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Puglia, ultimo atto

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E così siamo arrivati alla fine del nostro viaggio nel nord della Puglia, bellissima terra, persone gentilissime, ottima eno-gastronomia e il desiderio di ritornare è molto forte.

Ci siamo fermati a NOCI, paesino la  cui caratteristica sono “Le gnostre” (da claustrum etimo di chiostro) che sono dei piccoli spazi che si aprono nelle viuzze del centro antico, un tempo vere e proprie strade poi richiuse per far posto alla costruzione di nuove abitazioni in seguito all’incremento demografico registrato durante il XVIII secolo. Buon ristorante “L’Antica locanda”.

Da lì siamo passati da ALBEROBELLO,

di cui tralascio il racconto, perchè è un paesone molto turistico e conosciutissimo, parlerò in un altro articolo solo del ristorante “Evo” uno dei migliori dove siamo stati.

Tralascio anche il racconto delle GROTTE DI CASTELLANA, solo perchè molto conosciute anche loro, però con passaggi molto stretti per cui dopo mezzo percorso io ed un’altra signora abbiamo dovuto uscire, accompagnati da una gentile guida, perchè eravamo senza fiato, poco ossigeno e troppa anidride carbonica. Comunque per me sono molto più belle ed interessanti le Grotte di Frasassi.

L’ingresso naturale alle grotte è un’enorme voragine profonda 60 mt. denominata “Le Grave”. Unica foto del mio percorso….

Da lì siamo arrivati ad OSTUNI, dove mi fermo, perchè ne vale la pena.

Detta anche Città Bianca, per via della caratteristica  peculiare del centro storico, che era l’imbiancatura a calce delle case fino ai tetti. L’uso, attestato sin dal Medioevo, deriva, oltre che dalla facile reperibilità della calce come materia prima, dalla necessità di assicurare alle viuzze e agli ambienti ristretti di impianto medievale una maggiore luminosità, data dalla luce sia diretta che riflessa. Questo costume ha rivestito anche un ruolo importante storicamente nel XVII secolo quando l’imbiancatura a calce fu l’unico modo per evitare che la peste dilagasse nella cittadina ed il contagio aumentasse sino a portarne la distruzione.

Dopo aver pranzato in piazza, all’ombra della Guglia di Sant’Oronzo, alta m 20.75, dall’esuberante decorazione barocca e dopo aver visto che per girare il centro storico (in salita)  occorrevano buone gambe, fiato e…….voglia, abbiamo optato per… l’Ape car,

che ci ha permesso di visitare tutti gli angoli di questa città.

 

Ma una delle cose straordinarie di questa città è stato il ritrovamento di uno scheletro di donna gravida, in una grotta  di Santa Maria di Agnano, un luogo di straordinaria ricchezza archeologica a pochi chilometri da Ostuni.

Delia (nome datole dal professor Coppola) aveva una ventina d’ anni, era alta, slanciata e nell’ aspetto identica alle sue attuali discendenti. Apparteneva a un clan di cacciatori e come loro aveva gambe lunghe e robuste per inseguire i cavalli che pascolavano bradi nella prateria. Morì nel tentativo di dare alla luce un figlio. Il corpo gravido venne trasportato nell’ ampia caverna che durante la brutta stagione offriva riparo ai cacciatori. La mano destra, adorna di un bracciale, le venne adagiata sul grembo, come a simulare un gesto di materna dolcezza. Dopo la scoperta il blocco di pietra contenente lo scheletro fu trasportato nel Museo di Ostuni e lì venne separato dal resto della pietra. Una volta individuato lo scheletro raggomitolato di Delia, all’ altezza del bacino, comincia a prendere forma anche il feto, di cui si riconoscono tutte le ossa tenere del cranio, la mandibola, le braccine ripiegate, la minuta gabbia toracica. “Sebbene le sepolture paleolitiche siano piuttosto rare in Italia, l’ enorme valore scientifico del ritrovamento è essenzialmente dovuto alla presenza del feto: finora unico al mondo per il periodo Pleistocenico”,spiega il paleoetnologo Donato Coppola, autore del ritrovamento. Il reperto ha 24.410 anni. Con misure antropometriche del feto,  si è potuto stabilire che, quando morì, la donna era incinta di oltre otto mesi.

( da: archivio/repubblica/1992/10/29/delia-donna-infelice-di-24-mila-anni.)

La donna presenta anche un braccialetto di conchiglie forate e un copricapo  costituito da circa seicento conchiglie  impastate con ocra rossa (materiale a quei tempi prezioso e difficile da trovare). Il che fa suppore una cura particolare nella sepoltura. Nel museo è stata riprodotta così come è stato ritrovato lo scheletro e deve essere emozionante vedere un reperto così antico e misterioso.

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Non abbiamo potuto andare a visitarla perchè il museo era chiuso, allora è un buon motivo per ritornare.

Poi abbiamo visto da lontano LOCOROTONDO, altra cittadina interessante da visitare.

Ci siamo trasferiti poi verso il mare, sulla strada del ritorno a casa. Prima ci siamo fermati a MONOPOLI, che rappresenta, sull’Adriatico uno dei porti più attivi e popolosi della regione. Il suo caratteristico centro storico di origine alto-medievale, sovrapposto ai resti di un abitato messapico fortificato già nel V secolo a.C., si affaccia sul mare circondato da alte mura.

Notevole anche la Concattedrale della Madonna della Madia,

 

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In una cappella della chiesa ci sono le travi di una zattera sulla quale, secondo la tradizione, l’icona della Madonna arrivò nel 1117 nel porto di Monopoli.

Proseguendo siamo arrivati a TRANI,  conosciuta anche come “la perla dell’Adriatico“, è famosa per la Cattedrale romanica che si affaccia direttamente sul mare,ed è inserita nella lista delle “meraviglie italiane“, oltre che per la produzione di un particolare tipo di marmo (la pietra di Trani) e di vinoMoscato.

Il castello svevo è stato edificato nel 1233 sotto il regno di Federico II. Nel castello soggiornò spesso il figlio di Federico, Manfredi.

Il porto

Cattedrale –

Classico esempio diarchitettura romanica pugliese la Cattedrale venne costruita durante la dominazione  normanna, iniziata nel 1099 e ultimata nel 1143 ed è dedicata a San Nicola Pellegrino. La costruzione è stata realizzata usando il materiale di tufo calcareo tipico della zona: si tratta della pietra di Trani estratta dalle cave della città, caratterizzata da un colore roseo chiarissimo, quasi bianco.

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Dopo aver pranzato nel ristorante “L’altro molo” sul quale stendo un velo pietoso e non ve lo consiglio, siamo ripartiti verso casa, un po’ cupi come il cielo, ma felici di aver trascorso una settimana alla scoperta di posti meravigliosi, ricchi di storia, alcuni addirittura poco conosciuti,

In un autogrill dell’autostrada c’è un cartello che dice: “Siete in un paese meraviglioso”, cerchiamo di far sì che continui ad essere vero.

 

 

                                               

 

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Puglia – Castel del Monte

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Castel del Monte è una costruzione misteriosa, che si erge su una collina dominante la pianura, costellata di ulivi, mandorli, querce e masserie. Fatta costruire nel XIII secolo da Federico II di Svevia nell’altopiano delle Murge.

E’ ottagonale, con otto torri e il numero otto si ripete sempre e l’ottagono, su cui è basata la pianta del complesso e dei suoi elementi è una forma geometrica fortemente simbolica. La sua posizione è studiata in modo che nei giorni di solstizio ed equinozio, le ombre gettate dalle pareti abbiano una particolare direzione.

L’edificio è, appunto, a pianta ottagonale e ad ogni spigolo si innesta una torretta a sua volta ottagonale. Lo spazio interno è suddiviso in due piani e nelle torri ci sono delle scale a chiocciola. Un elemento scarta l’ipotesi di fortezza, cioè le scale a chiocciola nelle torri sono disposte in senso antiorario ( a differenza di altre costruzioni difensive dell’epoca) situazione che mette in svantaggio gli occupanti del castello contro eventuali assalitori, perchè sarebbero stati costretti ad impugnare l’arma con la mano sinistra.

A livello del primo piano forse un tempo vi era un ballatoio in legno, oggi scomparso.

Così come sono scomparsi i marmi ed i mosaici che ricoprivano le stanze, evidentemente trafugati.

Ci sono, tra le altre, due ipotesi, una che fosse una specie di centro benessere, su modello dell’hamman arabo, per via delle canalizzazioni e di cisterne per la raccolta di acqua, la presenza di una vasca ottagonale al centro della costruzione e delle più antiche stanze da bagno della storia.

L’altra che, a causa dei forti simbolismi di cui è intrisa,  la costruzione potesse essere una sorta di tempio, o forse una sorta di tempio del sapere, in cui dedicarsi indisturbati allo studio delle scienze. Dal momento che Federico II era un uomo illuminato e molto colto ed amava circondarsi da persone di varie culture e religioni. Inoltre le alte pareti da cui è formato il cortile interno danno l’idea di trovarsi all’interno di un pozzo, che nella simbologia medioevale rappresentava la conoscenza.

Castel del Monte è raffigurato sulla moneta da un centesimo

ed è stato inserito tra i patrimoni dell’Umanità dall’Unesco nel 1996. Inoltre è stato notato come l’edificio, visto da lontano, appaia molto simile ad una corona e, in particolare, quella con cui fu incoronato Federico II stesso (anch’essa ottagonale).

 

finalmente ho visto il mio Castello…ooppss…fotografo indiscreto !!

Alla sera poi siamo andati nella “Masseria Torre di nebbia” dove abbiamo cenato e dormito. Sì, masseria, una volta era un ricovero per pecore, ma ora è stata ristrutturata completamente in maniera splendida, moderna e funzionale.

I salotti

vecchissimo albero di quercia bianca e un muretto a secco, caratteristico del luogo

salone interno adatto per ricevimenti, comunicante con la spianata esterna arredata.

vista di Castel del Monte in lontananza, dalla Masseria

Naturalmente abbiamo voluto cenare nella Masseria e per questo vi rimando poi alla pagina “Ristoranti sì e no”.

scelta del vino?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Impressioni del giro in Puglia

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  ( vengo anch’io con voi….)

Da tempo pensavamo di andare a fare un giro in Puglia,  e infine ci siamo decisi. Parlando un giorno con una coppia di cugini abbiamo detto loro se volevano venire, ma lui ci ha risposto che avevano in programma un viaggio a Capo Nord, pazienza.

Dopo due giorni ci telefona per dirci che avevano la valigia pronta e noi, per Capo Nord? Nooo, per la Puglia !!! Evviva, allora programmiamo e partiamo.

Prima tappa Castel del Monte, sotto Andria,  e ci appare là isolato su una collina in tutta la sua bellezza. Visitiamo quello che ancora oggi è oggetto di dibattiti per la sua funzione. È certo che è stato costruito da Federico II di Svevia.

Alla sera andiamo in una masseria, Torre delle Nebbie, splendidamente ristrutturata e lì abbiamo cenato e  dormito in un’atmosfera così tranquilla e serena di cui avevamo bisogno.

Il giorno dopo siamo partiti per Gravina in Puglia il cui toponimo proviene dalle “gravine”, spaccature della crosta terrestre simili a canyon. Qui Federico II fece costruire un castello per le sue battute di caccia. Gravina ha una storia che risale al Paleolitico antico (2.5 milioni di anni fa). Ed è rimasta lì ad aspettare il mio scivolone…

Dopo di che siamo partiti per Altamura, bella cittadina che ha una bellissima cattedrale in romanico pugliese e il classico “pane di Altamura” grosse pagnotte, profumate e buonissime anche per bruschette. Poi, racconterò le altre cose molto interessanti della cittadina, tipo “l’uomo di Altamura”.

Da Altamura ci siamo spostati a Matera e lì ci siamo fermati due giorni, perché lei pretende una visita accurata per capire cosa siano i famosi “Sassi”. Esperienza emozionante, abbiamo imparato e capito tante cose che non vengono raccontate e che restano nascoste, fino a che gente del luogo non le spiega.

Naturalmente abbiamo sempre mangiato benissimo, le specialità della pasta, della carne, dei formaggi, le olive e…dell’ottimo vino. Abbiamo anche cenato nei ristoranti ubicati nelle grotte.

Abbiamo lasciato Matera con un po’ di nostalgia, pronti a ritornare per vedere ancora questa unicità tutta italiana che sono i “Sassi”.

Siamo giunti a Noci, uno splendido paesino, per me sconosciuto, con un centro storico tutto racchiuso da stradine strette, piene di fiori. Ma è in una posizione strategica per visitare i luoghi caratteristici della Murgia. Tipo Alberobello che abbiamo visitato il giorno dopo. Intanto tutta la Murgia è disseminata da trulli, e nella valle dell’Itri, parte meridionale dell’altipiano  ce ne sono tantissimi, vecchi, nuovi, ristrutturati, nascosti da ulivi, ulivi, ulivi… Sembrano un po’ le case dei Puffi..

La via principale di Alberobello, con un trullo attaccato all’altro è piena di negozietti di souvenir e per vedere il vero paese bisogna spostarsi nella via parallela.

La tappa del giorno dopo è stata Castellana grotte, tanto decantata, piena di gente, scolaresche e gruppi di pensionati a spasso. Sicuramente le grotte hanno un certo fascino, ma anche tanta umidità , rarefazione d’aria e alcuni percorsi in cui si passa uno alla volta , in una profondissima fenditura (Mauro doveva camminare a testa bassa, lui dall’alto del suo m e 91 per via degli speroni rocciosi) per cui dopo 3 km io ho dovuto fare dietro-front se non volevo che mi saltasse il mio P.M.

Io preferisco le grotte di Frasassi, molto più agibili.

Da Castellana, passando sempre nella piana, costellata di masserie, siamo arrivati a Ostuni, la città bianca, per via del suo caratteristico centro storico che un tempo era interamente dipinto con la calce bianca, oggi solo parzialmente.

Abbiamo preso un modernissimo mezzo per poter girare il centro, cioè un’Ape-car che ci ha portato a spasso, risparmiandoci le salite. Anche qui nel museo c’è un reperto antico molto interessante, la “donna di Ostuni”.

Alla sera siamo ritornati a Noci e il mattino dopo abbiamo preso la strada del ritorno passando da Monopoli e fermandoci a pranzo a Trani, che ha una splendida cattedrale che si affaccia sul mare.

Ho molti aneddoti da raccontare, scoperte fatte ed anche raccontare, con foto, cosa abbiamo mangiato, ecc.

Bellissima Puglia, terra piena di sorprese, penso che ritorneremo per vedere quello che ci manca.

Castel del Monte

Matera

Toccata la terra di Puglia

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Eh, sì, letteralmente….un inciampo in un marciapiede di Gravina in Puglia e, nulla di grave, ma un signor livido lungo la gamba e battuta la testa (normale). Ma questo mi ha fatto conoscere la gentilezza dei Pugliesi, perchè Mauro e il cugino erano davanti e una signora ha urlato…la signora è cadutaaa…si sono precipitati in so quanti a tirarmi su, si è fatta male? dove le fa male? come sta? datele dell’acqua…insomma mi è passato il male nel vedere tutta questa premura.

In ogni caso la Puglia è splendida e i Pugliesi sono delle persone gentilissime, disponibili e non invadenti, nei negozi per esempio, entri, guardi, nessuno che ti pressa per venderti qualunque cosa. E negli alimentari? Siamo entrati in un panificio ad Altamura per acquistare il famoso pane e, oltre ad avercelo fatto assaggiare, ci hanno dato biscotti, dolcetti, taralli,  insomma di tutto e di più, così abbiamo potuto scegliere quello che più ci piaceva.

E’ stato un giro cultural-eno-gastronomico, l’ho preparato leggendo, informandomi, cercando i posti più interessanti (ma quale è in Puglia che non lo sia), gli alberghi e programmando i giorni di viaggio.

Noi ed anche la coppia di cugini che era con noi, siamo stati molto soddisfatti, è stato molto piacevole, rilassante direi e divertente. Ci siamo trovati molto bene e ci siamo affiatati, abbiamo avuto un “autista” eccezionale che ci ha portato dappertutto e stiamo già programmando altre gite insieme. Pensiamo in Italia prima di tutto, perchè non si è mai finito di scoprire quanti posti meravigliosi ci siano qui.

Il nostro giro è partito da Bologna a Castel del Monte, sotto Andria, poi Altamura, Matera, Noci, Alberobello, rientro a Noci. Il mattino dopo Grotte di Castellana, Ostuni e ritorno a Noci.  Siamo poi partiti da Noci, toccato Monopoli e fermata per pranzare a Trani, quindi rientro a casa.

Ora per addormentarci non conteremo più le pecore, ma gli ulivi…splendidi, quelli centenari poi, a migliaia.

Farò un resoconto delle varie tappe, per me come ricordo e per chi mi legge, se vuole, per condividere la mia esperienza.

Vivaio di ulivi, che bello pensare che avranno vita lunga.

Lago Maggiore e le sue isole.

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Ma sì, avevamo detto che dopo la gita di un giorno avremmo ripetuto l’esperienza e l’occasione è capitata.

Dovendo andare sul Lago Maggiore ne abbiamo approfittato per fare questa volta due gite, una in un pomeriggio e l’altra in un giorno intero. Intanto voglio dire che il lago Maggiore è il lago più bello d’Italia, in qualunque stagione, in primavera poi è un’esplosione di fiori, di colori e l’autunno al lago poi è magico, le foglie ingialliscono e i fiori hanno dato spazio ai tanti semi che guarniscono gli alberi di tante piccole gemme.

Il Lago Maggiore o Verbano è un lago prealpino di origine fluvioglaciale, il secondo per superficie in Italia, dopo il lago di Garda e per profondità, dopo il lago di Como. Il suo nome “Maggiore” deriva dal fatto che in passato era il più esteso dei laghi prealpini (fino alla formazione della Piana di Fondotoce, infatti, il Lago di Mergozzo era unito al Lago Maggiore). Le sue rive sono condivise tra Svizzera (Canton Ticino) e Italia (province di Verbano-Cusio-Ossola, Novara, Varese).

L’arcipelago delle Isole Borromee è situato nel braccio di lago chiamato golfo Borromeo che vede affacciate e contrapposte Stresa e Pallanza. L’arcipelago si compone di tre isole, un isolino e uno scoglio:

Isola dei Pescatori, a sinistra e lo scoglio della Malghera o isolino degli innamorati, in centro, a destra Isola Bella, sullo sfondo in centro Isola Madre, l’isolino San Giovanni è in fondo.

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Nel XIV secolo i Borromeo, potenti feudatari della zona ma originari di San Miniato, divennero proprietari delle isole e iniziarono così la loro trasformazione. Tutt’oggi la famiglia possiede ancora l’Isola Bella e l’Isola Madre, oltre ai due scogli emersi conosciuti come Castelli di Cannero per via delle rovine di due fortificazioni medioevali.

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L’Isola Madre è la più grande dell’arcipelago.  A partire dal 1501 Lancillotto Borromeo,  introduce nell’isola le prime coltivazioni di agrumi, produttive sino alla fine del Settecento, fatti arrivare dalla Liguria, insieme con un giardiniere (“hortolano”) che li accudisca. Poi c’è il grande e scenografico giardino all’inglese di 8 ettari, nel quale è presente una numerosa fauna di volatili orientali, come pavoni bianchi, fagiani dorati e pappagalli, liberi nello splendido giardino.

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L’Isola Bella è a circa 400 metri al largo di Stresa. E’ in gran parte occupata dal giardino all’italiana del palazzo Borromeo,  che, abilmente progettato nei secoli, presenta fioriture multicolori per tutto l’anno, a rotazione tra le varie specie floreali (rose, orchidee, bulbose, magnolie, frutteti, azalee, gardenie, glicini). Il giardino  viene considerato il piu’ bel giardino Barocco d’Europa.

Il palazzo, aperto alle visite, mostra i suoi saloni e camere del piano nobile, realizzati dal XVII al XIX secolo, e la galleria degli arazzi, così detta per i suoi enormi arazzi fiamminghi, sei in tutto, del XVI secolo, in seta e oro, il cui tema ricorrente è il Liocorno, emblema dei Borromeo.

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Nella parte inferiore le grotte, ricoperte di pietre e conchiglie di una infinita varietà di tipi.

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L’Isolino di San Giovanni Si trova di fronte a Pallanza, a pochi metri di distanza dalla riva. L’isola è famosa perché fu per molti anni (dal 1927 al 1952) residenza, nel seicentesco Palazzo Borromeo, del celebre direttore d’orchestra Arturo Toscanini e (gossip) l’anno scorso vide le nozze tra Beatrice Borromeo e Pierre Casiraghi figlio di Carolina di Monaco.

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L’isola dei Pescatori,è l’unica dell’arcipelago ad essere stabilmente abitata. Ospita un piccolo borgo, dalle caratteristiche case a più piani (con lunghi balconi per essiccare il pesce), con una piazzetta, caratteristici vicoli stretti, il lungolago e la via principale per permettere gli spostamenti rigorosamente a piedi dei 57 abitanti che vivono di pesca e turismo.

Un fenomeno che si verifica periodicamente (in genere in autunno e primavera) è quello dell’acqua alta. In seguito ad abbondanti precipitazioni, il livello del lago sale e l’acqua invade la passeggiata a riva fino a lambire le case. Ma le vecchie abitazioni dimostrano una saggezza architettonica nella loro costruzione. Le loro soglie infatti sono sempre collocate nelle stradine interne a livelli più rialzati rispetto alla riva, dunque l’acqua non entra nelle case.

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Lo Scoglio della Malghera, noto anche come Isolino degli Innamorati è un piccolo isolotto collocato a metà strada tra l’Isola Bella e l’Isola dei Pescatori, ed è disabitato.

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Abbiamo preso il battello e siamo andati all’Isola Bella e all’Isola Pescatori, dopo tanti anni non si può pretendere di trovare la bellezza e la calma degli anni passati, ma…..grossa delusione…scesi dal battello.. bar, ristoranti, banchetti, bar, banchetti di abbigliamento e cianfrusaglie varie. Ma dove sono le isole? Seppellite da tutta questa confusione, almeno andiamo a visitare il palazzo all’isola Bella, si entrava e si poteva visitare almeno la parte inferiore, ora devi pagare subito (15 euro) solo per il palazzo, sarà per un’altra volta forse. Riprendiamo sconsolati e ci mettiamo ad aspettare il battello, prendiamo una bottiglietta d’acqua..due euro….ma andate a lavorare !!!

All’isola Pescatori speriamo che le cose siano diverse, macchè, stessa confusione, bar, banchetti, trattorie, bar, banchetti..facciamo il giro dell’isola, bello, se non che è molto sporca, arriviamo alla lingua di terra tra gli alberi ed anche lì, bimbi che giocano al pallone, spiaggetta sassosa sporca, gente che gira a vuoto. L’unica è sedersi ed aspettare il battello che ci riporti a Pallanza.

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Vale la pena di andare a fare un giro in battello o aliscafo

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per vedere le isole dal lago, bellissime, ma se volete conservare un bel ricordo…non scendete.

Ho imparato che rivedendo i luoghi dell’infanzia bisogna rendersi conto che non esistono più, anche se le case, le strade sono le stesse, non sono più quelle e ci si deve accostare ai vari luoghi non cercando quello che non c’è più, ma cercando di vedere cose nuove.

E se si resta delusi…allora rifugiamoci nei ricordi.

 

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Alla sagra dell’aglio

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Serata alla sagra dell’Aglio di Voghiera, tra divertimenti, mangiate, degustazioni varie e giro dei banchetti con tutto e di più.

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Voghiera (Fe), da non confondere con Voghera (Pv), è un paese in provincia di Ferrara, conosciuto soprattutto per la produzione di aglio. Fin dall’epoca degli Estensi, infatti, signori di Ferrara dal 1288 al 1598, l’area dell’antica Voghenza, oggi Voghiera, è destinata alla coltivazione di piante da orto, erbe aromatiche e soprattutto aglio. Dopo la fine della dominazione estense, i proprietari della zona che avevano apprezzato il valore e la qualità di queste fertili terre, un tempo situate lungo il corso del fiume Po, hanno portato avanti la coltivazione dell’aglio che si è mantenuta fino ai nostri giorni. Grazie al suolo leggero, con sabbie di origini fluviali, argilloso e limoso, che favorisce l’equilibrio tra qualità e aromaticità, le caratteristiche organolettiche dell’Aglio di Voghiera Dop sono insuperabili e lo distinguono, fin dal primo assaggio, da ogni altro tipo di aglio.

In questo territorio deltizio, situato tra Ferrara e le Valli di Comacchio,  Voghiera e Voghenza si fronteggiavano sulle sponde del  Po-Eridano in corrispondenza della grande isola fluviale che ancor oggi è perfettamente  identificabile nel parco della storica villa Massari-Mazzoni (XVIII sec.). La favorevole posizione sulla via d’acqua ha facilitato le comunicazioni ed  il commercio dei prodotti di questa terra, quindi Niccolò III, Marchese d’Este, scelse questo territorio  per costruire la residenza estiva della Corte nel 1436, Chiamata “La Delizia di Belriguardo”

La Delizia di Belriguardo è una d elle 19 prestigiose residenze (chiamate delizie) degli Este

Purtroppo dopo gli Estensi, la Delizia subì un totale abbandono , poco è rimasto dello splendore del palazzo, se non una camera con affreschi, ma oggi il luogo viene comunque rivalorizzato dal Comune, ed ospita varie manifestazioni, tra cui appunto, la sagra dell’Aglio Dop. 

Per conoscere e apprezzarne al meglio gusto e proprietà, ogni anno il Consorzio Produttori Aglio di Voghiera, con la partecipazione del comune di Voghiera, organizza una mostra-mercato nel corso della quale è possibile degustare e acquistare diverse specialità e ricette a base di aglio (aglio sott’olio, paté d’aglio, olio aromatizzato all’aglio, salame all’aglio e persino una caciotta a pasta molle di latte vaccino aromatizzata all’aglio) assistere a manifestazioni e spettacoli.

Noi abbiamo cominciato con un gioco, un Memory e al rispondere ad alcune domande sull’aglio da parte di un computer. C’era una gentile signora che ci ha fatto giocare e divertire e io ho vinto uno sbuccia-aglio e un simpatico zainetto.

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Abbiamo poi scoperto che questa signora è il Sindaco di Voghiera, la dott.ssa Chiara Cavicchi, una persona giovane e simpatica, pensate se i politici che ci ritroviamo si sarebbero messi a far giocare gli ospiti e poi a mettersi in fila, dietro agli altri, per prenotare il pranzo…..In politica ci vogliono i giovani, intelligenti e con entusiasmo, come lei.

Ed eccoci qua, una mia amica, io e il Sindaco in mezzo, che gentilmente ha acconsentito a farsi fotografare con noi, illustri sconosciute.

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Poi siamo andati a cena, menù:

  • bruschette con pomodorini e altre con pancetta, naturalmente strofinate con aglio
  • tortelloni di zucca (classiche, siamo nel ferrarese)
  • ravioli ripieni di salame all’aglio, conditi con burro fuso
  • grigliata e patatine, negli spiedini c’erano anche degli spicchi d’aglio arrostiti (buonissimi gli spicchi d’aglio)
  • torta della nonna o alle fragole
  • pesche
  • pane crocetta ferrarese004

 

poi siamo andati in giro per la sagra, visitando i banchetti e naturalmente assaggiando il tutto (coraggio dopo una cena così), poi abbiamo mangiato anche il gelato all’aglio, una base di panna con aglio e gocce di aceto balsamico, strabuonissimo e delicato.

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Ma la cosa più buffa era un perfetto Mister Aglio che si aggirava per i tavoli salutando tutti

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facendosi poi fotografare.

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…e come l’aglio di Voghiera, era “dolce e gentile”

 

 

 

 

 

 

 

Giulietta e Romeo

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Per farsi “perdonare” della serata romantica passata a guardare la Juventus…la sera prima del mio compleanno, Mauro mi ha portata il giorno dopo a visitare i castelli di Romeo e di Giulietta, a Montecchio Maggiore in provincia di Vicenza, che in realtà furono due rocche scaligere.

Che il sito dove sorgono gli attuali castelli sia stato sfruttato come punto di osservazione militare con una certa continuità nelle varie epoche storiche, lo attesterebbe anche il nome di “Bellaguardia” riferito al castello del Costo (o di Giulietta), tipica voce di origine longobarda o germanica, che farebbe pensare alla presenza sulla sommità del colle di una fortificazione anche durante l’età longobarda e franca.

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