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I “Sassi” di Matera

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Per parlare dei ” Sassi ”  ci vuole un articolo apposito essendo un argomento molto importante che merita uno spazio tutto suo.

Ci siamo aggregati ad un gruppo con una guida, perchè non puoi solo guardare i Sassi, bisogna anche vedere tutto quello che c’è per capire meglio cosa significhi questa città straordinaria ed unica.

i Sassi costituiscono il centro storico di Matera; il “Sasso Caveoso” e il “Sasso Barisano”insieme al rione “Civita”, formano un complesso nucleo urbano. Costituiscono un esempio eccezionale di accurata utilizzazione nel tempo delle risorse fornite dalla natura: acqua, suolo, energia.

Essi sono stati iscritti nella lista dei patrimoni dell’umanità dall’Unesco nel 1993 ed è il primo sito iscritto dell’Italia meridionale.

I Sassi si dispongono intorno e sul fondo della gravina, di due solchi vallivi, plasmati dal passaggio dell’acqua sul fondo del burrone. Ecco un ponticello che unisce i due solchi vallivi.

Il Sasso Barisano girato a nord-ovest sulla strada che porta a Bari e il Sasso Caveoso guarda a  sud, verso Montescaglioso con le case grotta disposte a gradoni.

Questo degradare delle case e il sovrapporsi delle stesse è solo apparentemente caotico, perchè risulta poi costruito con molti accorgimenti. Ma la discesa nei Sassi è una sorpresa continua, tra viottoli e gradini si arriva in formidabili complessi di abitazioni e chiese rupestri.

A dividere le due valli sorge la rupe Civita che ospita la bellissima  cattedrale della Madonna della Bruna e di Sant’Eustachio.  Fu costruita in stile romanico pugliese nel XIII sec. sullo sperone più alto della Civita che divide i due Sassi.

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in un altare tutto intarsiato di marmi policromi c’è l’affresco originale della Madonna della Bruna

La festa patronale a lei dedicata si festeggia il due luglio di ogni anno da più di 600 anni, quando papa Urbano VI la istituì nel 1389.

Al margine superiore dei Sassi c’è il Piano, centro storico post-medievale oltre il quale si estende la Matera contemporanea.

I Sassi e il Parco delle chiese rupestri costituiscono un’eccezionale testimonianza di una civiltà scomparsa, abitata già nel Paleolitico, alcuni reperti trovati risalgono al XIII millennio A.C. e molte delle case che scendono in profondità nel calcare spesso e dolce (calcarenite) della gravina, sono state vissute senza interruzione dall’età del bronzo ( a parte lo sfollamento forzato degli anni 1950).

Le chiese rupestri  fondate principalmente nell’Alto Medioevo, sono edifici scavati nella roccia. Inizialmente nate come strutture religiose, nel corso del tempo hanno subito diverse trasformazioni d’uso, diventando abitazioni o ricoveri per animali. Sono un’importante testimonianza della presenza di comunità di monaci benedettini, longobardi e bizantini. Le chiese rupestri contengono spesso affreschi ed elementi scultorei.

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Chiesa Santa Maria di Idris

è situata nella parte alta del Monterrone, una grossa rupe calcarea che si erge nel mezzo del Sasso Caveoso sulla sommità dell’omonima rupe, risale al Tre-Quattrocento e fa parte di un complesso rupestre che comprende anche la più antica cripta, dedicata a San Giovanni in Monterrone. Il nome del tempio – Idris – deriva quasi sicuramente dal greco Odigitria (guida della via, o dell’acqua). A Costantinopoli veniva così chiamata e venerata la Vergine Maria, il cui culto fu introdotto in Italia meridionale dai monaci bizantini.

  

San Pietro Caveoso con facciata e campanile in muratura ed interno quasi completamente scavato nella roccia, antica parrocchia della città, situata a picco sullo strapiombo della Gravina.

una suggestiva immagine di Santa Maria di Idris, in alto e, a sinistra, San Pietro Caveoso

(wikipedia.org/)

I VICINATI

Matera, 1951 (Henry Cartier-Bresson). Vicinato nel Sasso Caveoso.

costituiti da un insieme di abitazioni che si affacciano sullo stesso spiazzo, spesso con il pozzo al centro, erano il modello della vita sociale, della solidarietà e della collaborazione tra la gente. Il pozzo comune dove lavavano i panni, il forno dove cuocevano il pane facevano del vicinato la cellula fondamentale dell’organizzazione comunitaria.

Un modo di vivere che gli abitanti dei Sassi hanno portato con sé anche nei nuovi quartieri disegnati per loro negli anni ’50 e che non hanno mai smesso di tentare di ricreare, anche quando “camminano la piazza” o fanno “lo struscio in mezzo al corso”, fermandosi ogni due passi a salutare e a chiacchierare, nonostante le comodità moderne (acqua, luce, gas), nei nuovi appartamenti i materani si sentivano “appartati”: invece nei Sassi quonda chiòcchj-r! (quante chiacchiere) si facevano.

dal libro di Carlo Levi “Cristo si è fermato a Eboli”

“Arrivai a Matera verso le undici del mattino. Avevo letto nella guida che è una città pittoresca, che merita di essere visitata, che c’è un museo di arte antica e delle curiose abitazioni trogloditiche (cioè scavate nella roccia)……arrivai in una strada che costeggiava un precipizio, in quel precipizio c’è Matera. La forma del burrone era strana; come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso da un apice comune, dove si vedeva, di lassù una chiesa bianca, Santa Maria de Idris, che pareva ficcata nella terra. Questi coni rovesciati si chiamano Sassi. Hanno la forma con cui, a scuola, immaginavamo l’Inferno di Dante, in quello stretto spazio tra le facciate e il declivio passano le strade e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e di tetti per quelle di sotto……”

Carlo Levi, spedito al confine in Lucania dal regime fascista, visitò i Sassi quando questi erano all’apice di un collasso demografico che era iniziato quattro secoli prima. Gli abitanti erano aumentati in maniera esponenziale, sulle case nella roccia erano stati sopraelevati più piani, erano spariti gli orti e i giardini pensili, le cisterne erano state riadattate a monolocali in cui intere famiglie convivevano in promiscuità con muli e pecore in condizioni igieniche estremamente precarie.

ricostruzione di una casa nei Sassi

nello stesso locale: l’angolo con il letto e la cassettiera e, a destra la culla.

l’angolo del focolare

l’angolo per il ricovero del mulo

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u’ cessu

le olle per l’acqua

Ma quelli che allo scrittore in esilio erano sembrati i gironi  di Dante, in realtà facevano parte di un sistema complesso ed efficiente. Si scende nei Sassi per delle arcate, che sembrano dei passaggi occulti. Le calate erano affiancate da canali d’irrigazione che rifornivano cisterne a goccia, in alcune case ci sono fino a sette cisterne.

Orti e giardini pensili si affacciavano dai tetti. I tetti a volte servivano da cimiteri: i vivi sottoterra, i defunti in superficie. Così, dice il cronista Verricelli nella sua Cronica de la città di Matera 1595-1596, «in Matera li morti stanno sopra li vivi». All’imbrunire gli abitanti accendevano i loro lumi al di fuori delle loro abitazioni, così allo spettatore che guardava dall’alto, i Sassi si illuminavano come un cielo stellato.

Sassi_di_Matera al tramonto

L’opera di sensibilizzazione del libro di Carlo Levi portò diversi uomini di cultura e politici a visitare la città, tra cui  Alcide De Gasperi che firmò la prima Legge Speciale per lo sfollamento dei Sassi che avvenne a partire dal 1952 , tale operazione fu resa necessaria dalle cattive condizioni in cui viveva la popolazione, si pensi che la mortalità infantile era quattro volte superiore la media nazionale.

famiglia nella casa grotta

Immagine correlata foto di thedustbinofhistory.wordpress.com

Il libro narrava espressamente le precarie situazioni igieniche in cui versavano i Sassi dove vivevano oltre quindicimila abitanti (più della metà dell’intera popolazione cittadina che ammontava a trentamila abitanti) e la mancanza di fognature aumentava il rischio di epidemie nella zona. L’abbandono forzato delle loro vecchie abitazioni fu molto doloroso da parte di molti cittadini, per quanto i nuovi quartieri fossero più confortevoli. Alcuni di loro tentarono poi di rientrare nelle case nella roccia, ma queste vennero murate per impedirlo.

Il recupero delle case però iniziò a partire del 1986 ed ora ci sono parecchi B&B, abitazioni ristrutturate, negozietti, ristoranti.

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Una delle tecniche più ingegnose per risolvere il problema della raccolta dell’acqua piovana è stata utilizzata dagli abitanti dei Sassi fino ai primi anni del 1900: il sistema dei vasi comunicanti. Sui tetti delle abitazioni furono ricavati tanti piccoli canali che permettevano all’acqua di scorrere in una cisterna posta al centro di un cortile, comune a più famiglie. In caso di piogge abbondanti, la cisterna troppo piena cominciava a traboccare e l’acqua defluiva attraverso un canaletto nelle cisterne delle case sottostanti o attigue. In questo modo l’acqua superflua non veniva mai dispersa ma conservata nelle varie riserve dei due rioni.

canalina per la raccolta acqua piovana dal tetto

E così è terminata la visita ai “Sassi” di Matera. Esperienza unica, affascinante che fa riflettere.

Si riflette su quante bellezze ci siano in Italia e forse non vengono sfruttate al massimo, su come doveva essere la vita nelle case grotta, quanta miseria, ma tanta solidarietà, cosa oggi difficile da trovare.

Si riflette su come l’uomo dai tempi dei tempi si sia ingegnato sempre per cercare di sopravvivere e quante testimonianze ci ha lasciato.

Si riflette sulla bellezza della natura selvaggia di questi posti, e si spera che essi vengano conservati al meglio.

 

 

 

Puglia / Basilicata -Matera

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Stiamo ancora viaggiando per la Puglia, ma  siamo passati in Basilicata per arrivare a Matera, città tanto decantata da tutti, assolutamente da visitare per vedere anche i famosi Sassi, ma soprattutto per capire cosa essi realmente siano e cosa abbiano voluto dire nella vita della città.

Nota con gli appellativi di “Città dei Sassi” e “Città Sotterranea”, è  una delle città ancora abitate più antiche al mondo. I Sassi sono stati riconosciuti il 9 dicembre 1993, Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, primo sito dell’Italia meridionale a ricevere tale riconoscimento.

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Il torrente Gravina di Matera,  scorre nella profonda fossa naturale che delimita i due antichi rioni della città: Sasso Barisano e Sasso Caveoso. Sull’altra sponda c’è il  Parco della Murgia Materana. Gli antichi rioni chiamati “Sassi“, assieme con le cisterne ed i sistemi di raccolta delle acque, sono la caratteristica peculiare di Matera. Si tratta di originali ed antichi aggregati di case scavate nella calcarenite.

Le origini di Matera sono molto remote e ne è testimonianza il ritrovamento nel territorio circostante di alcuni insediamenti senza soluzione di continuità sin dall’età paleolitica. ( Paleolitico fu il primo periodo della preistoria in cui si sviluppò la tecnologia umana, con l’introduzione dei primi strumenti di pietra da parte di diverse specie di ominidi, circa 2,5 milioni di anni fa). A partire dall’VIII secolo, il territorio materano fu teatro di una notevole immigrazione di monaci benedettini e bizantini, che si stabilirono lungo le grotte della Gravina trasformandole in chiese rupestri.

Matera è tra le città decorate della medaglia d’argento al valor militare per la guerra di liberazione e il Ministro della Difesa decorando con la medaglia il gonfalone della città ,scoprì una lapide con la seguente iscrizione:

« Matera prima città del Mezzogiorno insorta in armi contro il nazifascismo addita l’epico sacrificio del 21 settembre 1943 alle generazioni presenti e future perché ricordino e sappiano con pari dignità e fermezza difendere la libertà e la dignità della coscienza contro tutte le prevaricazioni e le offese. »

Penso che su questa frase ci sia da meditare ancora oggi.

La cattedrale,  della Madonna della Bruna e di Sant’Eustachio in stile romanico pugliese, fu costruita nel XIII secolo sullo sperone più alto della Civita che divide i due Sassi,  il punto più alto e visibile della città ove sorse il primo nucleo abitato dei Sassi, sull’area di un monastero benedettino. Si scoprì all’inzio del ’900  che fu costruita su un terrapieno artificiale per innalzare ulteriormente la sua posizione ( rimane visibile da tutti i punti della antica città e dalle campagne circostanti). Durante i  lavori furono scavate delle profonde trincee che rivelarono in 12 metri, man mano che si scendeva in profondità,  tutti gli antichi strati abitativi della città: abitazioni medioevali, una chiesetta paleocristiana ed abitazioni della stessa epoca, reperti  bizantini come monete e resti archietettonici , un altro piano di abitazioni romane, sepolcri  greci con importanti vasi facenti parte del tipico corredo funerario e infine resti di ceramica ingubbiata (ceramica con rivestimento invetriato dipinto con decorazione graffita) caratteristica della prima età del ferro. Una “radiografia”, insomma, della vita antica di Matera.

 

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A differenza dell’interno che nel tempo ha subìto diverse trasformazioni, l’esterno conserva quasi intatta la sua forma originaria, mentre l’interno è di fattura barocca. Ha pregevoli opere d’arte, tra cui un presepio di Altobello Persio, scultore attivo in Basilicata per tutto il Cinquecento, in pietra policroma.

E’ radicata nei materani la convinzione che il nome della Madonna Bruna provenga dal colore bruno della sua immagine  presente nel Duomo. Il restauro però ha smentito tale tesi, infatti il colore è piuttosto chiaro e l’opacità era dovuta al fumo delle candele accese nella Chiesa Madre dai credenti nei secoli. Il nome fu quindi probabilmente istituito da Urbano VI nel momento stesso in cui propose l’istituzione di questa festa (1389).

Ogni anno gli artigiani del posto costruiscono un grande carro trionfale, tutto in cartapesta, sul quale, il 2 luglio, viene portata in processione la Madonna.

 

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prima di rientrare in cattedrale il carro viene assaltato dai presenti e distrutto, in modo che, chi riesce, si porta a casa un pezzo del carro benedetto, quale buon augurio per l’anno. Ed ogni anno viene ricostruito un altro carro.

Ma la cosa più interessante di Matera sono senza dubbio i “Sassi”, spettacolo incredibile e inimmaginabile se non si vedono dal vero. Ma su questo farò un articolo a parte, tante sono le cose da dire.

A Matera siamo stati in un graziosissimo Residence – “Frammenti”, troverete l’articolo apposito.

Ci siamo fermati due giorni, perchè Matera non è “toccata e fuga”, bisogna visitarla, ascoltare la sua storia, cercare di immagazzinare più immagini possibili e pensare…qui ritornerò.

La prima sera siamo andati in un ristorante  – “La grotta nei sassi” –  che si trova in pieno centro storico di Matera  ed è collocato all’interno di grotte scavate dall’uomo. Vicino c’è  una bellissima Terrazza Panoramica che si affaccia sul meraviglioso scenario del Sasso Barisano . Avete presente un presepio? Ecco alla sera i Sassi danno questa impressione.

ingresso alla Matera sotterranea

«Matera Sum Ipogeo»,  si tratta «di un percorso sotterraneo rinvenuto dopo circa un anno di scavi, a cui è stato dato il nome di ‘Matera Sum’. E’ una straordinaria testimonianza, ‘una città sotto la città’, case, strade, cisterne, ambienti produttivi e luoghi di culto della città medievale. Questi elementi rendono unico il sito».

Spesso sotto le strade del centro storico si nascondono ambienti scavati che furono chiusi quando la città si sviluppò. Una delle tante dimostrazioni è venuta alla luce negli anni Novanta con i lavori di sistemazione della Piazza Vittorio Veneto. Sotto l’intera piazza si nasconde quella che era l’organizzazione principale di Matera: Il Fondaco di Mezzo (cioè l’antico mercato della città), il Palombaro Lungo (cioè una grossa cisterna per la raccolta dell’acqua) e la cripta dello Santo Spirito.

(io non ho un cappello piumato in testa…è il fotografo che non sta attento…)

Il giorno dopo siamo andati, su consiglio, ottimo consiglio, della guida che ci ha portato a visitare i Sassi, al Ristorante “La Latteria”, storico locale dedicato ai prodotti caseari e all’enogastronomia lucana. Io che amo i formaggi, figurarsi se non ci andavo.

E al pomeriggio? Stanchi della lunga visita del mattino ai Sassi, a piedi e sotto il sole, abbiamo parcheggiato i nostri mariti in piazza al bar e Lorenza ed io siamo andate in giro per shopping. Girovagando per la città moderna con uno sguardo, comunque, ai Sassi, ci siamo riposate così, per arrivare alla sera a cena, naturalmente.

Siamo andati al ristorante “Il Terrazzino” che è il luogo ideale dove poter apprezzare i sapori tradizionali della cucina materana e, nel contempo, lo straordinario spettacolo dei Sassi di Matera, grazie all’ampia terrazza panoramica e agli interni molto caratteristici.

Non dimentichiamo il pane di Matera, che si distingue dal pane di Altamura per la forma diversa. Quello di Altamura è fatto con un riporto

quello di Matera a forma di croissant

Il Pane di Matera: Simbolo di una città

comunque buoni entrambi, ne abbiamo portato a casa, dopo una settimana sprigionavano ancora il profumo.

Farò le recensioni dei ristoranti nei vari articoli e nella pagina “ristoranti sì e no”.

Il prossimo articolo sarà tutto per i “Sassi”, saranno le mie impressioni e le mie emozioni nel vedere dal vivo una testimonianza così antica di abitazioni, con tutta la loro storia.

 

 

 

 

 

 

Puglia – Castel del Monte

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Castel del Monte è una costruzione misteriosa, che si erge su una collina dominante la pianura, costellata di ulivi, mandorli, querce e masserie. Fatta costruire nel XIII secolo da Federico II di Svevia nell’altopiano delle Murge.

E’ ottagonale, con otto torri e il numero otto si ripete sempre e l’ottagono, su cui è basata la pianta del complesso e dei suoi elementi è una forma geometrica fortemente simbolica. La sua posizione è studiata in modo che nei giorni di solstizio ed equinozio, le ombre gettate dalle pareti abbiano una particolare direzione.

L’edificio è, appunto, a pianta ottagonale e ad ogni spigolo si innesta una torretta a sua volta ottagonale. Lo spazio interno è suddiviso in due piani e nelle torri ci sono delle scale a chiocciola. Un elemento scarta l’ipotesi di fortezza, cioè le scale a chiocciola nelle torri sono disposte in senso antiorario ( a differenza di altre costruzioni difensive dell’epoca) situazione che mette in svantaggio gli occupanti del castello contro eventuali assalitori, perchè sarebbero stati costretti ad impugnare l’arma con la mano sinistra.

A livello del primo piano forse un tempo vi era un ballatoio in legno, oggi scomparso.

Così come sono scomparsi i marmi ed i mosaici che ricoprivano le stanze, evidentemente trafugati.

Ci sono, tra le altre, due ipotesi, una che fosse una specie di centro benessere, su modello dell’hamman arabo, per via delle canalizzazioni e di cisterne per la raccolta di acqua, la presenza di una vasca ottagonale al centro della costruzione e delle più antiche stanze da bagno della storia.

L’altra che, a causa dei forti simbolismi di cui è intrisa,  la costruzione potesse essere una sorta di tempio, o forse una sorta di tempio del sapere, in cui dedicarsi indisturbati allo studio delle scienze. Dal momento che Federico II era un uomo illuminato e molto colto ed amava circondarsi da persone di varie culture e religioni. Inoltre le alte pareti da cui è formato il cortile interno danno l’idea di trovarsi all’interno di un pozzo, che nella simbologia medioevale rappresentava la conoscenza.

Castel del Monte è raffigurato sulla moneta da un centesimo

ed è stato inserito tra i patrimoni dell’Umanità dall’Unesco nel 1996. Inoltre è stato notato come l’edificio, visto da lontano, appaia molto simile ad una corona e, in particolare, quella con cui fu incoronato Federico II stesso (anch’essa ottagonale).

 

finalmente ho visto il mio Castello…ooppss…fotografo indiscreto !!

Alla sera poi siamo andati nella “Masseria Torre di nebbia” dove abbiamo cenato e dormito. Sì, masseria, una volta era un ricovero per pecore, ma ora è stata ristrutturata completamente in maniera splendida, moderna e funzionale.

I salotti

vecchissimo albero di quercia bianca e un muretto a secco, caratteristico del luogo

salone interno adatto per ricevimenti, comunicante con la spianata esterna arredata.

vista di Castel del Monte in lontananza, dalla Masseria

Naturalmente abbiamo voluto cenare nella Masseria e per questo vi rimando poi alla pagina “Ristoranti sì e no”.

scelta del vino?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Impressioni del giro in Puglia

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  ( vengo anch’io con voi….)

Da tempo pensavamo di andare a fare un giro in Puglia,  e infine ci siamo decisi. Parlando un giorno con una coppia di cugini abbiamo detto loro se volevano venire, ma lui ci ha risposto che avevano in programma un viaggio a Capo Nord, pazienza.

Dopo due giorni ci telefona per dirci che avevano la valigia pronta e noi, per Capo Nord? Nooo, per la Puglia !!! Evviva, allora programmiamo e partiamo.

Prima tappa Castel del Monte, sotto Andria,  e ci appare là isolato su una collina in tutta la sua bellezza. Visitiamo quello che ancora oggi è oggetto di dibattiti per la sua funzione. È certo che è stato costruito da Federico II di Svevia.

Alla sera andiamo in una masseria, Torre delle Nebbie, splendidamente ristrutturata e lì abbiamo cenato e  dormito in un’atmosfera così tranquilla e serena di cui avevamo bisogno.

Il giorno dopo siamo partiti per Gravina in Puglia il cui toponimo proviene dalle “gravine”, spaccature della crosta terrestre simili a canyon. Qui Federico II fece costruire un castello per le sue battute di caccia. Gravina ha una storia che risale al Paleolitico antico (2.5 milioni di anni fa). Ed è rimasta lì ad aspettare il mio scivolone…

Dopo di che siamo partiti per Altamura, bella cittadina che ha una bellissima cattedrale in romanico pugliese e il classico “pane di Altamura” grosse pagnotte, profumate e buonissime anche per bruschette. Poi, racconterò le altre cose molto interessanti della cittadina, tipo “l’uomo di Altamura”.

Da Altamura ci siamo spostati a Matera e lì ci siamo fermati due giorni, perché lei pretende una visita accurata per capire cosa siano i famosi “Sassi”. Esperienza emozionante, abbiamo imparato e capito tante cose che non vengono raccontate e che restano nascoste, fino a che gente del luogo non le spiega.

Naturalmente abbiamo sempre mangiato benissimo, le specialità della pasta, della carne, dei formaggi, le olive e…dell’ottimo vino. Abbiamo anche cenato nei ristoranti ubicati nelle grotte.

Abbiamo lasciato Matera con un po’ di nostalgia, pronti a ritornare per vedere ancora questa unicità tutta italiana che sono i “Sassi”.

Siamo giunti a Noci, uno splendido paesino, per me sconosciuto, con un centro storico tutto racchiuso da stradine strette, piene di fiori. Ma è in una posizione strategica per visitare i luoghi caratteristici della Murgia. Tipo Alberobello che abbiamo visitato il giorno dopo. Intanto tutta la Murgia è disseminata da trulli, e nella valle dell’Itri, parte meridionale dell’altipiano  ce ne sono tantissimi, vecchi, nuovi, ristrutturati, nascosti da ulivi, ulivi, ulivi… Sembrano un po’ le case dei Puffi..

La via principale di Alberobello, con un trullo attaccato all’altro è piena di negozietti di souvenir e per vedere il vero paese bisogna spostarsi nella via parallela.

La tappa del giorno dopo è stata Castellana grotte, tanto decantata, piena di gente, scolaresche e gruppi di pensionati a spasso. Sicuramente le grotte hanno un certo fascino, ma anche tanta umidità , rarefazione d’aria e alcuni percorsi in cui si passa uno alla volta , in una profondissima fenditura (Mauro doveva camminare a testa bassa, lui dall’alto del suo m e 91 per via degli speroni rocciosi) per cui dopo 3 km io ho dovuto fare dietro-front se non volevo che mi saltasse il mio P.M.

Io preferisco le grotte di Frasassi, molto più agibili.

Da Castellana, passando sempre nella piana, costellata di masserie, siamo arrivati a Ostuni, la città bianca, per via del suo caratteristico centro storico che un tempo era interamente dipinto con la calce bianca, oggi solo parzialmente.

Abbiamo preso un modernissimo mezzo per poter girare il centro, cioè un’Ape-car che ci ha portato a spasso, risparmiandoci le salite. Anche qui nel museo c’è un reperto antico molto interessante, la “donna di Ostuni”.

Alla sera siamo ritornati a Noci e il mattino dopo abbiamo preso la strada del ritorno passando da Monopoli e fermandoci a pranzo a Trani, che ha una splendida cattedrale che si affaccia sul mare.

Ho molti aneddoti da raccontare, scoperte fatte ed anche raccontare, con foto, cosa abbiamo mangiato, ecc.

Bellissima Puglia, terra piena di sorprese, penso che ritorneremo per vedere quello che ci manca.

Castel del Monte

Matera

La casa dei Walser

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E’ stata una visita troppo interessante alla casa dei Walser, per non dedicarle un articolo, a Borca di Macugnaga c’è il Museo Casa Walser, visitabile, tenuto molto bene con tanti oggetti di uso comune che tutti hanno una storia, gentilmente e ben raccontata dalla Custode.

Questo museo contribuisce, senza dubbio, all’impresa culturale di ricerca, comprensione e valorizzazione della storia della civilizzazione del mondo alpino. Questo pertanto non è um “museo di montagna”, ma è stato spontaneamente creato con intento comunitario da alcuni Walser del luogo, attenti alle loro tradizioni. E ciò che va segnalato è che gli insediamenti Walser ad alta quota, anche se ai limiti della sopravvivenza umana, mostrano una elevata qualità tecnologica. Emerge dalla casa museo, sempre tramite l’architettura, l’esperienza visiva della struttura patrimoniale e familiare della popolazione Walser. (tratto dalle schede di L.Zanzi)

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A Macugnaga compare una tipologia di azienda-casa rurale organizzata per funzioni separate, da un lato l’abitazione vera e propria e dall’altra la stalla/fienile.

L’ultimo piano e gli eventuali soppalchi di legno che corrono intorno alla casa erano utilizzati per essiccare i prodotti agricoli.

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I tetti di tali case sono tradizionalmente costruiti con tegole di Ardesia, caratteristica pietra delle Alpi Occidentali.

L’abitazione vera e propria si erge su una base di pietra contenente la cantina, al piano superiore vi sono la cucina e il soggiorno collegati tra loro da una grande stufa posta a cavallo della parete divisoria, alimentata dalla cucina con la brace del focolare e irradiante calore verso il soggiorno che si chiama Die Stube.

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(questa è l’unica foto che sono riuscita a scattare prima di accorgermi che non si può fotograre l’interno…ooppss…)

Sullo sfondo si vede il muro con l’apertura che collega il focolare con la stube nell’altra stanza, unico locale riscaldato della casa. Sotto alla catena c’è una specie di caffettiera, serviva per tostare non il caffè, ovviamente, ma i semi di cicoria, di orzo e altri semi per preparare …il caffè. Il paiolo serviva per preparare il formaggio e in alto a sinistra ci sono le forme per preparare le candele.

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La presenza di panche fisse attorno alla stufa suggerisce un modo diverso di consumare i pasti rispetto all’uso del tavolo. Nello stesso locale si trovano uno o due letti addossati alla parete ed anche gli strumenti da lavoro, tipo filatoi.

Questo è un video che fa vederel’interno della casa. Vorrei farvi notare nella stanza dove c’è la stube, quindi l’unica riscaldata, c’è un letto che serviva per le persone anziane o ammalate e sotto un altro letto dove dormivano i bambini. Questo dimostra quanto rispetto avessero per gli anziani. Sulla culla ci sono dei legacci perchè normalmente essa veniva portata sulle spalle in una gerla.  Al piano di sopra dormivano i giovani, dove c’erano anche le stanze da lavoro.

(http://www.distrettolaghi.it/it/luoghi/casa-museo-walser)

E così ho raccontato la storia dei Walser, un popolo che ha superato molte difficoltà per stabilirsi ai piedi delle montagne e continuare nelle loro tradizioni che hanno tramandato fino a noi.

 

 

 

Linea Cadorna e Grotta Babbo Natale

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Siamo sempre nella stessa giornata della “vacanza di un giorno” ed ora, dopo aver ben pranzato all’Antica trattoria del Boden, abbiamo deciso di fare due passi. Ma sì, qui c’è la linea Cadorna, è un sentiero facile, molto interessante e pieno di storia.

Partendo dal Santuario del Boden prima di immettersi sul sentiero della linea Cadorna, troviamo una vecchia cava abbandonata nella quale hanno realizzato la “Grotta di Babbo Natale”, una vera cava di marmo rosa – sotterranea – con una galleria di accesso in pietra lunga 200 metri e un grande salone con il pavimento e le pareti in marmo rosa. E’ un luogo davvero prezioso, da qui – circa 700 anni fa – hanno iniziato ad estrarre il marmo per il Duomo di Milano.

Nel periodo natalizio la galleria si anima di luci, musiche natalizie,animazioni con i twergi, gli gnomi dei boschi di Ornavasso, fino all’incontro con il vero babbo Natale, all’interno del grande salone.

Ingresso alla grotta

proiezioni sulle pareti di marmo rosa

poi fuori parco giochi, mercatini, gastronomia ecc.

ottovolante con le renne

renna vera che si può ammirare fuori dalla Grotta

grotta di babbo natale renna

questo è il piazzale davanti alla grotta, non tutti si possono permettere fuori sulla strada, un pavimento così in marmo…

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e sempre sul piazzale personaggi fantastici, in legno e non.

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sì lo so, mi sono dilungata per parlare di Babbo Natale, ma io lo adoro, ora torniamo alla nostra passeggiata sul sentiero della linea Cadorna.

Luigi Cadorna (Pallanza, 4 settembre 1850Bordighera, 21 dicembre 1928) è stato un generale e politico italiano.  E’ molto interessante leggere ” https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Cadorna” per conoscere di più questo personaggio controverso.

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La Frontiera Nord o, per esteso, il sistema difensivo italiano alla Frontiera Nord verso la Svizzera, popolarmente nota come Linea Cadorna è un complesso di opere di difesa permanenti posto a protezione della Pianura Padana e dei suoi principali poli economici e produttivi: Torino, Milano e Brescia. Il sistema fu progettato e realizzato tra il 1899 e il 1918 con lo scopo dichiarato di proteggere il territorio italiano da un possibile attacco proveniente d’oltralpe condotto dalla Francia, dalla Germania o dall’Austria-Ungheria violando la neutralità del territorio svizzero o, ipotesi meno probabile, da una possibile invasione della Pianura Padana da parte della stessa Confederazione Svizzera. La Linea Cadorna si estendeva dall’Ossola alla Valtellina; con un sistema di trincee, postazioni di artiglieria, di cui alcune in caverne scavate nella roccia, e centinaia di km di strade e mulattiere.

Praticamente la partenza è a Ornavasso, considerata la porta d’ingresso della val d’Ossola punto in cui la valle, con i suoi valichi per la Svizzera, si fa più stretta e quindi più facilmente difendibile. Il percorso è ad anello, ma noi ne abbiamo fatto una buona parte fino al forte di Bara.  Mano a mano che si prende quota s’incontrano trincee, camminamenti e postazioni in caverna. Il sistema difensivo era completato dalle fortificazioni di Candoglia sul versante opposto della valle e dai bunker per mortai realizzati nei pressi del Santuario della Guardia.

Nonostante il notevole impegno finanziario per la sua costruzione, e l’impegno degli oltre 20.000 operai, la linea non ebbe mai un impiego bellico, anche se alcune opere furono teatro di scontri tra i partigiani e reparti nazi-fascisti durante l’ultima guerra.

In mezzo al bosco, sul sentiero largo e facile, incontriamo alberi che, nonostante i tagli, continuano a vivere e freschi torrentelli

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Arriviamo, con calma, ammirando il paesaggio che sbuca tra gli alberi. Nella piana, Ornavasso, poi il lago di Mergozzo e sullo sfondo il lago Maggiore.

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arriviamo quindi al forte di Bara dove ci sono le postazioni militari

saranno pericolosi???

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E così dopo aver passato una giornata intensa, con calma, visto cose nuove e mangiato benissimo prendiamo la strada del ritorno, ripromettendoci di ripetere un’esperienza così.

Non occorre andare in capo al mondo per scoprire e vivere tante emozioni, l’Italia è ricchissima di posti meravigliosi, di storia, di paesaggi, magari appena sotto casa. E quindi viviamoli.

Finisce così il nostro “giorno di vacanza” o è passata una settimana?

 

 

 

 

Santuario della Madonna del Boden

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Proseguendo la vacanza di un giorno, ecco che siamo arrivati al Santuario della Madonna del Boden, sopra Ornavasso e vicino al lago Maggiore.

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Sulla strada prima si incontra la chiesa della Madonna della Guardia, il Santuario venne edificato a ricordo di un evento che la tradizione  popolare vuole miracoloso e racconta di una ragazzina muta obbligata dalla matrigna ad andare tutti i giorni a pascolare le pecore. Ogni giorno davanti alla immagine della Vergine trovava il pane per la giornata, finché un giorno ricevette il dono della parola.  La prima pietra della chiesa fu posta nel 1674,  ma per l’imponenza della costruzione non venne mai portata a compimento secondo il disegno originario. Nel 1965 la chiesa viene chiusa e abbandonata a causa del degrado. E nel 1991 iniziarono i lavori per il restauro conservativo.

Di fronte alla chiesa si trova la Torre di Guardia

La torre di Ornavasso (foto Carlo Nigra).

Antica Torre di segnalazione, edificata nei primi anni del XIV secolo dalla famiglia dei Barbavara d’Ornavasso, feudatari di tutta la Valle d’Ossola, per potere avvertire, mediante l’accensione di fuochi, tutte le popolazioni ossolane, evitando in tal modo la sorpresa nel caso di eventuali attacchi da parte degli Svizzeri che imperversavano in tutta la valle. È situata nel piazzale di fronte al Santuario a cui ha dato il nome e svolge ora la funzione di campanile.

Proseguendo sulla strada si vede, dall’altra parte della montagna, l’ingresso alle cave di marmo di Candoglia, la cui parte storica è visitabile.

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Arriviamo al Santuario della Madonna del Boden, in posizione dominante sul paese di Ornavasso e sul fiume Toce, su una fascia pianeggiante circondato da fitti boschi di castagno. E’ una costruzione non molto grande, semplice, immersa nei boschi e con un piccolo piazzale davanti con le panchine; tutto concorre a creare una sensazione di tranquillità.

“Boden” significa pianoro in dialetto walser.

Spiego perchè a Ornavasso (Val d’Ossola) sopravvive il dialetto walser.

I Walser (contrazione del tedesco Walliser, cioè vallesano, abitante del canton Vallese) sono una popolazione di origine germanica ed appartengono al ceppo degli Alemanni, e sono giunti attorno all’VIII secolo nell’alto Vallese; durante il XIIXIII secolo, coloni Walser provenienti dall’alto Vallese si stabilirono in diverse località dell’arco alpino in Italia, Svizzera, Liechtenstein e Austria e Francia.  In Italia  comunità Walser sono presenti in Piemonte (in Valsesia e nell’Ossola) e in Val d’Aosta (nella valle del Lys).

Il luogo dell’attuale Santuario, fino al XV secolo, era noto per l’immagine della Vergine dipinta sul muro che veniva venerata dagli abitanti della zona. Il dipinto della cappelletta originaria, in seguito agli effetti deterioranti del tempo, venne in seguito sostituito da una statuetta, alta 30 cm, raffigurante la Madonna Incoronata.

Ora è posta all’interno della chiesa, dietro l’altare.

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Ecco il Santuario e i due fratelli cresciutelli vi tornano dopo…qualche anno.

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per prima cosa vediamo due belle colombe bianche nel prato ed è il primo segnale di pace che si prova arrivando lì.

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La leggenda dice che la notte del 7 settembre 1528 una pastorella di Ornavasso, dopo aver portato al pascolo le sue pecore, si addormentò. Al suo risveglio tutte le pecore erano scappate. Messasi, nel buio, alla loro ricerca cadde in un dirupo; spaventata chiese aiuto alla Madonna. Una luce, proveniente dalla cappelletta del Boden, le permise di ritrovare la via e il suo gregge che si era radunato presso l’Oratorio. Dopo di che venne edificata la chiesa.

l’affresco del miracolo.

l’altare con il quadro della Madonna

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il pavimento della chiesa fatto con i marmi della zona.

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La Madonna del Boden è considerata una Madonna dei miracoli e, sistemati ora nella sagrestia, ci sono circa duemila ex-voto, per grazia ricevuta dalle persone che in particolari momenti hanno invocato la Madonna. Il più antico risale alla fine del 1700.

classico ex-voto a forma di cuore in argento, GR = Grazia Ricevuta

quadretti dipinti più o meno ingenuamente.

“Un artigliere dell’esercito sardo piemontese, in alta tenuta, ringrazia la Madonna del Boden, al ritorno dalla campagna del 1859,

siamo nel 1877, il cavallo imbizzarrito scalpita e il conducente cade, ma si salva e da qui l’ex-voto alla Madonna”

e ora i due pellegrini si riposano al fresco e nella serenità del luogo.

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Fuori sul piazzale c’è una fontana ed in cima una Madonnina in marmo

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ma vale la pena di raccontare perchè l’acqua che sgorga è considerata una grande fonte di energia.

Il santuario è stato oggetto di vari studi da parte di molti radioestesisti, riassunti nel libro di Giampiero Quadrelli “L’Energia di un Santuario” (Macro Edizioni).  La chiesa è situata alla confluenza di tre fiumi sotterranei, che si incrociano sotto l’altare.
Come per le cattedrali di Chartres e di San Giacomo di Compostela, a questi fiumi naturali sono stati aggiunti, a circa un metro di profondità, sette canali circolari, concentrici, nei quali l’acqua scorre in senso orario.
Il risultato di questi corsi d’acqua sotterranei è sorprendente: in un punto dietro l’altare, ai margini dei sette canali circolari e in corrispondenza dell’intersezione di due dei tre fiumi, le misurazioni effettuate con vari strumenti hanno rilevato un livello di energia pari a circa 19.600 unità Bovis (nel centro del Labirinto di Chartres il valore rilevato è di 18.000 unità Bovis) (La scala Bovis, dal nome dell’ingegnere francese Andrè Bovis  è un tipo di misurazione utilizzata per quantificare le vibrazioni sottili che nell’ambito dell’esoterismo e della rabdomanzia si ritengono emanate da luoghi, oggetti o esseri viventi, in base al valore delle radiazioni emesse).

Sin dai tempi antichi l’uomo ha costruito su terreni che avevano particolari vibrazioni positive e molte chiese hanno dei corsi d’acqua sotto di esse perchè l’acqua è influenzata dalle vibrazioni con le quali entra in contatto.

Quindi anche il santuario del Boden segue queste regole, è stato costruito sopra le sorgenti di tre fiumi, le cui acque sono state convogliate in canali circolari, nei quali l’acqua scorre a ritmo sostenuto e così crea energia, raccogliendo le vibrazioni del suolo e quindi trasformando l’acqua che sgorga nella fontana in un’acqua pura e molto energetica. Sono molte le persone che vengono qui per raccogliere l’acqua e usarla poi a casa.

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..e proviamo a bere quest’acqua…

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l’acqua è talmente pura e fresca che ha quasi gelato la bottiglietta che abbiamo riempito. Ora che abbiamo bevuto l’acqua…possiamo andare a mangiare.

Lì vicino si trova “L’antica trattoria del Boden”, con una bella terrazza coperta tra gli alberi ed anche lì scorre sicuramente l’energia positiva perchè i gestori sono molto gentili, il posto tranquillo e dopo aver letto il menù… non c’è che da scegliere.

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ma non mischiamo il sacro con il profano e quindi per la recensione del ristorante vi rimando al prossimo articolo.