Idillio nel borgo arroccato.

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Ebbene sì, come Susanna e Gabriella, anche noi ci siamo sposati in ottobre ed oggi sono 15 anni – nozze di cristallo -

Molliamo tutto e andiamo a spasso, sì, dove? Io dico, a Cusercoli……cuse…cosa? Dove? Ma sì, nell’Appennino forlivese,  in una posizione di dominio sul territorio circostante tra Meldola e Civitella di Romagna. Il borgo antico sorge su uno sperone di roccia calcarea che sbarra la valle del fiume Bidente, costringendolo a deviare dal corso principale. Proprio il caratteristico sperone roccioso fece generare una leggenda tra gli abitanti, che attribuirono la creazione del massiccio sperone ad opera del mitico Ercole. Da qui  deriverebbe il termine Clusum o Clausum Erculis (chiusa di Ercole), di conseguenza Cusercoli.

Ma dove l’hai pescato un nome così? Su una guida T.C.I. e mi ha subito ispirato perchè si trova sui colli vicino a Forlì ed effettivamente è un paesaggio bellissimo, tranquillo, domina la vallata tra vigneti e campi di grano. Ma quanti posti abbiamo in Italia, piccoli, sconosciuti ma che riservano delle piacevoli sorprese e scoperte, quali, nella zona, la via delle Rocche e dei Castelli, la possibilità di passeggiate riposanti,  la cucina romagnola ricca di piatti e ricette nate da antiche tradizioni ed altro ancora.

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Crespelle di ceci

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Ecco qui le crespelle di ceci, mia versione delle “Piadine di farina di ceci”,  dell’amica Giovanna Bascio.

La ricetta è quasi uguale e sono venute troppo buone, una bella scoperta per me, così come tutte le altre ricette che prepara questa mitica signora e che mi ha fatto scoprire il metodo di cottura con i coperchi New Wonder Cooker.

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Ravioli con bietola rossa

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Mi hanno regalato della freschissima bietola dal gambo rosso e, insieme a della ricotta di bufala altrettanto fresca, ho pensato di farne dei tortelloni.

Sapete che la verdura (e frutta) rossa o viola ha moltissime proprietà ed io l’ho potuto scoprire di più quando ho fatto il mio 3° contest - La Cucina in viola - che orgogliosamente ha riscosso molto successo, con ben 63 ricette. Qui ci sono tante ricette che potete vedere e rifare, tutte molto interessanti.

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Risotto con verdurine

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Normalmente io preparo il “soffritto” in grandi quantità e lo congelo, per averlo sempre a disposizione quando preparo il ragù. Questa sera volevo un risotto e mi è venuto in mente di usarlo, così ho fatto ed è stata una bella scoperta per me (magari ho scoperto l’acqua calda…), è venuto un buon risotto, gradevole.

Ho usato il riso Carnaroli, acquistato da una azienda di Pavia, siccome è molto buono sono sicura che sia quello vero, perchè altrimenti… leggete qui cosa scrive Santa Wikipedia:

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Peperoni… incoperchiati

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Mi piacciono tutte le verdure, ma i peperoni in particolar modo. Per me sono molto versatili, vanno bene con i primi, come secondi, nelle salse, come sott’oli o sott’aceti.

Il peperone (Capsicum) è originario delle Americhe ed il genere comprende anche varie specie di peperoncini piccanti, ornamentali e dolci.

E qui faccio riferimento al mio 4° contest “evviva il peperoncino“, partecipate così impariamo tante nuove ricette.

Invece oggi ho preparato i peperoni ripieni incoperchiati e vi spiego il perchè:

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..e venne l’umidità, quindi…

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…quindi, polenta, buona, calda e rassicurante.

Già ai tempi dei Romani scrivevano di polenta, termine nato dalla fusione di pollen (fior di farina) e pultes (pappe),  che indicava un impasto cotto sul fuoco, fatto con farina di farro ed acqua. La parola polenta è rimasta per indicare anche la nostra di farina gialla. Non si sa ancora quando provennero in Europa i primi semi di mais, Colombo li importò in Spagna, ma non conoscendone l’uso alimentare furono impiegati nell’alimentazione degli animali. Solo nel 1600 si vide un’ampia diffusione del nuovo cereale e l’uso di farne polenta. I primi a sperimentarlo furono le popolazioni alpine ed in breve tempo divenne la regina degli alimenti; polenta dura o molle, fresca a mezzogiorno e riscaldata alla sera.

C’è un aneddoto che riguarda gli uomini della Val di Chiese, valle che si estende fra il Trentino sud-occidentale e il nord-est della provincia di Brescia, che si recavano nella Pianura Padana a fabbricare assi segate a mano. Erano i “segantini” ed una loro canzone si concludeva così: “Polenta dura / formai de tara / l’è la capara / del segantin/.

La polenta non si mangia con una sola mano”.

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