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Risveglio della natura

Ecco da un albero ancora spoglio spuntare delle gemme su dei piccoli rametti, la speranza di un risveglio.

 

siamo stati ancora dai nostri amici in campagna, dove avevamo passato un Natale magico

Ora lì spuntano le gemme dagli alberi, fioriscono le camelie

che, passato il vento, formano un tappeto sul prato.

Altre bellissime piantine dai colori incredibili danno il benvenuto

così come dei bottoni rossi spuntano dalle foglie

 

e poi la raccolta dell’insalatina nell’orto e dei tarassaco nel prato.

Mauro pronto

ed io con il raccolto completato

una splendida quercia centenaria, cresciuta troppo e quindi pericolosa per la casa, è stata tagliata. Ha finito la sua vita, ma il suo legno continuerà a vivere da un falegname.

Ma vi racconto l’avventura del pulcino Calimero, unico soprvvissuto di una covata. La sua mamma chioccia aveva nascosto le uova in una siepe, ma evidentemente sono arrivate volpi e donnole. Quindi lei con il primo pulcino nato è scappata in un altro posto e le uova sono state alla mercè degli altri animali, d’altronde è la legge della vita, tutti devono mangiare. Questa mattina l’abbiamo vista con il suo piccolo pulcino nero, come lei, e nel tentativo di prenderla per metterla al sicuro si è scatenato l’inferno. Ha aggredito la nostra amica, si è messa a fare dei versacci…coccodè…cooocccodè….urlando come non mai, tutto per proteggere il suo piccolo che in un angolino pigolava spaventato. La mia amica è riuscito a prenderlo e la gallina le correva dietro urlando. Le galline animali stupidi? No davvero. La reazione della chioccia per proteggere il pulcino è stata incredibile.

Finalmente, messo Calimero nella stia preparata apposta siamo riusciti in tre  a far entrare anche lei.

Ma il comico sono state le galline del pollaio che, alle urla di una di loro, si sono radunate  vicino alla porta per vedere cosa succedeva, tipo pettegole che si spingono per vedere meglio.

Dall’esterno campagnolo passiamo all’interno dove si vede la raffinatezza di un gancio per appendere il cordone che tiene unita una tenda……

 

Grazie ancora ai nostri amici per il bellissimo e rigenerante fine settimana che ci hanno offerto.

 

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Natale magico

Natale Magico perchè è stato un Natale inaspettato, vissuto e che ci ha reso felici.

Siamo stati invitati da dei nostri carissimi amici a passare il Natale con loro e la loro famiglia nella loro casa di campagna. Già dove è ubicata la casa è da sogno, in mezzo agli alberi, nel silenzio e con tutte le comodità. Premetto che lei è arredatrice e quindi ha molta creatività e buon gusto. Questo è parte dell’esterno

e poi ……il caminetto in un locale con luci soffuse, questo ha contribuito a creare l’atmosfera magica

passiamo alla tavolata, con una tovaglia natalizia elegantissima e le candele sul tavolo, inserite in una bottiglia piena di sale e legate con un piccolo nastro di rafia, alternate a rametti di abete.

Poi hanno un piccolo bosco ed io sono andata a fare un giro tra gli alberi, la sensazione di essere in montagna, nel silenzio interrotto solo dall’abbaiare lontano di un cane e dal canto dei tanti uccellini che lo popolano. Naturalmente mi sono messa a cercare, come faccio sempre nei boschi, le casette degli Elfi ed era impossibile non trovarle, infatti eccone una dentro ad una quercia…..

e per finire ecco la Gatta Agata che, incurante della festa al piano di sotto, dorme beata tra i cuscini di un letto che si è riservata…

Siamo tornati a casa con un po’ di rimpianto, ma sereni e vogliamo ringraziare di cuore i nostri amici, perchè altre parole non servono.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Puglia, ultimo atto

E così siamo arrivati alla fine del nostro viaggio nel nord della Puglia, bellissima terra, persone gentilissime, ottima eno-gastronomia e il desiderio di ritornare è molto forte.

Ci siamo fermati a NOCI, paesino la  cui caratteristica sono “Le gnostre” (da claustrum etimo di chiostro) che sono dei piccoli spazi che si aprono nelle viuzze del centro antico, un tempo vere e proprie strade poi richiuse per far posto alla costruzione di nuove abitazioni in seguito all’incremento demografico registrato durante il XVIII secolo. Buon ristorante “L’Antica locanda”.

Da lì siamo passati da ALBEROBELLO,

di cui tralascio il racconto, perchè è un paesone molto turistico e conosciutissimo, parlerò in un altro articolo solo del ristorante “Evo” uno dei migliori dove siamo stati.

Tralascio anche il racconto delle GROTTE DI CASTELLANA, solo perchè molto conosciute anche loro, però con passaggi molto stretti per cui dopo mezzo percorso io ed un’altra signora abbiamo dovuto uscire, accompagnati da una gentile guida, perchè eravamo senza fiato, poco ossigeno e troppa anidride carbonica. Comunque per me sono molto più belle ed interessanti le Grotte di Frasassi.

L’ingresso naturale alle grotte è un’enorme voragine profonda 60 mt. denominata “Le Grave”. Unica foto del mio percorso….

Da lì siamo arrivati ad OSTUNI, dove mi fermo, perchè ne vale la pena.

Detta anche Città Bianca, per via della caratteristica  peculiare del centro storico, che era l’imbiancatura a calce delle case fino ai tetti. L’uso, attestato sin dal Medioevo, deriva, oltre che dalla facile reperibilità della calce come materia prima, dalla necessità di assicurare alle viuzze e agli ambienti ristretti di impianto medievale una maggiore luminosità, data dalla luce sia diretta che riflessa. Questo costume ha rivestito anche un ruolo importante storicamente nel XVII secolo quando l’imbiancatura a calce fu l’unico modo per evitare che la peste dilagasse nella cittadina ed il contagio aumentasse sino a portarne la distruzione.

Dopo aver pranzato in piazza, all’ombra della Guglia di Sant’Oronzo, alta m 20.75, dall’esuberante decorazione barocca e dopo aver visto che per girare il centro storico (in salita)  occorrevano buone gambe, fiato e…….voglia, abbiamo optato per… l’Ape car,

che ci ha permesso di visitare tutti gli angoli di questa città.

 

Ma una delle cose straordinarie di questa città è stato il ritrovamento di uno scheletro di donna gravida, in una grotta  di Santa Maria di Agnano, un luogo di straordinaria ricchezza archeologica a pochi chilometri da Ostuni.

Delia (nome datole dal professor Coppola) aveva una ventina d’ anni, era alta, slanciata e nell’ aspetto identica alle sue attuali discendenti. Apparteneva a un clan di cacciatori e come loro aveva gambe lunghe e robuste per inseguire i cavalli che pascolavano bradi nella prateria. Morì nel tentativo di dare alla luce un figlio. Il corpo gravido venne trasportato nell’ ampia caverna che durante la brutta stagione offriva riparo ai cacciatori. La mano destra, adorna di un bracciale, le venne adagiata sul grembo, come a simulare un gesto di materna dolcezza. Dopo la scoperta il blocco di pietra contenente lo scheletro fu trasportato nel Museo di Ostuni e lì venne separato dal resto della pietra. Una volta individuato lo scheletro raggomitolato di Delia, all’ altezza del bacino, comincia a prendere forma anche il feto, di cui si riconoscono tutte le ossa tenere del cranio, la mandibola, le braccine ripiegate, la minuta gabbia toracica. “Sebbene le sepolture paleolitiche siano piuttosto rare in Italia, l’ enorme valore scientifico del ritrovamento è essenzialmente dovuto alla presenza del feto: finora unico al mondo per il periodo Pleistocenico”,spiega il paleoetnologo Donato Coppola, autore del ritrovamento. Il reperto ha 24.410 anni. Con misure antropometriche del feto,  si è potuto stabilire che, quando morì, la donna era incinta di oltre otto mesi.

( da: archivio/repubblica/1992/10/29/delia-donna-infelice-di-24-mila-anni.)

La donna presenta anche un braccialetto di conchiglie forate e un copricapo  costituito da circa seicento conchiglie  impastate con ocra rossa (materiale a quei tempi prezioso e difficile da trovare). Il che fa suppore una cura particolare nella sepoltura. Nel museo è stata riprodotta così come è stato ritrovato lo scheletro e deve essere emozionante vedere un reperto così antico e misterioso.

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Non abbiamo potuto andare a visitarla perchè il museo era chiuso, allora è un buon motivo per ritornare.

Poi abbiamo visto da lontano LOCOROTONDO, altra cittadina interessante da visitare.

Ci siamo trasferiti poi verso il mare, sulla strada del ritorno a casa. Prima ci siamo fermati a MONOPOLI, che rappresenta, sull’Adriatico uno dei porti più attivi e popolosi della regione. Il suo caratteristico centro storico di origine alto-medievale, sovrapposto ai resti di un abitato messapico fortificato già nel V secolo a.C., si affaccia sul mare circondato da alte mura.

Notevole anche la Concattedrale della Madonna della Madia,

 

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In una cappella della chiesa ci sono le travi di una zattera sulla quale, secondo la tradizione, l’icona della Madonna arrivò nel 1117 nel porto di Monopoli.

Proseguendo siamo arrivati a TRANI,  conosciuta anche come “la perla dell’Adriatico“, è famosa per la Cattedrale romanica che si affaccia direttamente sul mare,ed è inserita nella lista delle “meraviglie italiane“, oltre che per la produzione di un particolare tipo di marmo (la pietra di Trani) e di vinoMoscato.

Il castello svevo è stato edificato nel 1233 sotto il regno di Federico II. Nel castello soggiornò spesso il figlio di Federico, Manfredi.

Il porto

Cattedrale –

Classico esempio diarchitettura romanica pugliese la Cattedrale venne costruita durante la dominazione  normanna, iniziata nel 1099 e ultimata nel 1143 ed è dedicata a San Nicola Pellegrino. La costruzione è stata realizzata usando il materiale di tufo calcareo tipico della zona: si tratta della pietra di Trani estratta dalle cave della città, caratterizzata da un colore roseo chiarissimo, quasi bianco.

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Dopo aver pranzato nel ristorante “L’altro molo” sul quale stendo un velo pietoso e non ve lo consiglio, siamo ripartiti verso casa, un po’ cupi come il cielo, ma felici di aver trascorso una settimana alla scoperta di posti meravigliosi, ricchi di storia, alcuni addirittura poco conosciuti,

In un autogrill dell’autostrada c’è un cartello che dice: “Siete in un paese meraviglioso”, cerchiamo di far sì che continui ad essere vero.

 

 

                                               

 

Puglia – Altamura

Continuando il nostro viaggio in Puglia, da Castel del Monte siamo arrivati ad Altamura, passando per Gravina in Puglia.

GRAVINA:

Il toponimo “Gravina” proviene dalle gravine: spaccature della crosta terrestre simili a canyon. Sul motto riportato sul gonfalone cittadino vi è scritto “Grana dat et vina” (trad. “offre grano e vino”), attribuito alla città da Federico II di Svevia, il quale amava questa città tanto da definirla “giardino di delizie”. Egli, infatti, fece realizzare un castello, che aveva la funzione di ospitare lui ed i suoi uomini, prima e dopo le battute di caccia svolte nel territorio murgiano.

Parte della città si estende sulle sponde di un crepaccio profondo, molto simile ai canyon, scavato nella roccia calcarea dal  torrente Gravina,da cui prendono il nome le famose gravine della Murgia.

Come si vede i pini al centro della foto sono sui versanti ripidi della gravina.

Splendida è la cattedrale, che fu costruita nel 1092  in stile romanico a tre navate. Questa chiesa andò distrutta tra il 1447 ed il 1456, dapprima a causa di un incendio e poi per il terremoto che sconvolse l’intera regione. Si attese trent’anni per la sua ricostruzione, tra il XVII ed il XVIII secolo ha subito all’interno vari interventi barocchi. Oggi la chiesa si presenta come una sintesi di diversi stili architettonici: il tardoromanico, il rinascimentale ed il barocco.

 

ALTAMURA

Qui vi è prodotto il pane , tipico nella sua forma (in gergo sckuanéte, trad. alto). Ha come un riporto in alto che lo differenzia dal Pane di Matera, altrettanto famoso. Nel luglio 2003, al pane di Altamura è stato riconosciuto il marchio denominazione di origine protetta (DOP). È ottenuto dall’impiego di semole (molto ricca di glutine) rimacinate di varietà di grano duro coltivato nei territori dei comuni della Murgia.

Il monumento principale di Altamura è la cattedrale di Santa Maria Assunta, esempio di Romanico pugliese, stile gotico (secolo XIII); da aggiungersi l’Uomo di Altamura, scheletro integro di Homo neanderthalensis, e cava dei dinosauri, giacimento risalente al Cretacico con impronte di dinosauri.

Andiamo con ordine:

La città di Altamura fu ripopolata dall’imperatore Federico II nella prima metà del XIII secolo. In questo stesso periodo, tra il 1232 ed il 1254, fu eretta, per volere dello stesso imperatore, la cattedrale dedicata all’Assunta, primo e più antico monumento cittadino, con la facciata rivolta originariamente verso la città di Gravina. E’  una delle più belle e maestose cattedrali pugliesi.

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particolare del presepe in pietra.

 

CAVA DEI DINOSAURI

Nel 1999 sono state rinvenute in una cava abbandonata, 30.000 orme di dinosauri, su un’area di 12.000 m.q. La grande importanza del  ritrovamento (è il sito più ricco e importante d’Europa e forse del mondo) sta nell’elevatissima biodiversità che caratterizza i dinosauri contemporaneamente presenti nello stesso luogo.

Le dimensioni delle impronte variano dai 5/6 cm fino ai 40/45 cm, facendo supporre di dinosauri alti fino a 10 mt. Le impronte risalgono tra i 70/80 milioni di anni fa, quando il clima in Puglia era tropicale.

Ben felice di andare a vedere i nostri antenati mi informo e qui scopro che non solo la cava è totalmente abbandonata, recintata ma con le reti divelte,  lasciata a se stessa,  in modo che le persone possano entrare e calpestare o cercare di rimuovere quello che dovrebbe essere un patrimonio dell’umanità.

E’ abbandonata dal giorno della sua scoperta, per niente valorizzata, a causa di un lunghissimo contenzioso tra i proprietari della cava e la pubblica amministrazione.

 Un posto del genere avrebbe tutti i requisiti per diventare un parco visitato da decine di migliaia di persone, diventando un luogo di cultura e conoscenza e al tempo stesso portando ricchezza al territorio. Diciotto anni di abbandono hanno invece per sempre deteriorato le impronte.

Allora abbiamo deciso di non andare a vedere questo scempio di un patrimonio che il mondo ci invidierebbe.

foto dal web

   

Cerco di consolarmi e andiamo a vedere un’altra scoperta importantissima :

l’Uomo di Altamura,

scheletro integro di Homo neanderthalensis – perfettamente ricostruito ed esposto in un museo. E’ stato scoperto il 3/10/1993 nella grotta di Lamalunga ed è datato tra i 128.000 e i 187.000 anni fa.

La grotta ha un ingresso, praticamente un pozzo detritico con vari cunicoli, spesso questi pozzi carsici si trasformavano in trappole naturali per animali ed uomini. Questo sembra essere accaduto anche in questo caso a giudicare dai resti degli animali sparsi sul fondo della grotta e dallo scheletro dell’Uomo di Altamura che sembra essersi trascinato con il radio e una scapola fratturata fino al fondo di uno stretto cunicolo, forse alla ricerca di una via di uscita.

E’ una perfetta ricostruzione di come doveva essere “Luciano”, lo abbiamo chiamato così per caso….. con quegli occhietti che ti osservano tra le ciglia e il sorriso enigmatico.

…Ieri e oggi….

Sempre nel museo c’era una mostra sul “Pane”con antichi reperti e siamo andati a curiosare.

Alcuni modi per mangiare il pane di Altamura.

dopo di che siamo finiti, come al solito, con le gambe sotto ad un tavolo per gustare ancora dei piatti tipici.

Dopo, il resoconto del pranzo in una carinissima trattoria gestito da una signora estremamente cordiale.

Trattoria “I tre archi”. Altamura.

 

 

Puglia…arrivooooo

Eh, già, finalmente dopo tanto aver desiderato questo viaggio, domani partiremo per un giretto nel nord della Puglia, toccando anche Matera.

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UN PO’ DI STORIA

La prima entità statale d’Italia che prese il nome di Langobardia  si trova nel sud della penisola e comprendeva principalmente la Puglia; era un territorio governato dai bizantini (thema) con capitale Bari.

La Puglia è la regione più orientale d’Italia e una di quelle con il maggiore sviluppo costiero con un’estensione delle coste di circa 865 km. Lungo la costa si alternano tratti rocciosi (come sul Gargano), falesie(coste rocciose dalle pareti a picco), ma anche litorali sabbiosi (come lungo il Golfo di Taranto). Il territorio collinare pugliese è suddiviso tra le Murge e le serre salentine. Le pianure sono costituite dal Tavoliere delle Puglie, che rappresenta la più vasta pianura d’Italia dopo la Pianura Padana.

 L’insediamento umano in Puglia risale quanto meno a 250.000 anni fa, come testimoniano i resti fossili dell’Uomo di Altamura, una forma arcaica di Homo neanderthalensis. Numerosi sono i reperti di epoca preistorica, tra i quali diversi menhir e dolmen.

Nel 1043 i Normanni fondarono la Contea di Puglia e, successivamente, il Ducato di Puglia e Calabria. Dal 1130 fece parte del Regno di Sicilia. Sia con i Normanni che con gli Svevi  la Puglia conseguì un grande progresso materiale e civile, che toccò l’apice con Federico II, a cui si deve la realizzazione di una serie di edifici laici e religiosi, alcuni di alto valore artistico, tra cui Castel del Monte ad Andria. Tra il 1282 e il 1442 la Puglia fu sotto la dominazione degli Angioini, all’interno del Regno di Napoli, a cui si sostituirono prima gli Aragonesi e poi gli Spagnoli: a partire da questo momento cominciò a radicarsi il potere dei latifondisti sul territorio.

Dopo varie prese di potere, nel 1734 la Puglia,  passò, insieme al resto del Regno di Sicilia dagli Asburgo ai Borboni, sancendo l’indipendenza del Regno. Tra il 1806 e il 1815, vi fu la dominazione francese che provvide alla modernizzazione della Puglia con l’abolizione del feudalesimo e con le riforme giudiziarie fino al ritorno dei Borbone e la nascita dal Regno delle Due Sicilie.

La regione è ricchissima di musei che testimoniano il suo passato, di feste e di fiere, prima fra tutte la Fiera del Levante, è per importanza la seconda fiera d’Italia (dopo quella di Milano) e una delle principali fiere di tutto il bacino del Mediterraneo, nata nel 1929 riprende la tradizione delle antiche “Fiere Nicolaiane” tenute dal 1100 al 1850 accanto alla basilica di San Nicola. La fiera è volta a favorire gli scambi tra Oriente e Occidente, di cui Bari costituisce, per tradizione millenaria, il più favorevole punto d’incontro.

In cucina si troveranno tutte le verdure di stagione e tutti i prodotti del mare. Tante sono le ricette che presenta questa cucina, che ha poi una particolarità che la distingue dalle altre, di offrire piatti diversi in relazione alle diverse stagioni, così che durante le stagioni più miti, cioè in primavera e in estate, viene data preferenza alle verdure e al pesce, mentre nelle altre predominano i legumi, la pasta fatta in casa condita con vari sughi, da sola o combinata alle verdure o al pesce. Il piatto più tipico è quello delle “Orecchiette al ragù di carne”, la cui ricetta è ormai diffusa in tutti i ricettari, ma non sono meno conosciute le “Orecchiette con le cime di rapa”.

Noi faremo questo itinerario:

Bologna – Castel del Monte – Altamura – Matera – Gioia del Colle – Noci – Putignano – Castellana grotte – Alberobello – Locorotondo – Cisternino – Ostuni – poi via costa mare ritorno a Bologna.

Ho studiato il percorso e ci sono tantissime cose da vedere, da scoprire, da conoscere, tanta storia e soprattutto capire come l’Italia, tanto maltrattata, sia la più bella del mondo e come andando anche nei paesini nascosti si trovino delle meraviglie uniche.

Castel del Monte

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Alberobello

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grotte di Castellana

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i Sassi di Matera

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Perciò arrivederci tra una settimana e racconterò poi tutto il nostro viaggio e le mie impressioni.

ciau

Linea Cadorna e Grotta Babbo Natale

Siamo sempre nella stessa giornata della “vacanza di un giorno” ed ora, dopo aver ben pranzato all’Antica trattoria del Boden, abbiamo deciso di fare due passi. Ma sì, qui c’è la linea Cadorna, è un sentiero facile, molto interessante e pieno di storia.

Partendo dal Santuario del Boden prima di immettersi sul sentiero della linea Cadorna, troviamo una vecchia cava abbandonata nella quale hanno realizzato la “Grotta di Babbo Natale”, una vera cava di marmo rosa – sotterranea – con una galleria di accesso in pietra lunga 200 metri e un grande salone con il pavimento e le pareti in marmo rosa. E’ un luogo davvero prezioso, da qui – circa 700 anni fa – hanno iniziato ad estrarre il marmo per il Duomo di Milano.

Nel periodo natalizio la galleria si anima di luci, musiche natalizie,animazioni con i twergi, gli gnomi dei boschi di Ornavasso, fino all’incontro con il vero babbo Natale, all’interno del grande salone.

Ingresso alla grotta

proiezioni sulle pareti di marmo rosa

poi fuori parco giochi, mercatini, gastronomia ecc.

ottovolante con le renne

renna vera che si può ammirare fuori dalla Grotta

grotta di babbo natale renna

questo è il piazzale davanti alla grotta, non tutti si possono permettere fuori sulla strada, un pavimento così in marmo…

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e sempre sul piazzale personaggi fantastici, in legno e non.

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sì lo so, mi sono dilungata per parlare di Babbo Natale, ma io lo adoro, ora torniamo alla nostra passeggiata sul sentiero della linea Cadorna.

Luigi Cadorna (Pallanza, 4 settembre 1850Bordighera, 21 dicembre 1928) è stato un generale e politico italiano.  E’ molto interessante leggere ” https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Cadorna” per conoscere di più questo personaggio controverso.

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La Frontiera Nord o, per esteso, il sistema difensivo italiano alla Frontiera Nord verso la Svizzera, popolarmente nota come Linea Cadorna è un complesso di opere di difesa permanenti posto a protezione della Pianura Padana e dei suoi principali poli economici e produttivi: Torino, Milano e Brescia. Il sistema fu progettato e realizzato tra il 1899 e il 1918 con lo scopo dichiarato di proteggere il territorio italiano da un possibile attacco proveniente d’oltralpe condotto dalla Francia, dalla Germania o dall’Austria-Ungheria violando la neutralità del territorio svizzero o, ipotesi meno probabile, da una possibile invasione della Pianura Padana da parte della stessa Confederazione Svizzera. La Linea Cadorna si estendeva dall’Ossola alla Valtellina; con un sistema di trincee, postazioni di artiglieria, di cui alcune in caverne scavate nella roccia, e centinaia di km di strade e mulattiere.

Praticamente la partenza è a Ornavasso, considerata la porta d’ingresso della val d’Ossola punto in cui la valle, con i suoi valichi per la Svizzera, si fa più stretta e quindi più facilmente difendibile. Il percorso è ad anello, ma noi ne abbiamo fatto una buona parte fino al forte di Bara.  Mano a mano che si prende quota s’incontrano trincee, camminamenti e postazioni in caverna. Il sistema difensivo era completato dalle fortificazioni di Candoglia sul versante opposto della valle e dai bunker per mortai realizzati nei pressi del Santuario della Guardia.

Nonostante il notevole impegno finanziario per la sua costruzione, e l’impegno degli oltre 20.000 operai, la linea non ebbe mai un impiego bellico, anche se alcune opere furono teatro di scontri tra i partigiani e reparti nazi-fascisti durante l’ultima guerra.

In mezzo al bosco, sul sentiero largo e facile, incontriamo alberi che, nonostante i tagli, continuano a vivere e freschi torrentelli

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Arriviamo, con calma, ammirando il paesaggio che sbuca tra gli alberi. Nella piana, Ornavasso, poi il lago di Mergozzo e sullo sfondo il lago Maggiore.

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arriviamo quindi al forte di Bara dove ci sono le postazioni militari

saranno pericolosi???

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E così dopo aver passato una giornata intensa, con calma, visto cose nuove e mangiato benissimo prendiamo la strada del ritorno, ripromettendoci di ripetere un’esperienza così.

Non occorre andare in capo al mondo per scoprire e vivere tante emozioni, l’Italia è ricchissima di posti meravigliosi, di storia, di paesaggi, magari appena sotto casa. E quindi viviamoli.

Finisce così il nostro “giorno di vacanza” o è passata una settimana?