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TORTA DI PANEMELE

Questa è una torta che faceva sempre mia nonna, quando passavo l’estate sul lago da lei. Era una merenda che aspettavo con impazienza e me ne mettevo via sempre una fetta per mangiarla con calma quando mi rifugiavo nella mansarda, dove avevo fatto il mio regno.

Il mio regno…quanti ricordi, mi ero fatta un “appartamento” per me, le mie bambole e  il mio orsacchiotto. Con quello che trovavo, assi, cassette, oggetti dimenticati in soffitta avevo fatto dei piccoli mobili, mio zio aveva trasformato un vecchio armadietto farmacia in un armadio per gli abiti delle bambole, l’aveva tutto ricoperto, dipinto ed io ne andavo fiera.

Poi avevo preso in cucina delle piccole pentole e facevo finta di cucinare, usavo tutto, foglie, fiori, semi, frutta e tutto ciò che trovavo.

Era molto divertente e qualche volta invitavo delle amiche, ma preferivo stare da sola con le mie bambole e i miei sogni.

La torta veniva cotta sempre nella stessa teglia, usata solo per questo dolce e tuttora mantengo l’abitudine.

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I “Madonita”

Li ho chiamati così perchè li ho preparati con la farina integrale “MADONITA” dei MOLINI DEL PONTE di Castelvetrano (TP) .

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brioches Madonita

Prima di tutto due  parole su questi “Molini del Ponte” di Filippo Drago.

Sono andata a visitarli, accompagnata da Giovanna e Pino, e ho conosciuto questi giovani, entusiasti del loro lavoro che stanno riscoprendo le farine prodotte con grani antichi. Farine molite a pietra naturale, in ambiente assolutamente pulito, in ordine e moderno e Filippo è stato così gentile da spiegarmi tutto, insomma mi ha fatto una lezione da università.

io e Filippo

 

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Qui è Filippo orgoglioso di mostrare il suo grano antico.

Ho scoperto molte cose e soprattutto che dobbiamo rifarci ai prodotti naturali, non per moda, ma per la nostra salute. Potete contattarlo per avere maggiori informazioni e soprattutto possono spedire le farine dove volete.

Oggi ho provato a fare questi dolcetti con la farina Madonita,

INGREDIENTI:

  • 400 gr di farina integrale MADONITA
  • 100 gr di burro morbido
  • 100 gr di latte
  • 1 uovo
  • 1 bustina di lievito
  • 2 cucchiai di zucchero
  • un pizzico di sale
  • crema di nocciole (mia)
  • zucchero a velo

Ho mescolato bene tutti gli ingredienti e poi ho lasciato lievitare in luogo caldo per circa 30 min. Poi ho diviso l’impasto e tirato bene con il matterello, ho preparato dei cerchi e diviso in otto parti, su ogni parte ho messo un cucchiaino di crema alle nocciole, poi li ho arrotolati partendo dalla base per formare delle piccole brioches.

Ho cotto in forno per 15 min a 180° e non appena si sono raffreddati li ho cosparsi di zucchero a velo. Non sono dolcissimi, ma sono buoni e friabili.

 

 

 

 

 

 

Panorsetto

Ecco qui il mio panorsetto, cioè un panino e prosciutto fatto ad orsetto, preparato anche per partecipare ad un contest, una simpatica parata degli orsetti del blog “Sweet and that’s it”.

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Ingredienti:

  • 400 gr di farina  o
  • 100 gr di acqua
  • 100 gr di latte
  • 20 gr di lievito di birra in panetto
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 2 cucchiaini di sale
  •  20 gr di burro morbido

Dopo aver impastato bene tutti gli ingredienti, accendere il forno a 250° per circa due minuti, poi spegnere, in modo da creare una camera di lievitazione.

Intanto formare l’orsetto su una teglia e inserirlo nel forno spento, dopo circa mezz’ora, quando sarà lievitato, senza toglierlo dal forno, accendere a 200° e cuocere per circa 30/40 minuti.

Lasciarlo raffreddare e poi tagliarlo a metà e farcirlo a piacere, io ho usato il prosciutto crudo, ma si può mettere la mortadella, formaggio, sottaceti. Ho decorato il mio orsetto con olive per occhi e mazzetto di erba cipollina e fiori per augurare a tutti un buon inizio di primavera.

Con questo orsetto partecipo al contest – La parata degli orsacchiotti – del blog Sweet and that’s it –

Ecco il mio Versilia…

..no, non è un errore, non parlo della Versilia, ma del forno Versilia che va sul fornello a gas. Diciamo che è un po’ come la vecchia “Petronilla” che le nostre nonne usavano sulla stufa a legna, questo è in alluminio, stampo a ciambella e ci posso cuocere un sacco di cose dolci o salate.

L’ho visto su FB e mi sono buttata nel gruppo “Il forno sul fornello”, fino ad ora da spettatrice, ma ora che sono partita chi mi ferma più. Mauro dice, ma ancora? Lo sai che non appena vedo un elettrodomestico anche se non elettrico io devo averlo. Ho voluto provare un impasto salato, visto che lui li preferisce ai dolci (ma non è vero perchè mi sta facendo fuori tutti i dolcetti siciliani…) e sapete come si dice…un colpo al cerchio e uno alla botte.

Allora ecco qui il mio “DANUBIO”, ho preso la ricetta dai files del gruppo ed è di Alessandra Trigiante.

Ho fatto alcune modifiche:

Ingredienti:

  • 3 uova
  • 100 gr di burro  – (80 gr.)
  • 1 cubetto di lievito fresco
  • 550 gr di farina O
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 cucchiaio di parmigiano grattugiato – (omesso)
  • latte q.b. per rendere l’impasto morbido

per il ripieno:

  • 200 gr di emmenthal o formaggio a piacere (io ho messo 200 gr di pezzetti di formaggio siciliano, alle olive, al peperoncino)
  • 200 gr di prosciutto cotto o wursteln (150 gr. prosciutto crudo)

Ho usato il bimbi e ho fatto l’impasto classico, come per il pane, mettendo tutti gli ingredienti, poi  ho tolto l’impasto e nel boccale ho tritato i formaggi e il prosciutto.

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Ho staccato dell’impasto e ho formato delle palline, le ho farcite e dopo averle ben chiuse le ho posizionate nel fornetto, su una forma a ciambella ritagliata nella carta da forno.

Ho chiuso con il coperchio e le ho fatte lievitare circa 1 ora e mezza, poi ho messo lo spargifiamma in dotazione e su fornello medio a fiamma bassa per poco più di un’ora. Forse dovevo tenere la fiamma leggermente più alta, ma temevo bruciasse. Invece è andata bene, è venuto morbido dentro e croccante fuori, nella foto ne manca un pezzo perchè..qualcuno ha voluto assaggiarlo.

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Peschine dolci

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Voglia d’estate? Certo, ancora e allora ho fatto le “peschine dolci”. Certo è una ricetta molto conosciuta, si trovano anche al bar, ci sono molte variazioni, ma perchè mi devo fermare a questo? Avevo voglia di farle, (è la seconda volta) e non ho ancora finito di imparare.

Imparare a fare le palline più piccole, sennò crescono troppo e si “crepano”, imparare a tenerle più distanziate, magari fare due infornate, altrimenti le devo separare e non restano tonde, insomma, ormai è fatta, sono belle e buone e domani mio fratello, per il suo compleanno, le apprezzerà di sicuro, goloso com’è. Auguri fratellone Sergio.

Non so l’origine di questi dolci, se qualcuno me lo dice, grazie.

Queste sono impastate con il Santo Bimby, ma ovviamente  le ricette Bimby si possono fare anche a mano.

INGREDIENTI:

  • 500 gr di farina
  • 170 zucchero semolato (il mio è vanigliato)
  • 120 gr di burro
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 1 pizzico di sale
  • 3 uova intere
  • buccia di limone
  • 3 cucchiai di latte
  • crema al cioccolato
  • alchermes
  • zucchero semolato per la copertura

Mettere nel boccale le uova, lo zucchero e il sale, vel 4 per 45 sec. Aggiungere il burro ammorbidito e il latte, vel 4 per 30 sec.

Aggiungere farina e lievito e impastare vel spiga, 1 min. Mettere l’impasto sul piano infarinato e lavorarlo a mano fino ad avere una palla compatta.

Preparare delle palline, tipo noce e sistemarle su una teglia da forno, cuocere per 20 min a 180°.

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Dopo la cottura farle raffreddare su una griglia, poi spalmare la base di una pallina con la cioccolata, unire un’altra pallina, immergerla velocemente nell’alchermes (se si preferisce più imbevuta rotolarla più volte) e quindi passarla nello zucchero semolato.

Metterle nei pirottini di carta, stanno più unite e si presentano meglio.

Conservare in frigo. Sono carine, si presentano bene e sono buone.

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Con questa ricetta partecipo al contest: “Dolci per colazione” del blog

Due sorelle in cucina.

contest_due_sorelle_in_cucina

Asparagi….in risotto

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L’ASPARAGO:   asparagus officinalis

Il termine asparago o asparagio (dal greco aspharagos, che è dal persiano asparag, ossia germoglio) può designare sia l’intera pianta che i germogli.

Nel caso di coltura forzata il turione si presenta di colore bianco mentre in pieno campo a causa della fotosintesi clorofilliana assume una colorazione verde. Diversamente da molte verdure, dove i germogli più piccoli e fini sono anche più teneri, gli steli più grossi dell’asparago hanno una maggiore polpa rispetto allo spessore della pelle, risultando quindi più teneri.

L’asparago fu coltivato e utilizzato nel Mediterraneo e dagli Egizi 2000 anni fa, così come in Spagna. Mentre i Greci non sembra che coltivassero gli asparagi, i Romani già nel 200 a.c. avevano dei manuali in cui minuziosamente  ne esponevano la coltivazione.  Agli imperatori romani gli asparagi piacevano così tanto, che sembra  abbiano fatto costruire delle navi apposite per andarli a raccogliere e che si chiamavano proprio come l’asparago (“asparagus”). Dal XV sec. è iniziata la coltivazione in Francia poi, nel XVI sec.anche in Inghilterra; solo successivamente fu introdotto inNord America.

Della stessa famiglia dell’aglio e della cipolla, l’asparago condivide con essi anche alcune proprietà positive (grazie all’effetto diuretico è un coadiuvante contro gotta, calcoli renali,reumatismi e idropisia). In particolare esso ha un ruolo attivo nella diminuzione di casi di eczema.

L’asparago per essere consumato viene prima lessato con acqua salata per breve tempo oppure cotto a vapore. Inoltre si può preparare per risotti, zuppe, ecc. Per preservarne il colore vivo gli asparagi verdi (cosi come per quasi tutte le verdure verdi) si possono raffreddare in acqua molto fredda immediatamente dopo la cottura.   (da Wikipedia)

Questo è il mio risotto, preparato con il Bimby TM31, ma, come sempre, si può fare anche in padella.

INGREDIENTI:

  • 250 gr di riso
  • 200 gr di asparagi
  • 1 pezzetto di cipolla
  • 20 gr di olio
  • mezzo misurino di vino bianco
  • 500 gr di acqua calda
  • burro – parmigiano – sale

Tagliare le punte degli asparagi e metterle da parte. Nel boccale olio, cipolla e i gambi degli asparagi, 2 min. 100° vel 3.

Aggiungere le punte degli asparagi, il riso e il vino, senza misurino 3 min. 100° vel 1, pulsante modalità antiorario.

Aggiungere l’acqua calda, aggiustare di sale e cuocere, senza misurino, 14/15 min. 100° vel 1, sempre antiorario, ultimata la cottura versarlo in una zuppiera, mantecare con il burro e il parmigiano, servire con lo stesso vino bianco usato per la cottura.

Buon appetito e speriamo che arrivi la primavera.

Quanti modi di fare e rifare la BUGHATSA

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Ed eccoci a  SALONICCO, nella cucina di Marina, che gentilmente ci ospita per il consueto appuntamento mensile del “Quanti modi di fare e rifare”.

SALONICCO – l’antica Tessalonica (nome ufficiale della città), è la seconda città della Grecia per numero di abitanti.  È chiamata ufficiosamente  co-capitale, titolo d’onore in quanto, accanto a Costantinopoli era la co-regnante dell’Impero Bizantino. La città presenta diverse tracce della dominazione ottomana e della comunità ebraica, che prima della seconda guerra mondiale, era una delle più numerose d’Europa, oltre che numerosissimi esempi di architettura bizantina e paleocristiana, che sono stati nominati patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Salonicco è l’altra città greca che desidero visitare da tempo, insieme a tutte le altre bellezze della Grecia.

Passiamo ora alla ricetta di questo delizioso dolce di Salonicco,qui la ricetta originale di Marina – http://illaboratoriodimmskg.blogspot.gr/2012/01/bughatsa-dolce-da-salonicco-bughatsa.html

e questa è la mia versione:

per la pasta sfoglia:

  • 200 gr farina Manitoba
  • 175 gr. farina OO
  • 200 gr di acqua
  • 1 cucchiaio di aceto bianco
  • 2 cucchiai di olio di semi
  • 1 cucchiaino di sale
  • 200 gr di burro a temperatura ambiente.

Non ho usato la crema come nella ricetta originale, ma la mia marmellata di mele e pesche.

zucchero a velo profumato di cannella.

Ho preparato una sfoglia di circa 50×50,  ho messo la marmellata sopra ed ho ripiegato a busta, poi ho messo la “busta” dalla parte liscia nella teglia, ho solamente spruzzato con un po’ di acqua tutto il dolce.

Intanto avevo acceso il forno a 250°, poi quando l’ho infornato ho abbassato a 230°, dopo un quarto d’ora ho nuovamente abbassato a 200 °, lasciandolo cuocere per circa 15 min.

L’ho lasciato raffreddare un poco e poi l’ho tagliato a quadrotti e l’ho cosparso di zucchero a velo profumato alla cannella, così viene mitigato un poco il sapore leggermente agro dato dall’aceto. L’abbiamo assaggiato subito, ma dopo qualche ora il sapore era veramente delizioso.

Con questa ricetta partecipo a “Quanti modi di fare e rifare”, organizzato da Anna e Ornella.

LA NOSTRA CUOCHINA