a casa, facendo le mie ricerche, ho scoperto che…avevo ragione, cioè:

E’ un albero che come pochi altri suscita fascino e mistero, un gigante verde ricco di sacralità e di leggende. Tra queste si può rammentare quella dei “Gutwiarghini”, i “buoni lavoratori” della tradizione Walser che abitavano tra le sue fronde e, con rigore e meticolosità, distribuivano alla popolazione preziosi consigli per sopravvivere con nuove soluzioni ergologiche. (ramo dell’etnologia che studia la cultura materiale dei popoli)
Avevano però i piedi rivolti all’indietro e un giorno, venendo uno di loro beffeggiato per quel difetto fisico, scomparvero per sempre. La storia si ripete, il bullismo parte da lontano.!!!

Anche qui, come in Alto Adige, ci sono dei prati bellissimi utilizzati per il foraggio e quindi bisogna rispettarli….monito per i proprietari dei cani !!!!!

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Il Monte Rosa è un po’ imbronciato, ora si fa vedere, ora no e allora cosa si fa? Naturalmente si va a mangiare.

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Abbiamo ritrovato un albergo nel quale eravamo stati sedici anni fa e ci siamo fermati al suo ristorante. Stesso albergo, stessi proprietari, stessa tranquillità. Partiamo con l’antipasto, lardo (veramente pancetta) e salame ai mirtilli. buoni buoni

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poi Mauro ha preso “gnocchi di patate e zucca con panna e speck croccante”

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Sergio invece la classica polenta pasticciata con la toma della valle, al forno

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io, la polenta e la fonduta

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come dolce un semifreddo con crumble e salsa ai frutti di bosco.

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Senza lode e senza infamia, il voto è nella sezione Ristoranti sì e no.

Questo è il luogo, pieno di fiori, non intendevo i due a tavola, Mauro sembra dire….ambè !!

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Sulla via del ritorno ci siamo fermati alla Miniera d’oro della Guia di Macugnaga.

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La miniera d’oro della Guia è delle poche in Europa a essere visitabile dal pubblico. La Valle Anzasca che porta a Macugnaga è una delle zone d’Italia più ricche d’oro. Le acque della valle, attraverso il torrente Toce, confluiscono nel Ticino, facendo di questo fiume il più ricco d’oro in Italia.

La lunghezza totale delle gallerie è di 12 km, distribuite su ben 11 livelli, tre al di sotto del piano di entrata, ora però completamente allagate dall’acqua a causa delle infiltrazioni, e altre sei al di sopra.

Nei primi del XVII secolo furono notati degli affioramenti di vene aurifere in superficie, sulla montagna al di sopra dell’attuale miniera. Si decise così di scavare un tunnel per intercettare e seguire i filoni. La miniera fu aperta nel 1710.

All’epoca dell’apertura gli scavi avanzavano molto lentamente scalpellando a mano la dura roccia granitica. Un ulteriore progresso fu l’introduzione della perforatrice pneumatica, che però aveva il grave difetto di sollevare polvere fine che respirata dai minatori era causa di silicosi.

Dopo due coltivazioni ritenute poco produttive, furono trovati diversi filoni interessanti, e l’estrazione continuò fino al 1945, quando la miniera fu chiusa. La cessazione delle estrazioni non fu dovuta all’esaurimento dei giacimenti, che anzi sono tuttora abbondanti, ma all’aumentato costo della manodopera tale per cui il costo orario di produzione supera il valore del metallo estratto.

Attualmente la miniera è visitabile dai turisti, limitatamente agli 1,6 km della galleria di livello e con l’accompagnamento di una guida. All’interno delle gallerie è allestito un museo che illustra la storia della miniera, delle genti che vi hanno lavorato, delle tecniche di estrazione e di purificazione dell’oro. (Wiki)

Ingresso della miniera, a fianco c’è un piccolo negozio di souvenirs, quali minerali, attrezzi della miniera e piccole schegge di oro conservate in vasettini di vetro.

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E così con il mio piccolo e prezioso vasettino con l’oro siamo ritornati a casa.

Ma e i Walser? Già, ma siccome sono molto interessanti meritano un articolo a parte.

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