Puglia / Basilicata -Matera

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Stiamo ancora viaggiando per la Puglia, ma  siamo passati in Basilicata per arrivare a Matera, città tanto decantata da tutti, assolutamente da visitare per vedere anche i famosi Sassi, ma soprattutto per capire cosa essi realmente siano e cosa abbiano voluto dire nella vita della città.

Nota con gli appellativi di “Città dei Sassi” e “Città Sotterranea”, è  una delle città ancora abitate più antiche al mondo. I Sassi sono stati riconosciuti il 9 dicembre 1993, Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, primo sito dell’Italia meridionale a ricevere tale riconoscimento.

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Il torrente Gravina di Matera,  scorre nella profonda fossa naturale che delimita i due antichi rioni della città: Sasso Barisano e Sasso Caveoso. Sull’altra sponda c’è il  Parco della Murgia Materana. Gli antichi rioni chiamati “Sassi“, assieme con le cisterne ed i sistemi di raccolta delle acque, sono la caratteristica peculiare di Matera. Si tratta di originali ed antichi aggregati di case scavate nella calcarenite.

Le origini di Matera sono molto remote e ne è testimonianza il ritrovamento nel territorio circostante di alcuni insediamenti senza soluzione di continuità sin dall’età paleolitica. ( Paleolitico fu il primo periodo della preistoria in cui si sviluppò la tecnologia umana, con l’introduzione dei primi strumenti di pietra da parte di diverse specie di ominidi, circa 2,5 milioni di anni fa). A partire dall’VIII secolo, il territorio materano fu teatro di una notevole immigrazione di monaci benedettini e bizantini, che si stabilirono lungo le grotte della Gravina trasformandole in chiese rupestri.

Matera è tra le città decorate della medaglia d’argento al valor militare per la guerra di liberazione e il Ministro della Difesa decorando con la medaglia il gonfalone della città ,scoprì una lapide con la seguente iscrizione:

« Matera prima città del Mezzogiorno insorta in armi contro il nazifascismo addita l’epico sacrificio del 21 settembre 1943 alle generazioni presenti e future perché ricordino e sappiano con pari dignità e fermezza difendere la libertà e la dignità della coscienza contro tutte le prevaricazioni e le offese. »

Penso che su questa frase ci sia da meditare ancora oggi.

La cattedrale,  della Madonna della Bruna e di Sant’Eustachio in stile romanico pugliese, fu costruita nel XIII secolo sullo sperone più alto della Civita che divide i due Sassi,  il punto più alto e visibile della città ove sorse il primo nucleo abitato dei Sassi, sull’area di un monastero benedettino. Si scoprì all’inzio del ’900  che fu costruita su un terrapieno artificiale per innalzare ulteriormente la sua posizione ( rimane visibile da tutti i punti della antica città e dalle campagne circostanti). Durante i  lavori furono scavate delle profonde trincee che rivelarono in 12 metri, man mano che si scendeva in profondità,  tutti gli antichi strati abitativi della città: abitazioni medioevali, una chiesetta paleocristiana ed abitazioni della stessa epoca, reperti  bizantini come monete e resti archietettonici , un altro piano di abitazioni romane, sepolcri  greci con importanti vasi facenti parte del tipico corredo funerario e infine resti di ceramica ingubbiata (ceramica con rivestimento invetriato dipinto con decorazione graffita) caratteristica della prima età del ferro. Una “radiografia”, insomma, della vita antica di Matera.

 

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A differenza dell’interno che nel tempo ha subìto diverse trasformazioni, l’esterno conserva quasi intatta la sua forma originaria, mentre l’interno è di fattura barocca. Ha pregevoli opere d’arte, tra cui un presepio di Altobello Persio, scultore attivo in Basilicata per tutto il Cinquecento, in pietra policroma.

E’ radicata nei materani la convinzione che il nome della Madonna Bruna provenga dal colore bruno della sua immagine  presente nel Duomo. Il restauro però ha smentito tale tesi, infatti il colore è piuttosto chiaro e l’opacità era dovuta al fumo delle candele accese nella Chiesa Madre dai credenti nei secoli. Il nome fu quindi probabilmente istituito da Urbano VI nel momento stesso in cui propose l’istituzione di questa festa (1389).

Ogni anno gli artigiani del posto costruiscono un grande carro trionfale, tutto in cartapesta, sul quale, il 2 luglio, viene portata in processione la Madonna.

 

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prima di rientrare in cattedrale il carro viene assaltato dai presenti e distrutto, in modo che, chi riesce, si porta a casa un pezzo del carro benedetto, quale buon augurio per l’anno. Ed ogni anno viene ricostruito un altro carro.

Ma la cosa più interessante di Matera sono senza dubbio i “Sassi”, spettacolo incredibile e inimmaginabile se non si vedono dal vero. Ma su questo farò un articolo a parte, tante sono le cose da dire.

A Matera siamo stati in un graziosissimo Residence – “Frammenti”, troverete l’articolo apposito.

Ci siamo fermati due giorni, perchè Matera non è “toccata e fuga”, bisogna visitarla, ascoltare la sua storia, cercare di immagazzinare più immagini possibili e pensare…qui ritornerò.

La prima sera siamo andati in un ristorante  – “La grotta nei sassi” –  che si trova in pieno centro storico di Matera  ed è collocato all’interno di grotte scavate dall’uomo. Vicino c’è  una bellissima Terrazza Panoramica che si affaccia sul meraviglioso scenario del Sasso Barisano . Avete presente un presepio? Ecco alla sera i Sassi danno questa impressione.

ingresso alla Matera sotterranea

«Matera Sum Ipogeo»,  si tratta «di un percorso sotterraneo rinvenuto dopo circa un anno di scavi, a cui è stato dato il nome di ‘Matera Sum’. E’ una straordinaria testimonianza, ‘una città sotto la città’, case, strade, cisterne, ambienti produttivi e luoghi di culto della città medievale. Questi elementi rendono unico il sito».

Spesso sotto le strade del centro storico si nascondono ambienti scavati che furono chiusi quando la città si sviluppò. Una delle tante dimostrazioni è venuta alla luce negli anni Novanta con i lavori di sistemazione della Piazza Vittorio Veneto. Sotto l’intera piazza si nasconde quella che era l’organizzazione principale di Matera: Il Fondaco di Mezzo (cioè l’antico mercato della città), il Palombaro Lungo (cioè una grossa cisterna per la raccolta dell’acqua) e la cripta dello Santo Spirito.

(io non ho un cappello piumato in testa…è il fotografo che non sta attento…)

Il giorno dopo siamo andati, su consiglio, ottimo consiglio, della guida che ci ha portato a visitare i Sassi, al Ristorante “La Latteria”, storico locale dedicato ai prodotti caseari e all’enogastronomia lucana. Io che amo i formaggi, figurarsi se non ci andavo.

E al pomeriggio? Stanchi della lunga visita del mattino ai Sassi, a piedi e sotto il sole, abbiamo parcheggiato i nostri mariti in piazza al bar e Lorenza ed io siamo andate in giro per shopping. Girovagando per la città moderna con uno sguardo, comunque, ai Sassi, ci siamo riposate così, per arrivare alla sera a cena, naturalmente.

Siamo andati al ristorante “Il Terrazzino” che è il luogo ideale dove poter apprezzare i sapori tradizionali della cucina materana e, nel contempo, lo straordinario spettacolo dei Sassi di Matera, grazie all’ampia terrazza panoramica e agli interni molto caratteristici.

Non dimentichiamo il pane di Matera, che si distingue dal pane di Altamura per la forma diversa. Quello di Altamura è fatto con un riporto

quello di Matera a forma di croissant

Il Pane di Matera: Simbolo di una città

comunque buoni entrambi, ne abbiamo portato a casa, dopo una settimana sprigionavano ancora il profumo.

Farò le recensioni dei ristoranti nei vari articoli e nella pagina “ristoranti sì e no”.

Il prossimo articolo sarà tutto per i “Sassi”, saranno le mie impressioni e le mie emozioni nel vedere dal vivo una testimonianza così antica di abitazioni, con tutta la loro storia.

 

 

 

 

 

 

Agriturismo “Nonna Nella”

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Avete presente quando si vuole andare un giorno in giro, ma è il due giugno…..al mare? Non ci si arriva nemmeno, città? Fa caldo….sagre? Idem e poi chissà quanta gente.

Allora che si fa? Ma sì andiamo a trovare i nostri amici che hanno aperto un agriturismo sui colli. Tangenziale di Bologna verso sud, ma che è ‘sta roba, tangenziale verso il mare e autostrada due colonne in fila, ferme, chilometri di auto, pulmann e le moto che sfrecciano a destra e sinistra. Mah! Noi invece fino alla nostra uscita nulla, bene, poi lo stesso sulla strada dei colli, ma dai tutti al mareee…tutti al mareee, e noi in collina.

Giornata calda, ma ventilata e finalmente arriviamo all’agriturismo “Nonna Nella” in quel di Montorsello di Guiglia (sì cercatelo sull’atlante e per andare mettete il navigatore, ma ci si arriva).

L’ultimo pezzo di strada, un po’ sterrata, costeggia un bosco e un ruscello.

Quando si arriva ci si trova fuori dal mondo, lasciamo tutto alle spalle, le code, i pensieri, i problemi e ci sediamo a tavola.

Accolti con calore da Irene, Claudio e Valentina, benchè indaffarati in cucina (c’era anche una cresima di 30 persone !) ci sediamo fuori sotto ad una bella tettoia, al fresco.

Incominciamo con il benvenuto della cucina, tortelli fritti ripieni o di carne o di formaggio e salvia fritta. Visti preparare al momento con la pasta tutta rigorosamente fatta in casa. E naturalmente un buffet di verdure crude e cotte, tutte dall’orto dell’agriturismo.

Scusate l’interruzione, ma mentre scrivo l’articolo, sembra che in casa e fuori stiano tutti male dalle urla… ah c’è la finale Juventus/Real Madrid, fatto gol anche la Juve e qui in casa ci sono tutti juventini pigiati su un divano e per terra……

Allora, dicevo che Mauro ha preso le tagliatelle con piselli, freschi raccolti in mattinata dal loro orto. Avete presente le tagliatelle di una volta? Ecco, proprio quelle.

Io invece i tortelloni gialli e verdi con ricotta, un poco di panna, prosciutto e aceto balsamico. Si scioglievano in bocca e sullo sfondo il cestino con il pane fatto da loro.

Poi qui non si può non mangiare le crescentine e le tigelle con l’affettato.

Gnocco fritto è una denominazione tipica nelle province di Modena, Reggio Emilia e Bologna per un prodotto alimentare italiano tipico dell’Emilia, il cui nome varia da un’area all’altra. Nelle province di Modena e Reggio Emilia viene chiamato semplicemente gnocco fritto, in gran parte della provincia di Parma viene chiamato torta fritta e nella provincia di Ferrara viene chiamato pinzino. Nel Bolognese viene chiamato più comunemente crescentina.

Il termine tigella deriva da una parola latina che significa copertura. Infatti tigella era originariamente il nome del disco in terracotta in cui il pane, chiamato crescenta o crescentina, era stato cotto mettendo i dischi e la miscela di ingredienti avvolti in foglie di castagna l’una sull’altra in un mucchio nel camino non troppo vicino alle fiamme.

 Successivamente il nome tigella inizia a essere utilizzato per il pane stesso, ma è un errore.

Le tigelle

dei formaggi veramente genuini prodotti in un caseificio che usa il latte della mucca bianca modenese

La Bianca Modenese, denominata anche Modenese di pianura o anticamente, Carpigiana, era originariamente una razza a triplice attitudine (latte lavoro e carne), con una forte concentrazione nella zona di Carpi (MO). Di essa si trovano le prime tracce in alcuni documenti della metà dell’800.

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poi gli affettati

nel piatto, davanti alla tigella c’è la “cunza” (nota anche come pesto alla modenese) ovvero un battuto di lardo, rosmarino e aglio; questo particolare ripieno sprigiona nelle crescentine ancora calde tutti i suoi sapori, in particolare l’aroma di rosmarino.

Ohibò, ma abbiamo anche mangiato una squisita panna cotta (vista preparare) con i duroni di Vignola sciroppati e leggermente caramellati. Ve la posso solo raccontare…..

Abbiamo mangiato benissimo, ora facciamo due passi, sì vai pure, io arrivo fino a lì…e Mauro si riposò!

Io invece sono andata a spasso

Ed ora possiamo uscire dal bosco delle fate e rituffarci nel caos del rientro, ma ben rifocillati e sereni.

Passando poi vicino a Vignola ci siamo fermati in un banchetto per acquistare delle ciliegie, ora è il periodo e in quel frutteto, li raccolgono e li preparano subito, quindi freschissimi e niente passaggio dal frigorifero. E soprattutto si sa che vengono dalle piante dietro al banchetto, non dai camion o dai banchetti piazzati lì e magari vanno a comperare le ciliegie ai mercati generali per rivenderle.

E così mi sono portata il lavoro a casa, pronti per fare confetture, succhi e sciroppate.

Naturalmente potete trovare il mio voto per questo agriturismo nella pagina “Ristoranti sì e no”.

 

Trattoria “Tre Archi” Altamura

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A spasso per Altamura cercavamo un posto dove mangiare, possibilmente bene, tipico e abbordabile come prezzo.

Perchè noi non siamo da “street-food” o panini vaganti, ci piace mettere le gambe sotto ad un tavolo e goderci il pranzo in tranquilità, siamo in gita o no? E  due passi dalla Cattedrale abbiamo scovato questa trattoria “Tre archi”.

La loro presentazione:

Benvenuti nella genuinità  tradizione bontà km zero, dal Nostro orto alle Nostre tavole GUSTO per VOI
TRE ARCHI è anche una FAMIGLIA che offre sempre il meglio a CHI sceglie di trascorrere del tempo GUSTANDO SAPORI TIPICI in un ambiente ACCOGLIENTE. A PRANZO E A CENA PUOI DEGUSTARE PIATTI della TRADIZIONE ALTAMURANA e una ECCEZIONALE PIZZA.

I simpatici proprietari Mina e Peppino.

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Subito vicino all’ingresso una signora prepara la pasta fresca.

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saletta superiore

una sala della trattoria

Poi c’è una sala superiore con un bel terrazzo e sopra ancora la zona longue, per il dopo cena o per festeggiare compleanni ricercati. O per riposare dopo aver ben mangiato….

io seduta reduce dalla scivolata…..

Cominciamo a parlare di cibo e abbiamo iniziato con degli antipasti tipici: (notare la mano di un affamato…) focaccia pugliese e ricotta fresca con confettura di sedano

Lampascioni fritti con cotto di fichi. Indescrivibile il loro sapore, dal momento che sono dei tuberi che hanno un gusto particolarmente amaro, ma lo hanno un po’ perso preparati così. Sono da gustare, tanto sono ottimi, abbinamento riuscitissimo.

Il lampascione è detto anche cipolla canina, cipollaccia turchina, cipollaccio col fiocco o giacinto dal pennacchio (Muscari comosum), è una pianta erbacea  diffusa nelle regioni mediterranee. I fiori della sua pianta sbocciano in primavera e sono persistenti fino all’estate.

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Il bulbo globuloso di tale pianta, ricco di sali minerali e che cresce a 12-20 cm circa nel sottosuolo, è simile a una piccola cipolla di sapore amarognolo e sono riconosciuti come uno dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani di Basilicata e Puglia.

Cicerchia saltata con cipolla, pancetta e funghi cardoncelli fritti, cosa dire…. molto particolare.

La cicerchia (Lathyrus sativus) è un legume particolarmente importante in aree tendenti alla siccità ed alla carestia, detta coltura di assicurazione poiché fornisce un buon raccolto quando le altre colture falliscono. Il consumo di questa pianta leguminosa in Italia è limitato ad alcune aree del centro-sud ed è in costante declino. Qui invece, in questa trattoria, mantengono una tradizione che si sta perdendo.

Questo è un piatto di pane raffermo saltato con le erbette, non ricordo il nome, ma è la dimostrazione che non bisogna buttare via nulla, quindi è un perfetto riuso del pane (di Altamura) raffermo, buonissimo.

Involtino di melanzane con ricotta e provola affumicata, e tortino di melanzane, quando il formaggio si sposa bene con le verdure.

tagliere di formaggi locali – caciocavallo, pecorino – prodotto dai cognati dei proprietari in una masseria vicina, con confettura di pomodorini.

poi si intravede nelle foto il piatto dei salumi che contiene: capocollo e la pancetta arrotolata di Martina Franca, presidio Slow Food.

Martina Franca è un altra bellissima cittadina da visitare.

Nella lavorazione del capocollo viene aggiunto il vino locale e le erbe aromatiche tipiche della macchia mediterranea. L’affumicatura avviene bruciando il legno e la corteccia di un fragno (Quercus trojana) originario dei Balcani. In Italia è presente solo in Puglia (sulle Murge) e in Basilicata (nella zona della Murgia Materana)  Caratteristica dell’albero: in autunno le foglie seccano ma non cadono; a primavera vengono sostituite dalle nuove in maniera che la chioma non rimanga mai spoglia. I maiali da cui provengono le carni utilizzate nel prodotto sono allevati in boschi di fragno e si nutrono di ghiande degli stessi arbusti.

E non è un’eccellenza italiana questa?

Abbiamo mangiato anche le orecchiette (rigorosamente fatte a mano nel ristorante) con le cime di rapa, ovviamente.

Orecchiette con cime di rapa

foto dal web perchè mi hanno impedito di fotografare quelle della trattoria, le stavano mangiando di gusto !!!

dolce di ricotta, notare i quattro cucchiai perchè non volevamo rinunciare a questo dolce prelibato, ma…non ci stava altro.

Direi che a questo punto, passando da Altamura, la Trattoria Tre archi è assolutamente da visitare per fermarsi a mangiare le specialità locali, fresche, genuine e preparate con amore.

Voto: 5/5

 

 

 

Terminato il contest – “Noci, nocciole & frutta secca”

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E così è terminato anche questo contest, sono molto contenta che abbiate partecipato per scoprire molte ricette con la frutta secca.

I VINCITORI

– per la sezione dolci :

PASTINE AL CAFFE’ E NOCI – del blog “A tutta cucina”

perchè sono dei dolcetti abbastanza semplici, ma con l’ingrediente – farina di noci – molto originale. Dolcetti pronti per una merenda, una prima colazione o per togliersi quella voglia di qualcosa di buono che ogni tanto capita.

per la sezione salati :

PESTO DI FAVE – del blog “Passatelli e scialatelli”

perchè è un pesto molto originale dove il sapore delle fave si sposa bene con le mandorle e il profumo di menta.

Questo è il regalo per i vincitori, ho pensato un libro che racchiude tante altre ricette sulla frutta secca. Spero sia gradito.

Libro Fuori dal guscio. 50 ricette con la frutta secca Paolo Piazzesi

Grazie ancora a tutti e arrivederci al prossimo contest.

Puglia – Altamura

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Continuando il nostro viaggio in Puglia, da Castel del Monte siamo arrivati ad Altamura, passando per Gravina in Puglia.

GRAVINA:

Il toponimo “Gravina” proviene dalle gravine: spaccature della crosta terrestre simili a canyon. Sul motto riportato sul gonfalone cittadino vi è scritto “Grana dat et vina” (trad. “offre grano e vino”), attribuito alla città da Federico II di Svevia, il quale amava questa città tanto da definirla “giardino di delizie”. Egli, infatti, fece realizzare un castello, che aveva la funzione di ospitare lui ed i suoi uomini, prima e dopo le battute di caccia svolte nel territorio murgiano.

Parte della città si estende sulle sponde di un crepaccio profondo, molto simile ai canyon, scavato nella roccia calcarea dal  torrente Gravina,da cui prendono il nome le famose gravine della Murgia.

Come si vede i pini al centro della foto sono sui versanti ripidi della gravina.

Splendida è la cattedrale, che fu costruita nel 1092  in stile romanico a tre navate. Questa chiesa andò distrutta tra il 1447 ed il 1456, dapprima a causa di un incendio e poi per il terremoto che sconvolse l’intera regione. Si attese trent’anni per la sua ricostruzione, tra il XVII ed il XVIII secolo ha subito all’interno vari interventi barocchi. Oggi la chiesa si presenta come una sintesi di diversi stili architettonici: il tardoromanico, il rinascimentale ed il barocco.

 

ALTAMURA

Qui vi è prodotto il pane , tipico nella sua forma (in gergo sckuanéte, trad. alto). Ha come un riporto in alto che lo differenzia dal Pane di Matera, altrettanto famoso. Nel luglio 2003, al pane di Altamura è stato riconosciuto il marchio denominazione di origine protetta (DOP). È ottenuto dall’impiego di semole (molto ricca di glutine) rimacinate di varietà di grano duro coltivato nei territori dei comuni della Murgia.

Il monumento principale di Altamura è la cattedrale di Santa Maria Assunta, esempio di Romanico pugliese, stile gotico (secolo XIII); da aggiungersi l’Uomo di Altamura, scheletro integro di Homo neanderthalensis, e cava dei dinosauri, giacimento risalente al Cretacico con impronte di dinosauri.

Andiamo con ordine:

La città di Altamura fu ripopolata dall’imperatore Federico II nella prima metà del XIII secolo. In questo stesso periodo, tra il 1232 ed il 1254, fu eretta, per volere dello stesso imperatore, la cattedrale dedicata all’Assunta, primo e più antico monumento cittadino, con la facciata rivolta originariamente verso la città di Gravina. E’  una delle più belle e maestose cattedrali pugliesi.

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particolare del presepe in pietra.

 

CAVA DEI DINOSAURI

Nel 1999 sono state rinvenute in una cava abbandonata, 30.000 orme di dinosauri, su un’area di 12.000 m.q. La grande importanza del  ritrovamento (è il sito più ricco e importante d’Europa e forse del mondo) sta nell’elevatissima biodiversità che caratterizza i dinosauri contemporaneamente presenti nello stesso luogo.

Le dimensioni delle impronte variano dai 5/6 cm fino ai 40/45 cm, facendo supporre di dinosauri alti fino a 10 mt. Le impronte risalgono tra i 70/80 milioni di anni fa, quando il clima in Puglia era tropicale.

Ben felice di andare a vedere i nostri antenati mi informo e qui scopro che non solo la cava è totalmente abbandonata, recintata ma con le reti divelte,  lasciata a se stessa,  in modo che le persone possano entrare e calpestare o cercare di rimuovere quello che dovrebbe essere un patrimonio dell’umanità.

E’ abbandonata dal giorno della sua scoperta, per niente valorizzata, a causa di un lunghissimo contenzioso tra i proprietari della cava e la pubblica amministrazione.

 Un posto del genere avrebbe tutti i requisiti per diventare un parco visitato da decine di migliaia di persone, diventando un luogo di cultura e conoscenza e al tempo stesso portando ricchezza al territorio. Diciotto anni di abbandono hanno invece per sempre deteriorato le impronte.

Allora abbiamo deciso di non andare a vedere questo scempio di un patrimonio che il mondo ci invidierebbe.

foto dal web

   

Cerco di consolarmi e andiamo a vedere un’altra scoperta importantissima :

l’Uomo di Altamura,

scheletro integro di Homo neanderthalensis – perfettamente ricostruito ed esposto in un museo. E’ stato scoperto il 3/10/1993 nella grotta di Lamalunga ed è datato tra i 128.000 e i 187.000 anni fa.

La grotta ha un ingresso, praticamente un pozzo detritico con vari cunicoli, spesso questi pozzi carsici si trasformavano in trappole naturali per animali ed uomini. Questo sembra essere accaduto anche in questo caso a giudicare dai resti degli animali sparsi sul fondo della grotta e dallo scheletro dell’Uomo di Altamura che sembra essersi trascinato con il radio e una scapola fratturata fino al fondo di uno stretto cunicolo, forse alla ricerca di una via di uscita.

E’ una perfetta ricostruzione di come doveva essere “Luciano”, lo abbiamo chiamato così per caso….. con quegli occhietti che ti osservano tra le ciglia e il sorriso enigmatico.

…Ieri e oggi….

Sempre nel museo c’era una mostra sul “Pane”con antichi reperti e siamo andati a curiosare.

Alcuni modi per mangiare il pane di Altamura.

dopo di che siamo finiti, come al solito, con le gambe sotto ad un tavolo per gustare ancora dei piatti tipici.

Dopo, il resoconto del pranzo in una carinissima trattoria gestito da una signora estremamente cordiale.

Trattoria “I tre archi”. Altamura.

 

 

Ristorante “Masseria Torre di Nebbia” Castel del Monte

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Ed ecco il ristorante della Masseria di Castel del Monte dove abbiamo cenato la sera in cui siamo arrivati.

Il posto, come ho già detto, è bellissimo e si presta molto bene ai ricevimenti, matrimoni e feste varie. Noi abbiamo cenato in un’atmosfera tranquilla, con il sig. Michele che oltre a servirci la cena, ci ha intrattenuto, direi forse con un entusiasmo carico di parole e simpatia.

Ha fatto tutto lui e dopo un aperitivo con le buonissime mandorle della loro tenuta,

ci ha portato del pane fatto in casa

e un tortino di melanzane su un letto di ricotta e mandorle, buonissimo.

ecco le prime orecchiette del viaggio, fatte in casa, con verdure, olio e pecorino – delizia –

poi una grande costata, non l’ho fotografata perchè io non l’ho mangiata, ma molto ben presentata.

Serata in allegria,il cugino che si sbagliava a dire Giuseppe anzichè Michele e ad un certo punto gli dice, senta sig. Giuseppe non si è per caso offeso che l’ho chiamato Michele….e giù risate….complice il buon vino????

Il mattino dopo ci attendeva una colazione, mai vista, questo è il piatto dolci per due !!!

e una ricottina, ancora calda, con il miele, no foto perchè ero troppo intenta a gustarla, una favola !

Cappuccino bollente, scusi mi porta un po’ di latte freddo che scotta? risposta…soffia !! riprese le risate della serata.

Ce ne siamo poi andati con un po’ di nostalgia e portandoci dentro il ricordo delle poche ore passate, ma intense in un ambiente curato, piacevole. Da ritornare.

Quindi il mio voto è senz’altro 5/5.

 

 

Puglia – Castel del Monte

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Castel del Monte è una costruzione misteriosa, che si erge su una collina dominante la pianura, costellata di ulivi, mandorli, querce e masserie. Fatta costruire nel XIII secolo da Federico II di Svevia nell’altopiano delle Murge.

E’ ottagonale, con otto torri e il numero otto si ripete sempre e l’ottagono, su cui è basata la pianta del complesso e dei suoi elementi è una forma geometrica fortemente simbolica. La sua posizione è studiata in modo che nei giorni di solstizio ed equinozio, le ombre gettate dalle pareti abbiano una particolare direzione.

L’edificio è, appunto, a pianta ottagonale e ad ogni spigolo si innesta una torretta a sua volta ottagonale. Lo spazio interno è suddiviso in due piani e nelle torri ci sono delle scale a chiocciola. Un elemento scarta l’ipotesi di fortezza, cioè le scale a chiocciola nelle torri sono disposte in senso antiorario ( a differenza di altre costruzioni difensive dell’epoca) situazione che mette in svantaggio gli occupanti del castello contro eventuali assalitori, perchè sarebbero stati costretti ad impugnare l’arma con la mano sinistra.

A livello del primo piano forse un tempo vi era un ballatoio in legno, oggi scomparso.

Così come sono scomparsi i marmi ed i mosaici che ricoprivano le stanze, evidentemente trafugati.

Ci sono, tra le altre, due ipotesi, una che fosse una specie di centro benessere, su modello dell’hamman arabo, per via delle canalizzazioni e di cisterne per la raccolta di acqua, la presenza di una vasca ottagonale al centro della costruzione e delle più antiche stanze da bagno della storia.

L’altra che, a causa dei forti simbolismi di cui è intrisa,  la costruzione potesse essere una sorta di tempio, o forse una sorta di tempio del sapere, in cui dedicarsi indisturbati allo studio delle scienze. Dal momento che Federico II era un uomo illuminato e molto colto ed amava circondarsi da persone di varie culture e religioni. Inoltre le alte pareti da cui è formato il cortile interno danno l’idea di trovarsi all’interno di un pozzo, che nella simbologia medioevale rappresentava la conoscenza.

Castel del Monte è raffigurato sulla moneta da un centesimo

ed è stato inserito tra i patrimoni dell’Umanità dall’Unesco nel 1996. Inoltre è stato notato come l’edificio, visto da lontano, appaia molto simile ad una corona e, in particolare, quella con cui fu incoronato Federico II stesso (anch’essa ottagonale).

 

finalmente ho visto il mio Castello…ooppss…fotografo indiscreto !!

Alla sera poi siamo andati nella “Masseria Torre di nebbia” dove abbiamo cenato e dormito. Sì, masseria, una volta era un ricovero per pecore, ma ora è stata ristrutturata completamente in maniera splendida, moderna e funzionale.

I salotti

vecchissimo albero di quercia bianca e un muretto a secco, caratteristico del luogo

salone interno adatto per ricevimenti, comunicante con la spianata esterna arredata.

vista di Castel del Monte in lontananza, dalla Masseria

Naturalmente abbiamo voluto cenare nella Masseria e per questo vi rimando poi alla pagina “Ristoranti sì e no”.

scelta del vino?