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F.I.C.O. a Bologna

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Fabbrica Italiana Contadina – è un’esposizione permanente per la valorizzazione dell’eccellenza agroalimentare italiana.

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È il più grande parco agroalimentare del mondo. A Bologna, su 10 ettari, Fabbrica Italiana Contadina racchiude la meraviglia della biodiversità italiana.

FICO offre svariate possibilità di divertimento educativo

Per capire l’agricoltura italiana: visita a 2 ettari di campi e stalle con più di 200 animali e 2000 cultivar.

Per capire la trasformazione alimentare: visita alle 40 fabbriche contadine per vedere la produzione di carni, pesce, formaggi, pasta, olio, dolci, birra…

Per la degustazione del cibo: il ristoro di FICO con una scelta di oltre 40 offerte diverse.

Per farsi un giro in “giostra”: visita delle sei “giostre” educative dedicate al fuoco, alla terra, al mare, agli animali, alla bottiglia e al futuro.

Per divertirsi e imparare: 30 eventi e 50 corsi al giorno tra aule, teatro, e spazi didattici.

Per realizzare i meeting più belli del mondo: attraverso un centro congressi attrezzato modulabile da 50 a 1000 persone.

L’itinerario può essere percorso a piedi o in bicicletta, libero o assistito dai nostri Ambasciatori della Biodiversità italiana.

MISSION

Vogliamo raccontare al Mondo l’eccellenza enogastronomica e la bellezza dell’agroalimentare italiano.

Questo è quanto propone questa esposizione e noi siamo andati a visitarla, tra l’altro l’ingresso è gratis e gratis sono  le prime due ore nei parcheggi.

Innanzi tutto c’è la possibilità di fare un “Gran tour” accompagnati da personale qualificato che accompagna i visitatori e spiega loro tutto quello che c’è nell’esposizione. E poi si può prendere una bicicletta e girare tranquillamente per tutti gli stands.

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E’ molto grande, con molti spazi interni ed esterni, ci sono fuori tutti gli animali della campagna, in modo che si possano conoscere da vicino, ed assistere alla mungitura

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le piante e molti stands di vari generi alimentari, naturalmente ben presentati e con la possibilità di assistere alle varie preparazioni, per esempio, del formaggio parmigiano, un percorso sensoriale dal foraggio al formaggio.come si fa il formaggio, la pizza, come preparare la pasta, l’olio, il vino e molti altri corsi a prezzi contenuti, 15.00/20.00 euro.Dove si parla di olio, le macine con un bellissimo lampadario che simula le gocce di olio

Il laboratorio di pasticceria siciliana dove poter gustare i prodotti siciliani, qui una cascata di cioccolato di Modica…..slurp…..

un moderno carretto siciliano
40+ luoghi per mangiare cibo incredibile, dal ristorante raffinato da 90,00 euro bevande escluse …alla pizzeria, al ristorante “normale”, al banco dello stand della patata, al banco toscano della trippa, ai bellissimi e buonissimi panini pugliesi..

ci sono anche dei simpatici seggiolini ai tavoli, per poter fare ginnastica mentre si mangia….

Poi ci sono le “giostre” multimediali, cioè si tratta di percorsi multimediali e gli argomenti sono:

  • L’uomo e il fuoco
  • L’uomo e la terra
  • L’uomo: dalla terra alla bottiglia
  • L’uomo e il Mare
  • L’uomo e gli animali
  • L’uomo e il futuro

molto interessanti .

Naturalmente ci sono spazi per bambini, con laboratori per loro, con giochi e assistenza, dove sperimentare con le mani il piacere di creare …

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E per finire c’è un’area mercato dove fare la spesa anche in bici, comprare i prodotti realizzati in laboratorio, degustare e ascoltare il racconto del produttore. Trovare anche prodotti introvabili altrove, come per esempio l’olio di pistacchio, commestibile, al modico prezzo di 450,00 euro al litro, meno male che le bottiglie in vendita sono di 40 ml……..a circa 17,00 euro.

 

 

 

 

 

 

 

… e prima dell’uscita, una scritta:

“Se siete stati bene, tornate ”

d’accordo, ci possiamo tornare quando vogliamo, per fare dei percorsi più mirati, ora che abbiamo visto tutto l’insieme. Anche perchè ci sono tantissime cose da vedere e degustare e imparare.

 

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Capodanno tra noi

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Trascorriamo normalmente  la sera di fine anno a casa nostra, perchè non amiamo la confusione, il rumore e tutte le cose eccessive che fanno a capodanno.

Quindi abbiamo invitato degli amici con i quali abbiamo mangiato, giocato a dei giochi di società divertendoci da matti, aperto lo spumante, mangiato il panettone e i dolci e giocato ancora.

Finalmente mi è tornata la voglia di preparare con il Visual Food  (http://www.visualfood.org/index.php/it/)

 l’arte del food design in tavola. Ricette belle da guardare e buone da mangiare. Ricette creative per abbellire i vostri piatti. E quindi mi sono sbizzarrita cercando di ricreare quello che avevo imparato da Rita, la mia maestra e creatrice del sito.

Posso dire che è stato tutto molto apprezzato….

Vaso con margherite Tartine

Bruco di peperoncini ripieni di formaggio, il musetto è completato con due chiodi di garofano per gli occhi, due antennine con un pezzo di legnetto e nella bocca ha un pezzo di insalata. Preparato con i pomodorini e ripieni di formaggio morbido è molto adatto per una festa di bambini.

Le Tife, su una base di una pagnotta rivestita di foglio di alluminio, ho inserito degli spiedini preparati con dei piccoli wursteln, spalmati di senape e girati nei semi di sesamo. Le foglie sono il verde di un porro.

foglie di insalata belga con formaggio spalmabile e un’acciuga su un letto di radicchio

uova sode ripiene, ho tritato il tuorlo, ho aggiunto della maionese e con questo impasto ho riempito le uova, sopra c’è un poco di salsa verde e una bandierina augurale (questa è l’unica cosa che non si mangia…)

 

e questo è il Riccio (opera di Mauro sempre seguendo le indicazioni di Visual Food). E’ mezza forma di pecorino di Pienza, opportunamente tagliata a cubetti e ricomposto il tutto, si inseriscono poi degli stecchini per fare gli aculei e si modella il musino.

sulla destra ci sono delle tartine fatte con pane alla zucca e spalmate con una salsa sempre di zucca.

e poi ho preparato dei crackers

e dei grissotti (grissini cicciotti) tutti con i vari semi (papavero, chia, lino, sesamo ecc.)

Quindi scoccata la mezzanotte, auguri, auguri brindiamo, continuando a mangiare perchè c’erano poi i cotechini e l’insalata di lenticchie, immancabili e ben auguranti.

E dopo aver giocato ancora, fatte le tre del mattino……tutti a nanna….

Agriturismo “Nonna Nella”

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Avete presente quando si vuole andare un giorno in giro, ma è il due giugno…..al mare? Non ci si arriva nemmeno, città? Fa caldo….sagre? Idem e poi chissà quanta gente.

Allora che si fa? Ma sì andiamo a trovare i nostri amici che hanno aperto un agriturismo sui colli. Tangenziale di Bologna verso sud, ma che è ‘sta roba, tangenziale verso il mare e autostrada due colonne in fila, ferme, chilometri di auto, pulmann e le moto che sfrecciano a destra e sinistra. Mah! Noi invece fino alla nostra uscita nulla, bene, poi lo stesso sulla strada dei colli, ma dai tutti al mareee…tutti al mareee, e noi in collina.

Giornata calda, ma ventilata e finalmente arriviamo all’agriturismo “Nonna Nella” in quel di Montorsello di Guiglia (sì cercatelo sull’atlante e per andare mettete il navigatore, ma ci si arriva).

L’ultimo pezzo di strada, un po’ sterrata, costeggia un bosco e un ruscello.

Quando si arriva ci si trova fuori dal mondo, lasciamo tutto alle spalle, le code, i pensieri, i problemi e ci sediamo a tavola.

Accolti con calore da Irene, Claudio e Valentina, benchè indaffarati in cucina (c’era anche una cresima di 30 persone !) ci sediamo fuori sotto ad una bella tettoia, al fresco.

Incominciamo con il benvenuto della cucina, tortelli fritti ripieni o di carne o di formaggio e salvia fritta. Visti preparare al momento con la pasta tutta rigorosamente fatta in casa. E naturalmente un buffet di verdure crude e cotte, tutte dall’orto dell’agriturismo.

Scusate l’interruzione, ma mentre scrivo l’articolo, sembra che in casa e fuori stiano tutti male dalle urla… ah c’è la finale Juventus/Real Madrid, fatto gol anche la Juve e qui in casa ci sono tutti juventini pigiati su un divano e per terra……

Allora, dicevo che Mauro ha preso le tagliatelle con piselli, freschi raccolti in mattinata dal loro orto. Avete presente le tagliatelle di una volta? Ecco, proprio quelle.

Io invece i tortelloni gialli e verdi con ricotta, un poco di panna, prosciutto e aceto balsamico. Si scioglievano in bocca e sullo sfondo il cestino con il pane fatto da loro.

Poi qui non si può non mangiare le crescentine e le tigelle con l’affettato.

Gnocco fritto è una denominazione tipica nelle province di Modena, Reggio Emilia e Bologna per un prodotto alimentare italiano tipico dell’Emilia, il cui nome varia da un’area all’altra. Nelle province di Modena e Reggio Emilia viene chiamato semplicemente gnocco fritto, in gran parte della provincia di Parma viene chiamato torta fritta e nella provincia di Ferrara viene chiamato pinzino. Nel Bolognese viene chiamato più comunemente crescentina.

Il termine tigella deriva da una parola latina che significa copertura. Infatti tigella era originariamente il nome del disco in terracotta in cui il pane, chiamato crescenta o crescentina, era stato cotto mettendo i dischi e la miscela di ingredienti avvolti in foglie di castagna l’una sull’altra in un mucchio nel camino non troppo vicino alle fiamme.

 Successivamente il nome tigella inizia a essere utilizzato per il pane stesso, ma è un errore.

Le tigelle

dei formaggi veramente genuini prodotti in un caseificio che usa il latte della mucca bianca modenese

La Bianca Modenese, denominata anche Modenese di pianura o anticamente, Carpigiana, era originariamente una razza a triplice attitudine (latte lavoro e carne), con una forte concentrazione nella zona di Carpi (MO). Di essa si trovano le prime tracce in alcuni documenti della metà dell’800.

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poi gli affettati

nel piatto, davanti alla tigella c’è la “cunza” (nota anche come pesto alla modenese) ovvero un battuto di lardo, rosmarino e aglio; questo particolare ripieno sprigiona nelle crescentine ancora calde tutti i suoi sapori, in particolare l’aroma di rosmarino.

Ohibò, ma abbiamo anche mangiato una squisita panna cotta (vista preparare) con i duroni di Vignola sciroppati e leggermente caramellati. Ve la posso solo raccontare…..

Abbiamo mangiato benissimo, ora facciamo due passi, sì vai pure, io arrivo fino a lì…e Mauro si riposò!

Io invece sono andata a spasso

Ed ora possiamo uscire dal bosco delle fate e rituffarci nel caos del rientro, ma ben rifocillati e sereni.

Passando poi vicino a Vignola ci siamo fermati in un banchetto per acquistare delle ciliegie, ora è il periodo e in quel frutteto, li raccolgono e li preparano subito, quindi freschissimi e niente passaggio dal frigorifero. E soprattutto si sa che vengono dalle piante dietro al banchetto, non dai camion o dai banchetti piazzati lì e magari vanno a comperare le ciliegie ai mercati generali per rivenderle.

E così mi sono portata il lavoro a casa, pronti per fare confetture, succhi e sciroppate.

Naturalmente potete trovare il mio voto per questo agriturismo nella pagina “Ristoranti sì e no”.

 

Trattoria “Tre Archi” Altamura

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A spasso per Altamura cercavamo un posto dove mangiare, possibilmente bene, tipico e abbordabile come prezzo.

Perchè noi non siamo da “street-food” o panini vaganti, ci piace mettere le gambe sotto ad un tavolo e goderci il pranzo in tranquilità, siamo in gita o no? E  due passi dalla Cattedrale abbiamo scovato questa trattoria “Tre archi”.

La loro presentazione:

Benvenuti nella genuinità  tradizione bontà km zero, dal Nostro orto alle Nostre tavole GUSTO per VOI
TRE ARCHI è anche una FAMIGLIA che offre sempre il meglio a CHI sceglie di trascorrere del tempo GUSTANDO SAPORI TIPICI in un ambiente ACCOGLIENTE. A PRANZO E A CENA PUOI DEGUSTARE PIATTI della TRADIZIONE ALTAMURANA e una ECCEZIONALE PIZZA.

I simpatici proprietari Mina e Peppino.

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Subito vicino all’ingresso una signora prepara la pasta fresca.

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saletta superiore

una sala della trattoria

Poi c’è una sala superiore con un bel terrazzo e sopra ancora la zona longue, per il dopo cena o per festeggiare compleanni ricercati. O per riposare dopo aver ben mangiato….

io seduta reduce dalla scivolata…..

Cominciamo a parlare di cibo e abbiamo iniziato con degli antipasti tipici: (notare la mano di un affamato…) focaccia pugliese e ricotta fresca con confettura di sedano

Lampascioni fritti con cotto di fichi. Indescrivibile il loro sapore, dal momento che sono dei tuberi che hanno un gusto particolarmente amaro, ma lo hanno un po’ perso preparati così. Sono da gustare, tanto sono ottimi, abbinamento riuscitissimo.

Il lampascione è detto anche cipolla canina, cipollaccia turchina, cipollaccio col fiocco o giacinto dal pennacchio (Muscari comosum), è una pianta erbacea  diffusa nelle regioni mediterranee. I fiori della sua pianta sbocciano in primavera e sono persistenti fino all’estate.

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Il bulbo globuloso di tale pianta, ricco di sali minerali e che cresce a 12-20 cm circa nel sottosuolo, è simile a una piccola cipolla di sapore amarognolo e sono riconosciuti come uno dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani di Basilicata e Puglia.

Cicerchia saltata con cipolla, pancetta e funghi cardoncelli fritti, cosa dire…. molto particolare.

La cicerchia (Lathyrus sativus) è un legume particolarmente importante in aree tendenti alla siccità ed alla carestia, detta coltura di assicurazione poiché fornisce un buon raccolto quando le altre colture falliscono. Il consumo di questa pianta leguminosa in Italia è limitato ad alcune aree del centro-sud ed è in costante declino. Qui invece, in questa trattoria, mantengono una tradizione che si sta perdendo.

Questo è un piatto di pane raffermo saltato con le erbette, non ricordo il nome, ma è la dimostrazione che non bisogna buttare via nulla, quindi è un perfetto riuso del pane (di Altamura) raffermo, buonissimo.

Involtino di melanzane con ricotta e provola affumicata, e tortino di melanzane, quando il formaggio si sposa bene con le verdure.

tagliere di formaggi locali – caciocavallo, pecorino – prodotto dai cognati dei proprietari in una masseria vicina, con confettura di pomodorini.

poi si intravede nelle foto il piatto dei salumi che contiene: capocollo e la pancetta arrotolata di Martina Franca, presidio Slow Food.

Martina Franca è un altra bellissima cittadina da visitare.

Nella lavorazione del capocollo viene aggiunto il vino locale e le erbe aromatiche tipiche della macchia mediterranea. L’affumicatura avviene bruciando il legno e la corteccia di un fragno (Quercus trojana) originario dei Balcani. In Italia è presente solo in Puglia (sulle Murge) e in Basilicata (nella zona della Murgia Materana)  Caratteristica dell’albero: in autunno le foglie seccano ma non cadono; a primavera vengono sostituite dalle nuove in maniera che la chioma non rimanga mai spoglia. I maiali da cui provengono le carni utilizzate nel prodotto sono allevati in boschi di fragno e si nutrono di ghiande degli stessi arbusti.

E non è un’eccellenza italiana questa?

Abbiamo mangiato anche le orecchiette (rigorosamente fatte a mano nel ristorante) con le cime di rapa, ovviamente.

Orecchiette con cime di rapa

foto dal web perchè mi hanno impedito di fotografare quelle della trattoria, le stavano mangiando di gusto !!!

dolce di ricotta, notare i quattro cucchiai perchè non volevamo rinunciare a questo dolce prelibato, ma…non ci stava altro.

Direi che a questo punto, passando da Altamura, la Trattoria Tre archi è assolutamente da visitare per fermarsi a mangiare le specialità locali, fresche, genuine e preparate con amore.

Voto: 5/5

 

 

 

Strudel di ricotta, pancetta e …..

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…e zucchine.

Ricotta freschissima e così le zucchine verdi. Ho pensato per la cena di fare uno strudel, ma cosè uno strudel?

Lo strudel (dal tedesco Strudel = vortice) è un dolce a pasta arrotolata o ripiena che può essere dolce o salata,

Lo strudel ha una ricetta che parte addirittura dall’VIII secolo a.C., ovvero al tempo degli Assiri; simili dolci si ritrovano anche nell’Antica Grecia del III secolo a.C.. Probabilmente, anche grazie alla via della seta la ricetta si è così tanto diffusa andando però a modificare quella originale in diverse varianti.

Lo strudel deriva quindi da una serie di nomi, forme e luoghi differenti; una delle più vicine è l’antico dolce baklava che seguiva le varie conquiste territoriali ottomane; dal 1526 il sultano Solimano il Magnifico avrebbe diffuso la sua ricetta nei territori conquistati, fino all’Ungheria. I continui contatti tra l’impero ottomanno e quello austriaco fecero sì che anche la ricetta dello strudel passasse dall’impero austro-ungarico al regno delle Tre Venezie.

In Italia tradizionalmente viene preparato nei territori un tempo compresi nell’Impero, principalmente Alto Adige, Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Ogni luogo ha poi la sua ricetta: con la pasta frolla o con pasta sfoglia.

Ed ecco gli ingredienti del mio strudel salato.

  • 1 foglio di pasta sfoglia
  •  500 gr di ricotta
  • 200 gr di pancetta a pezzetti
  • 1 zucchina grattugiata
  • e poi al posto del sale l’immancabile misto di semi
  • 1 uovo

Stendere la pasta sfoglia e sopra mettere prima la ricotta, poi la pancetta e poi la zucchina grattugiata. Infine una bella spolverata di semini vari.

Arrotolare lo strudel, spennellare con l’uovo sbattuto e terminare con dei semini messi sopra.

In forno a 180° per circa 40 min.

La foto definitiva è diventata tutta rossa, quindi impresentabile, ma fidatevi era bello e buono.

 

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Quenelles con bottarga e salsa di peperoni

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Le ho preparate per un’altra cena con cugini, sono molto delicate e si sposano benissimo con la salsa di peperoni, anche lei delicata.

La quenelle, in italiano canederli, grossi gnocchi è una pietanza d’origine francese, il termine può anche essere riferito a preparazioni modellate a forma ovale.
Per preparare una quenelle perfetta bisogna prendere un po’ di manualità, il procedimento in apparenza è molto semplice: si intingono nell’acqua calda due cucchiai da cucina, poi con uno si preleva una generosa quantità di composto e con l’altro ci si aiuta per modellare accuratamente il prodotto dandogli una forma allungata, simile a un uovo più o meno grande.

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Ecco appunto, solo che la manualità….bisogna impararla e quindi le mie sono venute sì ovali,ma non ancora perfette e poi, lo dico subito, vedrete dalla foto che sono già un po’ mangiucchiate, perchè come le hanno assaggiate non ho avuto il tempo di fare una bella fotografia al piatto. Vuol dire che erano moooolto buone…..

La Bottarga:

Viene ricavata dalle uova essiccate di tonno o muggine (la mia è di muggine). L’origine del prodotto sembra essere stata fenicia, ma il termine deriva dall’arabobatārikh uova di pesce salate”, legando il vocabolo a una radice che avrebbe acquisito perciò il significato di “conservare sotto sale”. Gli arabi erano famosi nell’area del Mediterraneo per le loro affinate tecniche culinarie, che trasmisero anche alle altre popolazioni del Mediterraneo, spesso assieme al nome dei prodotti. La bottarga è un alimento apprezzato per l’alto tenore di proteine.

Ingredienti:

– per le quenelles –

  • 600 gr di ricotta di pecora
  • 2 uova
  • 4 cucchiai di parmigiano reggiano
  • 40 gr di burro
  • 30 gr di bottarga
  • timo fresco, sale pepe, olio, noce moscata

Mescolare in una ciotola la ricotta con il timo fresco, le uova, due cucchiai di formaggio grattugiato, l’olio d’oliva, la noce moscata, il sale e il pepe.

Con due cucchiai inumiditi formare le quenelles e metterle in una pirofila imburrata, cospargerle con altro parmigiano e del burro fuso e infornare per circa 10 min. a 190°.

– per la salsa di peperoni –

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  • 2 peperoni gialli
  • mezza cipolla bianca
  • olio
  • burro
  • basilico
  • sale pepe

Lavare e tagliare a pezzetti i peperoni, far appassire in padella con olio, burro la cipolla tritata, poi aggiungere i peperoni, sale pepe e un po’ d’acqua e cuocere per circa 20 min.

Poi frullare il tutto con del basilico e dell’olio.

Sul piatto singolo mettere le quenelles sulla salsa di peperoni e cospargerli con della bottarga tritata. Non tutti l’hanno messa, infatti il piatto della foto non ce l’ha !!!

Sapete…il tempo di impiattare, portarli in sala, sentire degli oooohhh..che belli…uuuhh che buoni..come potevo fare delle foto decenti!!!! Non importa, rendono l’idea, vero?

 

 

Penne Nord / Sud

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Volevo chiamare questo piatto di pasta, “penne profumo d’estate”, perchè i sapori ci sono e la voglia di caldo è tanta.

Ma siccome è risultato un connubio di vari ingredienti italiani, allora ho cambiato nome, e così è nata “penne Nord / Sud”.

Subito gli ingredienti, per capirci meglio:

  • pasta formato penne
  • pomodori della pianura emiliana
  • capperi di Pantelleria
  • acciughe del Mar Adriatico
  • aglio di Voghiera (Fe)
  • origano calabrese (originale, fatto in casa)
  • finocchietto siciliano
  • parmigiano reggiano
  • olio siciliano

e pane “cafone” e vino (fatti in casa) regalatoci direttamente da Salerno.

Più Nord/Sud di così……

Per prima cosa ho messo in una ciotola il pomodoro con l’aglio a pezzetti, acciughe, capperi, finocchietto e origano, lasciato macerare per poco più del tempo di cottura della pasta.

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poi ho fatto rosolare la mollica del pane cafone insieme all’olio e messo da parte.

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Ho quindi messo in padella il sugo e vi ho fatto saltare la pasta cotta, sulla quale ho messo le briciole di pane saltato. Ed ecco il piatto finito, al quale ho aggiunto del parmigiano e un filo d’olio. Naturalmente poi si è fatta la scarpetta con il pane.

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Direi, anche a sentire Mauro che ha fatto il bis, che l’integrazione dei sapori è veramente perfetta, anzi ci starebbe bene anche un po’ di peperoncino e qui c’è tutta l’Italia unita.