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ASPIC DE POMMES A’ LA CREME

Questa ricetta mi è arrivata via mail da Ferney Voltaire, da SILVYE ed è tratta da un vecchio quaderno di ricette di sua nonna.

Questa è l’originale:

Aspic de pommes à la crème

  • 1 kg de pommes
  • 250 g de sucre cristallisé
  • 100 g de sucre en morceaux
  • 30 g de beurre
  • ½ gousse de vanille

Eplucher les pommes. Les couper en lamelles fines. Mettre dans une casserole avec le sucre et la vanille. Placer sur feu doux, en couvrant. Laisser cuire 2h ½  sans remuer, mais en secouant la casserole

Passer dans un tamis. Verser la compote dans un savarin et laisser au froid une nuit. Démouler et verser au centre une crème anglaise froide ou au caramel.

ASPIC DI MELE ALLA CREMA

  • 1kg di mele
  • 250 gr di zucchero cristallizzato
  • 100 gr di zollette di zucchero
  • 30 gr di burro
  • Mezzo baccello di vaniglia

Sbucciare le mele, tagliarle in fettine sottili, metterle in una casseruola con lo zucchero e la vaniglia.Mettere su fuoco dolce, coperte, lasciar cuocere due ore e mezza senza mescolare, ma scuotendo la casseruola.  Passare al setaccio. Versare il composto in uno stampo a ciambella e lasciare al freddo per una notte.

Sformare e versare al centro una crema inglese fredda o al caramello.

Purtroppo non mi è arrivata la foto, ma seguendo la ricetta…immaginiamola, è sicuramente deliziosa e non potevo non presentarvi questo aspic francese.

(foto dal web)

 

 

LE PRUGNOLE DEL MACERO

Oggi siamo andati al macero di Fiorino (quello dei pesci gatto) ed abbiamo trovato degli alberelli pieni pieni di questi deliziosi frutti, azzurro/violaceo, a grappolo addirittura.

Sono “ LE PRUGNOLE” un “frutto dimenticato”.

“ per frutti dimenticati si intendono quelli che un tempo erano invece importantissimi sia perché fornivano sostentamento in periodi di carestia alimentare, sia perché venivano utilizzati in medicina per curarsi ed alleviare i malanni. “Tutti gli alberi ed arbusti che i nostri contadini piantavano in prossimità delle case coloniche avevano prima di tutto una funzione pratica: ogni pianta non veniva messa a dimora casualmente, ma per fornire cibo o cure, oppure alimenti e riparo al bestiame, o per mitigare gli eccessi del clima. La funzione estetica era solamente un aspetto secondario.” ricorda Luciano Pallotti, sulla rivista “Romagna, ieri,oggi e domani”.

“Frutto piccolo, poco commerciabile, deperibile, dal sapore particolare”

questi sono gli aspetti negativi che fanno sì che questi frutti siano rimasti ai margini del mercato, sebbene ricchi di sapore e prodotti da piante robustissime, resistenti alle malattie. Le piante sono state abbandonate ed ora rischiano l’estinzione. Con loro si perderanno migliaia di “fole”(favole), detti, indovinelli o soltanto modi di dire, che i nonni tramandavano ai più piccini, raccontandoli davanti al focolare o durante le veglie nella stalla. Queste piante rappresentavano durante tutto l’arco dell’anno una continuità alimentare. Una tradizione legata al modo di raccogliere la frutta descrive così la sua ritualità: “Il contadino lasciava almeno tre frutti sulla pianta, uno per il sole, uno per la terra e infine uno per la pianta che aveva lavorato duramente e si meritava un premio”. Nei lunghi inverni del passato, le popolazioni contadine hanno ingannato la fame cibandosi di frutti che venivano essiccati e conservati nel “fruttaio” perché maturassero. Quelli che non si prestavano al consumo immediato, venivano cotti per ottenere ottime marmellate, gelatine e salse o impiegati per la preparazione di bevande leggermente alcoliche. Negli ultimi anni molti Comuni, Associazioni e Enti, con la collaborazione di alcuni agricoltori organizzano iniziative, mostre e sagre paesane che mantengono in vita la coltivazione di questi frutti e le tradizioni ad essi collegate.

( tratto da – Manuale sui frutti dimenticati di Katia Agide – 2007)

Abbiamo potuto raccoglierne quante ne volevamo e così abbiamo fatto.

Poi si è posto il problema di come usarle, come? Ma a confettura, sciroppate, nel liquore, in preparazioni dolci/salate, negli gnocchi friulani, addirittura ho trovato una ricetta per fare un sugo per la pasta, ma sinceramente l’ho scartata. E poi cercherò di inventarmi qualche cosa.

Man mano presenterò le varie preparazioni. Ora partiamo dalla più semplice:

LE PRUGNOLE SCIROPPATE

  • Tante prugnole quanto ne bastano per riempire un vaso da 1 kg,
  • Due cucchiai di zucchero

Mettere le prugnole nei vasi, unire lo zucchero (io ho usato per un vaso quello alla cannella e per un altro quello alla vaniglia, preparati da me), batterli per uniformare tutto e farli sterilizzare per circa 25 min. Lasciarli raffreddare nella pentola, ma se occorresse questa per altri vasi, si possono togliere e coprirli con un panno.

Non ho preparato prima lo sciroppo perché preferisco che si formi da solo, senza aggiungere acqua, durante la bollitura dei vasi.

ed eccole qui, pronte per essere gustate questo inverno e per farci ricordare l’estate.