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Melanzane, pomodorini in….burrata

Ora che ho il mio nuovo essiccatore , dopo aver essiccato i pomodori, provo a preparare qualche ricetta.

Con i pomodori essiccati ho preparato questa crema, qui la ricetta

 https://lastufaeconomica.wordpress.com/2018/08/30/primo-esperimento/

 

Questi gli ingredienti per questa ricetta, molto semplice:

  • crema di pomodori essiccati
  • melanzane
  • burrata
  • salamoia bolognese
  • olio

Ho grigliato delle melanzane a fette, le ho messe in un piatto, sopra un po’ d’olio e della salamoia, poi sopra ancora la crema di pomodorini e infine la burrata.

Ecco il risultato, molto gustoso per via della crema di pomodorini.

Salamoia bolognese

Ci sono tante ricette per questo tipo di salamoia,  che poi non sarebbe neppure tanto corretto il termine, poichè la salamoia vera e propria è una soluzione concentrata di sale per la conservazione alimentare, tipo le olive  acciughe ecc.

Ma in Emilia è sempre stata chiamata così e mi adeguo. Quindi la salamoia bolognese è un sale con erbe aromatiche. Io l’ho preparata essiccando le erbe e mescolandole con del sale mediamente grosso. Ho utilizzato salvia, rosmarino, timo, erba cipollina e aglio. Parliamo brevemente di loro:

Salvia officinalis

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Il nome generico (Salvia) deriva dal latino “salvus” ( = salvare, sicuro, bene, sano). Il nome specifico (officinalis) indica una pianta con proprietà medicinali,  serve per aromatizzare carni di vario genere, per condire i tortelloni burro e salvia, foglie fritte ecc.  Tra i principali effetti, la salvia ha efficacia antisettica ed è anche digestiva e calmante.

Rosmarinus officinalis

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Il rosmarino  viene utilizzato, oltre che per aromatizzare i cibi, anche come pianta ornamentale nei giardini, o per la coltivazione in vaso su terrazzi;  come insettifugo o deodorante nelle abitazioni (se ne bruciano i rametti secchi); per la produzione di un miele monoflorale.

timo

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l nome generico (Thymus) deriva da un antico nomgreco per una pianta profumata utilizzata come incenso nei sacrifici. Il timo in cucina viene usato come aroma  o come tè. Si raccolgono i fiori e le foglie che vengono usati per insaporire minestre e carni. Il timo è pianta mellifera, molto visitata dalle api che ne ricavano un ottimo miele, ma è poco comune perché aree con sufficienti timi sono poche. Era considerato il migliore nella Grecia classica (miele del Monte Imetto). L’olio essenziale di timo si utilizza contro la tosse e il mal di gola e in estetica può essere utilizzato nell’acqua del pediluvio per ottenere un’azione defatigante e disinfettante.

L’erba cipollina (Allium schoenoprasum)

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Queste piante sono molto aromatiche: odorano di cipolla per la presenza di composti solforati.  L’erba cipollina si usa quasi esclusivamente fresca poiché ha un aroma lieve che si perde facilmente.  Sottolinea il gusto di crêpes, salse, burri aromatizzati, insalate e zuppe, ma può accompagnare anche il pesce. Grazie alla sua elasticità viene anche usata per legare piccole preparazioni a forma di fagotto, come le crêpes, o mazzetti di verdure lessate. Le foglie verdi sono ottime in minestre, in intingoli e insalate.

Allium sativum

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L’aglio in cucina è molto utilizzato come condimento, ad es. come ingrediente per salse come bagna càudapestoaioli, Si consuma crudo o cotto, fresco o secco, intero, a fettine, tritato, in polvere. Ha proprietà antisettiche, cardiotoniche e cicatrizzanti. Dipinto nelle piramidi egizie, faceva parte del cibo fornito dalle autorità per mantenere gli schiavi in salute.

Ho essiccato, nel mio nuovo essiccatore Tauro, tutte queste erbe, poi le ho aggiunte al sale e ho tritato il tutto fino ad ottenere questa consistenza.

poi, dopo il controllo qualità…..

 

ho messo tutto nei vasetti, pronti per insaporire carni, pesci, insalate, verdure ecc. in modo da usarlo al posto del sale puro.

Primo esperimento

Primo esperimento con il mio Taury, il mio nuovo essiccatore, riuscito con un particolare da correggere.

Ho provato ad essiccare i pomodori, seguendo le indicazioni, tutto bene,

solo che non li ho messi subito via nei barattoli

 

e mi sono accorta che poi non erano più così come usciti dall’essiccatore. Aiuto !!!! domanda e risposta sollecita da parte dell’azienda. Bisogna metterli subito via perchè possono prendere dell’umidità che c’è nell’aria. Allora andrebbero consumati presto. Ma andando a spasso per il blog – Essiccare – tra le mille idee e ricette, veramente una miniera ho scoperto la ricetta del pesto di pomodorini.

Eccola qui, letta e preparata immediatamente.

  • pomodori secchi
  • parmigiano
  • basilico
  • olio
  • aceto
  • acqua
  • sale e spezie a piacere (io origano calabbbrese originale)
  • aglio

Bisogna essiccare i pomodori (già fatto), poi farli rinvenire per circa 20 minuti in acqua tiepida ed aceto (50/50) per evitare rischio botulino. L’acqua deve essere pari peso dei pomodori. Quando l’acqua sarà assorbita, levare i pomodori ed asciugarli.

Io ho tritato i pomodori, il parmigiano, il basilico, l’origano, l’aglio e aggiunto poco sale. Naturalmente l’olio fino a far diventare il tutto una crema. Ne ho fatto due vasetti che poi ho sterilizzato per 25 minuti.

 

Ne ho tenuto da parte una ciotolina che ho usato stasera per inventarmi un contorno di  melanzane, pesto di pomodori e burrata. La pubblicherò presto.

Così ho salvato i miei primi pomodori e ne ho fatto una crema per l’inverno, da usare su crostini, come condimento per la pasta, da contorno per un bollito o per dei formaggi.

Stasera sta essiccando delle erbe per preparare la salamoia bolognese, che preparerò domani.

Prugne o susine

Io non sapevo la differenza tra prugne e susine,  dicono che quando il frutto è fresco si chiami susina, quando è secco si chiami prugna.

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L’uso comune, in realtà, va oltre le classificazioni scientifiche: spesso si utilizza il termine “susina” per la qualità tonda e morbida, e “prugna” solo per quella blu-violacea dalla forma allungata, da cui deriva anche il colore prugna. I termini “susina” e “prugna” vengono spesso usati come sinonimi. In realtà si tratta di due diverse specie: Prunus domestica e Prunus salicina, comunemente indicati come susini europei e susini cino-giapponesi. Quindi stabilito o no? di cosa si parla, oggi ho preparato delle prugne, perchè sono violacee, sotto sciroppo.

Ho trovato quelle che vengono chiamate – borsa di bricco – viola, belle e spaccatelle, cioè con il nocciolo che si stacca facilmente. Stendiamo un velo pietoso sull’etimologia del nome…..

Comunque le ho acquistate in campagna, raccolte alla mattina e dopo averle lasciate per un paio di giorni allargate e fuori, le ho preparate per poterle conservare nei vasi.

Ho snocciolato le prugne, inserite nei vasi e ho aggiunto un cucchiaio di zucchero, prima di sterilizzare i vasi.

Eccole qui, pronte e snocciolate

qui sono nei vasi. Mi piacciono tanto questi con la chiusura con la gomma, mi ricordano le confetture fatte in casa,di una volta

Dopo aver aggiunto un cucchiaio di zucchero per vaso, le ho fatte sterilizzare per 20 minuti ed eccoli qui i vasi pronti per l’inverno.

 

fioritura primaverile.

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Peperoncini tondi

 

(foto : http://www.augelloaziendabiologica.it)

Parliamo ancora di peperoni, stavolta quelli piccoli tondi e…piccanti, di quelli che un giorno entrando in un negozio di prodotti siciliani (ma dai…) ho scambiato per pomodorini ripieni e, arrivata a casa, golosamente ne ho mangiati due insieme……fuoco e fiamme. Ho detto, mai più. Invece ho trovato dal mio fornitore di frutta e verdura, dei piccoli peperoncini appena colti e ho avuto voglia di farli ripieni e mettere nei vasetti.

Ingredienti:

  • peperoncini rossi piccoli
  • tonno
  • acciughe
  • olio di semi di girasole
  • timo
  • aceto/acqua

Ho messo in una pentola metà acqua e metà aceto, quando ha cominciato  a bollire ho calato i peperoncini e lasciarli bollire tre minuti. Poi li ho capovolti su un panno e li ho lasciati asciugare bene.

Nel frattempo ho tritato tonno, acciughe e timo, null’altro per non coprire troppo il sapore del peperoncino.

Una volta asciutti li ho riempiti e  inseriti nei vasetti sterilizzati e coperti di olio di semi di girasole, più leggero dell’olio di oliva e ugualmente adatto per i sott’oli.

Ora riposano in dispensa anche loro in attesa della stagione fredda che riscalderanno con il loro deciso sapore.

E questo è il primo articolo dopo il rientro, ma siccome sono in piena attività, presto proporrò tutto il resto dei vasetti.

 

Peperonata per l’inverno

L’estate  è un’esplosione di colori, che vorremmo catturare per il grigio inverno.

Risultati immagini per inverno

Uno dei modi per farlo e conservare le verdure.

 

Per esempio io ho preparato la peperonata, con i suoi peperoni rossi verdi e gialli, belli carnosi e poi l’ho messa nei vasetti. Così quest’inverno quando l’aprirò so già che ricorderò l’estate.

Risultati immagini per peperoni

Il PEPERONE o CAPSICUM.  Il nome latinoCapsicum” deriva da “capsa“, che significa scatola, e deve il nome alla particolare forma del frutto, una bacca, che ricorda proprio una scatola con dentro i semiAltri invece lo fanno derivare dal greco kapto che significa mordere, con evidente riferimento al piccante che “morde” la lingua quando si mangia, questo riguarda i peperoncini.

I miei sono peperoni non sono piccanti, anche perchè per evitare la piccantezza basta togliere la parte bianca all’interno del peperone stesso.

ingredienti :

  • peperoni rossi gialli verdi
  • cipolla
  • sale pepe
  • salsa di pomodoro
  • aglio
  • olio
  • un pizzico di zucchero
  • basilico

Far soffriggere la cipolla tritata fine e l’aglio in poco olio e un goccio di acqua, poi aggiungere le falde di peperone, lasciar soffriggere un po’ e poi aggiungere la salsa di pomodoro, il sale il pepe e lo zucchero.

Lasciar cuocere cinque minuti a fuoco basso e far poi far raffreddare. Inserire nei vasetti e sterilizzare per circa mezz’ora ed ecco pronta la mia peperonata .

 

 

 

La mia cassoeula

La cassoeula è un piatto lombardo tipico invernale, preparato con la verza (che deve essere raccolta dopo le prime gelate) e i cosiddetti scarti del maiale (piedini, orecchie, cotenne).

Era tanto tempo che avevo promesso ad una mia amica emiliana di farle assaggiare questo piatto tipicamente milanese ed è arrivata l’occasione, abbiamo invitato altri amici, perchè la cassoeula è un piatto che non si può preparare per due o quattro persone essendo  un piatto conviviale.

“Il piatto, così come viene preparato, nasce all’inizio del XX secolo, ma le sue varianti più antiche sono di origine incerta e controversa. Probabilmente, il piatto è legato alla ritualità del culto popolare di Sant’Antonio abate, festeggiato il 17 gennaio. Veniva preparato perchè segnava la fine della macellazione dei maiali.

Secondo la leggenda, la notte del 17 gennaio gli animali avranno facoltà di parola. Se solo fosse vero, chissà quali frasi ci rivolgerebbero e cosa ci racconterebbero delle loro vite. In passato, durante la notte degli animali parlanti, i contadini si tenevano lontani dalle stalle, perché udire gli animali conversare era segno di cattivo auspicio.

sant antonio abate animali

Nella tradizione culinaria popolare europea vi sono altri piatti con ingredienti simili, come le diverse forme di “potée” francesi (minestre a base di cavolo e maiale) o la Choucroute alsaziana, a sua volta derivata dal Sauerkraut tedesco

Il nome deriva probabilmente dal cucchiaio con cui si mescola (casseou) o dalla pentola in cui si prepara (casseruola).

Al di là delle leggende, gli storici individuano nel ricettario di Ruperto da Nola la prima ricetta riconducibile alla pietanza. Questo autore, originario di Nola, e che viene considerato uno dei padri della gastronomia spagnola, fu al servizio della corte Aragonese di Napoli, nel corso del XV secolo. Nella sua opera più importante, Il Libre del Coch, ci propone una ricetta di “Cassola de carn” in cui molti elementi riconducono alla Cassoeula.” (tratto da Wikipedia).

Come tutti i piatti tradizionali, anche la Cassoeula è stata tramandata con leggere modifiche.  In Brianza,  la Cassoeula è più asciutta rispetto a quella milanese. Nel comasco non si mettono i piedini ma si usa la testa del maiale, mentre nella provincia di Pavia si usano solo le puntine. La differenza più marcata, però, si registra nel novarese dove la carne di maiale può essere sostituita con quella d’oca.

Ed ecco la tavola pronta in attesa degli ospiti

Ed ecco gli ingredienti (ricetta originale tratta dal libro – La cucina lombarda – di A. Molinari Pradelli con alcune mie varianti), la sua preparazione è un po’ laboriosa, ma alla fine il risultato premia.

  • gr 600  di costine di maiale tagliate a piccoli pezzi
  • gr 300 di salsiccia
  • gr 200 di cotenne pulite
  • 2 kg di cavolo verza
  • due cipolle piccole
  • trito di sedano e carota
  • vino bianco secco q.b.
  • salsa di pomodoro
  • olio burro
  • sale e pepe

Tagliare a pezzi la verza lavata e metterla sgrondata in una capace pentola ad “asciugare” attenzione che non attacchi sul fondo.

Mettere in una pentola di acqua salata le cotenne e farle cuocere per circa un’ora per sgrassarle bene.

Intanto in una casseruola capace far soffriggere la cipolla in olio e burro, appena è dorata mettere nella pentola le costine  e la salsiccia; lasciar insaporire e poi versarvi il vino bianco secco e far asciugare a fuoco leggero. Togliere quindi le carni dalla casseruola e nel fondo rimasto mettere il trito di carote e sedano, aggiungere la salsa di pomodoro, sale e pepe, incoperchiare e far cuocere adagio mescolando ogni tanto.

Quando si è un po’ ritirato aggiungere la verza, mescolare e poi sopra aggiungere le carni e le cotenne cotte, ricoprire con il coperchio e lasciar stufare per un’ora o un’ora e mezza a fuoco basso.

La cassoeula va servita caldissima e un po’ ” tachenta” cioè un po’ collosa, ma non unta, accompagnata da una bella polenta fumante. Io  l’ho preparata con la farina ai cinque cereali. Ed il vino Bonarda dell’Oltrepo’ ha fatto da buon accompagnamento.

Ed ecco il risultato finale della mia cassoeula, molto gradita !!!!