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Brassica oleracea gemmifera

Mi piacciono tanto i nomi latini dei vegetali, rendono importante anche un semplice cavoletto di Bruxelles, perchè la Brassica oleracea gemmifera è propriamente detto Cavoletto di Bruxelles. Che  sono in realtà i germogli ascellari di una varietà di Brassica oleracea (della famiglia dei cavoli). Di forma globulare, crescono alla base delle foglie principali e sono costituiti da foglioline embricate (l’una che copre una o due sottostanti, come i carciofi). Il portamento di questa pianta ricorda il cavolo nero toscano e la coltura è molto simile. Per crescere necessita di un clima freddo, tipico del nord Europa. Forse una delle maggiori coltivazioni si trova proprio in Belgio.

Brussels sprout closeup.jpg

Ne avevo ancora due confezioni da questa estate, congelate da me e stasera ne ho preparata una, arricchendola con acciughe.

Ingredienti:

  • cavoletti di Bruxelles
  • pangrattato
  • alici sott’olio
  • aglio
  • la mia salamoia, in alternativa del timo fresco
  • olio

Ho fatto bollire al vapore i cavoletti. Poi ho messo in una padella l’olio, due spicchi di aglio e quando si sono dorati ho aggiunto delle acciughe sott’olio, le ho fatte sciogliere e poi ho messo del pangrattato. Dorato anche lui e quindi dentro i cavoletti.

Padella con coperchio e cottura per una decina di minuti. La foto non rende molto, ma veramente sono gustosi.

e poi come tutti i cavoli fanno molto bene, per i composti minerali, e microelementi presenti in ampia varietà, sono molto utili per ricostituire le riserve minerali dell’organismo. Per l’elevato contenuto in fibre ha elevato potere saziante se unito, come è tradizione, con legumi, o carboidrati (pane o pasta). I più importanti composti minerali contenuti sono zolfocalciofosfororameiodioseleniomagnesio. Tutti i cavoli (soprattutto se freschi) sono ricchi di vitamine, soprattutto vitamina B1, e vitamina C.

Quando vengono cotti, tutti i cavoli emanano un cattivo odore perché sono ricchi di composti di zolfo, che vengono liberati dalla cottura, ma svaniscono al 90% dopo 8 minuti di cottura.Tuttavia, tutti i cavoli contengono anche sostanze nutrizionali molto utili, per le quali è stato ipotizzato anche una funzione di prevenzione del cancro. Poiché tali sostanze si disperdono con la cottura, si  suggerisce di cuocerli nella pentola a pressione, in modo da ridurre sia il tempo di cottura sia la perdita di tali sostanze, ottenendo anche una minor diffusione di cattivi odori.

È molto utile, nei casi in cui è possibile (ad esempio in insalata e nei crauti) usare anche i cavoli non cotti, dato che essi contengono in condizione non modificata sostanze utili (anche composti dello zolfo), e vitamine (infatti alcune vitamine, come la vitamina C, si degradano con la cottura). (Wikipedia)

                             

Peperonata per l’inverno

L’estate  è un’esplosione di colori, che vorremmo catturare per il grigio inverno.

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Uno dei modi per farlo e conservare le verdure.

 

Per esempio io ho preparato la peperonata, con i suoi peperoni rossi verdi e gialli, belli carnosi e poi l’ho messa nei vasetti. Così quest’inverno quando l’aprirò so già che ricorderò l’estate.

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Il PEPERONE o CAPSICUM.  Il nome latinoCapsicum” deriva da “capsa“, che significa scatola, e deve il nome alla particolare forma del frutto, una bacca, che ricorda proprio una scatola con dentro i semiAltri invece lo fanno derivare dal greco kapto che significa mordere, con evidente riferimento al piccante che “morde” la lingua quando si mangia, questo riguarda i peperoncini.

I miei sono peperoni non sono piccanti, anche perchè per evitare la piccantezza basta togliere la parte bianca all’interno del peperone stesso.

ingredienti :

  • peperoni rossi gialli verdi
  • cipolla
  • sale pepe
  • salsa di pomodoro
  • aglio
  • olio
  • un pizzico di zucchero
  • basilico

Far soffriggere la cipolla tritata fine e l’aglio in poco olio e un goccio di acqua, poi aggiungere le falde di peperone, lasciar soffriggere un po’ e poi aggiungere la salsa di pomodoro, il sale il pepe e lo zucchero.

Lasciar cuocere cinque minuti a fuoco basso e far poi far raffreddare. Inserire nei vasetti e sterilizzare per circa mezz’ora ed ecco pronta la mia peperonata .

 

 

 

Torta con barbabietole rosse

La barbabietola rossa

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La barbabietola comune (Beta vulgaris), conosciuta anche come barbabietola rossa , è una pianta erbacea biennale, riconoscibile per la presenza di foglie cuoriformi, di piccoli fiori di colore verde o rossastro, da cui si originano dei frutti duri, detti noci. Non sono questi frutti ad essere utilizzati per l’alimentazione umana, bensì le foglie e soprattutto le radici a tubero, caratterizzate da forma arrotondata e da un colore rosso brillante.

Una barbabietola rossa contiene sali minerali quali sodio, calcio, potassio, ferro, magnesio e fosforo. Poi la  vitamina A, vitamina C e vitamine del gruppo B. Sia il tubero che le sue foglie sono ricchi di antiossidanti e di flavonoidi, utili per proteggere l’organismo dall’azione dei radicali liberi. Il contenuto di vitamina A, essenziale per la protezione della vista, è superiore nelle foglie rispetto ai tuberi.

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La barbabietola può essere consumata cruda, grattugiata o affettata sottilmente e semplicemente condita con del succo di limone, al fine di favorire l’assorbimento del ferro oppure lessata, cotta al forno o in padella. Non sempre è facile trovarla cruda, ma si trova nei supermercati già cotta e sottovuoto. Vi assicuro che la differenza tra quella già cotta e quella cruda e cotta in casa è notevole. Ho la fortuna di trovare le verdure a km . meno di zero vicino a casa e di trovare le barbabietole crude appena raccolte.

Quindi le foglie, lessate, si possono trattare come gli spinaci, mentre ho cotto le barbabietole in pentola a pressione e le ho utilizzate per preparare una torta salata.

Ingredienti :

per la pasta brisè (volendo si può acquistare già pronta), io l’ho preparata con il Bimby:

  • 25o gr di farina integrale
  • 1oo gr di burro morbido a pezzetti
  • 1 pizzico di sale
  • 7o gr di acqua fredda

Versare nel boccale prima la farina e poi gli altri ingredienti, impastare 2o sec. vel.4/5, avvolgere l’impasto in pellicola e lasciarlo riposare in frigo per 15 min.

Ho cotto le barbabietole e, fredde, le ho affettate. Poi ho steso la pasta in una pirofila come da foto

poi ho aggiunto le barbabietole affettate e un poco di sale e pepe, ricoperte e, dopo aver spennellato con il tuorlo d’uovo, le ho infornate a 18o° per circa 3o min.

Volendo si può aggiungere del prosciutto o del formaggio, ma, questa volta, ho preferito sentire il sapore delle barbabietole. Questo è il risultato:

 

Buonissimo come antipasto, secondo oppure con una bella insalata  mista e del formaggio, piatto unico.

Gli Agretti

 

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“La salsola soda (detta anche riscolo, barba di frate, barba del Negus o agretto) è una pianta di piccole dimensioni (massimo 70 centimetri), annuale, e possiede foglie e fusto succulenti. È una pianta alofita, e in quanto tale richiede dei suoli ricchi di sale; cresce abitualmente nelle zone costiere ed è originaria del bacino del Mediterraneo. Il loro ciclo di vita è annuale e sono disponibili sul mercato nel periodo primaverile ed estivo precoce.

È una pianta dai molteplici usi; è edibile e viene perciò largamente usata in cucina e veniva inoltre usata, in passato, quale importante fonte di soda (carbonato di sodio) ” (Wikipedia)

La combustione delle piante di S. soda era uno dei principali metodi di ottenere  la soda. Questo è un composto alcalino che veniva utilizzato, fra l’altro, per la lavorazione del vetro, per la produzione del sapone e per altri vari scopi. Dalle ceneri risultanti dalla combustione di S. soda, con opportuna lavorazione si può ottenere soda in percentuale pari al 30%.

Opps…uno dice, ma che bella erbetta, tenera e non è per nulla amara…..poi scopre che sta mangiando un pezzo di vetro o sapone….. comunque gli agretti offrono ottime proprietà nutrizionali. Innanzitutto sono ricchissimi di acqua e aiutano il nostro corpo a rimanere idratato ma allo stesso tempo a depurarsi dato che questa verdura tende a stimolare la diuresi. Gli agretti sono naturalmente ricchi di vitamine A e B e di sali minerali tra cui potassio, calcio, magnesio e ferro (utile quindi mangiarli anche in caso di anemia). Sono poi ricchi di fibre e di conseguenza stimolano le funzioni intestinali e hanno un discreto effetto lassativo.

Insomma mi sono decisa ad acquistarla, trovandola appena colta, e di provarla.

L’ho bollita al vapore e poi l’ho ripassata in padella con olio piccante, burro e aglio. Oggi l’ho cucinata così, ma ci sono molti altri modi di prepararla. Sono un buon contorno, conditi solo con olio e limone, si posso gustare in frittata, nelle torte salate ecc.

 

Trattoria “Tre Archi” Altamura

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A spasso per Altamura cercavamo un posto dove mangiare, possibilmente bene, tipico e abbordabile come prezzo.

Perchè noi non siamo da “street-food” o panini vaganti, ci piace mettere le gambe sotto ad un tavolo e goderci il pranzo in tranquilità, siamo in gita o no? E  due passi dalla Cattedrale abbiamo scovato questa trattoria “Tre archi”.

La loro presentazione:

Benvenuti nella genuinità  tradizione bontà km zero, dal Nostro orto alle Nostre tavole GUSTO per VOI
TRE ARCHI è anche una FAMIGLIA che offre sempre il meglio a CHI sceglie di trascorrere del tempo GUSTANDO SAPORI TIPICI in un ambiente ACCOGLIENTE. A PRANZO E A CENA PUOI DEGUSTARE PIATTI della TRADIZIONE ALTAMURANA e una ECCEZIONALE PIZZA.

I simpatici proprietari Mina e Peppino.

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Subito vicino all’ingresso una signora prepara la pasta fresca.

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saletta superiore

una sala della trattoria

Poi c’è una sala superiore con un bel terrazzo e sopra ancora la zona longue, per il dopo cena o per festeggiare compleanni ricercati. O per riposare dopo aver ben mangiato….

io seduta reduce dalla scivolata…..

Cominciamo a parlare di cibo e abbiamo iniziato con degli antipasti tipici: (notare la mano di un affamato…) focaccia pugliese e ricotta fresca con confettura di sedano

Lampascioni fritti con cotto di fichi. Indescrivibile il loro sapore, dal momento che sono dei tuberi che hanno un gusto particolarmente amaro, ma lo hanno un po’ perso preparati così. Sono da gustare, tanto sono ottimi, abbinamento riuscitissimo.

Il lampascione è detto anche cipolla canina, cipollaccia turchina, cipollaccio col fiocco o giacinto dal pennacchio (Muscari comosum), è una pianta erbacea  diffusa nelle regioni mediterranee. I fiori della sua pianta sbocciano in primavera e sono persistenti fino all’estate.

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Il bulbo globuloso di tale pianta, ricco di sali minerali e che cresce a 12-20 cm circa nel sottosuolo, è simile a una piccola cipolla di sapore amarognolo e sono riconosciuti come uno dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani di Basilicata e Puglia.

Cicerchia saltata con cipolla, pancetta e funghi cardoncelli fritti, cosa dire…. molto particolare.

La cicerchia (Lathyrus sativus) è un legume particolarmente importante in aree tendenti alla siccità ed alla carestia, detta coltura di assicurazione poiché fornisce un buon raccolto quando le altre colture falliscono. Il consumo di questa pianta leguminosa in Italia è limitato ad alcune aree del centro-sud ed è in costante declino. Qui invece, in questa trattoria, mantengono una tradizione che si sta perdendo.

Questo è un piatto di pane raffermo saltato con le erbette, non ricordo il nome, ma è la dimostrazione che non bisogna buttare via nulla, quindi è un perfetto riuso del pane (di Altamura) raffermo, buonissimo.

Involtino di melanzane con ricotta e provola affumicata, e tortino di melanzane, quando il formaggio si sposa bene con le verdure.

tagliere di formaggi locali – caciocavallo, pecorino – prodotto dai cognati dei proprietari in una masseria vicina, con confettura di pomodorini.

poi si intravede nelle foto il piatto dei salumi che contiene: capocollo e la pancetta arrotolata di Martina Franca, presidio Slow Food.

Martina Franca è un altra bellissima cittadina da visitare.

Nella lavorazione del capocollo viene aggiunto il vino locale e le erbe aromatiche tipiche della macchia mediterranea. L’affumicatura avviene bruciando il legno e la corteccia di un fragno (Quercus trojana) originario dei Balcani. In Italia è presente solo in Puglia (sulle Murge) e in Basilicata (nella zona della Murgia Materana)  Caratteristica dell’albero: in autunno le foglie seccano ma non cadono; a primavera vengono sostituite dalle nuove in maniera che la chioma non rimanga mai spoglia. I maiali da cui provengono le carni utilizzate nel prodotto sono allevati in boschi di fragno e si nutrono di ghiande degli stessi arbusti.

E non è un’eccellenza italiana questa?

Abbiamo mangiato anche le orecchiette (rigorosamente fatte a mano nel ristorante) con le cime di rapa, ovviamente.

Orecchiette con cime di rapa

foto dal web perchè mi hanno impedito di fotografare quelle della trattoria, le stavano mangiando di gusto !!!

dolce di ricotta, notare i quattro cucchiai perchè non volevamo rinunciare a questo dolce prelibato, ma…non ci stava altro.

Direi che a questo punto, passando da Altamura, la Trattoria Tre archi è assolutamente da visitare per fermarsi a mangiare le specialità locali, fresche, genuine e preparate con amore.

Voto: 5/5

 

 

 

Finocchi e curcuma

Foeniculum vulgare

Risultati immagini per finocchio

Il finocchio può essere selvatico o orticolo, il finocchio selvatico è una pianta spontanea, perenne, alta fino a 2 m. Possiede foglie che ricordano il fieno (da cui il nome foeniculum), del finocchio selvatico si utilizzano i germogli, le foglie, i fiori e i frutti (impropriamente chiamati “semi”).
Il finocchio coltivato (o dolce) è una pianta annuale o biennale con radice a fittone. Raggiunge i 60–80 cm di altezza. Si consuma la grossa guaina a grumolo bianco che si sviluppa alla base.

Il finocchio è ampiamente coltivato negli orti per la produzione del “Grumolo”, una struttura compatta costituita dall’insieme delle guaine fogliari, che si presentano di colore biancastro, colore  dato dalla tecnica dell’imbianchimento.

In fitoterapia, come tisana fatta con i semi del finocchio, è utilizzato per chi ha difficoltà digestive e nell’allattamento per ridurre le coliche d’aria nei bambini.

Risultati immagini per finocchio semi (foto di Macrolibrarsi)

In cucina si possono usare tutte le parti del finocchio. Il grumolo bianco (erroneamente ritenuto un bulbo) del finocchio coltivato si può mangiare crudo nelle insalate oppure lessato e gratinato e si può aggiungere agli stufati.

Io utilizzo anche le parti superiori con le foglioline, che, ridotte a pezzetti, finiscono nel minestrone.

Curiosità

L’espressione “lasciarsi infinocchiare” deriva dall’abitudine dei cantinieri di offrire spicchi di finocchio orticolo a chi si presentava per acquistare il vino custodito nelle botti. Il grumolo infatti contiene sostanze aromatiche che rendono gustoso anche un vino di qualità scadente o prossimo all’acetificazione.

Io ho preparato il finocchio con la curcuma, è semplice, di effetto e gustoso.

Ingredienti:

  • quattro finocchi freschi
  •  curcuma
  • panna
  • un po’ di latte
  • semi di finocchio
  • burro q.b.
  • sale q.b.

Ho pulito i finocchi, mettendo via le parti con le foglie per riutilizzarle e li ho tagliati a pezzi in lunghezza, poi li ho messi in una casseruola con del burro, sopra la panna e ho grattato una radice di curcuma, semi di finocchio, sale.finocchi-curcuma

Infornati a 180 ° per circa 20 minuti, dopo circa dieci minuti ho aggiunto un po’ di latte.

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Certo i finocchi non hanno un sapore deciso, ma si possono cucinare con spezie o altro che li renda un po’ più saporiti.

Al friz’ an

Ma cosa sarà questa cosa strana……al friz’an…. il friggione bolognese. E’ una preparazione a base di pomodori e cipolle, da preparare e gustare e conservare per l’inverno in tanti bei vasetti colorati, che fanno allegria duarante le giornate grigie.

A casa abbiamo uno specialista del friggione, Mauro, che ogni anno si mette in giardino a prepararlo, aiutato (nello sbucciare cipolle) dalla vicina Giuliana, che pazientemente lo fa a mano, mentre lui adopera anche il compressore per soffiare sopra alle bucce delle cipolle…..

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La ricetta originale, essendo un piatto tipico del bolognese, è depositata alla Camera di Commercio di Bologna ed è un piatto che si può gustare in ogni stagione. Caldo durante l’inverno per accompagnare le carni o la polenta, freddo d’estate.

Non confessate mai a un bolognese che usate il friggione per condire la pasta.

La ricetta del friggione è datata 1886 e nel corso degli anni sono state apportate delle variazioni alla ricetta originale. Variazioni considerate eretiche dai puristi, come sostituire lo strutto con la stessa quantità di olio extravergine di oliva. C’è chi al posto dell’acqua aggiunge, se necessario, brodo.

Questa è la ricetta originale, modificata poi personalmente dal cuoco.

Ingredienti:

  • 4 kg di cipolle bianche – (un po’ preparato con cipolle bianche e un po’ con cipolle di Tropea)
  • 300 gr. di pomodori pelati- ( 2 kg di pomodori freschi)
  •  1 cucchiaino di sale grosso
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 2 cucchiaini di strutto – (olio di oliva)

Procedimento: pelare le cipolle, affettarle sottilmente, condirle con lo zucchero e il sale grosso e metterle a macerare da due a quattro ore. Coprire il recipiente dove si lasciano macerare le cipolle. Trascorso il tempo mettere le cipolle con la loro acqua e lo strutto in un capace tegame e fare cuocere, a fuoco molto lento, mescolando di frequente fino a quando le  cipolle diventano di un bel colore biondo molto scuro. Se tendono ad attaccarsi aggiungere un po’ di acqua. Unire i pomodori spezzettati e continuare la cottura ancora per un paio d’ore, sempre a fuoco moderato e sempre mescolando di frequente.

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Alla fine si deve ottenere una specie di salsa cremosa.

 

 

 

 

 

 

 

la foto è di Cucinando perchè il mio friggione è stato messo nei barattoli e conservati in dispensa, assieme a tutti gli altri barattoli, prima di poterli fotografare. Questo è simile al nostro, in quanto hanno fatto la ricetta originale, come noi.