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Pane con la zucca e i suoi semi

 

zucca benefici

La zucca, questo ortaggio che con il suo colore giallo ravviva le giornate autunnali ed invernali, versatile, saporita e dolce allo stesso tempo. Se ne usa tutta al completo, la polpa al forno, in zuppe, per preparare i tortelli; i semi al forno e salati e dai quali si ricava un olio usato in cosmesi e in cucina; i fiori solamente quelli maschili, quelli cioè con il gambo, sottile, da friggere, dopo averli impanati, come quelli delle zucchine.  La scorza cotta a vapore, tagliata a pezzetti e condite con olio, sale e aceto, una volta veniva mangiata come condimento a modesti piatti di uova. Oppure venivano passate in farina e fritte in abbondante strutto, risultavano saporite e sembravano frittelle di carne. Oppure se ne possono fare degli invitanti snacks.

Io ho provato a fare un pane alla zucca ricoperto con i suoi semi.

Ingredienti:

 

  • 150 gr di farina n° 1
  • 150 gr di farina integrale
  • 300 gr di zucca
  • 1 panetto di lievito di birra
  • 150 gr di latte
  • 1 cucchiaio di olio e sale q.b.

Prima di tutto ho sbucciato la zucca, tenendo da parte la scorza per altri usi, e l’ho fatta cuocere al vapore dopo averla tagliata a pezzetti.

Una volta cotta e raffreddata l’ho frullata, poi l’ho unita alle farine e ho aggiunto un poco per volta il latte con il lievito disciolto. Ho aggiunto il sale e l’olio, mescolato bene fino a formare un panetto che ho messo a lievitare per circa un’ora. Poi l’ho diviso in due filoncini, ho messo sopra dei semi di zucca e li ho lasciati lievitare ancora per un’oretta già sul piano del forno.

Quindi ho acceso il forno e li ho cotti a 180° per circa 20 min, o a doratura.

Tagliati a fette sono molto buoni sia con i salumi che con una confettura.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Capodanno tra noi

Trascorriamo normalmente  la sera di fine anno a casa nostra, perchè non amiamo la confusione, il rumore e tutte le cose eccessive che fanno a capodanno.

Quindi abbiamo invitato degli amici con i quali abbiamo mangiato, giocato a dei giochi di società divertendoci da matti, aperto lo spumante, mangiato il panettone e i dolci e giocato ancora.

Finalmente mi è tornata la voglia di preparare con il Visual Food  (http://www.visualfood.org/index.php/it/)

 l’arte del food design in tavola. Ricette belle da guardare e buone da mangiare. Ricette creative per abbellire i vostri piatti. E quindi mi sono sbizzarrita cercando di ricreare quello che avevo imparato da Rita, la mia maestra e creatrice del sito.

Posso dire che è stato tutto molto apprezzato….

Vaso con margherite Tartine

Bruco di peperoncini ripieni di formaggio, il musetto è completato con due chiodi di garofano per gli occhi, due antennine con un pezzo di legnetto e nella bocca ha un pezzo di insalata. Preparato con i pomodorini e ripieni di formaggio morbido è molto adatto per una festa di bambini.

Le Tife, su una base di una pagnotta rivestita di foglio di alluminio, ho inserito degli spiedini preparati con dei piccoli wursteln, spalmati di senape e girati nei semi di sesamo. Le foglie sono il verde di un porro.

foglie di insalata belga con formaggio spalmabile e un’acciuga su un letto di radicchio

uova sode ripiene, ho tritato il tuorlo, ho aggiunto della maionese e con questo impasto ho riempito le uova, sopra c’è un poco di salsa verde e una bandierina augurale (questa è l’unica cosa che non si mangia…)

 

e questo è il Riccio (opera di Mauro sempre seguendo le indicazioni di Visual Food). E’ mezza forma di pecorino di Pienza, opportunamente tagliata a cubetti e ricomposto il tutto, si inseriscono poi degli stecchini per fare gli aculei e si modella il musino.

sulla destra ci sono delle tartine fatte con pane alla zucca e spalmate con una salsa sempre di zucca.

e poi ho preparato dei crackers

e dei grissotti (grissini cicciotti) tutti con i vari semi (papavero, chia, lino, sesamo ecc.)

Quindi scoccata la mezzanotte, auguri, auguri brindiamo, continuando a mangiare perchè c’erano poi i cotechini e l’insalata di lenticchie, immancabili e ben auguranti.

E dopo aver giocato ancora, fatte le tre del mattino……tutti a nanna….

La zucca è come il maiale…..

…perchè la zucca è considerata dalla tradizione popolare contadina come il “maiale vegetale”, nel senso che della zucca non si butta via nulla.

 

zucca benefici

foto da Greenme – quotidiano di informazione –

http://greenme.it/mangiare/altri-alimenti/8884-zucca-calorie-proprieta-benefici

Vi invito a leggere questo quotidiano, è molto interessante e in questo articolo spiega molto bene tutte le proprietà, i benefici e gli usi della zucca.

Zucca infografica hm

Io ho letto un libro interessante e dal quale ho imparato come vivevano in campagna o in montagna tempo fa, quando c’era miseria e le “massaie”  dovevano ingegnarsi con quanto avevano, cioè poco o niente, ma la polenta sempre presente.

Il libro è “La cucina contadina modenese” di Sandro Bellei e ho trovato molte ricette interessanti e alcune notizie tipo:

La polpa di zucca” – un tempo la cottura a vapore della zucca era fatta mettendo dentro ad un’alta pentola dei rametti incrociati, in modo da imitare il moderno cestello di cottura delle verdure. Così i pezzi di zucca, messi sui rametti, non erano mai a contatto diretto con l’acqua in ebollizione, ma solo con il vapore. I pezzi cotti venivano lasciati raffreddare e poi la “rezdòra” (massaia) toglieva la polpa e metteva da parte le scorze. La polpa veniva condita con olio, aceto e sale e uno spicchio di aglio ben pestato e amalgamato.

La scorza di zucca” – cotte a vapore, tagliate a pezzetti e condite con olio, sale e aceto, venivano mangiate come condimento a modesti piatti di uova. Oppure venivano passate in farina e fritte in abbondante strutto, risultavano saporite e sembravano frittelle di carne.

Bene, ho voluto provare. Dopo aver fatto cuocere a vapore la zucca, ho messo da parte le scorze, tagliate a pezzetti e fatto proprio così, come una volta, infarinate e cotte non nello strutto (solo perchè non ce l’ho), ma nell’olio. E’ vero, sono saporite e diventano uno stuzzichino originale.

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qui stanno friggendo e…ooppss….qualcuno ha messo mano al piatto per cui non le ho potute fotografare !!!

Ed anche la zucca fritta, quella con polpa soda, tagliata a fettine sottili, spesso costituiva un piatto a sè, sostitutivo della carne in periodo di miseria.

Con la polpa ho preparato lo “Sformato di zucca”

Ingredienti:

  • un kg. di zucca
  • 70 gr, di parmigiano reggiano grattugiato
  • un uovo
  • noce moscata
  • sale e pepe q.b.

Ho cotto a vapore la zucca tagliata a pezzetti e poi, l’ho sminuzzata con l’attrezzo per fare i passatelli, una specie di schiacciapatate con i fori più larghi, in una ciotola.

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(In questo articolo la ricetta dei passatelli : https://lastufaeconomica.wordpress.com/2013/03/11/cena-in-giallo/.)

Ho aggiunto l’uovo intero prima frullato con il sale, il pepe, la noce moscata e un po’ di curcuma (sempre presente). Poi il formaggio grattugiato e ho mescolato fino ad ottenere un composto omogeneo. L’ho messo in una teglia da forno e l’ho infornato, forno già caldo a 180° per circa 20 minuti.

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Ed ecco la cena di stasera:

stuzzichini di scorza di zucca fritti

sformato di zucca

formaggi freschi

insalata mista

mele cotte al forno

e..perchè no, un buon bicchiere di lambrusco.

 

 

 

Macugnaga e i Walser

Il giorno dopo la visita alle isole Borromee siamo andati a Macugnaga, ai piedi del Monte Rosa,

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così chiamato perchè effettivamente al mattino, al sorgere del sole, si colora di rosa. E’dovuto alla rifrazione del sole su un tipo particolare di roccia brillante. E’ uno spettacolo unico, emozionante. Ma la realtà è meno romantica, perchè il nome “Monte Rosa” non deriva dalle tinte rosa che colorano il massiccio all’alba  come si potrebbe pensare, ma piuttosto dal latino rosia, attraverso il termine del patois valdostano rouése o rouja, che significa ghiacciaio.

Torniamo sulla terra e dopo aver fatto la strada (tortuosa, ma c’è solo quella) della Valle Anzasca, arriviamo al comprensorio di Macugnaga che comprende sette frazioni. Ricordi? Tanti, da piccola lo zio mi portava sempre su e giù, quante volte sono salita a piedi al Rifugio Zamboni Zappa ad ammirare il ghiacciaio.

foto storica del rifugio,certo mooolto prima di quando ci andassi io…

Il rifugio Zamboni-Zappa in una foto d'epoca

E’ nel 1925 che la SEM (Società Escursionisti Milanesi) costruisce nell’Alpe Pedriola il rifugio Zamboni. Si tratta di una costruzione molto spartana ma la frequenza e il passaggio di turisti ed escursionisti sono tali che si decide di ampliarne la struttura. Nel 1954 viene inaugurato quindi il rifugio Zappa, la cui struttura viene collegata al vecchio rifugio zamboni creando un unico rifugio, l’attuale Zamboni-Zappa

ora è così, un moderno rifugio quasi un hotel.

Il rifugio Zamboni-Zappa / Foto © Emanuele Pagani

Ora mi guardo in giro a Macugnaga e trovo un mucchio di villette, bar e ristoranti e soprattutto il ghiacciaio che si è accorciato in maniera impressionante. Per di più sono anni, dal 2001 che la morena del ghiacciaio  è in costante movimento e la montagna scarica massi, proprio per lo sciogliersi dei ghiacciai e ha addirittura cancellato il sentiero per arrivare alla Capanna Marinelli, altitudine m. 3036. Questa è la posizione della Capanna e da lì si sale nella parete Est del Monte Rosa, 3000 metri di dislivello, il cui ingresso è tra le punte Zumstein e Dufour (4634 metri).

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La Capanna Marinelli è stata inaugurata nel 1886 e dedicata a Damiano Marinelli. Il noto alpinista venne travolto nel 1881 da una valanga durante la salita del Canalone omonimo. Otto anni dopo, nel 1889, dalla Capanna Marinelli partì Don Achille Ratti (che diventò in seguito Papa Pio XI) che conquistò la Dufour dal Colle Zumstein (chiamato poi anche Colle del Papa).

Ci fermiamo in piazzetta a farci spennare per tre fette di torta e tre succhi di frutta (24 euro!!!!!) e intanto ammiriamo il luogo e la montagna. Vanno e vengono alpinisti più o meno provetti e mi fanno un po’ invidia perchè vorrei essere lì anch’io per arrampicarmi….

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Poi decidiamo di andare a piedi a Pecetto, frazione più in alto di Macugnaga, paesino tranquillo, dove c’è un tiglio secolare e alcune case della comunità Walser.

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chi ha letto il mio articolo “gita di un giorno” si ricorderà che a Mergozzo c’è un altro albero, un olmo, che ha 600 anni, questo invece è stato piantato nel 1200. Secondo una leggenda, il vecchio Tiglio di Macugnaga fu introdotto e piantato nella seconda metà del ‘200 da una donna che faceva parte dei primi pastori Walser fondatori del paese. Sarebbe stato all’epoca un minuscolo semenzale alto una spanna, portato come “trait-d’union” con la originaria Patria vallesana.

Il fusto, alto 3.5 mt. è completamente cavo dalla base, la circonferenza del fusto è di 7.80 metri, ed anche qui sotto ad esso, si riunivano gli abitanti del paese per tutte le decisioni riguardante la comunità. Anche questo è stato piantonato con pali di ferro per evitarne la caduta.

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io amo gli alberi e mi sono soffermata a guardarlo ed ho sentito che emetteva energia, nonostante tutti i suoi anni, ho detto, aspetta che ne prendo un po’…e mi sono messa tra le sue foglie, perfetto, grazie.

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poi a casa, facendo le mie ricerche, ho scoperto che…avevo ragione, cioè:

E’ un albero che come pochi altri suscita fascino e mistero, un gigante verde ricco di sacralità e di leggende. Tra queste si può rammentare quella dei “Gutwiarghini”, i “buoni lavoratori” della tradizione Walser che abitavano tra le sue fronde e, con rigore e meticolosità, distribuivano alla popolazione preziosi consigli per sopravvivere con nuove soluzioni ergologiche. (ramo dell’etnologia che studia la cultura materiale dei popoli)
Avevano però i piedi rivolti all’indietro e un giorno, venendo uno di loro beffeggiato per quel difetto fisico, scomparvero per sempre. La storia si ripete, il bullismo parte da lontano.!!!

Anche qui, come in Alto Adige, ci sono dei prati bellissimi utilizzati per il foraggio e quindi bisogna rispettarli….monito per i proprietari dei cani !!!!!

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Il Monte Rosa è un po’ imbronciato, ora si fa vedere, ora no e allora cosa si fa? Naturalmente si va a mangiare.

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Abbiamo ritrovato un albergo nel quale eravamo stati sedici anni fa e ci siamo fermati al suo ristorante. Stesso albergo, stessi proprietari, stessa tranquillità. Partiamo con l’antipasto, lardo (veramente pancetta) e salame ai mirtilli. buoni buoni

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poi Mauro ha preso “gnocchi di patate e zucca con panna e speck croccante”

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Sergio invece la classica polenta pasticciata con la toma della valle, al forno

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io, la polenta e la fonduta

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come dolce un semifreddo con crumble e salsa ai frutti di bosco.

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Senza lode e senza infamia, il voto è nella sezione Ristoranti sì e no.

Questo è il luogo, pieno di fiori, non intendevo i due a tavola, Mauro sembra dire….ambè !!

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Sulla via del ritorno ci siamo fermati alla Miniera d’oro della Guia di Macugnaga.

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La miniera d’oro della Guia è delle poche in Europa a essere visitabile dal pubblico. La Valle Anzasca che porta a Macugnaga è una delle zone d’Italia più ricche d’oro. Le acque della valle, attraverso il torrente Toce, confluiscono nel Ticino, facendo di questo fiume il più ricco d’oro in Italia.

La lunghezza totale delle gallerie è di 12 km, distribuite su ben 11 livelli, tre al di sotto del piano di entrata, ora però completamente allagate dall’acqua a causa delle infiltrazioni, e altre sei al di sopra.

Nei primi del XVII secolo furono notati degli affioramenti di vene aurifere in superficie, sulla montagna al di sopra dell’attuale miniera. Si decise così di scavare un tunnel per intercettare e seguire i filoni. La miniera fu aperta nel 1710.

All’epoca dell’apertura gli scavi avanzavano molto lentamente scalpellando a mano la dura roccia granitica. Un ulteriore progresso fu l’introduzione della perforatrice pneumatica, che però aveva il grave difetto di sollevare polvere fine che respirata dai minatori era causa di silicosi.

Dopo due coltivazioni ritenute poco produttive, furono trovati diversi filoni interessanti, e l’estrazione continuò fino al 1945, quando la miniera fu chiusa. La cessazione delle estrazioni non fu dovuta all’esaurimento dei giacimenti, che anzi sono tuttora abbondanti, ma all’aumentato costo della manodopera tale per cui il costo orario di produzione supera il valore del metallo estratto.

Attualmente la miniera è visitabile dai turisti, limitatamente agli 1,6 km della galleria di livello e con l’accompagnamento di una guida. All’interno delle gallerie è allestito un museo che illustra la storia della miniera, delle genti che vi hanno lavorato, delle tecniche di estrazione e di purificazione dell’oro. (Wiki)

Ingresso della miniera, a fianco c’è un piccolo negozio di souvenirs, quali minerali, attrezzi della miniera e piccole schegge di oro conservate in vasettini di vetro.

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E così con il mio piccolo e prezioso vasettino con l’oro siamo ritornati a casa.

Ma e i Walser? Già, ma siccome sono molto interessanti meritano un articolo a parte.

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Gnocchi di zucca e ‘zola

Nei giorni passati ho preparato dei “mangiari” normali, complice un mal di schiena che mi ha tolto ogni velleità, quindi non ho ritenuto pubblicare qualcosa, ma oggi invece, dal momento che ho qualche zucca vagante, ho deciso di preparare gli gnocchi, che a noi piacciono tanto.

Intanto vediamo cosa sono gli gnocchi, ho voluto capirne di più.

gnocchi sono una preparazione di cucina estremamente diffusa in molti paesi del mondo e presentano differenze notevoli da un tipo all’altro sia per forma che per ingredienti.

Gli gnocchi sono un cibo antichissimo, preparato con farine differenti: farina di frumento, di riso, di semola, con patate, pane secco, tuberi o verdure varie; quelli più diffusi in Italia oggi sono preparati con le patate, molto diffusi sono anche quelli preparati con un semplice impasto di acqua e farina. Quelli preparati con il semolino vengono soprannominati alla romana; altri ancora utilizzano la farina di mais.

La storia degli gnocchi di patate ha inizio quando vennero importate in Europa le prime patate provenienti dal continente americano. Gli altri tipi di gnocchi comparvero dapprima nei banchetti rinascimentali della Lombardia; venivano impastati con mollica di pane, latte e mandorle tritate e venivano chiamati zanzarelli. Per preparare gli zanzarelli venivano utilizzati ingredienti particolari che ne determinavano la differente colorazione: ad esempio vi erano gli zanzarelli verdi, impastati con bietola e spinaci  e gli zanzarelli gialli, realizzati con l’aggiunta di zucca o di zafferano. C’erano poi malfatti bianchi, impastati con carne di pollo tritata, ed arancioni, quando venivano preparati con carote. Nel Seicento invece subirono un lieve cambiamento nel nome e nella preparazione. Venivano chiamati malfatti e invece delle mandorle e del pane veniva aggiunta farina, acqua e uova.

Nella città di Roma gli gnocchi rappresentano il piatto tradizionale del giovedì, seguendo il detto “Giovedì gnocchi, Venerdì pesce (o anche “ceci e baccalà”), Sabato trippa”. Ancora sopravvivono antiche osterie e trattorie dove si segue la tradizione. Noto è il detto “Ridi, ridi, che mamma ha fatto li gnocchi”.

In Campania dove vantano una antichissima tradizione, vengono anche detti strangulaprievete. Il giorno tradizionale in questo caso è la domenica; conditi con ragù napoletano e mozzarella e successivamente gratinati al forno, danno luogo alla ricetta degli “Gnocchi alla sorrentina“.

A Verona un piatto di gnocchi al pomodoro (o più raramente con burro e salvia) viene tradizionalmente consumato il “Venardì Gnocolàr”, giorno della sfilata dei carri di Carnevale. E Papà del Gnoco è il nome della principale maschera del carnevale scaligero, di qui anche l’usanza di mangiarli il venerdì.

Anche a Castel Goffredo (Mantova), in occasione del carnevale locale, la tradizionale maschera di Re Gnocco offre ai propri sudditi gnocchi e vino il venerdì gnoccolaro. (Wiki)

Bene, ora che so che è un piatto tradizionale e diffuso in tutta Italia passiamo agli ingredienti dei miei gnocchi, al ‘zola, perchè sono conditi con il gorgonzola.

INGREDIENTI:

per gli gnocchi:

  • 800 gr di zucca
  • 300 gr di farina n° 1
  • 1 uovo
  • sale

per il condimento:

  • gorgonzola dolce
  • panna da cucina
  • sale q.b.
  • erba cipollina fresca

Prima di tutto ho fatto cuocere la zucca, questa volta al forno, coperta con un foglio di alluminio per circa 30 minuti a 180°. L’ho passata allo schiacciapatate e messa sul tagliere infarinato, aggiunto la farina, l’uovo e il sale; bisogna avere l’accortezza di impastare quel poco che basta: impastarla prolungatamente porta ad avere gnocchi più morbidi. Anche la pezzatura influisce sul risultato finale: più vengono preparati di dimensioni elevate e più saranno morbidi. Ho ricavato dall’impasto dei cilindri, tagliati a pezzetti e passati sull’apposito attrezzino per rigarli,

poi li ho messi sulle mie retine (opera di Mastro Geppetto)

gnocchi zucca crudi

Mentre l’acqua bolliva ho preparato il condimento, tanto semplice quanto gustoso.

Ho messo in una padellino il gorgonzola, la panna e il sale, quando si è amalgamato bene il tutto ho aggiunto l’erba cipollina fresca a pezzettini. Ho scolato poi gli gnocchi e conditi con questa salsina, spolverati di parmigiano reggiano ed è risultato un buon abbinamento.

gnozzi zucca gorgonzola

Zucca al gratin, ma non la solita

La zucca, questo ortaggio che con i suoi colori porta ancora un po’ di sole nelle prime giornate d’autunno, che mette allegria per le sue forme, tonde, rugose, allungate. Si può cucinare in diversi modi, al forno, al vapore, nel risotto o nelle minestre, fritta nella pastella. Particolarmente famosi sono i tortelli alla mantovana, ripieni appunto dell’omonima varietà di zucca. Oltre tutto i suoi semi sono molto buoni e ricchi di sostanze, tostati al forno o semplicemente bolliti e usati, con altri semi, per condire le insalate.

E’ tra gli alimenti ipocalorici (18 kcal per 100 gr), carboidrati pochissimi e grassi pressochè assenti, ma, essendo arancione, la zucca è miniera  di caroteni e pro vitamina A, minerali – fosforo, ferro, magnesio e potassio – buona anche la quantità di vitamine C e del gruppo B.

È originaria dell’America Centrale e i semi più antichi, ritrovati in Messico, risalgono al 7000-6000 a.C. Nel nord America la zucca rappresentava un alimento “base” della dieta degli Indiani e infatti i primi coloni impararono da loro a coltivarla. Insieme alla patata e al pomodoro, è stato uno dei primi ortaggi esportati dopo la scoperta dell’America.

Nei paesi anglosassoni la zucca è utilizzata per la costruzione della Jack-o’-lantern, caratteristica lanterna  utilizzata durante la festa di Halloween per scacciare Spiriti maligni che, secondo la leggenda, vagano sperduti sulla terra e si dice che se una persona o un animale posseduto da uno di questi spiriti si avvicini alla casa in cui è presente una zucca, quest’ ultima si illumini di un azzurro intenso e lo spirito che tenta di entrarvi viene intrappolato nella fiamma della zucca.

Ora è iniziata la stagione e stasera ho iniziato con – zucca al gratin – ho tratto la ricetta dal libro “la nuova cucina integrale” di Rita Bernardi. Mi piace molto questo libro, traggo molti spunti per le ricette e piano piano le sto esaurendo…..

Ingredienti:

  • 500 gr di zucca
  • 100 gr di formaggio (io caciotta)
  • 100 gr di parmigiano reggiano grattugiato
  • 100 gr di panna
  • 2 uova
  • sale alle erbe, pepe, noce moscata.

Ho pelato la zucca e l’ho affettata sottile e l’ho fatta cuocere al vapore per pochi minuti.

Ho inserito in una teglia uno strato di zucca cotta e l’ho alternata con la caciotta. Poi ho mescolato panna e uova, insaporito con il sale alle erbe,il pepe e la noce moscata, ho versato il tutto sulla zucca ed ho completato con una generosa spolverata di parmigiano. Ho cotto in forno a 180° per circa 15 minuti fino a che ha fatto una piccola crosticina.

Molto particolare questa preparazione della zucca, veramente non la solita tortina al forno.

zucca al gratin

(veramente la zucca della foto è quella cotta al forno, ma non ne avevo più e mi serviva per la foto stessa….comunque va affettata e cotta al vapore).