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Penne Nord / Sud

Volevo chiamare questo piatto di pasta, “penne profumo d’estate”, perchè i sapori ci sono e la voglia di caldo è tanta.

Ma siccome è risultato un connubio di vari ingredienti italiani, allora ho cambiato nome, e così è nata “penne Nord / Sud”.

Subito gli ingredienti, per capirci meglio:

  • pasta formato penne
  • pomodori della pianura emiliana
  • capperi di Pantelleria
  • acciughe del Mar Adriatico
  • aglio di Voghiera (Fe)
  • origano calabrese (originale, fatto in casa)
  • finocchietto siciliano
  • parmigiano reggiano
  • olio siciliano

e pane “cafone” e vino (fatti in casa) regalatoci direttamente da Salerno.

Più Nord/Sud di così……

Per prima cosa ho messo in una ciotola il pomodoro con l’aglio a pezzetti, acciughe, capperi, finocchietto e origano, lasciato macerare per poco più del tempo di cottura della pasta.

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poi ho fatto rosolare la mollica del pane cafone insieme all’olio e messo da parte.

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Ho quindi messo in padella il sugo e vi ho fatto saltare la pasta cotta, sulla quale ho messo le briciole di pane saltato. Ed ecco il piatto finito, al quale ho aggiunto del parmigiano e un filo d’olio. Naturalmente poi si è fatta la scarpetta con il pane.

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Direi, anche a sentire Mauro che ha fatto il bis, che l’integrazione dei sapori è veramente perfetta, anzi ci starebbe bene anche un po’ di peperoncino e qui c’è tutta l’Italia unita.

 

 

 

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Buon anniversario

Buon anniversario a noiiii…buon anniversario a noooiiii..e sono 35… però e siamo ancora qui e con tutte le intenzioni di andare oltre.

 

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Allora siamo andati a pranzo all’Osteria delle Sabbie, nell’oasi naturale “Le Pradine” a Mirabello (Fe).

Si respira un’atmosfera serena e conviviale in questa osteria situata all’interno della splendida Oasi naturale delle Pradine; sale rustiche ed eleganti allo stesso tempo, soppalco riservato ai piccoli gruppi, tavoli e soffitti in legno e la peculiarità e il vanto dell’Osteria è l’Antico Condimento (saba acetificata) di Cristoforo da Messisbugo, cuoco alla corte degli Estensi, valorizzata in molti piatti proposti, provata e veramente ottima e particolare.

L’Osteria delle Sabbie 1731 deve il suo nome alla storica rotta del Reno a Mirabello di quell’anno, la maggiore che la storia ricordi (4,70 m sullo zero igrometrico) e che ha sommerso molti paesi della bassa.

Ci siamo trovati in un’atmosfera tranquilla, il titolare è molto gentile e si è soffermatoa parlare con noi, di cucina, di storia del locale e poi ci ha proposto il menù, che comprende piatti tradizionali (la classica pasta fatta in casa) ed altri di pesce, molto particolari.

Siccome a me piace andare “a mangiare fuori” per trovare qualche cosa di speciale ecco che qui ho trovato quello che cercavo. Abbiamo cominciato con una buona insalata, composta come si deve, cioè con insalata verde e una verdura “di sotto” e una ” di sopra”, vale a dire che l’insalata deve essere composta da una verdura verde, una che cresce sotto terra (carote) e una che cresce sopra (pomodori) per essere ben equilibrata.

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come antipasti: salmone marinato con arance e germogli, veramente particolare e delicato,

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poi polipo con canellini e pesto leggero di basilico, purtroppo senza aglio, ma al ristorante non tutti lo gradiscono.

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poi io ho assaggiato le lasagnette aperte di farina di canapa con una fricassea di seppie su un letto di crema di piselli.

Molto particolari anche perchè hanno usato le classiche seppie con piselli rivisitate in una composizione di lasagnette.

La farina di canapa mischiata con un poco di farina 0 è ottima. I semi di canapa sono composti per un quarto da elementi proteici, in una combinazione unica rispetto a gran parte degli alimenti vegetali. Essi contengono infatti tutti gli aminoacidi essenziali per la sintesi delle proteine. Gli aminoacidi rappresentano gli elementi a partire dai quali il nostro organismo è in grado di produrre le proteine necessarie al proprio funzionamento. Per questo motivo, i semi di canapa sono considerati come un alimento completo dal punto di vista proteico.

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poi è arrivato un fritto misto, veramente croccante, servito con patate al forno.

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e per finire non poteva mancare il dolce, un semifreddo al caffè, abbastanza buono, mancava un sapore un po’ più accentuato.

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e una zuppa inglese preparata al momento, diversa da quella tradizionale.

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Tutto innaffiato da un morbido Chardonnay.

Ed anche se il nostro anniversario sarà domani (24/8) noi cominciamo a fasteggiarlo un giorno prima e finiamo un giorno dopo.

Per quanto riguarda la mia votazione all’Osteria delle Sabbie dò 4/5, più che altro per l’atmosfera, la pulizia e la cortesia, perchè sarebbe da migliorare la qualità dei dolci, più varietà, anche se capisco che siamo in agosto. Mentre il resto del cibo è molto buono e ben presentato.

 

 

 

 

 

 

Ristorante “Antico guerriero” Cadoneghe (Pd)

pizzeria, trattoria, cucina italiana  Venerdì 12/6/2015

RISTORANTE PIZZERIA ANTICO GUERRIERO | Strada Del del Santo 75 – 35010 Cadoneghe (Padova)
Tel. 049 8870709 – Cel. 327 8581543 | info@ristoranteanticoguerriero.it

Siamo stati altre volte in questo ristorante ed abbiamo mangiato molte cose del menù, piatti abbondanti, ma nella norma. Ma stasera ci siamo stati, perchè incuriositi dal fatto che al venerdì fanno un menù di pesce, primo, secondo, acqua e vino a 15 euro.

Proviamo, eravamo in zona e quindi dentro…in un locale rustico, grande, con pizzeria a vista, poco personale ma gentile e un po’ lento. Abbiamo ordinato il menù di pesce e del vino bianco frizzante.

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Idillio nel borgo arroccato.

Ebbene sì, come Susanna e Gabriella, anche noi ci siamo sposati in ottobre ed oggi sono 15 anni – nozze di cristallo –

Molliamo tutto e andiamo a spasso, sì, dove? Io dico, a Cusercoli……cuse…cosa? Dove? Ma sì, nell’Appennino forlivese,  in una posizione di dominio sul territorio circostante tra Meldola e Civitella di Romagna. Il borgo antico sorge su uno sperone di roccia calcarea che sbarra la valle del fiume Bidente, costringendolo a deviare dal corso principale. Proprio il caratteristico sperone roccioso fece generare una leggenda tra gli abitanti, che attribuirono la creazione del massiccio sperone ad opera del mitico Ercole. Da qui  deriverebbe il termine Clusum o Clausum Erculis (chiusa di Ercole), di conseguenza Cusercoli.

Ma dove l’hai pescato un nome così? Su una guida T.C.I. e mi ha subito ispirato perchè si trova sui colli vicino a Forlì ed effettivamente è un paesaggio bellissimo, tranquillo, domina la vallata tra vigneti e campi di grano. Ma quanti posti abbiamo in Italia, piccoli, sconosciuti ma che riservano delle piacevoli sorprese e scoperte, quali, nella zona, la via delle Rocche e dei Castelli, la possibilità di passeggiate riposanti,  la cucina romagnola ricca di piatti e ricette nate da antiche tradizioni ed altro ancora.

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I “Mustazzoli” di Giovanna

Questi mustazzoli sono un dolce tipico siciliano che ho avuto la fortuna di assaggiare e la mia amica Giovanna è stata così gentile da darmi anche la ricetta.

Si possono rifare, ma fuori dalla Sicilia non avranno mai quel profumo e quel sapore che solo lì si riesce ad ottenere. Naturalmente questi sono stati fatti da lei, io non ho il vin cotto…….

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La sua ricetta:

  • mezzo litro di vino cotto
  • gr. 250 farina OO
  • gr. 125 farina di semola rimacinata
  • gr. 125 semolino di grano duro
  • la scorza di un’arancia grattugiata
  • 2 cucchiaini di cannella macinata fresca
  • semi di sesamo

Mettere il vino cotto in una pentola, poi in un colpo solo (come per fare i bignè) aggiungere le farine setacciate, la scorza di arancia e la cannella, a fuoco basso sempre mescolando, farlo rapprendere fino a diventare una palla che si stacca.

Sul tagliere mettere l’impasto e fare un grosso grissino,rotolarlo nei semi di sesamo, appiattirlo un po’ e tagliarlo a rombi. Scaldare il forno e poi spegnerlo, mettere i mustazzoli solo ad asciugare per circa 5 min, devono rimanere morbidi.

Questi sono morbidi, profumati e deliziosi da mangiare durante questi giorni di festa.

 

Sua Eccellenza “Il Cotechino”

Il cotechino, re dei pranzi di fine o inizio anno insieme alle lenticchie (che porterebbero fortuna) è un insaccato consumato cotto, è originario del Friuli-Venezia Giulia, ma diffuso poi in tutte le regioni del nord Italia, è un piatto abbastanza famoso insieme all’ inseparabile compagno lo Zampone di Modena. Deve il suo nome alla cotica, la cotenna di maiale, e prende nomi locali a seconda della zona in cui viene prodotto.

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La tradizione vuole che Mastro Geppetto, insieme ad alcuni amici, lo prepari in questo periodo.

IMG_0044Su gentile richiesta (dai, per favoooore…) sono riuscita ad avere la ricetta con la quale vengono confezionati, eccola: (per ogni chilo di impasto)

  • spalla di maiale 20%
  • capocollo 20%
  • pancetta 10%
  • cotenne 50%
  • mezza lingua di maiale (a piacere)
  • 33 grammi di sale fino
  • 1 grammo di pepe macinato
  • aglio
  • vino secco (bianco o rosso, qui rosso)

tagliare la carne e macinarla, metterla larga in un contenitore, sopra spargervi prima il sale e poi il pepe, non mescolare. Prendere una pezza di cotone (lino o canapa), mettere dentro degli spicchi di aglio,  chiudere e battere in modo da spappolare l’aglio, riaprire la pezza e versare dentro il vino, strizzare il vino sull’impasto. Quando è strizzato tutto, mettere da parte la pezza e mescolare la carne.

Imbudellare (non usare budelli naturali perchè rilasciano un cattivo odore) di circa 500/600 gr di impasto l’uno. Appendere al fresco, dopo due o tre giorni sono già pronti. Si conservano sottovuoto in frigorifero.