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Anche il compleanno a spasso…

Il giorno dopo la festa della mamma è stato il mio compleanno, e allora avendo io deciso di non fare niente, anzi “gnente” (rafforzativo) siamo andati a spasso e siamo arrivati a Castrocaro Terme – Terra del Sole in provincia di Forlì.

Ci tenevo a vedere Terra del Sole, che nel 1500 era una enclave del Granducato di Toscana nello Stato Pontificio. E’ un piccolo borgo circondato da possenti mura,

con dei piccoli quartieri e una bella piazza d’Armi. Solo che ora è quasi inglobato in Castrocaro Terme e l’hanno tagliato in due da una strada che lo attraversa da porta a porta. Orribile. Non essendo molto grande avrebbero potuto circondarlo con una strada esterna e lasciare intatto il fascino di questo pezzo di storia.

La località apparteneva fino al 1923 alla Toscana. Terra del Sole fu voluta da Cosimo I de’ Medici, primo Granduca di Toscana (1519-1574), fu lo stesso Granduca, recatosi in questi estremi confini del suo Stato, a “designare” il luogo della nuova città fortezza e ad assegnarle il nome.

La decisione di costruire ex novo una città fortificata nell’enclave romagnola rientrava in una precisa politica di difesa dei confini del Granducato di Toscana.

antica pianta della Terra del Sole –

Terra del Sole diventerà sede di mercato per esercitare una vera e propria forma di controllo sulla copiosa produzione agricola del territorio romagnolo. Oltre all’approvvigionamento di grano il mercato di Terra del Sole avrebbe garantito anche quello del sale che proveniva dalla vicina Cervia.

Il Granduca, sempre preoccupato per l’incombente spettro della carestia, per ovviare alle carenze di grano della Toscana, ne avrebbe fatto incetta nella fertile Romagna: l’alimento che in tempo di carestia era un vero e proprio bene prezioso, avrebbe trovato custodia più sicura  all’interno delle mura di un deposito fortificato quale la città di Terra del Sole, trasformata all’occorrenza in un enorme granaio dello Stato mediceo.

Quando la città fu inaugurata (1564),  si manifestò un avvenimento meteorologico particolare: dopo giorni di nebbia fittissima, mentre si celebrava la messa il cielo si aprì ed il sole illuminò il luogo , per richiudersi a cerimonia conclusa. Questo episodio fu interpretato come segno di augurio e contribuì ad avvolgere la nascita di Terra del Sole in un’aura di leggenda ed a rafforzare l’identificazione tra la figura di Cosimo I de’ Medici e la simbologia del sole.

Dopo aver capito la storia di questo posto, lo abbiamo girato lungo tutto il suo perimetro, da una porta e la sua piccola fortezza,(del Capitano delle Artiglierie) all’altra con un’altra piccola fortezza ( del Governatore) lì a guardia degli ingressi del borgo, il primo è privato.

Affascinante pensare come poteva essere nel 15oo, cosa poteva essere il mercato o l’adunata degli armigeri nella Piazza d’Armi……ora invece proprio davanti al bellissimo Palazzo Pretorio, dove passa la famigerata strada, quasi sui suoi gradini, sfrecciano le auto, le moto ecc. snaturando così il fascino del luogo.

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Prospiciente alla Piazza d’Armi, la chiesa di Santa Reparata, iniziata nel 1594 e terminata nel 1609: impianto monumentale rinascimentale classico a croce latina contenente pregevoli pitture.

Si sa che in Romagna si mangia bene ed allora siamo andati a pranzo in un locale caratteristico, ai piedi della fortezza di Castrocaro. Interessante anche questa, costruita nel XVI secolo. Ma questo farà parte della prossima gita.

Siamo andati all’Osteria “Postierla”, Caratteristico, grezzo, antico, tutto scavato nella roccia (arenaria). Il locale è stato ricavato dalle già sottostanti cantine dell’ex Monastero Benedettino del 1200; una stupenda acquasantiera è esposta nel locale. Sul pavimento una grande botola di solido vetro trasparente mostra i meandri sottostanti (forse le segrete…) in realtà erano le cantine dell’ex-Monastero. Il nome “Postierla” sarebbe la denominazione della porta per accedere alla cantina dei Frati! molto originale.

Anche qui troverete la recensione nella pagina “Ristoranti sì e no”.

Dopo aver mangiato molto bene, siamo tornati a fare un giretto a Terra del Sole, sempre più convinta che in Italia abbiamo tanti tesori sconosciuti e soprattutto non custoditi come meritano.

 

Celebrazione del 450° Anniversario della Fondazione di Terra del Sole

(foto Città d’arte Emilia Romagna)

così dovrebbe restare la piazza della fortezza, come quando celebrano l’anniversario della fondazione di Terra del Sole.

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Ristorante Postierla, Castrocaro Terme

Questo ristorante si trova nella parte vecchia di Castrocaro Terme, provincia Forlì ed è vicino alla Fortezza.

E’ stato ricavato nelle cantine del vecchio monastero (1200) ed è molto rustico, mantenendo le pareti in sasso. Ma anche affascinante, mi piacciono i posti dove si sente la storia passata.

 

Il proprietario è di Terra del Sole e lei è siciliana, chissà perchè io, senza saperlo, sono attratta da posti dove ci sono dei siciliani. Sarà perchè amo la Sicilia.

Un bel menù, molto invitante e noi abbiamo scelto:

L’ antipasto Postierla (in due) visto che era abbondante.

tre bruschette con salsa ai funghi, ai peperoni e melanzane, prosciutto e melone, cestino con squacquerone, fetta di arrosto con aceto balsamico e mandorle, frittatina alle erbe….

Poi come primi:

cappellacci di ricotta con funghi, pomodoro tirati con un poco di panna e uvetta,

(la foto è un po’ sfocata…ma era la fame..)

io  gnocchetti alla Norma con melanzane e parmigiano…troppo buoni. Il secondo non ci stava e per finire..no il dolce no grazie, ma davanti all’offerta del crème caramel…non abbiamo saputo resistere. Finalmente in un ristorante un crème caramel fatto come Dio comanda, cioè perfetto.

( per i proprietari, un consiglio, usate piatti totalmente bianchi, non con bordi colorati, per esaltare al massimo le preparazioni). Abbiamo mangiato molto bene, porzioni abbondanti, (ottimo per noi che non amiamo le presentazioni striminzite della nouvelle cusine ) in un locale particolare con Alessia, che ci ha serviti, e i proprietari molto disponibili e gentili. Torneremo e lo consigliamo.

Quindi il mio voto è un convinto 5/5

Festa della mamma ad Este

Festa della mamma: su questo tipo di feste io non sono d’accordo, troppo consumismo, se vuoi festeggiarla devi ricordarti di lei e considerarla prima di tutto una donna, senza tante retoriche.

Ma mia figlia, mamma anche lei, ha voluto cogliere l’occasione per trovarci e siamo andati a spasso ad Este. Una graziosissima cittadina con un castello, la sua cinta e i giardini interni molto ben conservati. Tante volte passiamo vicino a delle cittadine, paesi e non ci accorgiamo di quali scrigni storici, paesaggistici e gastronomici esse nascondano.

Immagine correlata (Foto di luca-rigato)

Piazza Maggiore con i leoni

Un po’ di storia per capire meglio cosa si va a vedere.

“Este  è stata abitata da tempi molto antichi: già nell’età del ferro, infatti, era il principale insediamento degli antichi Veneti o Paleoveneti, i quali svilupparono la città, facendo fiorire l’economia grazie agli scambi con le civiltà limitrofe, ma anche con i Greci e i Romani. In seguito alle invasioni barbariche e alla caduta dell’Impero romano d’Occidente, Este si spopolò, riducendosi a villaggio rurale. Nell’XI secolo la casata degli Este s’impossessò dell’area e contribuì alla sua rinascita: dopo l’anno Mille, infatti, la città si ripopolò attorno al castello. Poi Este divenne una delle numerose proprietà  della famiglia degli Ezzelini, tra cui il più celebre fu Ezzelino III da Romano che, alleato di Federico II di Svevia, conquistò per ben due volte Este (1238 e 1249), e nel farlo danneggiò fortemente il castello, la famiglia d’Este frattanto aveva trasferito la sua residenza a Ferrara (1239), città che sarebbe divenuta la loro nuova capitale. Dopo la morte di Ezzelino, in un panorama regionale che vedeva contrapposti ScaligeriCarraresi e Visconti, apparve sulla scena Cangrande della Scala , il quale distrusse il castello nel 1317. Nel 1339Ubertino da Carrara, signore di Padova, fece ricostruire il castello così com’è tuttora.”

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Oltre al castello, la cui cinta muraria è lunga più di un chilometro, ci sono molte architetture religiose, tra le quali spicca il duomo di Santa Tecla nella piazza Maggiore e alcune ville importanti come la Villa Mocenigo, sede del museo nazionale Atestino.

Dentro al castello, tra il Sei e il Settecento, sotto la proprietà dei Mocenigo, venne realizzato un vasto giardino, esteso fino alle propaggini della collina, ai lati di una scenografica scalinata.  Il parco settecentesco subisce una radicale trasformazione negli anni 1914-’15, quando si decide di risistemare l’area verde, i lavori comportano la demolizione della ripida scalinata veneziana e la creazione di terrazzamenti digradanti. Prendono così forma i giardini all’italiana come oggi li vediamo, con viali ordinati e aiuole geometriche, che conservano diverse piante secolari.

ci sono aiuole piene di rose di tutti i colori, da perdersi….

una fontana alla base della scalinata che porta alla sommità della collina dove c’è il mastio.

 

Il mastio era aperto e ci ha accolto per la visita, Alberto, dell’Associazione Culturale Alicorno  .

E’ stata una spiegazione dettagliata e, mentre gli altri salivano fino in cima per ammirare un panorama meraviglioso, fino ai Colli Euganei, io sono rimasta giù ad ascoltare tutto quello che Alberto raccontava, in maniera tale che mi pareva di rivivere la vita di quel tempo, vedere il popolo nel villaggio fuori le mura, il susseguirsi delle famiglie e le battaglie……e’ stato molto interessante e ha fatto venire la voglia di fare altre visite con questa Associazione.

E’ arrivata naturalmente l’ora di pranzo ed io avevo scoperto un locale che prepara dei piatti tipici veneti.  ” Ostaria Nova”

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sì, cucina e bottega dove vendono salumi formaggi e vini.

Per tutto  quello che riguarda l’Osteria Nova, vi rimando naturalmente alla mia pagina – Ristoranti Sì e No –

Dico subito che siamo stati molto soddisfatti, un’ottima gita e abbiamo scoperto tante cose su Este, un ottimo pranzo e un bellissimo regalo da mia figlia, che comprendeva sia la festa della mamma che il mio compleanno.

Serenità  questo è quello che ho provato. Grazie Mauro, Roberta e Diego.

 

 

 

 

 

Puglia, ultimo atto

E così siamo arrivati alla fine del nostro viaggio nel nord della Puglia, bellissima terra, persone gentilissime, ottima eno-gastronomia e il desiderio di ritornare è molto forte.

Ci siamo fermati a NOCI, paesino la  cui caratteristica sono “Le gnostre” (da claustrum etimo di chiostro) che sono dei piccoli spazi che si aprono nelle viuzze del centro antico, un tempo vere e proprie strade poi richiuse per far posto alla costruzione di nuove abitazioni in seguito all’incremento demografico registrato durante il XVIII secolo. Buon ristorante “L’Antica locanda”.

Da lì siamo passati da ALBEROBELLO,

di cui tralascio il racconto, perchè è un paesone molto turistico e conosciutissimo, parlerò in un altro articolo solo del ristorante “Evo” uno dei migliori dove siamo stati.

Tralascio anche il racconto delle GROTTE DI CASTELLANA, solo perchè molto conosciute anche loro, però con passaggi molto stretti per cui dopo mezzo percorso io ed un’altra signora abbiamo dovuto uscire, accompagnati da una gentile guida, perchè eravamo senza fiato, poco ossigeno e troppa anidride carbonica. Comunque per me sono molto più belle ed interessanti le Grotte di Frasassi.

L’ingresso naturale alle grotte è un’enorme voragine profonda 60 mt. denominata “Le Grave”. Unica foto del mio percorso….

Da lì siamo arrivati ad OSTUNI, dove mi fermo, perchè ne vale la pena.

Detta anche Città Bianca, per via della caratteristica  peculiare del centro storico, che era l’imbiancatura a calce delle case fino ai tetti. L’uso, attestato sin dal Medioevo, deriva, oltre che dalla facile reperibilità della calce come materia prima, dalla necessità di assicurare alle viuzze e agli ambienti ristretti di impianto medievale una maggiore luminosità, data dalla luce sia diretta che riflessa. Questo costume ha rivestito anche un ruolo importante storicamente nel XVII secolo quando l’imbiancatura a calce fu l’unico modo per evitare che la peste dilagasse nella cittadina ed il contagio aumentasse sino a portarne la distruzione.

Dopo aver pranzato in piazza, all’ombra della Guglia di Sant’Oronzo, alta m 20.75, dall’esuberante decorazione barocca e dopo aver visto che per girare il centro storico (in salita)  occorrevano buone gambe, fiato e…….voglia, abbiamo optato per… l’Ape car,

che ci ha permesso di visitare tutti gli angoli di questa città.

 

Ma una delle cose straordinarie di questa città è stato il ritrovamento di uno scheletro di donna gravida, in una grotta  di Santa Maria di Agnano, un luogo di straordinaria ricchezza archeologica a pochi chilometri da Ostuni.

Delia (nome datole dal professor Coppola) aveva una ventina d’ anni, era alta, slanciata e nell’ aspetto identica alle sue attuali discendenti. Apparteneva a un clan di cacciatori e come loro aveva gambe lunghe e robuste per inseguire i cavalli che pascolavano bradi nella prateria. Morì nel tentativo di dare alla luce un figlio. Il corpo gravido venne trasportato nell’ ampia caverna che durante la brutta stagione offriva riparo ai cacciatori. La mano destra, adorna di un bracciale, le venne adagiata sul grembo, come a simulare un gesto di materna dolcezza. Dopo la scoperta il blocco di pietra contenente lo scheletro fu trasportato nel Museo di Ostuni e lì venne separato dal resto della pietra. Una volta individuato lo scheletro raggomitolato di Delia, all’ altezza del bacino, comincia a prendere forma anche il feto, di cui si riconoscono tutte le ossa tenere del cranio, la mandibola, le braccine ripiegate, la minuta gabbia toracica. “Sebbene le sepolture paleolitiche siano piuttosto rare in Italia, l’ enorme valore scientifico del ritrovamento è essenzialmente dovuto alla presenza del feto: finora unico al mondo per il periodo Pleistocenico”,spiega il paleoetnologo Donato Coppola, autore del ritrovamento. Il reperto ha 24.410 anni. Con misure antropometriche del feto,  si è potuto stabilire che, quando morì, la donna era incinta di oltre otto mesi.

( da: archivio/repubblica/1992/10/29/delia-donna-infelice-di-24-mila-anni.)

La donna presenta anche un braccialetto di conchiglie forate e un copricapo  costituito da circa seicento conchiglie  impastate con ocra rossa (materiale a quei tempi prezioso e difficile da trovare). Il che fa suppore una cura particolare nella sepoltura. Nel museo è stata riprodotta così come è stato ritrovato lo scheletro e deve essere emozionante vedere un reperto così antico e misterioso.

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Non abbiamo potuto andare a visitarla perchè il museo era chiuso, allora è un buon motivo per ritornare.

Poi abbiamo visto da lontano LOCOROTONDO, altra cittadina interessante da visitare.

Ci siamo trasferiti poi verso il mare, sulla strada del ritorno a casa. Prima ci siamo fermati a MONOPOLI, che rappresenta, sull’Adriatico uno dei porti più attivi e popolosi della regione. Il suo caratteristico centro storico di origine alto-medievale, sovrapposto ai resti di un abitato messapico fortificato già nel V secolo a.C., si affaccia sul mare circondato da alte mura.

Notevole anche la Concattedrale della Madonna della Madia,

 

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In una cappella della chiesa ci sono le travi di una zattera sulla quale, secondo la tradizione, l’icona della Madonna arrivò nel 1117 nel porto di Monopoli.

Proseguendo siamo arrivati a TRANI,  conosciuta anche come “la perla dell’Adriatico“, è famosa per la Cattedrale romanica che si affaccia direttamente sul mare,ed è inserita nella lista delle “meraviglie italiane“, oltre che per la produzione di un particolare tipo di marmo (la pietra di Trani) e di vinoMoscato.

Il castello svevo è stato edificato nel 1233 sotto il regno di Federico II. Nel castello soggiornò spesso il figlio di Federico, Manfredi.

Il porto

Cattedrale –

Classico esempio diarchitettura romanica pugliese la Cattedrale venne costruita durante la dominazione  normanna, iniziata nel 1099 e ultimata nel 1143 ed è dedicata a San Nicola Pellegrino. La costruzione è stata realizzata usando il materiale di tufo calcareo tipico della zona: si tratta della pietra di Trani estratta dalle cave della città, caratterizzata da un colore roseo chiarissimo, quasi bianco.

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Dopo aver pranzato nel ristorante “L’altro molo” sul quale stendo un velo pietoso e non ve lo consiglio, siamo ripartiti verso casa, un po’ cupi come il cielo, ma felici di aver trascorso una settimana alla scoperta di posti meravigliosi, ricchi di storia, alcuni addirittura poco conosciuti,

In un autogrill dell’autostrada c’è un cartello che dice: “Siete in un paese meraviglioso”, cerchiamo di far sì che continui ad essere vero.

 

 

                                               

 

Residence “Frammenti” a Matera

A Matera siamo stati in un graziosissimo Residence – “Frammenti”, poche stanze, la saletta della prima colazione sempre apparecchiata, quindi se al pomeriggio, tornando, avevamo voglia di un caffè, una bevanda o una fetta di torta erano pronti lì ad aspettarci, sempre freschi, che la Signora Anna, gentilissima, preparava.

Non abbiamo mai visto una “prima colazione” così ricca ed abbondante, di tutto, dolce e salato, con le torte e i biscotti fatti in casa, con una vasta scelta di the o tisane ecc., oltre al pane materano e in frigorifero, salumi e formaggi.

sullo sfondo il disegno che riproduce i Sassi, cambiava continuamente di colore.

Ogni camera è ispirata ad un materiale legato alla Città ed è sintesi, in modo duplice, di un “frammento di Materia e di Matera”.  – La Pietra – Il Tufo – La Terracotta – La Cartapesta.

La Pietra che ricorda i Sassi, il Tufo per il materiale di cui sono fatti i Sassi, la Terracotta per il “Cucù” particolare fischietto di argilla, a forma di gallina, lavorato a mano e molto colorato, considerato oggetto portafortuna e di prosperità. La cartapesta che ricorda il Carro su cui viene portata in processione la Madonna della Bruna.

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Noi eravamo appunto nella camera “Terracotta”, una bellissima camera con dei colori tenui, curata nei minimi particolari.

 

 

 

 

 

 

 

 

un caso del destino che ci sia stata assegnata una camera riproducente il “Cucù” di terracotta, simbolo di buona fortuna e prosperità? Speriamo…io ci credo.

La signora Anna ci ha poi consigliato il tour guidato dei Sassi e non abbiamo neppure avuto l’incomodo di procurarci i biglietti e gli orari, ha pensato a tutto lei. Ed è stata una meravigliosa esperienza.

Il residence è in pieno centro di Matera, a due passi dai “Sassi, quindi comodissimo per girare la città.

Penso che questo sia stato uno dei posti in cui, nel nostro giro in Puglia, ci siamo trovati al meglio e che consiglio quando passerete da qui.

Se dovessi dare un voto, come per la pagina – ristoranti sì e no – darei assolutamente  5/5, anzi di più.

Grazie signora Anna, alla prossima volta che ritorneremo a Matera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I “Sassi” di Matera

Per parlare dei ” Sassi ”  ci vuole un articolo apposito essendo un argomento molto importante che merita uno spazio tutto suo.

Ci siamo aggregati ad un gruppo con una guida, perchè non puoi solo guardare i Sassi, bisogna anche vedere tutto quello che c’è per capire meglio cosa significhi questa città straordinaria ed unica.

i Sassi costituiscono il centro storico di Matera; il “Sasso Caveoso” e il “Sasso Barisano”insieme al rione “Civita”, formano un complesso nucleo urbano. Costituiscono un esempio eccezionale di accurata utilizzazione nel tempo delle risorse fornite dalla natura: acqua, suolo, energia.

Essi sono stati iscritti nella lista dei patrimoni dell’umanità dall’Unesco nel 1993 ed è il primo sito iscritto dell’Italia meridionale.

I Sassi si dispongono intorno e sul fondo della gravina, di due solchi vallivi, plasmati dal passaggio dell’acqua sul fondo del burrone. Ecco un ponticello che unisce i due solchi vallivi.

Il Sasso Barisano girato a nord-ovest sulla strada che porta a Bari e il Sasso Caveoso guarda a  sud, verso Montescaglioso con le case grotta disposte a gradoni.

Questo degradare delle case e il sovrapporsi delle stesse è solo apparentemente caotico, perchè risulta poi costruito con molti accorgimenti. Ma la discesa nei Sassi è una sorpresa continua, tra viottoli e gradini si arriva in formidabili complessi di abitazioni e chiese rupestri.

A dividere le due valli sorge la rupe Civita che ospita la bellissima  cattedrale della Madonna della Bruna e di Sant’Eustachio.  Fu costruita in stile romanico pugliese nel XIII sec. sullo sperone più alto della Civita che divide i due Sassi.

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in un altare tutto intarsiato di marmi policromi c’è l’affresco originale della Madonna della Bruna

La festa patronale a lei dedicata si festeggia il due luglio di ogni anno da più di 600 anni, quando papa Urbano VI la istituì nel 1389.

Al margine superiore dei Sassi c’è il Piano, centro storico post-medievale oltre il quale si estende la Matera contemporanea.

I Sassi e il Parco delle chiese rupestri costituiscono un’eccezionale testimonianza di una civiltà scomparsa, abitata già nel Paleolitico, alcuni reperti trovati risalgono al XIII millennio A.C. e molte delle case che scendono in profondità nel calcare spesso e dolce (calcarenite) della gravina, sono state vissute senza interruzione dall’età del bronzo ( a parte lo sfollamento forzato degli anni 1950).

Le chiese rupestri  fondate principalmente nell’Alto Medioevo, sono edifici scavati nella roccia. Inizialmente nate come strutture religiose, nel corso del tempo hanno subito diverse trasformazioni d’uso, diventando abitazioni o ricoveri per animali. Sono un’importante testimonianza della presenza di comunità di monaci benedettini, longobardi e bizantini. Le chiese rupestri contengono spesso affreschi ed elementi scultorei.

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Chiesa Santa Maria di Idris

è situata nella parte alta del Monterrone, una grossa rupe calcarea che si erge nel mezzo del Sasso Caveoso sulla sommità dell’omonima rupe, risale al Tre-Quattrocento e fa parte di un complesso rupestre che comprende anche la più antica cripta, dedicata a San Giovanni in Monterrone. Il nome del tempio – Idris – deriva quasi sicuramente dal greco Odigitria (guida della via, o dell’acqua). A Costantinopoli veniva così chiamata e venerata la Vergine Maria, il cui culto fu introdotto in Italia meridionale dai monaci bizantini.

  

San Pietro Caveoso con facciata e campanile in muratura ed interno quasi completamente scavato nella roccia, antica parrocchia della città, situata a picco sullo strapiombo della Gravina.

una suggestiva immagine di Santa Maria di Idris, in alto e, a sinistra, San Pietro Caveoso

(wikipedia.org/)

I VICINATI

Matera, 1951 (Henry Cartier-Bresson). Vicinato nel Sasso Caveoso.

costituiti da un insieme di abitazioni che si affacciano sullo stesso spiazzo, spesso con il pozzo al centro, erano il modello della vita sociale, della solidarietà e della collaborazione tra la gente. Il pozzo comune dove lavavano i panni, il forno dove cuocevano il pane facevano del vicinato la cellula fondamentale dell’organizzazione comunitaria.

Un modo di vivere che gli abitanti dei Sassi hanno portato con sé anche nei nuovi quartieri disegnati per loro negli anni ’50 e che non hanno mai smesso di tentare di ricreare, anche quando “camminano la piazza” o fanno “lo struscio in mezzo al corso”, fermandosi ogni due passi a salutare e a chiacchierare, nonostante le comodità moderne (acqua, luce, gas), nei nuovi appartamenti i materani si sentivano “appartati”: invece nei Sassi quonda chiòcchj-r! (quante chiacchiere) si facevano.

dal libro di Carlo Levi “Cristo si è fermato a Eboli”

“Arrivai a Matera verso le undici del mattino. Avevo letto nella guida che è una città pittoresca, che merita di essere visitata, che c’è un museo di arte antica e delle curiose abitazioni trogloditiche (cioè scavate nella roccia)……arrivai in una strada che costeggiava un precipizio, in quel precipizio c’è Matera. La forma del burrone era strana; come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso da un apice comune, dove si vedeva, di lassù una chiesa bianca, Santa Maria de Idris, che pareva ficcata nella terra. Questi coni rovesciati si chiamano Sassi. Hanno la forma con cui, a scuola, immaginavamo l’Inferno di Dante, in quello stretto spazio tra le facciate e il declivio passano le strade e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e di tetti per quelle di sotto……”

Carlo Levi, spedito al confine in Lucania dal regime fascista, visitò i Sassi quando questi erano all’apice di un collasso demografico che era iniziato quattro secoli prima. Gli abitanti erano aumentati in maniera esponenziale, sulle case nella roccia erano stati sopraelevati più piani, erano spariti gli orti e i giardini pensili, le cisterne erano state riadattate a monolocali in cui intere famiglie convivevano in promiscuità con muli e pecore in condizioni igieniche estremamente precarie.

ricostruzione di una casa nei Sassi

nello stesso locale: l’angolo con il letto e la cassettiera e, a destra la culla.

l’angolo del focolare

l’angolo per il ricovero del mulo

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u’ cessu

le olle per l’acqua

Ma quelli che allo scrittore in esilio erano sembrati i gironi  di Dante, in realtà facevano parte di un sistema complesso ed efficiente. Si scende nei Sassi per delle arcate, che sembrano dei passaggi occulti. Le calate erano affiancate da canali d’irrigazione che rifornivano cisterne a goccia, in alcune case ci sono fino a sette cisterne.

Orti e giardini pensili si affacciavano dai tetti. I tetti a volte servivano da cimiteri: i vivi sottoterra, i defunti in superficie. Così, dice il cronista Verricelli nella sua Cronica de la città di Matera 1595-1596, «in Matera li morti stanno sopra li vivi». All’imbrunire gli abitanti accendevano i loro lumi al di fuori delle loro abitazioni, così allo spettatore che guardava dall’alto, i Sassi si illuminavano come un cielo stellato.

Sassi_di_Matera al tramonto

L’opera di sensibilizzazione del libro di Carlo Levi portò diversi uomini di cultura e politici a visitare la città, tra cui  Alcide De Gasperi che firmò la prima Legge Speciale per lo sfollamento dei Sassi che avvenne a partire dal 1952 , tale operazione fu resa necessaria dalle cattive condizioni in cui viveva la popolazione, si pensi che la mortalità infantile era quattro volte superiore la media nazionale.

famiglia nella casa grotta

Immagine correlata foto di thedustbinofhistory.wordpress.com

Il libro narrava espressamente le precarie situazioni igieniche in cui versavano i Sassi dove vivevano oltre quindicimila abitanti (più della metà dell’intera popolazione cittadina che ammontava a trentamila abitanti) e la mancanza di fognature aumentava il rischio di epidemie nella zona. L’abbandono forzato delle loro vecchie abitazioni fu molto doloroso da parte di molti cittadini, per quanto i nuovi quartieri fossero più confortevoli. Alcuni di loro tentarono poi di rientrare nelle case nella roccia, ma queste vennero murate per impedirlo.

Il recupero delle case però iniziò a partire del 1986 ed ora ci sono parecchi B&B, abitazioni ristrutturate, negozietti, ristoranti.

Immagine correlata

Una delle tecniche più ingegnose per risolvere il problema della raccolta dell’acqua piovana è stata utilizzata dagli abitanti dei Sassi fino ai primi anni del 1900: il sistema dei vasi comunicanti. Sui tetti delle abitazioni furono ricavati tanti piccoli canali che permettevano all’acqua di scorrere in una cisterna posta al centro di un cortile, comune a più famiglie. In caso di piogge abbondanti, la cisterna troppo piena cominciava a traboccare e l’acqua defluiva attraverso un canaletto nelle cisterne delle case sottostanti o attigue. In questo modo l’acqua superflua non veniva mai dispersa ma conservata nelle varie riserve dei due rioni.

canalina per la raccolta acqua piovana dal tetto

E così è terminata la visita ai “Sassi” di Matera. Esperienza unica, affascinante che fa riflettere.

Si riflette su quante bellezze ci siano in Italia e forse non vengono sfruttate al massimo, su come doveva essere la vita nelle case grotta, quanta miseria, ma tanta solidarietà, cosa oggi difficile da trovare.

Si riflette su come l’uomo dai tempi dei tempi si sia ingegnato sempre per cercare di sopravvivere e quante testimonianze ci ha lasciato.

Si riflette sulla bellezza della natura selvaggia di questi posti, e si spera che essi vengano conservati al meglio.

 

 

 

Puglia / Basilicata -Matera

Stiamo ancora viaggiando per la Puglia, ma  siamo passati in Basilicata per arrivare a Matera, città tanto decantata da tutti, assolutamente da visitare per vedere anche i famosi Sassi, ma soprattutto per capire cosa essi realmente siano e cosa abbiano voluto dire nella vita della città.

Nota con gli appellativi di “Città dei Sassi” e “Città Sotterranea”, è  una delle città ancora abitate più antiche al mondo. I Sassi sono stati riconosciuti il 9 dicembre 1993, Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, primo sito dell’Italia meridionale a ricevere tale riconoscimento.

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Il torrente Gravina di Matera,  scorre nella profonda fossa naturale che delimita i due antichi rioni della città: Sasso Barisano e Sasso Caveoso. Sull’altra sponda c’è il  Parco della Murgia Materana. Gli antichi rioni chiamati “Sassi“, assieme con le cisterne ed i sistemi di raccolta delle acque, sono la caratteristica peculiare di Matera. Si tratta di originali ed antichi aggregati di case scavate nella calcarenite.

Le origini di Matera sono molto remote e ne è testimonianza il ritrovamento nel territorio circostante di alcuni insediamenti senza soluzione di continuità sin dall’età paleolitica. ( Paleolitico fu il primo periodo della preistoria in cui si sviluppò la tecnologia umana, con l’introduzione dei primi strumenti di pietra da parte di diverse specie di ominidi, circa 2,5 milioni di anni fa). A partire dall’VIII secolo, il territorio materano fu teatro di una notevole immigrazione di monaci benedettini e bizantini, che si stabilirono lungo le grotte della Gravina trasformandole in chiese rupestri.

Matera è tra le città decorate della medaglia d’argento al valor militare per la guerra di liberazione e il Ministro della Difesa decorando con la medaglia il gonfalone della città ,scoprì una lapide con la seguente iscrizione:

« Matera prima città del Mezzogiorno insorta in armi contro il nazifascismo addita l’epico sacrificio del 21 settembre 1943 alle generazioni presenti e future perché ricordino e sappiano con pari dignità e fermezza difendere la libertà e la dignità della coscienza contro tutte le prevaricazioni e le offese. »

Penso che su questa frase ci sia da meditare ancora oggi.

La cattedrale,  della Madonna della Bruna e di Sant’Eustachio in stile romanico pugliese, fu costruita nel XIII secolo sullo sperone più alto della Civita che divide i due Sassi,  il punto più alto e visibile della città ove sorse il primo nucleo abitato dei Sassi, sull’area di un monastero benedettino. Si scoprì all’inzio del ’900  che fu costruita su un terrapieno artificiale per innalzare ulteriormente la sua posizione ( rimane visibile da tutti i punti della antica città e dalle campagne circostanti). Durante i  lavori furono scavate delle profonde trincee che rivelarono in 12 metri, man mano che si scendeva in profondità,  tutti gli antichi strati abitativi della città: abitazioni medioevali, una chiesetta paleocristiana ed abitazioni della stessa epoca, reperti  bizantini come monete e resti archietettonici , un altro piano di abitazioni romane, sepolcri  greci con importanti vasi facenti parte del tipico corredo funerario e infine resti di ceramica ingubbiata (ceramica con rivestimento invetriato dipinto con decorazione graffita) caratteristica della prima età del ferro. Una “radiografia”, insomma, della vita antica di Matera.

 

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A differenza dell’interno che nel tempo ha subìto diverse trasformazioni, l’esterno conserva quasi intatta la sua forma originaria, mentre l’interno è di fattura barocca. Ha pregevoli opere d’arte, tra cui un presepio di Altobello Persio, scultore attivo in Basilicata per tutto il Cinquecento, in pietra policroma.

E’ radicata nei materani la convinzione che il nome della Madonna Bruna provenga dal colore bruno della sua immagine  presente nel Duomo. Il restauro però ha smentito tale tesi, infatti il colore è piuttosto chiaro e l’opacità era dovuta al fumo delle candele accese nella Chiesa Madre dai credenti nei secoli. Il nome fu quindi probabilmente istituito da Urbano VI nel momento stesso in cui propose l’istituzione di questa festa (1389).

Ogni anno gli artigiani del posto costruiscono un grande carro trionfale, tutto in cartapesta, sul quale, il 2 luglio, viene portata in processione la Madonna.

 

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prima di rientrare in cattedrale il carro viene assaltato dai presenti e distrutto, in modo che, chi riesce, si porta a casa un pezzo del carro benedetto, quale buon augurio per l’anno. Ed ogni anno viene ricostruito un altro carro.

Ma la cosa più interessante di Matera sono senza dubbio i “Sassi”, spettacolo incredibile e inimmaginabile se non si vedono dal vero. Ma su questo farò un articolo a parte, tante sono le cose da dire.

A Matera siamo stati in un graziosissimo Residence – “Frammenti”, troverete l’articolo apposito.

Ci siamo fermati due giorni, perchè Matera non è “toccata e fuga”, bisogna visitarla, ascoltare la sua storia, cercare di immagazzinare più immagini possibili e pensare…qui ritornerò.

La prima sera siamo andati in un ristorante  – “La grotta nei sassi” –  che si trova in pieno centro storico di Matera  ed è collocato all’interno di grotte scavate dall’uomo. Vicino c’è  una bellissima Terrazza Panoramica che si affaccia sul meraviglioso scenario del Sasso Barisano . Avete presente un presepio? Ecco alla sera i Sassi danno questa impressione.

ingresso alla Matera sotterranea

«Matera Sum Ipogeo»,  si tratta «di un percorso sotterraneo rinvenuto dopo circa un anno di scavi, a cui è stato dato il nome di ‘Matera Sum’. E’ una straordinaria testimonianza, ‘una città sotto la città’, case, strade, cisterne, ambienti produttivi e luoghi di culto della città medievale. Questi elementi rendono unico il sito».

Spesso sotto le strade del centro storico si nascondono ambienti scavati che furono chiusi quando la città si sviluppò. Una delle tante dimostrazioni è venuta alla luce negli anni Novanta con i lavori di sistemazione della Piazza Vittorio Veneto. Sotto l’intera piazza si nasconde quella che era l’organizzazione principale di Matera: Il Fondaco di Mezzo (cioè l’antico mercato della città), il Palombaro Lungo (cioè una grossa cisterna per la raccolta dell’acqua) e la cripta dello Santo Spirito.

(io non ho un cappello piumato in testa…è il fotografo che non sta attento…)

Il giorno dopo siamo andati, su consiglio, ottimo consiglio, della guida che ci ha portato a visitare i Sassi, al Ristorante “La Latteria”, storico locale dedicato ai prodotti caseari e all’enogastronomia lucana. Io che amo i formaggi, figurarsi se non ci andavo.

E al pomeriggio? Stanchi della lunga visita del mattino ai Sassi, a piedi e sotto il sole, abbiamo parcheggiato i nostri mariti in piazza al bar e Lorenza ed io siamo andate in giro per shopping. Girovagando per la città moderna con uno sguardo, comunque, ai Sassi, ci siamo riposate così, per arrivare alla sera a cena, naturalmente.

Siamo andati al ristorante “Il Terrazzino” che è il luogo ideale dove poter apprezzare i sapori tradizionali della cucina materana e, nel contempo, lo straordinario spettacolo dei Sassi di Matera, grazie all’ampia terrazza panoramica e agli interni molto caratteristici.

Non dimentichiamo il pane di Matera, che si distingue dal pane di Altamura per la forma diversa. Quello di Altamura è fatto con un riporto

quello di Matera a forma di croissant

Il Pane di Matera: Simbolo di una città

comunque buoni entrambi, ne abbiamo portato a casa, dopo una settimana sprigionavano ancora il profumo.

Farò le recensioni dei ristoranti nei vari articoli e nella pagina “ristoranti sì e no”.

Il prossimo articolo sarà tutto per i “Sassi”, saranno le mie impressioni e le mie emozioni nel vedere dal vivo una testimonianza così antica di abitazioni, con tutta la loro storia.